IL GUALDO E LA STORIA DEL JEANS
Ben pochi fra gli stuoli di portatori di jeans sanno che quel "blue" così "iconico", dalle molte sfumature, ha all'origine una pianticella, il gualdo, per questo si parlava di "oro blu". La pianta è in effetti di origine eurasiatica e intenso fu nei secoli successivi l'utilizzo degli Egizi, imitati poi dai Greci e dai Romani che lo diffusero in ogni angolo dell'impero. Grazie al gualdo i mercanti medievali di coloranti per tessuti accumularono ingenti ricchezze. E venendo a tempi più recenti, sempre l'oro blu del gualdo è alla base della passata prosperità di Castelnuovo Scrivia. Fin dai tempi di Federico Barbarossa imperatore, e poi durante il Rinascimento, Castelnuovo fu il maggior centro di produzione e lavorazione del gualdo (definito "lombardo" poiché l'area di coltivazione, compresa fra Casteggio, Voghera, Castelnuovo, Tortona e Novi rientrava nello Ducato di Milano). Da una lunga e complessa lavorazione delle foglie si ottenevano dei pani, che imbarcati a Genova andavano per tutta Europa. Dai pani si otteneva appunto il blu, blu di Genova, blue-jeans: ecco la genesi del nome! La pianta è oggi pressoché scomparsa, ma è stata reintrodotta a Castelnuovo Scrivia intorno al 1990. Lo si può vedere in paese e in campagna, lungo le stradine perimetrali della riserva naturale. La stagione giusta per l'osservazione è il cuore della primavera, nel mese di maggio.
Il nome jeans deriva dal termine “Jeane” o “Jannes”, variazione francese di Genova. È infatti da qui che provengono le prime produzioni, nel 1500, del fustagno, una tela resistente e robusta immersa nel colore blu che veniva esportata soprattutto in Francia e in Inghilterra. Questo tessuto veniva usato inizialmente per allestire le navi a vela e per vestire i marinai.
Nel diciannovesimo secolo poi, la svolta: un giovane tedesco, Levi Strauss decise di trasferirsi a San Francisco, durante la febbre dell’oro, in cerca di fortuna nel campo dell’abbigliamento. Già durante il viaggio in nave, Levi riuscì a vendere quasi tutto quello che stava portando con sé ai marinai e agli altri passeggeri. Ma la fortuna arrivò quando, atterrato a San Francisco, ricavò da un pezzo di tessuto destinato ai tendoni dei carri un paio di pantaloni per un minatore. Questi ne fu entusiasta perché per la prima volta ebbe in mano dei pantaloni da lavoro resistenti che non si rompessero al primo movimento.
Sistematosi fisicamente ed economicamente, il giovane aprì una piccola azienda tessile, la Levi Strauss & Co., filiale del negozio di famiglia in Germania, il cui capo di punta era il nuovo pantalone realizzato con lo stesso tessuto dei tendoni, che divenne molto popolare tra gli operai. Oltre a questo vendeva anche lenzuola, fazzoletti e altri tessuti. Presto, però, Levi si rese conto che la tela utilizzata era troppo rigida per essere indossata con facilità e comodità, soprattutto sul luogo di lavoro, così scelse un tessuto tinto di blu, più morbido e leggero rispetto a quello usato precedentemente,chiamato Denim, che consentì al giovane imprenditore la creazione di pantaloni sì resistenti, ma anche comodi e non ruvidi al tatto.
Levi Strauss ottenne poi la collaborazione di un sarto suo cliente, Jacob Davis, il quale anni prima aveva avuto un’intuizione per far sì che le tasche dei pantaloni da lavoro non cedessero facendo cadere gli attrezzi contenuti all’interno di esse. La soluzione da lui trovata fu l’inserimento di borchie e rivetti in rame, dei bottoncini in rame applicati nei punti più a rischio cedimento e di strappo, divennero così soci e ottennero il brevetto americano il 20 maggio 1873.
Fu così che nacquero i primi blue jeans marchiati Levi’s: furono chiamati waist overalls, che stava ad indicare la tuta da lavoro indossata sopra agli altri indumenti. Per la prima volta ai pantaloni furono attribuiti dei numeri di partita: i primi Levi’s brevettati da Strauss e Davis ebbero il numero 501 (oggi i più famosi ed acquistati).