La tarantella è un tipo di danza tradizionale dell'Italia meridionale, accompagnata da melodie in tempo vivace e metro vario. La tarantella non è un unico genere di danza e riconosce diverse tradizioni regionali (campana, calabrese, pugliese, siciliana) che si ritiene traggano tutte origine dal fenomeno del tarantismo pugliese, sebbene alcuni autori napoletani abbiano suggerito una diversa genesi per la tarantella campana.
Delle tante varianti, la tarantella napoletana è quella che ha ricevuto una codificazione colta (XIX secolo) che ha in parte tradito lo spirito del folklore originario, ha attratto l'interesse della musica classica e ha reso la tarantella un simbolo dell'Italia in tutto il mondo.
La prima fonte storica risale ai primi anni del XVII secolo e sin dal suo primo apparire il ballo è legato al complesso e rituale fenomeno del tarantismo. Mentre conosciamo alcuni motivi sei-settecenteschi di tarantella, non è possibile conoscere con sicurezza le forme coreutiche di quei secoli per mancanza di notazioni coreografiche dell'epoca e riferibili alle classi popolari che praticavano tale danza.
Originatasi probabilmente nella provincia di Taranto, nel XIX secolo la tarantella è divenuta uno degli emblemi più noti del Regno delle Due Sicilie e il suo nome ha sostituito i nomi di balli diversi preesistenti di varie zone dell'Italia meridionale, diventando così la danza italiana più nota all'estero. La diffusione di moda del termine spiega il fatto che oggi vari tipi di balli popolari e musiche da ballo recano il nome di "tarantella".
Molti compositori colti si sono ispirati tra il XVIII e il XX secolo ai motivi e ai ritmi delle tradizioni meridionali, componendo e costituendo un genere a sé di tarantella colta. Una celebre trasposizione colta è quella composta per voce e pianoforte da Gioachino Rossini, intitolata La danza, che fu arrangiata per esecuzione orchestrale, insieme con altri brani pianistici di Rossini, da Ottorino Respighi nel secolo XIX. Altrettanto o più noto, tanto da essersi fatto stereotipo di Napoli (e nel mondo dell'Italia), oltre che della danza stessa, è il tema di tarantella scritto da Luigi Ricci nel 1852 per l'opera La festa di Piedigrotta. Altro esempio nella musica colta è la Tarantella di Fryderyk Chopin del 1841; inoltre da ricordare la Tarantella dal balletto Pulcinella di Stravinskij del 1920 e la Tarantella, tratta dai Dodici pezzi infantili op. 65, composta da Sergej Prokof'ev nel 1936.
Il nome "tarantella" deriva da "taranta", termine dialettale delle regioni meridionali italiane per designare la Lycosa tarentula, un ragno velenoso diffuso nell'Europa meridionale e in particolare nelle campagne di Taranto, da cui prende il nome. In quelle zone il ballo della tarantella è in parte legato alla terapia del morso della tarantola. La tradizione affidava al veleno di questo ragno effetti diversi, a seconda delle credenze locali: malinconia, convulsioni, disagio psichico, agitazione, dolore fisico e sofferenza morale.
Chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola (ma anche da scorpioni, insetti o rettili vari) tendeva a un esagerato dinamismo e ricorreva a terapie coreo-musicali, particolarmente efficaci durante la festività dei santi Pietro e Paolo che, mediante l'insistenza della pratica della danza, provocassero l'espulsione del veleno attraverso sudori e umori. Per lo studio del fenomeno del tarantismo in Italia è fondamentale l'opera di Ernesto De Martino (v. La terra del rimorso). Non tutte le forme di danza erano comunque legate a questo fenomeno: si danzava anche in occasioni pubbliche (festività religiose, pellegrinaggi ai santuari, ricorrenze agricole) e private (matrimoni, battesimi, ecc.) come espressione di religiosità e gioia.
Non è trascurabile l'ascendenza che alcuni storici della musica attribuiscono alla città di Taranto per le origini del ballo, chiamato anticamente Tarantedde.
In entrambi i casi il termine sarebbe poi passato a descrivere tutte le forme di musica e ballo "non colte" del Centro-Sud Italia.
Il tessuto sociale di Napoli è, ancora oggi, fortemente legato alle tradizioni del passato, che si fanno occasioni di aggregazione e giovialità per la comunità partenopea. La tarantella napoletana, di cui a breve ripercorreremo la storia, è stata per molto tempo strumento di conciliazione e convivialità per i cittadini, per i quali la danza popolare resta un caro simbolo.
La tarantella napoletana è un ballo di carattere etnico che si svolge in coppia. Come tutte le altre tarantelle del Sud Italia, la danza porta con sé una serie di significati intrinsechi, codificati con il supporto di costumi evocativi e strumenti precisi. Nel caso della tammurriata – così come viene chiamata in città – i danzatori – vestiti sui toni del bianco, del rosso e del nero – ballano a ritmo allegro e cadenzato, servendosi di nacchere e tamburi. In alcuni spettacoli li si vede addirittura indossare l’iconica maschera di Pulcinella, come a voler sottolineare il legame che il ballo intesse con la tradizione napoletana.
I racconti popolari collocano la nascita della tarantella in epoca greca. Secondo molti, infatti, il ballo venne ideato per inaugurare i culti orgiastici di Dioniso, ragion per la quale per molto tempo fu vietato dalla religione cattolica.
La tarantella come oggi la conosciamo, però, nacque nel Settecento. La danza, messa in scena dai giovani popolani del tempo, aveva una preziosa funzione aggregativa: il fine del ballo era quello di animare celebrazioni religiose e feste di paese.
La tarantella napoletana porta con sé tantissimi diversi significati. Il legame con i culti di Dionisio, infatti, le attribuisce una grande carica erotica, mentre la repressione che ne conseguì arricchisce la danza di un nuovo senso: a seguito della persecuzione cattolica, che si abbattette contro i danzatori, il ballo divenne moto di protesta e simbolo della lotta contro l’oppressione.
In passato, in realtà, alla tammurriata venivano attribuite addirittura proprietà curative. In particolare, la danza era utilizzata come rimedio contro il morso di serpenti e tarantole: la credenza comune vedeva il sudore profuso durante il ballo come capace di eliminare il veleno.
Dal Settecento in poi – quando la tarantella venne accolta non solo dalla tradizione partenopea ma anche dalla religione cattolica – essa diviene una curiosa e allegra espressione dell’energia di Napoli