Nonostante la quarantena da Covid-19 il nostro viaggio in remoto sull’isola del Purgatorio non si è interrotto; per rappresentare il canto XXX mi sono imbattuta nell’illustrazione tratta dal dipinto del 1845: Dante e Beatrice di Carl Wilhelm Friederich Oesterly e l’ho reinterpretato; la scelta di questa opera è basata sulla centralità delle figure dei protagonisti, anche se quella di Beatrice è leggermente dominante rispetto a quella di Dante; a rappresentare anche la sua maggiore levatura spirituale. I volti degli angeli sono indefiniti e i corpi nudi per sottolineare la loro spiritualità, completamente neutra. Lascio a chi osserva la possibilità di attribuire a quei visi espressioni di gioia, adorazione, compiacimento, compassione... Ho scelto, invece, di dare un volto a Beatrice sia per il fatto che rispetto agli angeli è stata precedentemente una creatura terrena, Bice Portinari, e soprattutto per cercare di rendere percepibile la sua espressione di accorato rimprovero. A differenza degli angeli ella ha un velo a coprirla, per pudicizia, rispetto agli occhi di un mortale. I colori e la luce sono più luminosi rispetto alla grande opera originale, in quanto ho voluto stemperare la grave e severa austerità di Beatrice e la remissiva mortificazione del Sommo Poeta. Ne derivano anche tratti e atmosfera più leggeri rispetto alla drammaticità dell'originale. La scelta delle terzine è basata sui versi che secondo me hanno principalmente ispirato l'opera di Oesterly. Come lui, altri artisti hanno cercato di interpretare le situazioni e gli stati d'animo narrati da Dante, ma nessuna opera, secondo me, potrà mai pienamente restituire l'intensità emotiva dei suoi versi.