Che ricordi, mi sembra ieri quando è iniziato tutto mia piccola Anastasia, quello che c'è scritto su questo libro è molto sintetizzato, non chiarisce realmente bene quello che la gente della mia generazione ha vissuto in quel periodo, quello che i miei genitori, i tuoi nonni, hanno passato.
L' anno in questione mia cara era il 2020. L’anno non partì benissimo, all'inizio si sospettò addirittura lo scoppio di una terza guerra mondiale, morì uno sportivo importante dell'epoca il cui nome era Kobe Bryant per colpa di uno stupido incidente in elicottero ed infine, persino il Papa si dimostrò nervoso e rifiutò di dare la mano a una fan un po’ troppo impertinente. Tutto questo accade più o meno nel giro di un mese tra gennaio e febbraio, quindi puoi capire che magnifico anno si accingeva a bussare alle nostre porte.
Un po’ come un segno del destino il gesto del Papa sembrò scatenare quello che il tuo libro chiama Covid-19. Scherzo, ovviamente non fu realmente colpa sua! Ma cos'è questo nome che intitola il capitolo di questa facciata che stai leggendo? Non era altro che un virus, anche detto Coronavirus, una malattia infettiva con un periodo di incubazione che poteva variare tra i due ed i quattordici giorni. Come un qualsiasi virus, era contagioso, colpiva principalmente l’apparato respiratorio, si poteva essere anche asintomatici, oppure presentare sintomi quali influenza, tosse, febbre, nei casi più gravi anche polmonite, si poteva anche morire insomma.
Questo Covid-19 venne identificato nei primi giorni di gennaio, nella città cinese di Wuhan, all'inizio diciamo che venne preso sottogamba, sia da noi giovani sia dalle figure importanti dell'epoca. Mi ricordo benissimo che in quel primo mese di questa malattia sui social trovavi solo immagini squallide e ironizzanti, ma nessuno di noi si poteva aspettare quello che sarebbe successo.
Tutto proseguì in modo abbastanza normale fino a fine febbraio, fino al ventotto il mio ventesimo compleanno , andavo a scuola come ogni mattina, prendevo il treno , tornavo a casa, stavo con i miei genitori, la sera uscivo con i miei amici di sempre, poi dal venerdì al lunedì andavo a dormire dalla mia ragazza, tua madre, o veniva lei da me. Già, una vita normale, non da persona di un certo prestigio però avevo tutto quello che mi serviva, forse anche di più, ma gli eventi di un certo calibro arrivano così, all'improvviso, come un amore importante, quando meno te lo aspetti.
Nessuno poteva immaginarsi che questo virus descritto all'inizio come una "normale influenza " si sarebbe trasformato in una pandemia globale. Il primo caso qui in Italia fu un trentaquattrenne di Lecco, il problema principale fu il fatto che si trasmetteva per via area, i primi a essere colpiti in modo grave furono le persone anziane, per questo all'inizio si tendeva a dire che era pericoloso solo per loro o per chi aveva già una patologia di un certo spessore, ma anche i giovani ne subirono le conseguenze.
I casi aumentavano in maniera veloce e drastica, si arrivò a milioni di contagiati nella nostra nazione, quindi ti lascio immaginare quanti nel mondo, i morti furono tantissimi.
Le donazioni furono importanti e vitali , ma nessuno Stato all'inizio era pronto ad affrontare questa calamità, mancavano le mascherine, i respiratori, i letti per la terapia intensiva, gli aiuti economici dalle popolazioni estere tardavano costantemente ad arrivare, era il panico totale e noi eravamo fragili, singoli uomini, piccoli e impotenti, vittime di un'unica costante che si chiamava "tempo", ancora prima di arrivarci col pensiero sapevamo già che saremmo finiti nei libri di storia come protagonisti di un'epoca buia, contraddistinta dalle altre per il semplice fatto di essere più impreparata ad assorbire il tutto, ancora più impreparata delle autorità competenti, con negli occhi la paura che questo virus potesse toccare le persone che amavamo più che noi stessi.
Ci ritrovammo così in una situazione irreale, come se fossimo in un film di Willy Smith, le città erano vuote, ogni tanto si intravedeva qualcuno per strada, i supermercati erano presi d’assalto da lunghe file di persone che dovevano fare la spesa, con la mascherina e a un metro di distanza, si perse velocemente l'abitudine dello stringersi la mano per salutarsi, intanto cresceva la rabbia per i furbetti che andavano in giro senza un motivo valido e che erano solo causa di un allungamento dei tempi previsti per lo smaltimento del virus. Con la rabbia cresceva anche la pazzia, molta gente ne uscì matta da questo periodo. Forse effettivamente l'unica cosa positiva era la diminuzione delle emissioni di CO2, si respirava un'aria più pulita, per modo di dire.
Non fu per niente facile tesoro, fin da subito ci furono restrizioni importanti, diventammo prigionieri delle nostre case, se uscivamo doveva essere per un motivo valido quali lavoro, spesa o per comprare farmaci, comunque cose di una certa importanza, altrimenti si poteva andare incontro a sanzioni o addirittura alla detenzione. Le scuole vennero subito chiuse, io avevo la maturità e ci dovemmo arrangiare facendo didattica a distanza, pensa che feci pure un tema nel quale dovevo immaginare di scrivere di questo periodo a mia figlia, sembra quasi strano che ora che te lo racconto [risata], i voti si basarono sul nostro impegno personale per finire a fare un esame orale a settembre.
In tv o sui social erano scioccanti le interviste lasciate dai furbetti che si trovavano in giro, dichiarazioni assurde, ma erano ancora più assurde quelle rilasciate dai cantanti, dagli attori, dai politici, dalle persone di un certo rango che ti sbattevano in faccia di stare a casa perché alla fine «è bello, non c'è niente di più facile», così dicevano nelle loro belle ville da urlo, magari con tanto di piscina, con ogni comfort e comodità, e magari anche insieme alla loro compagna, sì, a noi persone comuni magari chiuse strette in un bilocale in tre, dove l'unica maniera per sentirsi liberi e respirare un po’ era proprio uscire fuori e non rimanere tra le mura domestiche ventiquattro ore su ventiquattro.
Il nonno come molte persone restò a casa dal lavoro, le uniche attività che rimasero aperte furono solo quelle essenziali per lo Stato, non c'è bisogno che ti dica anche che ovviamente il debito pubblico, per una nazione che già non navigava nell'oro come la nostra, aumentò, ed il periodo che seguì fu di un’enorme crisi economica ed umanitaria, che solo negli ultimi anni in qualche modo siamo riusciti a colmare. Molte persone persero il lavoro, quello che penso io è che probabilmente si poteva fare qualcosa di più, attuando strategie diverse, però ovviamente non era di mia competenza giudicare.
Probabilmente la cosa più difficile per me, a parte ovviamente il senso di impotenza e oppressione che c'era nell'aria per via della quarantena forzata, fu quella, appunto, di non poter vedere tua madre per molto tempo, le video-chiamate furono l'unica cosa che ci potessero dare sollievo, Anastasia, fu davvero brutto, non so quante notti trascorsi piangendo pensando a lei, pensando al tempo sprecato, ai sorrisi, ai baci che andarono persi… Ancora ho male se ci penso!
Tesoro mio quello che non c'è scritto in questi capitoli che ti hanno dato da studiare, sono le lacrime, il nervoso, le emozioni negative che i ragazzi della mia generazione passarono in quell'anno buio, però sai qual è la cosa bella? È che ce l'abbiamo fatta.