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Visita alla riserva dei ciciu

Il 30 maggio, in una splendida giornata di sole si è svolta la piacevole gita alla Riserva dei “ciciu”, nel territorio del comune di Villar San Costanzo, in Val Maira nella provincia di Cuneo. La riserva è situata ad una altezza compresa tra 650 e 950 metri ed è stata istituita nel 1989 per proteggere i cosiddetti “ciciu ‘d pera” (ovvero “pupazzo di pietra”), chiamati anche “piramidi di terra” o “colonne di erosione”.

     

I “ciciu” sono delle sculture morfologiche naturali il cui “cappello” è costituito da un masso erratico (a volte di grandi dimensioni) ed il cui “gambo” è invece formato da terra e pietrisco.

Storicamente si presume che i “ciciu” si siano formati alla fine dell’ultima era glaciale, a causa dello scioglimento dei ghiacciai che provocò l’esondazione del torrente Faussimagna, la seguente erosione delle pendici del monte San Bernardo e la successiva discesa a valle di una grande quantità di detriti che formarono i gambi dei funghi di pietra. I cappelli invece si sono formati in seguito a terremoti e frane che hanno fatto staccare grandi massi dal monte.

   
Questa la spiegazione scientifica, le leggende popolari invece attribuiscono la formazione di questi “funghi di pietra” alle famose masche, le streghe piemontesi, che li avrebbero creati grazie a degli incantesimi, oppure a San Costanzo, un legionario romano di “Tebea” martirizzato durante la persecuzione dei cristiani operata dall'imperatore Diocleziano. Secondo questa leggenda San Costanzo raggiunse il monte San Bernardo per sfuggire a 100 soldati romani che volevano ucciderlo. Ai soldati che lo minacciavano di morte il santo scagliò una maledizione dicendogli: “O empi incorreggibili, o tristi dal cuore di pietra! In nome del Dio vero vi maledico. Siate pietre anche voi!”, e così dicendo i soldati trasformarono nei ciciu che vediamo oggi. Questo non fu sufficiente a salvare il santo che fu comunque ucciso da altri soldati. Nel luogo in cui fu ucciso si trova il santuario di San Costanzo al Monte, visitabile ancora oggi.
     

L'arrampicata sugli scoscesi sentieri della riserva è stata un po’ laboriosa ma la vista di queste complesse costruzioni che la natura ha elaborato nei millenni ci ha impressionato.

   

Dopo un eccellente pranzo nell'agriturismo Fior di campo di Dronero, dove abbiamo fatto man bassa di marmellate e meringhe, abbiamo visitato un allevamento di bufale condotta da una famiglia di appassionati allevatori. I mansueti animali si sono lasciati pazientemente ammirare e infine anche qui c’è stata una nostra razzia nella rivendita dei prodotti dell’allevamento, in particolare della mozzarella di bufala. Una giornata passata gradevolmente in allegra compagnia.