Com'erano le case nel Medioevo?
Le case erano per lo più a due o più piani collegati da scale di legno; quelle del ceto agiato avevano la facciata che dava sulla strada principale, talora protetta da un porticato. Al piano terra si trovava la cucina, la dispensa e, nelle case degli artigiani, la bottega, tutt’uno con la casa, mentre sul retro vi erano il cortile, l’orto, il ripostiglio, il forno, la legnaia e i fontanili per il bucato. Le stanze residenziali della famiglia, cioè il soggiorno o sala da pranzo, al primo piano, erano costituite da un solo ambiente suddiviso da tendaggi. Le camere da letto occupavano i piani superiori e vi si accedeva tramite una scala interna, mentre talora alla sala da pranzo si accedeva per una scaletta esterna.
Il mobilio era scarso e pesante:
Qui accanto vi proponiamo, invece, un esempio di palazzo rinascimentale tortonese tipico del '500. Più precisamente un' immagine di Palazzo Guidobono che si affaccia su Via Emilia.
Nasce come dimora signorile del XV secolo, parzialmente ricostruito nel 1939, conserva all’interno un soffitto ligneo quattrocentesco e, nel sotterraneo, resti di muratura e di un pavimento a mosaico romani. Dalla metà degli anni ’50 fino al 1996 ha ospitato gli Istituti Civici Culturali, oggi è sede di mostre pittoriche e dell'Ufficio Turistico IAT di Tortona.
Il palazzo appartenne ad un ramo dei Guidobono di Tortona che lo lasciarono in eredità ai Guidobono di Castellaro e Monleale agli inizi del XVIII secolo. Nel 1762 la contessa Massimilla Visconti-Guidobono ne fece vendita al Comune di Tortona che, dopo averlo restaurato, lo destinò a sede del governatore sabaudo della città e della provincia.
Divenne poi la sede amministrativa della città: dal marzo 1799 al 1850 ospitò le riunioni del Consiglio Comunale; in seguito i locali furono utilizzati dall’asilo infantile comunale fino al 1936, quando venne trasferito nella nuova sede in via Bidone. Si ipotizzò la demolizione dell’antico palazzo per costruire altri edifici da destinare ad ufficio postale e ginnasio. Dal 1801 al 1814 l’edificio fu sede dgli organi amministrativi napoleonici: sindaco e sottoprefetto.
La presenza dell’ufficio del maire, il sindaco napoleonico, modificò il nome dell’area anticamente nota come piazza dell’Annunziata, dalla chiesa che vi si affacciava, tanto che venne popolarmente chiamata piazza della "merì".