Seduto di fronte al lavello, a cavalcioni della mia sedia preferita, da un tempo indefinito osservo gocce d’acqua che si liberano con lentezza e faticosamente dalla bocca del rubinetto per poi piombare veloci nel buco nero dello scarico.
Ciascuna di esse, ancora prigioniera, si allunga verso il lavello aumentando le sue dimensioni mentre il cordone ombelicale che la lega all’impianto idraulico si assottiglia sino a diventare impercettibile. Specchiata, come una goccia di mercurio che riflette aberrata la mia faccia, brilla sempre di più man mano che aumenta lo sforzo impiegato per separarsi dall’oggetto che l’ha generata.
Giù una.
Se non ci fosse stato lo scarico del lavabo lungo la sua traiettoria dove sarebbe finita ? Al centro della terra ?
Il mio sguardo risale dal buco nero dove è scomparsa sino all’altro buco più piccolo dove un’altra sta già facendo capolino.
Goccia dopo goccia nella mia scatola cranica prende forma un viaggio solitario verso il giardino di Joyce. Ne avrei agguantata una ed in caduta libera l’avrei seguita fin laggiù.
Fare una visita a Joyce non sarebbe stata cosa semplice. Abitava molto lontano dalla mia città e non aveva telefono. Gestiva un campeggio in Niger chiamato "Il giardino di Joyce" nel quale ero stato l'anno precedente senza che lei fosse lí.
Ciò significava che partire senza sapere se lei fosse laggiú avrebbe potuto concretizzarsi in una notevole perdita di tempo e di danaro. Questo nel migliore dei casi, perché nel peggiore la perdita avrebbe potuto essere quella di tutto.
Joyce era un’inglese, ma non l'avevo mai vista. Forse una segaligna zitella di mezz’età dalla pelle troppo bianca, i capelli troppo biondi e gli occhi troppo chiari, una figura ossuta che contro sole avrebbe trasmesso luce come una lastra di alabastro.
O era altro ? Per esempio un bel maritozzo alla panna, tondo, liscio e bianco con la pelle tesa come quella di un tamburo ?
Era sicuramente amante del caldo e s’era trasferita molto a sud lasciando le sua casa di Socrate’s street a Londra; da sola, senza marito che non aveva, senza bagagli che non gli occorrevano.
Forse era questa sua spinta verso l’avventura solitaria che me la rendeva così vicina e forse era più per questo motivo che desideravo raggiungerla con gli stessi mezzi.
Forse.