Il Canto è dedicato pressoché per intero alla descrizione della processione simbolica che rappresenta la vicenda storica della Chiesa, costituendo una pausa didascalica che, da un lato, prepara l'arrivo di Beatrice nel Canto successivo, dall'altro prefigura le vicende allegoriche del carro che saranno al centro del Canto XXXII.
La processione simboleggia il procedere della Chiesa nella storia umana, che ha al centro la venuta di Cristo sulla Terra raffigurato dal grifone che traina il carro: quest'ultimo rappresenta più propriamente la Chiesa di Roma e, come si vedrà, Beatrice apparirà nel Canto seguente proprio su di esso, a significare la sua interpretazione come allegoria di Cristo-verità rivelata. Il carro è preceduto e seguito da una serie di figure e personaggi allegorici, su cui si è speso un intenso lavorio interpretativo e che rappresentano le vicende umane che precedono e seguono l'evento centrale della nascita di Cristo nella storia della redenzione dell'uomo: i sette candelabri che aprono la processione sono probabilmente il settemplice spirito di Dio, da cui derivano i sette doni dello Spirito Santo rappresentati dalle liste luminose che i candelabri tracciano nell'aria; l'immagine dei candelabri deriva probabilmente da Apoc., IV, 5 L'Apocalisse giovannea sarà fonte di altre immagini della processione, a cominciare dai ventiquattro vecchi biancovestiti che seguono i candelabri come a lor duci e che sono concordemente interpretati come i ventiquattro libri dell'Antico Testamento: il colore bianco della loro veste e delle corone di gigli che portano in testa rimanda alla fede, sottolineando il fatto che le genti vissute prima di Cristo vissero nell'attesa della venuta del Messia e quindi ebbero fede in Cristo venturo; essi rimandano certo ad Apoc., IV, 4 (super thronos viginti quattuor seniores sedentes, circumamicti vestimentis albis, et in capitibus eorum coronas aureas, «sopra i troni erano seduti ventiquattro vecchi, cinti di vesti bianche, con corone dorate in testa») e il canto messo loro in bocca scioglie un inno alla bellezza della Vergine, mentre l'Osanna sentito prima era rivolto probabilmente a Cristo.
Dopo i libri dell'Antico Testamento vengono i quattro Evangelisti, raffigurati secondo l'iconografia tradizionale come altrettanti animali (Matteo era un angelo, Marco un leone, Luca un bue o un vitello, Giovanni un'aquila) e con particolari che fondono le descrizioni di Ezech., I, 4-14 e Apoc., IV, 6-8; sono coronati di verde fronda, in riferimento probabilmente al colore della speranza che è annunciata dai Vangeli, e circondano da quattro lati il carro trionfale trainato dal grifone, che rappresentano rispettivamente la Chiesa (le cui vicende allegoriche saranno descritte nel Canto XXXII) e Cristo, che quindi è posto al centro della processione mistica. Il grifone è un animale mitologico dal corpo di leone e le ali e la testa di aquila, interpretato nel Medioevo come allegoria di Cristo in quanto le parti da uccello erano simbolo della sua natura divina, le altre di quella umana: il carro ha due ruote, in cui sono stati riconosciuti vari significati (nessuno pienamente convincente: i due Testamenti, la vita attiva e contemplativa, gli Ordini francescano e domenicano...) e accanto ad esse vi sono in tutto sette ninfe danzanti, tre alla destra e quattro alla sinistra.
Le tre donne sono le virtù teologali, come testimonia il colore della loro figura (rosso vivo per la carità, verde per la speranza e bianco per la fede, che saranno anche i colori di cui sarà vestita Beatrice), guidate ora dalla carità, ora dalla fede, mentre è la carità a dare il ritmo alla danza (la speranza è la virtù che deriva dalle altre due e da esse dipende); le altre quattro sono le virtù cardinali, vestite di rosso porpora in quanto derivanti dalla carità, e fra loro è la prudenza a condurre la danza (essa ha tre occhi, poiché è la virtù che ha memoria delle cose passate, conoscenza delle presenti e preveggenza delle future, come Dante stesso afferma in Conv., IV, 27). Il carro è al centro della processione in quanto la fondazione della Chiesa è lo spartiacque della storia umana., quindi è seguito da altri personaggi che simboleggiano le vicende successive alla venuta di Cristo, nonché i libri del Nuovo Testamento: i primi due sono gli Atti degli Apostoli e le Lettere di san Paolo, raffigurati rispettivamente da un vecchio in sembianze di medico (tale era, secondo la tradizione, la professione di Luca, autore degli Atti) e da un altro che impugna una spada, simbolo tradizionalmente attribuito a san Paolo. Chiudono la processione altri quattro personaggi dall'aspetto umile, che simboleggiano le Lettere di Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda, seguiti a loro volta da un vecchio che procede solo e sembra dormire, nonostante l'espressione arguta (è l'Apocalisse, così raffigurata in riferimento alla lunga vita dell'autore, Giovanni, al valore profetico del libro e alla sua diversità dagli altri del Nuovo Testamento, il che si evince dal fatto che è solo rispetto alle altre figure). Gli ultimi sette personaggi indossano vesti bianche come i ventiquattro seniori ma sono coronati di rose e altri fiori rossi, in riferimento al colore della carità di cui essi ardono in seguito alla venuta di Cristo.
La processione si arresta quando il carro è di fronte a Dante, sempre dall'altro lato del fiume, e ciò è stato interpretato come espediente narrativo per creare l'attesa che sarà sciolta nel Canto seguente, ovvero dell'arrivo di Beatrice che è l’evento centrale del poema.