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Brueghel e il Castello reale della Mandria

Mercoledì 30 novembre: 
Visita alla mostra di Brueghel, capolavori dell'arte fiamminga. 
Visita agli appartamenti reali del Castello Reale della Mandria, residenza di Vittorio Emanuele II e di Rosa Vercellana, la Bela Rosin.

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I BRUEGHEL

Il freddo e il sole ci hanno accompagnati in questa gradevole giornata alla Reggia di Venaria; la mostra sui Brueghel è un appassionante viaggio nel Seicento attraverso cinque generazioni di artisti in grado di incontrare insieme stile e tendenze dell’epoca d’oro della pittura fiamminga.

Partendo dal capostipite della famiglia, Pieter Brueghel il vecchio per arrivare ai figli Pieter, il giovane (1564-1569) e Jan Brueghel, il vecchio (1568-1625), detto anche dei velluti per la sua straordinaria perfezione pittorica.

Posso dire, con ilarità, che tra il vecchio, il giovane, il giovane e il vecchio si poteva andare in confusione, ma la nostra guida Laura era molto attenta ed esaustiva.

La Mostra è stata divisa in varie parti: "Nel Giudizio morale, tra Salvezza e Condanna" spicca un’opera straordinaria di Bosch, "I sette peccati capitali", e l'autore è il primo surrealista della storia per le sue visioni fantastiche; Brueghel prende molto da Bosch, anche se non si sono mai incontrati.  Nella sezione "Natura Regina", si può ammirare l'innovazione fiamminga; la natura diviene oggetto autonomo e protagonista, vero elemento centrale. E lo si può ammirare nel "Riposo durante la fuga in Egitto" di Pieter, il vecchio, nel quale la Sacra Famiglia appare piccolissima sotto un gigantesco albero che riempie la scena. Nelle Fiandre, la natura regna incontrastata; non a caso la “rappresentazione delle persone è spesso di spalle o obliqua, senza individualità, come in una grande moltitudine.  Il Dott. Sergio Gaddi, che è il curatore della Mostra, in una intervista precisa che anche nella parte chiamata "Soldati e cacciatori nella luce dell'Inverno", ci troviamo di fronte ad un elemento ricorrente che racconta la supremazia naturale: il paesaggio invernale.  In particolare "La trappola per uccelli" di P. il giovane, è emblematico dell’estetica bruegheliana. Altra opera molto interessante e la "Strage degli Innocenti" dipinta nel 1570 da Marten Van Clece, un emulo del capostipite Brueghel, che ci spiega l’importanza della quotidianità nella pittura fiamminga. In una scena così drammatica, uno dei soldati, vestito nella foggia contemporanea, fa pipì in primo piano. In Italia non lo avrebbero mai dipinto.


   


  

  

    

I BRUEGHEL

Ci sono quadri interessanti anche nella quarta sezione “Storie di Viaggiatori e di Mercanti”; poiché allora Anversa era il centro commerciale in cui le rotte dei viaggi, le navi e i mondi esotici si traducevano in committenze.

Il lavoro di David Teniers, il giovane che sposa Anna, figlia di Jan il vecchio: “I contadini nella taverna” è una rappresentazione perfetta della teoria calvinista, intesa come premio eterno al successo nella vita.

E’ una scena chiara: i contadini aspettano la ricompensa del loro lavoro che è rappresentata da una figura femminile che offre del pane, mentre i contadini sfaccendati non hanno diritto ad alcun compenso.

Poi c’è la sezione delle allegorie: per esempio “l’Allegoria dell’Amore” rappresenta una coppia innamorata, ma la donna, nonostante l’interesse del giovane, preferisce guardarsi allo specchio e non si cura dell’innamorato.

Per “l’Allegoria della Musica”, il quadro rappresenta strumenti musicali e animali che riproducono suoni.

Nella sezione “Splendore e Vanità della Vita Silente”, c’è un tripudio di vasi di fiori e nature morte. Spicca il quadro di un pronipote di P. il vecchio “Grande natura morta di frutta”, molto veritiero da sembrare una foto.

Per terminare “Danza degli ultimi” dedicata al mondo contadino, dove ci sono virilità fisiche esibite e la loro danza è chiassosa e carnale, non aulica e poetica: la vita si esprime nella sua massima concretezza.


  

  

CASTELLO REALE DELLA MANDRIA

Accompagnati da un sole splendente ci siamo recati a pranzare nello storico ristorante Lucio d’la Venaria, per ritornare dopo al viale che collega la Venaria alla Mandria ed arrivare senza fatica alla Residenza preferita del Re. Edificata durante la creazione della Reggia di Venaria per l’allevamento delle cavalle di razza, venne in seguito destinata da Vittorio Emanuele II ad uso abitativo, divenendo ben presto sua residenza e luogo prediletto.

Legato alle diverse attività venatorie del sovrano, il Re poté qui coltivare, lontano dai doveri di corte, le sue molteplici passioni e il grande affetto rivolto a Rosa Vercellana, alla quale fu dedicato il castello.

Gli appartamenti reali, perfettamente ristrutturati e arredati, sono costituiti da 18 ambienti, salottini e camere da letto, di carattere intimo e familiare, che rivelano le scelte e il gusto del committente.

Pensiamo di organizzare una seconda visita in primavera alla Reggia di Venaria, per visitare Reggia e giardini che ora si sono visti enormi, ordinati ma incolore e ritornare con calma a Borgo Castello per osservare il patrimonio naturalistico del parco, ricco di percorsi escursionistici tra alberi centenari.

Un grazie riconoscente a chi ha partecipato e quindi ci permette di organizzare queste escursioni “fuori porta”.

Alla prossima quindi.