Il mio respiro è lento, controllato.
Ogni battito del mio cuore sembra un tamburo che risuona nel silenzio.
I miei occhi sono fissi su una figura, ma la mia mente è un vortice di pensieri.
"Devi rimanere calmo. Ogni movimento conta. Ogni secondo è cruciale."
Il vento sussurra tra gli alberi, portando con sé frammenti di conversazioni lontane.
"La distanza è giusta. L'angolo è perfetto. Ma cosa succede se sbagli? Non puoi permetterti errori."
Il mio dito è ancora distaccato dal mostro, ma è pronto a entrare in contatto con lui per premerlo dolcemente, come fosse un fragile uovo di pernice.
"Concentrati. Respira. Non pensare a nulla tranne che a lei. Questo è il momento per cui ti sei allenato."
Ma attorno a questi freddi pensieri aleggia un'ombra di umanità.
"Chi è questa persona? Ha una famiglia? Stai facendo la cosa giusta?"
Sono cosciente che devo mettere da parte questi pensieri, almeno per ora.
"Non è il momento per i dubbi. Non è il momento per le paure. È il momento delle decisioni e dell'assunzione delle responsabilità. Fa' il tuo lavoro. Proteggi i tuoi compagni."
La mia testa è ormai vuota.
Non ci sono più sinapsi attive.
Il mio corpo non è più soggetto alle leggi della gravità.
Sono solo, sospeso in un mondo parallelo nel quale non ci sono né sollecitazioni né reazioni.
Io non sono piú io.
"Vai".
E così, con un ultimo respiro profondo, il mio dito si appoggia sul nero metallo zigrinato del grilletto del mio fucile, sull'interruttore che avrebbe spento una vita per tenerne accese tante altre.