L'opera si compone dell'accostamento del premio per composizione, ricevuto dall'artista da bambino, e dell'originale in bianco di un diploma della Scuola Normale Superiore di Pisa, dell'epoca di Leopoldo II (esemplare rarissimo).
L'opera affronta il problema dell'identità: durante l'infanzia e l'adolescenza si procede per costruirla – il premio per composizione – e poi la si perde continuando gli studi – il diploma della SNS in bianco – o conseguendo un ruolo sociale. Inoltre, l'opera ci rammenta come nessuno abbia diritto di certificare il sapere, non esistendo alcun primo certificatore che certifichi il secondo certificatore, e così via. La convenzionalità dell'atto è occultata dalla valenza sociale preclusiva del certificato stesso (senza il certificato non si accede al ruolo).
Chi è davvero animato dalla passione per la conoscenza non prova alcun interesse per la valutazione altrui, tantomeno per la sua certificazione.
Chiunque lo faccia, sacrifica l'obiettivo principe di tale bellissima esperienza.
Affrontare l'impervio sentiero della conoscenza ha come obiettivo di risultare profondamente cambiati alla fine del viaggio, non di ricavare da parte di terzi la conferma di averlo vissuto.
Precisazione forse necessaria a taluni
L'opera relazionale è scaturita dal normale corso esistenziale senza una preliminare precisa intenzione di crearla. Non è nata sulla base di un'astratta decisione razionale con pretese estetiche ma dalla casualità del verificarsi di eventi, che ci hanno condotto a familiarizzare con essi sino a trascenderne la loro percezione.
Riteniamo che, illuminando l'esperienza comune di rinnovata innocenza interpretativa, ci si apra, quasi automaticamente, alla dimensione artistica. Ricercando la comprensione alla stregua di un bambino, si costruisce il senso del vissuto conquistando le categorie per generarlo.