Io so una canzone
Di gallo e di cappone;
e ieri sera la cantai
sotto il letto di monsignore…
La vo’ sentì’? È la canzone de llu cicille.
«E tu dimmela».
C’era una donna sterile che diceva sempre, in ginocchioni, a Maria Santissima: «È proprio destinato che io non debba avere figli? Ma fammela questa grazia, Madonna mia; fammi diventare madre».
La preghiera fu esaudita; perché, poco dopo, partorì un cicillo. La donna raccolse da terra il cece, e se lo messe sulla palma della mano, guardandolo fra la rabbia e lo stupore. Alla fine sclamò: «Che me ne debbo fare io di questo cece?»
E lo scaraventò sotto il letto.
Un giorno doveva andare a portar da mangiare a suo marito in campagna, e non ne aveva nessuna voglia. Non si trattava di peso, perché l'asino portava le bisacce: si trattava di uno che guidasse l'asino. La donna diceva fra sè: «Se io ora avessi un figlio, mi risparmierei io questa fatica!
Si sentì rispondere una voce sottile sottile da sotto il letto: «Mamma, ci vado io con l'asino».
E uscì saltellando, come grillo, il piccolo cece.
La mamma soggiunse: «Vediamo che sai fare tu!»
E posò le bisacce sulla groppa dell’asino. Lu cicille diede un salto, ed entrò in un orecchio dell’asino.
Chi incontrava l'asino così solo, non sapeva farsene capace. Molti, anzi, lo bastonavano. Ma allora lu cicillo gridava:
Tocca, tocca l’asino!
Sta qua l’accetterella!
Alla voce di minaccia, tutti lasciavano l'asino in pace. Giunse finalmente l'asino alla campagna del padrone. Il cece uscì fuori dal nascondiglio, e disse: «Mamma non è potuta venire; sono venuto io».
Il contadino sentiva la voce, e non vedeva nessuno. E conchiuse: «Me l’avranno fatto le orecchie».
Il cece intanto salticchiava per lungo e per largo. Ma, ahimè! Un bovicello, nel prendere una boccata d'erba, abboccò anche il cece. Povero cece!
Me n’andai queto queto,
Mi buscai una tovaglia;
Me ne andai rasente rasente,
Mi buscai un tornese (mezzo grano dell’antica moneta napolitana);
Me ne andai muro muro
E mi buscai un calcio dove si soffiano le noci.
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Fiaba della tradizione popolare abruzzese raccolta da A. De Nino
Per renderla più fruibile e snella, le filastrocche inserite sono quelle che De Nino stesso rese in italiano nelle sue note al testo.