Tuosto, vacante, stuorto e cu’ ‘a ponta. Così la tradizione partenopea vuole il curniciello portafortuna: rigido, cavo, storto e a punta, perché solo così riesce ad allontanare il malocchio. Inoltre, l’amuleto deve essere ricevuto in regalo e mai acquistato per sé, e deve essere realizzato a mano in modo che le influenze positive di chi lo crea accompagnino il portatore.
Indissolubilmente legato a Napoli, il tipico corno rosso ha tuttavia una storia antica che tocca diverse epoche e aree geografiche. A livello simbolico, la cultura partenopea non è l’unica ad avere abbracciato questo particolare oggetto: infatti, ne possiamo trovare traccia nella cultura sumera, cinese e addirittura in quella sciamanica siberiana.
I suoi poteri di amuleto risalgono a credenze del Neolitico, quando le corna degli animali erano considerate simbolo della forza fisica e portatrici di buona sorte. Oggi abbiamo infatti diverse raffigurazioni di personaggi che nell’antichità indossavano elmi con le corna in occasione di eventi importanti, come le battaglie: tra questi Alessandro Magno, Mosè e i faraoni d’Egitto.
Come la storia insegna, la cultura umana è il risultato di stratificazioni: Giungendo in epoche più recenti, il corno napoletano, è stato spesso associato dagli storici alla potenza sessuale: il corno napoletano rappresenterebbe il fallo di Priapo (Dio della Prosperità), ritenuto dai greci, il protettore dalla cattiva sorte. in epoca romana il corno assume così un’ulteriore valenza simbolica, data dalla somiglianza con l’elemento fallico. Adorato da molte popolazioni indoeuropee, il pene rappresenta virilità e fertilità, in grado quindi di favorire la prosperità degli uomini e della terra.
Per arrivare al curniciello partenopeo come lo conosciamo oggi, bisogna però aspettare il Medioevo. È in questo periodo che in Europa si diffonde la convinzione che l’amuleto sia di buon augurio, e anche gli artigiani napoletani iniziano così a produrlo. Il materiale scelto è il corallo, che di per sé era ritenuto magico perché in grado di scacciare il malocchio dalle donne incinte. Il colore rosso, inoltre, si credeva di buon auspicio per il suo legame con sangue e fuoco, simboli della potenza e della vita.
Dal Medioevo ai giorni nostri il portafortuna ha conosciuto a Napoli sempre maggior successo. C’è chi lo tiene sempre con sé per scaramanzia, chi lo espone nel proprio negozio, chi lo strofina prima di un affare o di un’uscita al lotto, gioco che Matilde Serao definiva malattia incurabile dei napoletani.
Nelle botteghe del centro storico, ma anche nelle gioiellerie, si possono trovare oggi cornetti portafortuna di ogni tipo. Cittadini e turisti hanno l’imbarazzo della scelta tra amuleti in terracotta, corallo, plastica, oro e argento. Una variante spesso esposta è quella dell curniciello con lo scartellato, un uomo gobbo, che nella tradizione partenopea porta bene perché si ritiene toccato da Dio.
Il corno è una delle testimonianze del sincretismo culturale e religioso dell’anima napoletana, mescolanza di sacro e profano che convivono in ogni aspetto del quotidiano, tra contraddizioni soltanto apparenti.