Arte relazionale
L'arte relazionale, forma d'arte che si sviluppa negli anni Novanta, considera l'uomo come un essere creativo inserito nell'universo delle proprie relazioni e del contesto sociale in cui si svolgono. Richiede la partecipazione del pubblico alla costruzione dell'opera fruita o partecipata: ha pertanto caratteristiche politiche e sociali.
L'arte relazionale ripensa in modo nuovo le figure dell'artista, dell'opera e del pubblico fruitore, andando alla ricerca dell'origine di una sorta di creatività collettiva che si esprime attraverso pratiche nuove nei modi, nelle tecniche e nelle finalità.
L'artista relazionale non produce oggetti estetici, ma crea situazioni capaci di stimolare la creatività dei soggetti coinvolti rendendo momento artistico il dialogo, il confronto e la relazione tra loro.
L'opera finale è subalterna al processo della sua costruzione. Diventa preminente la motivazione dell'opera, il processo attraverso il quale si compie, in un'area comune, ove il confine tra io autoriale e noi sfuma, ove il carattere di relazionalità determina la necessità della presenza del fruitore, stabilendo una, non necessariamente dichiarata ma evidente, collaborazione artista-fruitore.
Tema fondamentale della ricerca dell'arte relazionale è il rapporto tra arte e vita, intesa sul piano filosofico-esistenziale individuale e sociale. L'artista relazionale, trascurando la produzione di opere artistiche, si concentra sulle possibilità di intervento sui soggetti coinvolti in un rapporto di reciproche influenze e interrelazioni.
L'arte relazionale raccoglie correnti e movimenti a indirizzo concettuale, dagli anni '60 in poi, nei quali lo spettatore è chiamato alla partecipazione all'opera, divenendone esso stesso parte.
Forme espressive privilegiate sono installazioni, film, video, progetti collettivi, performance, o qualunque altro strumento capace di far emergere significati inconsci, nuove realtà o nuove interpretazioni della realtà, proponendo un percorso di crescita e di presa di coscienza delle dinamiche della vita quotidiana e dell'azione individuale all'interno di un contesto sociale collettivo. Altre caratteristiche sono l'improvvisazione e la messa in scena in tempo reale.
Scopo di quest'arte è sostenere modelli di esistenza aggreganti e creare nuovi luoghi di socialità.
Rispetto all'opera d'arte tradizionale che è osservabile in qualsiasi momento da un pubblico generale e universale, l'opera d'arte relazionale è fruibile nel momento preciso in cui si realizza e da un pubblico raccolto, magari casualmente, per l’occasione.
Arte contemporanea
Nell'epoca contemporanea emergono, a grandi linee, due gruppi di artisti, distinti in base al loro approccio alla realizzazione e alla commercializzazione delle loro opere. La maggioranza degli artisti, ispirati dalle Muse, appartiene al primo gruppo. Essi diventano parte del 'mondo dell'arte' per la loro attività, in quanto dipingono, disegnano, eseguono e ciò a prescindere dalla loro preparazione artistica. Ognuno di loro produce qualcosa che taluni potrebbero caratterizzare come arte e poi cercano di capire come farsi pagare per quello che fanno. Infatti, non esiste un percorso preciso per trovare qualcuno interessato a comprare quanto essi realizzano. Esiste un ristretto numero di collezionisti d'arte, di solito benestanti, mentre esiste una base ampia di produttori d'arte che attraversa tutti i livelli socio-economici. Solo alcuni di loro hanno successo, la maggior parte non lo ottiene.
L'altro gruppo di artisti è costituito da persone che studiano il mercato e comprendono attraverso l'analisi ove il mercato si colloca. Poi, producono le loro opere per adattarsi ad esso. Il risultato di tale approccio è che l'analisi del mercato crea il successo della commercializzazione di uno specifico 'stile' e, a qualunque livello fissino le loro ambizioni, tali artisti raggiungono il successo a un livello molto più alto rispetto al metodo precedente.
Le opere
In questo contesto, l'arte relazionale, o estetica relazionale, si rivela modello interpretativo adatto alle opere di Oreste. Infatti, il termine, coniato da Nicolas Bourriaud, comprende "un insieme di pratiche artistiche che prendono come punto teorico e pratico di partenza l'insieme delle relazioni umane e il loro contesto sociale, piuttosto che uno spazio indipendente e privato."
Bourriaud sostiene che "il ruolo delle opere d'arte non intende più formare realtà immaginarie e utopistiche, ma essere realmente modi di vita e modelli di azione all'interno del reale esistente, qualunque sia la scala scelta dall'artista."
Come già detto, l'arte relazionale produce incontri intersoggettivi attraverso cui il significato viene elaborato collettivamente, situazioni che interagiscono con il partecipante, piuttosto che essere 'viste' da uno 'spettatore'. La stessa interazione è l'opera d'arte, non qualcosa che è stato prodotto come una 'cosa'. Nell'arte dell'esperienza, l'evento è la cosa.
L'estetica relazionale è un modo di considerare l'esistenza produttiva dello spettatore, lo spazio di partecipazione che l'arte può offrire. Nell'arte relazionale, l'artista non è più al centro, non è più il creatore dell'anima, il maestro o la celebrità, ma solo il catalizzatore.
Egli dà il via a una domanda, inquadra un punto di vista, o evidenzia un momento di tutti i giorni. E poi, aspetta una risposta da parte delle persone.
Grazie alla definizione di arte relazionale si è potuto configurare le opere di Oreste come interazioni tra soggettività, di cui, a volte, esiste documentazione testuale.
I libri illustrano l'esperienza accaduta, ne registrano le fasi. Nonostante nascano in quanto tali solo dopo che l'esperienza è terminata, il prodotto finale non è generato al di fuori da ciò che è avvenuto per crearlo.
I libri di Oreste
La gestione iniziale dei testi intendeva preservarne il carattere comunicativo intrinseco, il quale stabilisce i confini dei propri effetti nello spazio condiviso tra autore e fruitori, e costoro non potevano essere soggetti da cui ricevere contributi di natura economica, ad eccezione della copertura delle spese di stampa da parte di chi testimoniava un reale interesse verso di esse (chi chiedeva una copia in omaggio dimostrava di non aver compreso il senso dell'operazione).
Le soggettività in relazione comunicativa devono essere rispettivamente libere, altrimenti è data solo subalternità finalizzata al compiacimento dell'altro. Vendere un prodotto non ha nulla a che vedere con gli effetti dell'esperienza artistica, ma tende a depersonalizzare entrambi i soggetti: l'autore, che si sottomette alla logica del committente, e chi vive l'esperienza di acquisto, che impoverisce il significato dell'opera appiattendolo al mero valore di scambio. Certo oggi un artista è condannato dall'assenza di mecenati che non gli consentono più di vivere per il solo fatto di essere artista e, quindi, di disporre del proprio tempo per pensare e nutrire la propria capacità creativa, potendo così lasciare tracce di essa attraverso la produzione di opere.
Il mondo dominato dagli oggetti non lascia spazio alle soggettività che sono sprofondate in innumerevoli autocensure. La vendita del libro, inoltre, scollega l'autore al fruitore e i contenuti risultano snaturati, oltre che snaturanti, e riproducono il meccanismo di estraniazione dal reale.
In fondo, chi scrive lo fa perché non ha avuto abbastanza occasioni di parlare e in qualche modo il testo scritto cerca di rimediare almeno al momento espressivo del processo comunicativo mancato.
Un libro pubblicato equivale al lancio di una bottiglia con un messaggio al suo interno.
Una precisazione è d'obbligo. Nell'apparato paratestuale dei libri si afferma:
"Qualsiasi somiglianza a persone realmente esistenti o esistite, come pure ogni riferimento a circostanze e fatti realmente accaduti è puramente casuale."
Pare si tratti di una dichiarazione depistante, finalizzata a evitare sgradevoli conseguenze legali per la diffusione di contenuti personali.
Possiamo dire che tutti i contenuti appaiano reali, i nomi siano stati modificati e i luoghi resi vaghi per evitare l’identificazione dei soggetti coinvolti.
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Note
Nicolas Bourriaud scrive che "l’umano è l’interumano" e colloca l'arte relazionale nell'ambito di un' estetica relazionale, con valenze socio-politiche. La definizione di arte relazionale si afferma con il suo libro Esthétique relationelle. In questa categoria egli include tutte le espressioni artistiche che, a partire dagli anni Novanta del Novecento, si manifestano attraverso le nozioni di interattività, convivialità e favorenti le relazioni tra individui.
Bourriaud, N., Esthétique relationnelle, édition Les presses du réel, Dijon, 1998.