Tra i miei libri d’infanzia vi è un ancora profumato volume con audiocasetta de “La Sirenetta” e nel libro non vi è alcun riferimento ad Andersen. Non vi nego come per me quella fosse La fiaba della Sirenetta. Non sapevo nulla rispetto a riscritture e “versioni” fino a qualche anno fa, figuriamoci da bambina.
Insomma, nel mondo dei libri di fiabe c’è un po’ di confusione e questa pagina vorrebbe anche aiutare i lettori ad orientarsi un po’.
In effetti la storia di questo libro è diversa da quella di Andersen ma, come abbiamo visto la scorsa settimana, anche quella del film d’animazione giapponese era diversa, pur facendo riferimento all’autore.
In fin dei conti la storia che leggiamo in questo libro può essere senz’altro considerata anch’essa una riscrittura della fiaba di Andersen.
Abbiamo già detto che le fiabe viaggiavano attraverso la tradizione orale, e che sono state modificate passando di bocca in bocca ma che in qualche modo esse continuano a presentare delle forti somiglianze, forse più che nei particolari, nel significato simbolico: magari una versione di una certa fiaba parla di un nocciolo e un’altra di una mucca, ma se non ci fermiamo a questi dettagli esteriori vedremo come due cose apparentemente molto lontane tra loro rappresentano comunque la stessa cosa nell’economia della fiaba. Ebbene più che osservare il significante, è bello scoprire come il significato delle fiabe sia rimasto pressoché immutato nonostante i lunghi viaggi compiuti. Questo almeno finché non sono arrivate interferenze coscienti, giudizi che hanno sovrascritto il linguaggio della fiaba, l’hanno modificato prima di comprenderlo, hanno lacerato il loro etereo tessuto.
Il libro di cui vi parlo qui è molto molto breve, in esso si parla di una sirena che salva un principe e che vuole diventare sua sposa, che cede a una strega la propria voce e che, non riuscendo nell’impresa, non si tramuta in spuma di mare come avrebbe dovuto ma, dimostrando di avere il cuore buono quando non uccide il principe, può ritornare nel mare come sirena.
Qui la Sirenetta non ha sorelle ed è la nonna a giocare il loro ruolo quando sul finale della fiaba di Andersen esse si tagliano i capelli per ottenere il pugnale e lo portano alla Sirenetta perché trafigga il cuore al principe.
Ho due osservazioni che voglio più di tutte sottolineare:
La prima si riferisce al momento successivo al salvataggio del principe da parte della Sirenetta. In questa storia, a proposito del desiderio di diventare umana della Sirenetta, leggiamo: “Turbata per quanto era accaduto, la Sirenetta si rituffò nel mare corse dalla sua vecchia nonna e così le disse: «Mi sono innamorata di un bellissimo principe e pur di sposarlo sono disposta persino a rinunciare ad essere una sirenetta. Aiutami nonnina mia».
«Io non posso farci nulla» rispose la nonna «ma giù nell'ultima grotta ce la strega del mare che ti può dare aiuto».
Ovvero è la nonna a consigliare alla nipote di rivolgersi alla strega del mare. Questo particolare mi colpisce molto.
Condivido perciò di seguito dei passi della Sirenetta di Andersen poiché emergono - se non altro in me - sensazioni molto diverse.
E in voi?
Ecco il passo della fiaba di Andersen:
“Ed ella ne fu tutta triste, e quando l'ebbe veduto entrare nel grande edifizio, si tuffò nel mare profondo e tornò al castello del padre suo.
Era sempre stata mite e melanconica; tanto più ora. Le sorelle le domandarono che avesse veduto la prima volta ch'era salita a fior d'acqua; ma nulla essa volle raccontare.
Molte volte, al mattino e alla sera, era tornata la sirenetta al luogo dove avea lasciato il Principe. Aveva veduto maturare le frutta del giardino, e le aveva vedute cogliere; aveva veduto sciogliersi le nevi sulle alte montagne; ma non aveva mai riveduto il Principe; ed era tornata a casa ogni volta più sconsolata. Solo conforto le era lo starsene nel suo giardinetto, a contemplare la bella statua di marmo che rassomigliava al Principe; ma non aveva più cura de' suoi fiori; li lasciava crescere come in uno sterpeto, sin nei sentieri, sin che intrecciarono i lunghi steli e le foglie coi rami degli alberi, così che dentro a tutto quel groviglio nemmeno la luce penetrava più.
Alla fine, non potè più durare, e raccontò tutto ad una delle sue sorelle; e così anche le altre vennero a risaperlo. Del resto, nessuno ne udì parola, all'infuori di poche altre sirene, che svelarono il secreto alle loro amiche più intime. Una di queste sapeva chi era il Principe; aveva assistito anch'essa alla festa a bordo della nave, e raccontò per filo e per segno di dove venisse e dove fosse il suo regno.
«Vieni, sorellina!» — dissero le altre Principesse; e si presero tutte per mano e andarono su, in lunga fila, al luogo dove sapevano ch'era il palazzo del Principe.
[…] Ma il Principe non ne sapeva nulla, e nemmeno poteva sognare di lei. Incominciò ad amare più e più sempre la razza umana e a desiderare sempre più di poter vagare tra coloro che possedevano un mondo, a quanto le pareva, tanto più vasto del suo, perchè potevano correre il mare sulle navi, e salire gli alti monti sin al di sopra delle nubi, e le loro terre si stendevano, per boschi e per campi, ben più lontano di quanto i suoi occhi riuscissero a scorgere. Tante cose avrebbe voluto sapere... Ma le sorelle non potevano rispondere a tutte le sue domande, e perciò si rivolgeva alla vecchia nonna: la vecchia conosceva molto bene quel mondo, ch'essa chiamava «i paesi al di sopra dei mari.»
«Se uno non si affoga,» domandava la sirenetta «vive sempre allora? Non si muore lassù, come si muore qui da noi, nel mare?
«Sì,» rispondeva la vecchia signora: «Anch'essi debbono morire; anzi, la loro vita è anche più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino ai trecento anni; ma quando cessiamo di esistere qui, siamo tramutate nelle spume vaganti sulla superficie del mare, e non abbiamo nemmeno una tomba, quaggiù, vicino a quelli che amiamo. Noi non abbiamo un'anima immortale; non abbiamo altra vita che questa, noi; siamo come le verdi alghe marine, le quali, una volta tagliate, non rifioriscono più. Gli uomini, in vece, hanno un'anima che vive sempre, che continua a vivere anche quando il corpo è divenuto polvere; e questa va su per l'aria tersa, sino in cielo, in mezzo allo scintillìo delle stelle! Come noi ci alziamo dalle acque, sino a contemplare tutti i paesi della terra, così si levano essi agli ignoti spazi gloriosi, che noi non possiamo mai vedere.»
«E perché non fu data anche a noi un'anima immortale?» — domandava la sirenetta tutta dolente: «Darei volentieri tutte le centinaia d'anni che ho ancora da vivere, per divenire un essere umano, un giorno soltanto, e per aver la speranza di entrare anch'io nel regno dei cieli.»
«Non devi pensare a queste cose,» — replicava la vecchia signora: «Noi ci sentiamo molto più felici e molto migliori degli uomini di lassù.»
«Mi toccherà dunque morire, e divenire una spuma del mare, senza più sentire la musica delle onde, senza più vedere i bei fiori ed il sole infocato? Ma non potrei fare niente io, per conquistarmi un'anima immortale?»
«No;» — rispose la nonna: «Solo se un uomo ti amasse tanto, che tu divenissi per lui più del padre e della madre; solo se egli si legasse a te con ogni suo pensiero e con tutto il suo amore, e volesse che un sacerdote mettesse la tua mano nella sua con una promessa di fedeltà, per la vita e per tutta l'eternità, allora un'anima pari alla sua sarebbe concessa al tuo corpo, e tu parteciperesti della felicità umana. Egli darebbe a te un'anima e pure non perderebbe la sua. Ma questo non può mai accadere. Ciò che da noi, nel mare, è reputato bellezza — la coda di pesce — parrebbe bruttissimo sulla terra. Non se ne intendono, vedi; lassù bisogna che uno abbia due goffi trampoli che lo sostengano, per esser giudicato bello.»
La sirenetta sospirò, guardandosi tristemente la coda di pesce.
«Su su, allegri!» — esclamò la vecchia signora: «Balliamo e guizziamo per questi trecent'anni che abbiamo da vivere. Mi par che bastino! e tanto meglio riposeremo poi. Questa sera la corte darà un ballo.»[…al ballo…] La sirenetta cantava più dolcemente di tutti, e tutta la corte applaudiva con le mani e con la coda; sì che per un momento essa si sentì lieta, in cuor suo, d'avere la più bella voce che fosse nel mare o sulla terra. Ma ben presto tornò a pensare al mondo al di sopra dei mari: non poteva dimenticare il bel Principe, né il proprio dolore per non avere un'anima immortale come quella di lui. Sgusciò fuori dal palazzo di suo padre, e mentre tutto là dentro era gioia ed allegria, sedette melanconicamente nel suo giardinetto. Sentì echeggiare “un lungo fischio a traverso le acque, e pensò: «Ecco che ora egli salpa forse lassù, nel suo bastimento, il bel Principe per cui mi struggo, e nella mano del quale vorrei mettere la felicità della mia vita. Sono pronta a tutto pur di conquistarmi il suo amore ed un'anima immortale. Mentre le mie sorelle danzano nella reggia, andrò dalla strega del mare, che mi faceva sempre tanta paura: forse ch'ella mi possa dare consiglio ed aiuto.»
La seconda è il fatto che, tornando al mare "per il suo buon cuore", questa storia vede una sirenetta regredire allo stato iniziale.
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I passi riportati sono tratti da:
📖 🎨 La sirenetta, collana beccogiallo, Mursia
📖 Hans Christian Andersen. 40 novelle. Progetto liberliber.it