Il territorio ariccino, come quello dell'intera area dei Colli Albani, è stata soggetto nel Pleistocene all'attività vulcanica del Vulcano Laziale. Il suolo è dunque composto in massima parte di materiale vulcanico, ed abbondano rocce caratteristiche come il peperino (roccia magmatica dal colore classico grigio macchiettato), la pietra sperone del Tuscolo ed il tufo.
Il vasto cratere ovale di Vallericcia, che occupa la maggior parte del territorio comunale è classificata come zona tufiti alluvio-lacustri. I due profondi valloni che corrono ai lati dell'abitato storico sono classificati come detriti di falda, conoidi, mentre i bordi del cratere di Vallericcia sono invece composti da manifestazioni eruttive finali, rapidamente assottigliatosi allontanandosi dai centri d'emissione. Il resto del territorio è, come la maggior parte dell'area nord-occidentale dei Colli Albani, composto peperini emessi dal cratere formato dal Lago Albano.
Ariccia, caldera del Vulcano Laziale e sullo sfondo il mare Tirreno.
Viadotto del ponte di Ariccia (1835-1854)
Piazza di Corte è la piazza storica del centro di Ariccia, la cui quinta scenografica è stata progettata a partire dal 1661 da grandi architetti come Gian Lorenzo Bernini e Carlo Fontana. La piazza è posta sulla Strada statale 7 Via Appia, che la raggiunge dalla parte di Albano Laziale attraverso il famoso Ponte di Ariccia (1835-1854) e attraverso altri più piccoli viadotti dalla parte di Genzano di Roma, realizzati al tempo di papa Gregorio XVI, come il Ponte di San Rocco inaugurato ufficialmente nell'ottobre del 1854.
Viadotto ponte San Rocco (1854)
Sulla piazza prospettano la Collegiata di Santa Maria Assunta (1661-1665) e Palazzo Chigi (1664-1672) nel quale dal 2007 ha sede il Museo del Barocco Romano, che raccoglie importanti opere del '600 e '700 romano acquisite per donazione.
Il palazzo ducale di Ariccia, unitario e armonioso nel suo aspetto esteriore, è il risultato di una radicale ristrutturazione che trasformò nel XVII secolo l'antico castello Savelli in una fastosa dimora barocca. La fabbrica originaria, caratterizzata da stratificazioni medioevali e rinascimentali, era stata ampliata nell'ultimo decennio del '500 dal cardinale Silvio Savelli (1550-1599) su progetto dell'architetto Carlo Lambardi, costruendo l'ala ovest verso Roma, corrispondente a circa la metà del prospetto a sinistra dalla piazza.
Il principe Agostino I Chigi, con il cugino cardinale Flavio Chigi e lo zio Mario, acquistarono il feudo di Ariccia dai Savelli nel 1661 per la vicinanza a Castel Gandolfo, scelto dal papa Alessandro VII Chigi (1655-1667), loro parente, come sede delle villeggiature pontificie.
Il palazzo fu ristrutturato tra il 1664 ed il 1672 con la direzione di Carlo Fontana, principe dell'architettura tardo barocca, seguendo un'idea progettuale di Giovan Lorenzo Bernini, suo maestro. Il grande artista concepì la dimora chigiana in maniera molto originale, come un'ibridazione tra le tipologie della villa, del castello e del palazzo, con quattro torri angolari, l'altana e due avancorpi ad "U".
La dimora è stata set di numerosi film, tra cui Il Gattopardo di Luchino Visconti, L’Avaro con Alberto Sordi, I Vicerè di Roberto Faenza, la serie televisiva Orgoglio, è oggi sede di convegni, conferenze, concerti e mostre temporanee, oltre ad ospitare dal 2007 il Museo del Barocco Romano.
Al Palazzo è annesso un vasto parco di 28 ettari che conserva la vegetazione originaria dei Colli Albani. Caratterizzato da un bosco misto di latifoglie, vanta piante secolari e numerosi patriarchi, tra cui alcune sequoia californiane. Ultimo residuo del nemus aricinum sacro a Diana, è un eccezionale esempio di giardino preromantico concepito dal genio berniniano, con reperti archeologici, fontane e rovine seicentesche, l’Uccelliera risalente ai Savelli e il sepolcreto della II Legione Partica di Settimio Severo, recentemente riscoperto.
Facciata del palazzo dei Savelli (Palazzo Chigi) su Piazza di Corte con le due fontane del Bernini.
Palazzo Savelli: parco Chigi (parco regionale dei Castelli Romani).
L'ex Chiesa di San Nicola di Bari è un edificio voluto da Alessandro VII Chigi e costruito tra il 1665 e il 1666 da Gian Lorenzo Bernini e suo fratello Luigi, venendo trasferito dalla sua collocazione originaria in piazza di Corte all'attuale piazza San Nicola dove ospita una sala teatrale comunale.
Sotto l'area dell'ex Chiesa di San Nicola di Bari e dell'adiacente ex collegio (oggi sede del Comune di Ariccia) si trovano i resti di un imponente tempio romano di età tardo-repubblicana (I secolo a.C.), storicamente identificato come il Capitolium di Ariccia.
Il monumento più significativo dell'antica acropoli aricina, è costituito dalla platea e parte del podio di un magnifico tempio di età repubblicana a tre celle, in opera quadrata a strati alterni disposti per taglio e per testa.
La fabbrica aveva il fronte verso valle ed era visibile dalla campagna romana, manifestando il prestigio di Aricia, città latina e municipio romano. Ne è stata proposta, per la forma tripartita e la collocazione sommitale sull'acropoli, l'identificazione con i resti di un Capitolium, da mettere in relazione con il tempio di Giove citato da Tito Livio come colpito da un fulmine (Hist. Lib. 24).
Sono presenti mura sostruttive a valle, sia inserite nell'edificio comunale, che sotto il bastione di via della Croce. Le murature sono tardo-repubblicane (I secolo a.C.), probabilmente di età sillana, dato che nell'82 d.C., dopo la fine della guerra civile con Caio Mario, Silla promosse importanti interventi di ricostruzione ad Aricia.
Sopra tali murature era stata costruita in età paleocristiana la basilica di Santa Maria, demolita nel '600 da Alessandro VII per l'edificazione della nuova collegiata su piazza di Corte. Nel XVII fu costruita la chiesa di San Nicola, realizzata nel 1665-66 dietro un'idea di Giovan Lorenzo Bernini, sotto la direzione del fratello Luigi Bernini, demolendo la vecchia basilica paleocristiana.