Da tempo conducevo in stato di trance.
Sapevo dove ero ma non sapevo dove stessi andando, e l'immensa distesa salata senza bordi a trecentosessanta gradi attorno a me sembrava non dovesse avere confini.
Spensi il motore della Land che con un sussulto brutale si arrestó.
L'eco dei mille rumori si era esaurita appena nelle mie orecchie che feci per la prima volta attenzione alla incredibile consistenza della luce che mi circondava.
In una delle ore centrali della giornata, con oltre cinquanta gradi all’ombra, il sole sciabolava il deserto di sale con un biancore arroventato che bucava come burro le lenti dei miei occhiali scuri e rendeva intoccabile qualsiasi oggetto metallico.
Vampe di calore trasparenti si alzavano dal cofano motore che sembrava contenesse materiale in via di liquefazione, e solo lo stillicidio della ghirba appesa al portabagagli testimoniava la mia possibilità di sopravvivenza.
Nel silenzio totale, rotto solamente dagli scricchiolii del motore in decontrazione, in un paesaggio piatto senza ombre né rilievi neppur minimi a giro d’orizzonte, anche il colore chiaro della Land affogava nel bianco generale, e solo abbassando lo sguardo a terra il mio occhio poteva riposare sulla sottile linea d’ombra della vettura creata dal sole non proprio allo zenit.
Provai ad incamminarmi verso il bianco e all’improvviso rivissi il mio sogno di bimbo, così come allora.
Camminavo immerso in una luce bianca, accecante come non ne avevo mai vista nella realtà né supponevo potesse esistere in qualche luogo...