Claudia Ottavia - La voce perduta dell'impero
di Amanda Basso, Pietro Carossa, Emma Girotto, Carola Pezzato, Eva Pizzamano e Laura Trevisan
“Per [Ottavia], invece, il primo giorno di nozze fu giorno funebre: condotta in una casa nella quale nulla diceva avere se non lutti” - Tacito, Annales
La storia tace sulla figura di Ottavia; poche fonti ci parlano del dolore che le fu compagno inseparabile di vita. Giunge a noi come una figura muta, ma forse l’intensità di simili esperienze si esaurisce solo attraverso le parole di chi le ha vissute. Ottavia nasce a Roma intorno al 40 d.C. e vive sotto il regno dell’imperatore Claudio. Di forte stampo patriarcale, la società romana predispone ruoli ben definiti alle sue donne. Indirizzate all’ambito domestico è importante che curino casa e figli: una brava matrona deve essere fedele e servizievole nei confronti di suo marito. Se nelle epigrafi degli uomini romani sono raccontate le loro valorose gesta, uno dei massimi onori incisi sulla pietra tombale di una matrona era la sua dedizione al filare la lana.
Le fonti parlano della madre di Ottavia, Messalina, come una figura controversa, capace di usare il suo potere seduttivo come un’arma. Così nel 48, mentre il marito Claudio si trovava ad Ostia, sposa il giovane patrizio Gaio Silio. Al rientro a Roma dell’imperatore, Messalina tentò invano di placare la sua rabbia mandandogli incontro i figli, ma lui ordinò comunque la sua morte. Ad otto anni Ottavia è quindi orfana di madre e figlia di un padre assente. In questo periodo accanto ad Ottavia, oltre a precettori e nutrici vi è Lucio Giunio Silano, promessa dell’esercito, al quale Ottavia è già promessa sposa.
“Neppure nei giorni successivi diede segno di odio o di gioia, d’ira o di tristezza, insomma di nessun sentimento umano, non di fronte alla gioia degli accusatori, non davanti al dolore dei figli. A dimenticarla lo aiutò il senato con delibera di togliere il nome e le statue di lei dai luoghi privati e pubblici.” - Tacito, Annales
L’imperatore Claudio si sposò per la seconda volta con Agrippina Minore. Agrippina aveva già un figlio, Nerone, avuto da Gneo Domizio Enobarbo, primo marito della donna. Questa unione portò alla fusione delle due gentes più influenti della Roma antica: la gens iulia e la gens claudia. Britannico, figlio di Messalina, era il legittimo erede dell’imperatore, ma l’ambizioso obiettivo di Agrippina era di spodestare la posizione di Britannico a favore di Nerone, di vedere un giorno suo figlio regnare su Roma. Fondamentale per lei era far adottare il figlio dall’imperatore, farlo sposare con Ottavia, ed ostracizzare Britannico da qualsiasi posizione di potere. Ad impossibilitare il matrimonio da lei tramato tuttavia c’era Silano. Agrippina non esita a farlo esiliare da palazzo e di togliergli la sua posizione nell’esercito; a causa di ciò il giovane si toglierà la vita. Per abbattere ogni ostacolo farà poi adottare Ottavia da un altra gens, rendendo legale il suo matrimonio con colui che era suo fratellastro. Nel 53 d.C. si celebrarono le nozze tra il sedicenne Nerone e Ottavia, di appena tredici anni. Le cerimonie che seguirono fecero crescere la fama di Nerone, che gettava ormai ombra su Britannico. Il piano tramato da Agrippina sembra pian piano realizzarsi.
La vecchiaia porta l’imperatore Claudio ad effettuare un esame di coscienza. Vede come ha sabotato il futuro del figlio Britannico, adombrato da Nerone, e tenta di redimersi. Fa firmare un testamento da tutti i magistrati, probabilmente indicando il figlio come successore. Volendo accelerare l’ascesa al potere di Nerone, Agrippina avvelena il marito. Tiene lontani i figli dalla sua salma e non rende pubblica la morte di Claudio fino all’ascesa di suo figlio. Nel 54 d.C. Nerone è imperatore. Ha inizio per Ottavia la vita da primadonna dell’impero.
A poco più di un anno dalla sua ascesa al potere, con totale indifferenza nei confronti della moglie, Nerone ordina la morte di Britannico, avvelenandolo durante un banchetto. Ad Ottavia, costretta a mascherare il dolore con le apparizioni in pubblico accanto a Nerone, è chiaro che il fratello le fu strappato via dal marito. Ad Agrippina, incapace ormai di controllare suo figlio, è chiaro di essere in pericolo.
In seguito, Nerone cominciò ad intrattenere relazioni extraconiugali: prima con Atte, una giovane liberta dell’Asia minore, senza alcuna origine nobiliare e che quindi non avrebbe potuto recare alcun danno a Ottavia, poi con Poppea, donna intrigante e seducente. Agrippina, contraria al comportamento del figlio, viene fatta uccidere dallo stesso, e anche per Ottavia il destino è ormai segnato. Sa di essere la prossima. Non ha una figura con cui confidare, nessuno per comunicare le proprie paure. Rimane in balia del silenzio e dell’attesa.
“Alla donna la natura ha dato uno spirito incline al male e ha armato di inganni il suo cuore perché potesse compiere dei misfatti. Ma le ha negato la forza, perché essa non fosse invincibile, ma il timore e ed il castigo fiaccassero le sue deboli forze; il castigo verrà sempre troppo tardi a punire questa condannata, che per troppo tempo si è macchiata di crimini.”
Queste sono le parole pronunciate da Nerone nell’Octavia di Seneca
Cominciò infine a calare il sipario sulla vita di Ottavia. Ripudiandola in favore di Poppea, Nerone la accusò di sterilità e di infedeltà, limitandosi in un primo momento ad esiliarla in Campania. Questo fu abbastanza per scatenare la rivolta dei sostenitori di Ottavia, i quali esigevano che la donna fosse prontamente riportata a Roma, sfregiando con rabbia ogni effigie di Poppea su cui si imbattesse il loro cammino. Ottennero ciò che chiedevano, Ottavia rientrò nella capitale, ma ci volle poco perché Poppea convincesse l’imperatore a porre fine a questo capitolo in modo definitivo. Così Ottavia diventò bersaglio di una fitta rete di accuse scagliate dal marito, tra le quali quella di aver abortito più volte figli avuti da relazioni extraconiugali, nonostante fosse stata già accusata di essere sterile.
Nuovamente esiliata nell’isola di Ventotene, era destinata a non far più ritorno a Roma. Fu così che l’8 giugno del 62 d.C. Ottavia fu raggiunta a Ventotene da una banda di sicari. La fanciulla dovette accettare il suo destino. Pregò per un'altra condanna, un'altra punizione, ma le sue parole furono ignorate. Incatenata, le vennero tagliate le vene, ma non usciva abbastanza sangue: i sicari la misero quindi in un bagno di acqua calda dove la giovane, appena ventiduenne, trovò la morte. Come se ciò non bastasse la testa di Ottavia venne poi mozzata e portata a Roma dove venne presentata a Poppea.