Panorama di Piedimonte Etneo
Il territorio di Piedimonte Etneo raggiunge quasi i 2800 metri di altitudine, caratterizzato da terreni vulcanici e sedimentari, ricco di sorgenti, che alimentano numerosi pozzi di acqua e il fiume Fiumefreddo.
Il paesaggio presenta zone boschive di castagno e roverella, terreni destinati al pascolo e alberati, aree coltivate su terreni terrazzati. Grande varietà faunistica popola questi luoghi.
Tre le frazioni: Presa, San Gerardo e Vena.
Il toponimo "Piedimonte" deriva dalla sua posizione alle pendici del vulcano; la parola "Etneo" è stato inserita successivamente per evitare l'omonimia con un altro comune in Campania.
Le prime attestazioni scritte riportano il nome Belvedere, che Ignazio Sebastiano Gravina Amato, Principe di Palagonia, attribuì a quelle terre, ove fece costruire un nuovo nucleo abitativo; ottenne dal Tribunal del Real Patrimonio la licenza populandi che gli permise di popolare il feudo. Successivamente il principe mutò il toponimo, conferendogli anche la sanzione reale, e iniziò la costruzione del palazzo baronale, di nuove abitazioni da destinare ai coloni e della chiesa matrice, dedicata al culto di Sant'Ignazio di Loyola. Lo sviluppo e l'espansione della cittadine iniziò con il figlio, Ferdinando Francesco Gravina, che governò per più di quarant'anni.
La fertilità del terreno e le temperature miti favoriscono l'attività agricola; infatti si coltivano diverse tipologie di agrumi, quali arance, mandarini, clementine e limoni, e ancora ortaggi, olive, mele, pere, pesche e ciliegie; fiorente la viticoltura, specie di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, dai quali si ricavano ottimi vini ETNA DOC. Praticato l'allevamento di suini.
In crescita il settore turistico.
Una delle manifestazioni più note è la Sagra della vendemmia, che si svolge nel mese di settembre e accoglie molti visitatori, giunti a Piedimonte per degustare i prodotti tipici del luogo.
A luglio viene festeggiato il santo patrono, Sant'Ignazio di Loyola.
Tra le testimonianze storico-architettoniche si segnala: la Porta San Fratello, edificata nel Settecento in pietra lavica, su progetto dell'architetto palermitano Agatino Daidone. Si diede questo nome perché costituiva il collegamento dei possedimenti del principe che andavano dal versante jonico a quello tirrenico, visto che la moglie era baronessa di San Fratello.
Numerose le chiese presenti: la Chiesa Madre, dedicata alla Madonna del Rosario, che conserva pregevoli opere d'arte, tra cui una statua lignea policroma del Seicento, raffigurante Sant'Ignazio; la Chiesa di San Michele, il Convento dei Padri Cappuccini, il palazzo dei principi Gravina.
Porta San Fratello
Chiesa Madre
Convento dei Padri Cappuccini