Probabilmente leggendola troverete qualcosa di simile in memoria...
C’era una volta un povero ragazzo che non aveva i genitori che si prendessero cura di lui.
Egli divenne un pastorello che portava le sue pecore su per le montagne.
Questo ragazzo aveva un unico tesoro: un campanello magico e quando egli lo suonava, il gregge andava in qualsiasi luogo egli volesse.
Nel pomeriggio era solito mettere il campanellino su di un albero, cosicché il lupo non potesse sentire il suo suono e non venisse a importunare le pecore.
Un giorno ci fu un tremendo temporale e il ragazzo riportò il gregge al suo riparo, appese il campanellino ad un albero e si addormentò. Quando si svegliò si accorse che l’albero era diventato molto più alto, così alto che egli non riusciva più a riprendersi il campanellino.
«Caro albero, piegati in modo che io possa prendere il mio campanellino e portare le pecore al pascolo».
«No, non mi piegherò sulle mie ginocchia» rispose l’albero.
Il ragazzo andò da una scure e le chiese:
«Vieni scure e aiutami ad abbattere l’albero, che non si vuole chinare per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
«No, il mio manico è rotto» rispose la scure.
Il ragazzo andò dalla ruggine.
«Vieni, ruggine, mangiati la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
«No, non mi sento di doverlo fare» rispose la ruggine.
Il ragazzo si arrabbiò molto e andò dal fuoco:
«Vieni, fuoco e brucia la ruggine che non vuole mangiare la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore ».
«No, oggi sono stanco» rispose il fuoco.
Allora il ragazzo si appellò all’acqua:
«Acqua, vieni e spegni il fuoco, che non vuole bruciare la ruggine, che non vuole mangiare la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
«No, non penso che dovrei» rispose l’acqua.
Allora il ragazzo andò dal bue:
«Oh, vieni e bevi l’acqua che non vuole spegnere il fuoco, che non vuole bruciare la ruggine, che non vuole mangiare la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
«No, non aiuterò il tuo gregge» risposte il bue.
Il ragazzo si arrabbiò molto e andò dal lupo:
«Lupo, vieni e mangia il bue, che non vuole bere l’acqua, che non vuole spegnere il fuoco, che non vuole bruciare la ruggine, che non vuole mangiare la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
«No, mangiatelo tu!» rispose il lupo.
Allora andò da un cacciatore:
«Cacciatore, vieni e spara al lupo che non vuole mangiare il bue, che non vuole bere l’acqua, che non vuole spegnere il fuoco, che non vuole bruciare la ruggine, che non vuole mangiare la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
«No, perché dovrei farlo io, mi chiedo?» rispose il cacciatore.
Allora il ragazzo andò dal topo:
«Topo, topo, vieni e rosicchia la cinghia del fucile del cacciatore che non vuole sparare al lupo, che non vuole mangiare il bue, che non vuole bere l’acqua, che non vuole spegnere il fuoco, che non vuole bruciare la ruggine, che non vuole mangiare la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
«No, non mi posso allontanare dalla casa» rispose il topo.
Subito si recò dal gatto:
«Vieni gatto e mangia il topo che non vuol rosicchiare la cinghia del fucile del cacciatore, che non vuole sparare al lupo, che non vuole mangiare il bue, che non vuole bere l’acqua, che non vuole spegnere il fuoco, che non vuole bruciare la ruggine, che non vuole mangiare la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
«No, non lo farò» rispose il gatto.
Cosa poteva fare il ragazzo? Andò dal cane.
«Hey, Shaggy, vieni con me e mordi il gatto che non vuole mangiare il topo, che non vuol rosicchiare la cinghia del fucile del cacciatore, che non vuole sparare al lupo, che non vuole mangiare il bue, che non vuole bere l’acqua, che non vuole spegnere il fuoco, che non vuole bruciare la ruggine, che non vuole mangiare la scure, che non vuole abbattere l’albero, che non vuole chinarsi per ridarmi il mio campanellino che mi serve per portare al pascolo le mie pecore».
Il cane ebbe pietà del ragazzo che nessuno voleva aiutare. Egli si alzò e rincorse il gatto, il gatto si spaventò e corse a mangiare il topo, il topo si apprestò a rosicchiare la cinghia del fucile, il cacciatore corse a prendere il suo fucile per sparare al lupo, il lupo corse a mangiare il bue, il bue corse al fiume per bere l’acqua, l’acqua si precipitò sul fuoco per spegnerlo, il fuoco si apprestò a bruciare la ruggine, la ruggine corse dalla scure per mangiarsela, la scure corse ad abbattere l’albero che si spaventò così tanto da chinarsi immediatamente e il ragazzo prese il suo campanellino e riportò le sue pecore al pascolo. Quando egli lo suonò il gregge andò li dove lui voleva.
Da quella volta in poi il cane rimase a guardia del gregge e divenne il miglior amico del pastorello.