L'inglese brand è usato oggi in italiano per indicare un «marchio, simbolo di un prodotto o una linea di prodotti» (De Mauro). Dall'indicazione del marchio in quanto segno fisico sugli oggetti, il termine si estende poi a indicare, sia in inglese sia nell'uso italiano, il nome dell'azienda o casa produttrice, e ulteriormente, in senso ampio, qualsiasi identità commerciale, considerata come elemento di valore.
Tutti questi significati appartengono (o sono immediatamente attribuibili, con minima estensione semantica) ai termini italiani marchio e marca. Anche la connotazione è simile a quella dell'anglicismo: per esempio, si pensi all'idea di valore trasmessa dalla locuzione aggettivale di marca, usata «per indicare prodotti di qualità scelta» (Treccani).
Un altro termine con una minore corrispondenza, ma comunque valido in certi contesti, è firma, nell'accezione di 'ditta (commerciale)'.
Essendoci già termini italiani adeguati, parlando e scrivendo in italiano questi risultano preferibili all’anglicismo.
I derivati, inglesi o itanglesi, come branding, rebranding, brandizzare e simili, si possono rendere italianamente con marcatura, marchiatura, rimarcatura, rimarchiatura, rimarchiare, marchizzare e simili.
Se si vuole comunque usare il termine inglese, ricordiamo che bisogna scriverlo in corsivo (in quanto forestierismo) o, se non si dispone di questa possibilità tipografica, tra virgolette. Per esempio:
Dobbiamo trasformare la nostra banca in un marchio di successo.
Dobbiamo trasformare la nostra banca in un brand di successo.