L'idea che sia possibile vivere sul pianeta senza l'assillo di un modello economico basato su un'ineguale distribuzione delle risorse, sulla disparità di privilegi, sullo sfruttamento di una parte della popolazione, è un tema che mi interessa, anche se sono molto scettico sulla possibilità di estendere tale consapevolezza a un gran numero di persone, e soprattutto che essa si trasformi in prassi.
Lo affermo nonostante mi senta vicino ad alcuni movimenti di pensiero e di azione che hanno animato i processi di trasformazione culturale del nostro tempo tentando di sfuggire collettivamente al primato dell'economia sulla vita umana. Chiunque può riscontrare come tale primato abbia fornito falsi valori e ingannevoli obiettivi, rallentando il processo evolutivo dell'uomo, ma pure che sia oltremodo arduo invertirne la tendenza.
Ritengo pertanto preziosa l'opera di chi può proporre nuovi modelli interpretativi per produrre l'energia necessaria a superare l'indifferenza con cui solitamente si affrontano tali temi.
Penso che l'arte sia una componente indispensabile della vita contemporanea.
Sin da adolescente, ho deciso di trasformare il mio quotidiano in uno spazio dilatato di sperimentazione, e ho praticato, più che deciso solo razionalmente, che non avrei rinunciato al mio desiderio, né mi sarei sottomesso alla vendita del mio tempo né avrei svolto alcun progetto che avesse avuto solo motivazioni economiche.
Parafrasando artisti provenienti da Paesi ex-comunisti, il mio obiettivo era creare poesia, non propaganda.
Non ho mai accettato fondi o sovvenzioni per creare le mie opere relazionali, ad eccezione dei contributi economici derivanti da alcune di esse che costituivano elemento integrante l'opera stessa. Ho raccolto risorse dai mercati finanziari e ho destinato le risorse prodotte a realizzarle. Non intendevo perdere nemmeno un millimetro della mia libertà di azione.
La motivazione preminente all'occasionale ricerca di risorse economiche è stata quella di poter vivere senza sacrificare gli obiettivi o le condizioni di esistenza dei progetti.
Ho eluso la tentazione di associarmi a movimenti, tendenze o gruppi a cui le mie opere avrebbero potuto appartenere, dandomi l'opportunità di collocare il mio approccio peculiare di fare arte, e così non ho potuto verificare se le mie opere potevano 'essere adatte' al mondo dell'arte contemporanea.
Con difficoltà l'orizzonte della mia riflessione ha avuto modo di essere colto, una riflessione che a volte è stata abbastanza anticipatrice o divergente dalle convenzioni da rendermi inadeguato al mio tempo. Non è un caso che, se avessi potuto scegliere un periodo storico in cui mi sarebbe piaciuto vivere, avrei preferito un'epoca non ancora giunta, piuttosto che indulgere in forme di nostalgia di una trascorsa.