Il monte Nuovo è un vulcano che fa parte dei Campi Flegrei. Si trova nel comune di Pozzuoli presso il Lago Lucrino. Si formò tra il 29 settembre e il 6 ottobre 1538 a seguito di un'eruzione che distrusse il villaggio medievale di Tripergole. La formazione del Monte Nuovo rappresenta una delle due eruzioni vulcaniche nei Campi Flegrei avvenute in epoca storica, insieme all'eruzione del 1158 alla Solfatara di Pozzuoli.
Il monte è caratterizzato da una folta vegetazione. Sul vulcano crescono piante tipiche della macchia mediterranea, il pino, le ginestre e l'erica.Il vulcano è un'oasi naturalistica aperta al pubblico e manifesta attività vulcanica secondaria, come terremoti e fumarole. Essendo una delle decine di bocche eruttive della caldera vulcanica Campi Flegrei, ne condivide la classificazione geologica.
La dinamica dell'eruzione del Monte Nuovo e la successione degli eventi è abbastanza ben conosciuta grazie ad una serie di testimonianze di alcuni personaggi e cronisti dell'epoca che, per la loro curiosità ed interesse scientifico, furono testimoni in prima persona del fenomeno, recandosi essi stessi sui luoghi dai quali invece gli altri fuggivano, similmente a quanto era avvenuto quindici secoli prima con Plinio il Vecchio durante l'eruzione del Vesuvio nell'anno 79 d.C.
Sabato 28 settembre 1538: Il fenomeno si avviò intorno alle ore 12:00, allorché il mare si ritirò repentinamente di circa 370 m, lasciando sulla riva moltissimi pesci agonizzanti che dai Puteolani, felici, furono raccolti "a carrettate"; è stato calcolato che questo ritiro corrisponda ad un moto bradisismico ascendente di almeno 7,40 m
Domenica 29 settembre: intorno alle ore 8:00 di mattina fu notato che nella piccola vallata posta fra il Monte Barbaro, l'Averno ed il mare, la terra si era abbassata di circa 2 canne (corrispondenti a 4,23 m), dal quale avvallamento fuoriuscì un piccolo torrente sia di acqua fredda e limpida che di acqua tiepida e sulfurea (dunque l'eruzione intaccò sia la falda freatica che vene di acque termali). Verso le ore 12:00 nello stesso avvallamento si andò formando invece un rigonfiamento del terreno, descritto dai cronisti dell'epoca che lo videro formarsi "come quando la pasta cresce"; continuando questo bozzo a crescere, vi si aprirono infine dei crepacci. Verso le ore 20:00 si aprì la prima voragine, il "cumulo di terra" collassò ed ebbe inizio l'eruzione. La piccola valletta si squarciò e dalla spaventosa buca cominciarono a fuoriuscire fuoco, fumo, pietre, cenere asciutta e soprattutto cenere fangosa, il tutto accompagnato da forti boati.
Lunedì 30 settembre (“primo giorno”): per tutta la notte si sentirono forti boati. I Puteolani, investiti dalla pioggia di cenere, fango e pietre, e dai tremori dei terremoti, fuggono verso Napoli. A Lucrino l'eruzione cancella progressivamente il Monticello del Pericolo ed il villaggio di Tripergole postovi sopra, e colma l'insenatura marina su cui questi si affacciavano; parimenti distrugge e seppellisce la sorgente termale chiamata "Bagno di Cicerone" (ovvero "Bagno del Prato") ed i corrispondenti resti della villa di Cicerone detta "Cumanum" (o "Academia"). In giornata il viceré Don Pedro di Toledo viene con tutta la sua corte, molti cavalieri e qualche filosofo ad osservare il fenomeno attestandosi però alla chiesetta di San Gennaro alla Solfatara sia perché il luogo è un punto di osservazione straordinario di tutti i Campi Flegrei, sia perché non era possibile avvicinarsi a Pozzuoli per la fitta caduta delle pietre eruttate.
Cronistoria della formazione del Monte Nuovo
Martedì 1º ottobre (“secondo giorno”): il Monte Nuovo finisce di formarsi nel giro di 48 ore. Nel frattempo da Napoli viene organizzata una processione con il prezioso busto contenente la reliquia della testa di San Gennaro.
Mercoledì 2 ottobre (“terzo giorno”): l'attività eruttiva si modera di molto e il monte diventa visibile quando fumo e ceneri cominciano a diradarsi.
Giovedì 3 ottobre (“quarto giorno”): tra le ore 15:00 e 16:00 nuova fase eruttiva, corta ma violentissima, tanto che "pietre grosse" raggiungono Nisida, spaventando non poco i barcaioli che lì stazionavano.
Venerdì 4 ottobre (“quinto giorno”): il vulcano ritorna in uno stato di quiescenza ed emette solo "poco fumo".
Sabato 5 ottobre (“sesto giorno”): continua la fase quiescente del vulcano che emette "poco fumo". Domenica 6 ottobre (“settimo giorno”): sia la fase di apparente tranquillità del vulcano, che anche la giornata festiva invogliano numerose persone a scalare il nuovo cono. Ma nuovamente tra le ore 15:00 e 16:00 un'improvvisa e violenta esplosione, benché l'ultima, miete ben 24 vittime fra gli incauti scalatori.
I danni provocati dall'eruzione del Monte Nuovo furono piuttosto circoscritti e non andarono oltre il raggio di circa 1 km; i materiali eruttati ricaddero soprattutto in loco: Pozzuoli fu sepolta da 30 cm di ceneri, Napoli da 2 cm (quanto bastò per insudiciare i bei palazzi nobiliari), mentre le ceneri più leggere, portate dai venti, riuscirono a raggiungere il Cilento, la Calabria e le Puglie.
Probabilmente nei mesi (o negli anni) successivi all'eruzione il suolo ridiscese progressivamente: secondo alcuni ritornando alla quota che aveva nel 1530; secondo altri abbassandosi di circa 3 m.
Il villaggio di Tripergole e gli antichi balnea
Il villaggio medievale di Tripergole sorgeva su una collina di Tufo, nei pressi del Lago d’Averno. Il suo nome probabilmente deriva dalle famose tre locande presenti nel territorio, considerate il punto di ristoro per gli avventori in viaggio nella zona.
A seguito dell'opera di Pietro da Eboli, il De Balneis Puteolanis (o il De Balneis Terrae Laboris), scritta nel XIII secolo alla corte di Federico II di Svevia, gli Angioini incoraggiarono la popolazione all'uso delle sorgenti flegree a fini terapeutici. Sul Lago Lucrino, presso una piccola collinetta di tufo (chiamata Monticello del Pericolo) su cui essi avevano edificato un castello, sorse ben presto un villaggio chiamato Tripergole. Esso si sviluppò dove più numerose si addensavano le fonti e gli impianti termali romani, proprio a seguito dell'afflusso dei numerosi malati. Il villaggio, oltre ad avere un certo numero di case, aveva una chiesa nel castello (dedicata allo Spirito Santo e a Santa Marta) ed una seconda chiesa dedicata a Santa Maddalena, un ospedale con circa 30 letti fatto costruire da Carlo II d'Angiò con annessa una farmacia, poi tre osterie per i forestieri, ed infine una casina di caccia reale, ed una cavallerizza.
Con l'eruzione vulcanica del 1538 la topografia del luogo cambia totalmente: viene cancellato completamente il villaggio di Tripergole con tutti i suoi edifici civili, religiosi e militari; scompare il Monticello del Pericolo; vengono totalmente distrutte o sepolte le antiche sorgenti termali di epoca romana che si trovavano presso il villaggio; distrutti per sempre anche i resti della villa di Cicerone chiamata Academia; scompare anche una grande sala termale romana, di forma circolare con sei finestre nella cupola, chiamata "Truglio"; infine, il Lago Lucrino subisce un drastico ridimensionamento, riducendosi ad un decimo di quello che era stata la sua estensione in epoca romana, come appare ancora al giorno d'oggi.
Intorno al 1488, l’architetto fiorentino Giuliano da Sangallo visitò Napoli, Pozzuoli e i Campi Flegrei, fermandosi anche a Tripergole, come dimostra un suo disegno, ed effettuò il rilievo di un ambiente, molto probabilmente romano e forse prossimo al colossale complesso termale di cui rimane solamente il cosiddetto Tempio di Apollo presso il lago d’Averno.
Il De Balneis Puteolanis (in italiano "Delle Terme di Pozzuoli)", il cui nome originale è Nomina et virtutes balneorum, seu de Balneis Puteolanis (ovvero "I nomi e le virtù delle terme, o delle Terme di Pozzuoli") è un carme attribuito a Pietro da Eboli, scritto nell'ultima decade del XII secolo (probabilmente nel 1197), e da lui destinato (come tutte le sue opere) in lode all'imperatore ("Cesaris ad laudem"), cioè, probabilmente, Enrico VI. In esso troviamo un importante valore documentario per la pratica della balneoterapia.
In quest'opera si descrivono le qualità mediche di trentacinque bagni termali nei Campi Flegrei, tra Napoli e Baia, dove le proprietà dei balnea sono affiancate ai ludus del risanamento. Il Balneum Petrolei rende lieti i malinconici e sorridenti i tristi; il Balneum Calatura ridesta l'appetito e sconfigge l'anoressia.