Quando i fascisti, agli inizi del 1944, scoprirono il materiale bellico nascosto nei pressi della sua cascina, il contadino Amedeo Peruch, nato a San Donà di Piave nel 1905, era riuscito a fuggire e a nascondersi. La moglie Marcella, però, era stata catturata e trattenuta. Così decise di consegnarsi spontaneamente per farla liberare. Venne imprigionato nel carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia. Il 26 luglio 1944 alcuni partigiani erano riusciti a far esplodere una bomba a Venezia, a Ca’ Giustinian, sede del comando provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana. Per rappresaglia venne fucilato sulle macerie del palazzo assieme agli altri dodici martiri. Amedeo Peruch aveva aderito al Gruppo di Azione Patriottica del suo paese subito dopo l'armistizio, occupandosi principalmente del recupero e della custodia di materiale bellico. Di lui rimane solo un biglietto, che scrisse alla moglie poche ore prima di essere fucilato. Queste le sue parole: “Saluti cara Marcella sono le ultime ore. Tanti baci. Peruch Amedeo. Mi saluterai tutti i miei fratelli e cognati”.
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