Una grande mostra a Berlin presenta l'artista italiano, le cui opere stanno attirando l'attenzione internazionale: sono state formulate richieste perché le sue opere relazionali, nella loro versione iconica, siano presentate in musei e gallerie.
“Oreste M. G. Debernardi, Dokumentations - Ausstellung” è la prima mostra dell'artista nella capitale tedesca ove risiede da qualche anno.
Autore del catalogo della mostra è l'artista stesso.
Per numero di opere esposte è la più grande mostra dell'artista organizzata sinora.
Come spiegare questo interesse?
Oreste M. G. Debernardi soddisfa i canoni certamente cari all'arte contemporanea.
Innanzitutto, è un artista autentico. Egli ha studiato musica al Conservatorio di Alessandria, ma dopo qualche saggio (al violoncello e al pianoforte) e un premio per composizione, ha smesso di coltivare la ricerca musicale e di suonare in pubblico. In seguito, senza preoccuparsi delle tentazioni che gli giungevano dal mondo artistico, ha cercato un'espressione personale attraverso una lunga deriva nel mondo scientifico, che ha trovato alfine adeguata cornice nell'arte relazionale.
Ha costruito innumerevoli situazioni relazionali con persone appartenenti al suo quotidiano. I testi scaturiti da esse sono inizialmente diventati pagine su internet (l'autore ha potuto seguire in diretta la nascita della micro-informatica e del web, ed è stato uno dei primi a diffondere contenuti privati in rete, anticipando i blog odierni). In seguito ne ha prodotto una versione editoriale, e poi libri, prima diffusi personalmente, poi pubblicati on-demand.
Ognuna delle sue opere è unica, elaborata non solo dall'artista, ma anche da chi l'ha partecipata con lui.
Come le sue opere, anche la sua vita è autentica.
Egli vive in una dimensione sottratta il più possibile a dinamismi sociali replicanti convenzioni, che ha sempre ritenuto per sé inadeguati e spesso banali, coltivando una creativa divergenza, cercando interlocutori che cogliessero e rispettassero la sua differenza.
Ha condotto una vita che assume i tratti di una performance esistenziale.
Egli non si è dedicato alla vita mondana, ha selezionato rigorosamente le persone con cui relazionare in modo profondo. L'immagine che l'artista ha involontariamente costruito di sé è quindi difficile da inquadrare. Nonostante le sue idee abbiano una componente creativa capace di sovvertire ordini precostituiti, non sono considerate pericolose da chi si preoccupa di mantenere il controllo sociale. Egli vive una vita libera e indipendente dalla società. E tale indipendenza è un altro canone che lo contraddistingue.
Ogni artista moderno intende essere libero dalle convenzioni, cercando un'espressione primitiva, almeno da quando John Ruskin ha proposto l'ideale dell'”occhio innocente”. Ma Oreste M. G. va oltre trascurando ogni risvolto pubblico, per concentrarsi sull'interazione pura, tra persone animate da motivazioni intime all'interno di dinamismi sociali, muovendosi spesso in un ambiente estremamente circoscritto. Ciò, probabilmente, rende le sue operazioni, intensamente rievocative di umanità.
I suoi libri raccontano di una quotidianità, la propria, seguendo il paradigma autonarrativo, in cui chiunque si può riconoscere, trattando temi al contempo personali e universali.
L'opera di Oreste M. G. è inseparabile dalla vita, propria e di chi relaziona con lui. In questo senso egli ha ristabilito un pieno rapporto tra arte e vita, divergendo così dagli artisti devoti all'idea dell'autonomia dell'arte.
Si può tranquillamente affermare che l'innocenza di Oreste M. G. è garantita dal fatto che le sue opere sono state create indipendentemente da qualsiasi logica di mercato. In un'epoca in cui queste ultime condizionano pesantemente ogni creazione artistica, è indice di libertà da una sfera di influenza che ne avrebbe distorto l'essenza. In modo analogo, egli ha rinunciato a prendere parte alla celebrazione del proprio successo. Nonostante tutto ciò, egli non ha mutato stile di vita. Egli è rimasto fedele alla propria cifra, un'originalità che ha sviluppato evidenziando un proprio stile assolutamente riconoscibile.
Un profondo amore per la bellezza e la verità, elementi che l'arte moderna tende a separare, affiora nelle sue opere relazionali che presentano una bellezza autentica, mentre le produzioni mediatiche inondano il mondo di modelli di falsa bellezza.
Riteniamo che l'arte debba essere fruita in modo emotivamente apprezzabile al fine di poter contare sulla spinta motivazionale conseguente, sfruttando così tutte le potenzialità che essa può attivare. Da una simile fruizione sono esclusi in molti per deficit di strumenti interpretativi adeguati. Semplificare l'approccio alle opere relazionali, renderle accessibili in modo emotivamente piacevole e comprensibile, facilitarne la contestualizzazione, dovrebbero essere aree su cui concentrare l'attenzione.
Il modello di trasmissione della conoscenza implicato dall'attività museale o da quello delle gallerie d'arte costruisce la comunicazione come un processo lineare di trasferimento dell'informazione da una fonte autorevole a un ricevente più o meno informato, configurandosi tali siti come contenitori di opere d'arte, raccolte secondo criteri preconfezionati, in molti casi estranei ai fruitori. Tale modello va superato, applicando un approccio culturale che riconosca importanza all'interpretazione dei singoli visitatori e tenga conto dell'esistenza di un pubblico con preparazione differenziata.
L'arte è esperienza estetica, è creazione, e i soggetti, più che limitarsi a fruirla, possono godere dell'universo di possibilità che essa offre, della sua infinita ricchezza di relazioni, idee, sentimenti.
Ognuno di noi può costruirsi la propria relazione con l'oggetto artistico a misura delle personali capacità e competenze. L'eterogeneità delle possibili sollecitazioni artistiche non disorienta se si costruisce passo dopo passo un sistema di scelte e di relazioni a nostra misura.
Obiettivi
La mostra prevede un esito in concrete forme sperimentali e intende:
1) proporre un modello di fruizione attraverso il quale migliorare la qualità emotiva dell'atto cognitivo da essa derivante, favorendo la piena espressione della soggettività del visitatore nella sua relazione con i contenuti offerti, fornendo gli strumenti cognitivi e interpretativi necessari a promuovere un personale e autonomo avvicinamento ai contenuti artistici;
2) elaborare una narrazione multimediale e un sistema di raccolta dei dati, sulla base di un uso integrato di differenti strumenti (fotografie, registrazioni audio e video), basato sulla partecipazione di chi esperisce la costruzione del momento interattivo;
3) elaborare una definizione sociale dei contenuti al fine di creare occasioni di confronto sui percorsi tematici, contestualizzando le opere, permettendo approfondimenti su di esse e sui contesti della loro produzione, rispettando le esigenze interpretative dei visitatori;
4) elaborare una strategia di offerta dei contenuti e di intervento differenziata e calibrata sulle caratteristiche dei visitatori, contraddistinti da diversi livelli di conoscenza, di sensibilità artistica ed emotiva.
L'obiettivo generale è quello di creare condizioni attraverso le quali il visitatore di una mostra sia in grado di cercare informazioni, combinarle e contestualizzarle in base ai propri interessi, alla propria curiosità e alla propria creatività, piegando l'offerta alla proprie istanze di partecipazione emotiva.
Lo spazio della mostra si trasforma, così, in una sorta di spazio utopico e ucronico ove incontrare ciò che non è possibile trovare realmente, e che, addirittura, non corrisponde ad alcuna circostanza reale, ad alcun luogo fisico, ma a un'immagine o proiezione della mente di ciascun visitatore, il quale può esplorare autonomamente associazioni e categorie di senso, affrontare modi di vedere e di sentire le esperienze, le immagini, gli spazi rappresentati, i momenti evocati, gli intrecci personali, eventuali ricordi, secondo percorsi stabiliti dalla propria creatività, variando nel corso del tempo, anche in base alla relazione con gli altri permessa dall'interconnessione che la rete offre.
L'esito qualitativo della conoscenza e dell'apprendimento si costruisce nella prassi, attraverso i propri ricordi, i propri riferimenti culturali, le proprie aspettative, i propri approcci al sapere, con la possibilità di rinnovare costantemente i percorsi e le metodologie.
In buona sostanza, con l'opportunità di dare all'atto conoscitivo una direzione personale.
Descrizione
La prima fase della creazione della mostra è la proposizione delle opere relazionali nella forma in cui l'artista ha scelto di testimoniarle (esperienze relazionali e relativi oggetti) duplicando digitalmente le tracce iconiche delle opere stesse. Ciò rende i materiali da fruire (testuali, iconografici o quali che siano) facilmente accessibili e consultabili secondo itinerari originali.
L'interazione diretta con l'artista, che narra, integra e corrobora di dati le opere presentate, è registrata e riprodotta in ulteriori aree della mostra. Le caratteristiche interattive del sistema impiegato modificano il modo in cui avviene la comunicazione e intende promuovere alternative forme di apprendimento e di elaborazione della conoscenza, più immediate e intuitive, rispetto al percorso obbligato seguito dal visitatore di una mostra convenzionale. Moltiplicando le opportunità di accesso interattivo alle esperienze relazionali si aprono nuove opportunità di elaborazione delle conoscenze, superando il gioco di relazioni non solo a fini comunicativi, ma per agire sinergicamente con il contesto, per rendere dinamica l'esperienza stessa.
Le attivazioni emotive consentono una persistenza di tale acquisizione e la loro trasformazione in prassi.
Si aprono, pertanto, due fronti:
1) l'utilizzo della tecnologia veicola la mostra attraverso nuove forme di diffusione dei contenuti;
2) la tecnologia consente di ripensare la mostra ed essa prenderà nuova forma grazie alle prospettive che la tecnologia stessa offre aprendoci a nuovi modelli e metodologie di progettazione degli spazi espositivi.
Valutazione
Il buon esito della mostra può spingere verso nuove forme di concezione e di progettazione delle mostre stesse. Si possono ripensare gli obiettivi e il marketing culturale in termini di elaborazione di una realtà espositiva dinamica, che consenta la realizzazione di scopi diversi (dal luogo dell'esperienza soggettiva e/o collettiva di apprendimento, di conoscenza, di creatività, di aggregazione, fino a costituire il luogo deputato alla tutela e alla custodia della memoria) e in termini di metodologie di partecipazione e di coinvolgimento del pubblico, che interviene attivamente nella creazione o nella fruizione del proprio patrimonio culturale.
Considerata la ricaduta sociale di ogni incremento culturale, si è pensato di richiedere un finanziamento (pubblico o privato) che preveda all'uscita della mostra, fruita l'esperienza, di ricevere un'offerta (meglio se in servizi culturali): chi partecipa viene remunerato poiché le sue prassi, successivamente, ci si augura siano più evolute e ciò avrà una ricaduta positiva in termini di riduzione della spesa pubblica.