Oreste M. G. Debernardi è riconosciuto come uno tra gli antesignani dell'arte relazionale in Italia.
Come scrittore è assimilato per stile al paradigma autonarrativo, originale ricercatore in molti campi, educatore e attivista per i diritti civili.
Alcuni dei libri, scaturiti dalle sue opere relazionali o divulganti i loro risultati, offrono una rappresentazione delle dinamiche che nascono quando siamo coinvolti emotivamente o siamo mossi dall'inconscio.
Le sue esperienze e i suoi progetti, sociali e artistici, approfondiscono il tema dell'apprendimento, anche sul piano emotivo.
Oreste transita attraverso molteplici campi esperienziali.
Precoce talentuoso musicista e compositore, vince un premio per composizione prima dei dodici anni. Adolescente vive le contraddizioni della società italiana degli anni settanta, ma assorbe anche i valori, i principi morali e la cultura della sua famiglia e della comunità di artisti che frequenta.
Nella fase della formazione intuisce l'importanza di sottrarsi a vecchie metafore e, precorrendo i tempi, supera il modello educativo lineare, conformista, spersonalizzante, per adottarne uno organico, personale, calibrato sul proprio bisogno di conoscenza, mirando a un'evoluzione permanente, complice il suo tachipsichismo e il suo bisogno di originalità. Cerca di trovare le condizioni più adatte entro le quali sviluppare le proprie conoscenze. Oreste personalizza la propria formazione sin dal liceo, sviluppando soluzioni cognitive originali, e poi cercando a volte supporti esterni al proprio percorso in facoltà universitarie d'eccellenza.
Adottando un pensiero critico, decisamente divergente e laterale, si avvicina al pensiero situazionista a Bologna, ove studia semiotica, seguendo i corsi di Umberto Eco e Paolo Fabbri.
Dopo una parentesi padovana con psicoanalisti lacaniani, resta poi affascinato dall'informatica e segue l'avvento della microinformatica sin dai suoi inizi, favorito dalla frequentazione di ricercatori operativi in centri di ricerca informatica internazionali.
Alcune intuizioni in campo finanziario e l'assunzione di responsabilità familiari lo conducono presto a una condizione di benessere economico.
Attraverso un’eterodossa deriva cognitiva, approda a numerosi ambiti disciplinari, occupandosi in larga misura di critica della psicoanalisi, di epistemologia, di analisi di sistemi dinamici complessi in interazione ricorsiva con l'osservatore.
In virtù della sue bagaglio di doti e conoscenze, viene accolto (dai proff.ri Paola Bora e Lorenzo Foà, sotto la direzione del prof. Salvatore Settis) come libero ricercatore presso la Scuola Normale Superiore di Pisa ove conduce per anni originali ricerche nel campo delle neuroscienze, studiando in particolare i meccanismi che regolano le attività cognitive e affettive. Con un approccio transdisciplinare, si interessa alle aree di confine e ai punti ciechi di osservazione propri dei metodi analitici, siano essi tradizionali o d'avanguardia.
Oreste elabora e sperimenta con successo metodologie originali in campo psicoanalitico, didattico e pedagogico.
I risultati delle sue ricerche su apprendimento e affettività sono applicati allo studio dell'interazione del sistema ipotalamico con quello immunitario.
Con il trasferimento a Berlin, si apre direttamente al mondo dell'arte contemporanea dilatando la cornice di riferimento dei suoi progetti.
Essi indagano i meandri della soggettività, i meccanismi della creatività, i campi dell'intrapsichico e dell'interpersonale.
"Le parole e le azioni di Oreste incontrano la mia anima, liberano la mia mente, rasserenano il mio cuore, energizzano la mia azione." ha dichiarato qualcuno di cui Oreste si è occupato.
Come interpretare un soggetto pluripotenziale
Usualmente le culture dominanti conducono verso modelli unidimensionali di evoluzione, ma se nasciamo dotati, talentuosi e creativi, se siamo curiosi in ambiti diversi, se siamo divergenti, se siamo eclettici, se coltiviamo numerosi interessi, se tendiamo ad adottare diverse identità e non riusciamo a trovarne una singola in cui riconoscerci, rischiamo di non esser compresi da chi è convenzionale.
Per giunta, rischiamo di considerare anomala la capacità di dedicarci contemporaneamente a più attività, ricevendo immagini, da soggetti più semplici di noi, che ci disegnano come persone afflitte da disturbi perché non ci dedichiamo a uno specifico obiettivo, o non ci impegniamo a lungo a una singola vocazione, ritenendoci incostanti, effimeri o addirittura auto-sabotati nella nostra prassi, come incapaci di perseguire una direzione personale.
L'idea di una vita focalizzata in uno specifico campo è spesso idealizzata, basandosi sul presupposto che l'obiettivo esistenziale debba essere unico o che ci sia riservato un destino particolare o un'unica vocazione capace di orientarci nella vita.
Durante il Rinascimento essere portati verso più discipline era considerata tra le migliori condizioni.
Un soggetto con molti interessi e occupazioni creative è una persona con molte potenzialità alla stregua dell'uomo rinascimentale.
Avere pluripotenzialità non è una limitazione o una lacuna da colmare, ma conferisce poteri, come la capacità di sintesi delle idee, ovvero la capacità di combinare più ambiti creando qualcosa di nuovo nell'area di intersezione tra essi.
È grazie a un mix di capacità e di esperienze che si genera innovazione, la quale nasce proprio in tali aree di intersezione.
Un secondo potere è l'adattabilità, la capacità di trasformarsi in qualsiasi cosa lo richieda una data situazione. Assumere diversi ruoli a seconda delle esigenze è la capacità di adattamento, essenziale in un mondo che cambia velocemente e in modo imprevedibile.
Un altro potere è la capacità di apprendimento rapido, grazie al tachipsichismo e a una sensibilità estroversa. Quando un soggetto pluripotenziale si interessa a qualcosa, la approfondisce rapidamente, la curiosità e l'attenzione lo conducono a dominare in fretta quel tema, senza alcun timore di confrontarsi col nuovo. Riesce a trasferire conoscenza tra discipline diverse e riversa quanto ha appreso in ogni nuova area a cui si dedica, raramente partendo da zero e ottiene risultati non prevedibili.
In queste tre capacità Oreste è maestro e rispetto a chi ha preferito far convergere i propri sforzi su una sola direzione, è più adatto a fronteggiare una società contemporanea ove si presentano problemi complessi e multi-dimensionali.
Un pensatore creativo fuori dagli schemi è ben più utile ad affrontarli per produrre nuove idee di uno specialista capace solo di scavare a fondo e di implementare tali idee.
Oreste ha costruito la sua vita in linea con la sua natura, nonostante persone non pluripotenziali l'hanno spesso incoraggiato ad essere specialista.
Da pluripotenziale ha preferito accogliere le sue passioni, seguire la sua curiosità, esplorare le sue intersezioni, perché sapeva che solo rispettando la propria dimensione interiore avrebbe vissuto una vita soddisfacente e autentica.