Post date: 28-dic-2011 10.00.37
Da tempo Rolando De Luca e Daniela Capitanucci stanno insistendo sull'importanza delle parole nel mondo dell'azzardo.
De Luca sottolinea come l'azzardo abbia poco o nulla a che fare con il gioco in sé.
I bimbi giocano sulla sponda dei mondi.
Non sanno nuotare, non sanno gettare le reti.
I pescatori di perle si tuffano
per raccogliere le ostriche dai fondali,
i mercanti veleggiano sulle loro navi,
mentre i bimbi raccolgono sassolini e poi li gettano via (Tagore).
Il gioco dei bimbi (e degli adulti) è così: improduttivo, ma psicologicamente strutturante, fa leva sulla dimensione simbolica, talvolta sull'agonismo e competitività, è indispensabile per la buona crescita della persona umana.
L'azzardo invece è asimbolico, fa leva sulla dimensione dell'eccitamento psicofisico e talora dell'agonismo aggressivo, perchè si ottiene quanto si riesce a portar via a qualcun altro.
Il famigerato progetto di "prevenzione" Giovani e gioco, sponsorizzato da AAMS e realizzato da Civicamente, spudoratamente manipola il linguaggio e il contesto promuovendo una visione unitaria del gioco e dell'azzardo come se fossero un fenomeno unitario. Si scomodano Platone, "il gioco è la forma più giusta di vita" (sic), e Schiller, "il gioco è in grado di equilibrare la bilancia di istinto e ragione, permette all'uomo di essere libero", al fine di promuovere una immagine positiva e strutturante dell'azzardo, sotto le mentite spoglie di un progetto educativo.
E' chiaro l'invito di Rolando De Luca a porre attenzione al linguaggio che utilizziamo, a separare chiaramente il giocare (to play in inglese) dall'azzardare (to gamble), a superare cioè l'ambiguità concettuale presente nella nostra lingua.
Daniela Capitanucci rivolge la sua attenzione al termine ludopatia che, pur non avendo alcuna rilevanza tecnico-scientifica, si è recentemente diffuso nei documenti governativi, dei concessionari e gestori, dei mass media, addirittura di alcune associazioni di rappresentanza di consumatori.
Se si ricerca la parola ludopatia su wikipedia si viene indirizzati sulla pagina italiana del gioco d'azzardo patologico. Il termine esiste nella lingua spagnola, non esiste invece nella lingua italiana: la ricerca online sull'enciclopedia e il vocabolario Treccani non dà alcun risultato; stessa cosa con il dizionario Hoepli e il Sabatini Coletti. Si tratta di un neologismo creato ad hoc. Il motivo? Eliminare qualsiasi collegamento concettuale tra il gioco d'azzardo in sé e il gioco d'azzardo patologico. Agli occhi di chi fa businness le due denominazioni sono troppo simili per non portare ad una identificazione tra fenomeno normale e manifestazione patologica: una tale identificazione comporterebbe nel tempo lo sviluppo di uno stigma sociale nei confronti dell'azzardo e quindi ad un rischio di riprovazione sociale verso chi scommette denaro. Con buona pace degli affari.
L'AAMS e i concessionari stanno portando avanti una strategia molto chiara: da un lato giocano d'anticipo introducendo a livello culturale un termine in grado di indicare il fenomeno patologico senza mai nominare il fenomeno normale, come se non ci fosse alcun rapporto tra i due. In secondo luogo si fanno promotori di una filosofia di gioco responsabile assai curioso, ad usum Delphini, incentrato unicamente sui fattori personali (biologici o psicologici), ma negando i fattori socioambientali e quelli legati al gioco in sé. E' largamente noto invece che, dal punto di vista epidemiologico e della psicologia sperimentale, vi sono chiari collegamenti tra diffusione delle occasioni di gioco e prevalenza del gambling patologico, e tra gioco d'azzardo e sviluppo di distorsioni cognitive. I concessionari hanno un ruolo attivo nel promuovere e sfruttare le distorsioni cognitive di chi gioca: basta navigare un po' tra le pagine Internet dei siti di queste rispettabili aziende per imbattersi ad esempio nel "test psicolottico" per ottenere i numeri fortunati che "emergono dalle pieghe dell'inconscio"; oppure in pagine che riportano fedelmente le molteplici statistiche sulle frequenze dei numeri estratti per meglio prevedere le uscite future, alla faccia della cosiddetta fallacia di Montecarlo.
A questo punto il quadro complessivo delle politiche sull'azzardo in Italia diventa più chiaro:
- l'azzardo è un gioco che struttura la persona e la rende più libera;
- l'eventuale comparsa di ludopatia nulla ha a che fare con l'offerta dei giochi in sé;
- la ludopatia è una forma di degenerazione colpevole del giocatore che non vuole limitarsi;
- il gioco d'azzardo in sé non è una attività che comporta rischi: è il giocatore che deve porsi dei limiti;
- le aziende e l'AAMS sono benemerite perchè investono denaro per informare i giocatori;
- le aziende e l'AAMS possono al bisogno indirizzare i soggetti ludopatici verso centri di trattamento.
Questa è ciò che si può definire, citando Daniela Capitanucci, la realtà virtuale dell'azzardo italiano.