Il lago di Agnano si trovava sul fondo del cratere di Agnano, a circa 8 km ad ovest di Napoli. Aveva un perimetro di circa 6,5 km ed era di forma circolare, come buon numero di laghi vulcanici, una profondità compresa tra i 12 e i 15 metri con un livello di m.20 sul livello del mare.
Verso l’anno Mille, per effetto di rivolgimenti del suolo legati al fenomeno del bradisismo, nel cratere di Agnano si formò un grande lago con un perimetro di 7 chilometri.
Fin dal XV secolo le acque del bacino vennero adoperate per la macerazione della canapa. Una lavorazione inquinante che, a lungo andare e specialmente nei mesi estivi, contribuì a intorbidirne le acque e a contaminare l’ambiente circostante. Grande fu l’inquietudine nelle istituzioni deputate alla salute pubblica dell’epoca. L’aria malsana creava frequenti febbri palustri tra gli abitanti, non solo a quelli di Agnano, ma anche a quelli delle vicine Pianura, Soccavo e Fuorigrotta.
Su quelle che erano le sue rive meridionali si trovano le Stufe di San Germano, bagni di vapori sulfurei naturali, poi incorporate nel complesso termale di Agnano. Attraverso dei sentieri che si ramificavano intorno al lago era inoltre possibile raggiungere una serie di grotte in cui si assisteva al fenomeno vulcanico delle mofete, emissioni calde di gas di acido carbonico; tra esse era nota la Grotta del Cane. Le acque del lago apparivano torbide e melmose, tanto che si pensava non ci fosse forma di vita nei suoi flutti.
Al contrario è stata riportata da Oronzio Gabriele Costa la presenza di pesci quali la tinca Tinca tinca e di numerosi crostacei. Presenti sul luogo anche uccelli acquatici, come la folaga Fulica atra, che alimentavano le attività venatorie.
Fin dal 1836, sotto il regno di Ferdinando II, venne messo a punto un progetto di bonifica a cura dal cavaliere Ambrogio Mendia, allora ingegnere direttore delle Acque e Strade. Progetto che non si realizzò per l’opposizione dei proprietari terrieri che temevano la perdita di lauti guadagni. Ma anche per la mancanza di fondi da parte del governo borbonico. L’idea fu ripresa dal 1856 al 1861 con la proposta di imprenditori privati che stabilirono di accollarsi le spese, a fronte della concessione dei territori da essi prosciugati e resi fertili.
Il lago di Agnano (Carta geografica N° 14 Napoli, Ischia, Procida – Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, 1794)
Il 10 febbraio 1861 venne firmata la convenzione con Domenico Martuscelli, banchiere di Napoli e proprietario della Società Anonima Napoletana; l’obbligo dettato dal Governo di Roma fu che l’opera venisse ultimata in 5 anni, pena la perdita di ogni diritto sui terreni prosciugati e delle spese fatte.
I lavori di bonifica iniziarono nel 1865 e proseguirono fino al 1870 con il prosciugamento del bacino. L’intervento constò di due fasi: fu costruito un emissario che passando sotto il Monte Spina scaricava le acque del lago direttamente nel mare di Bagnoli, successivamente il fondo del bacino fu riempito per colmata, poiché la differenza di livello rispetto al piano dell’emissario non permetteva il deflusso delle acque.
La bonifica ebbe però un effetto secondario del tutto imprevisto: grazie al prosciugamento, infatti, furono portate alla luce decine di sorgenti termali che tappezzavano il fondo del lago e che ora, liberate dalle acque che avevano alimentato per centinaia di anni, sgorgavano e ribollivano nuovamente dal suolo. Tale episodio fu per anni trascurato, fin quando non si pensò di dare nuova vita alle strutture termali che in epoca romana erano così fiorenti.
Per migliorare le condizioni ambientali nell’intero comprensorio già in gran parte risanato dalla bonifica ottocentesca furono successivamente realizzate una serie di opere complementari (ulteriori vasche e canali).
Si giunse così al 1934 quando con Decreto Regio n°4984 si costituisce sugli 845,16 ettari del bacino idrografico il “Consorzio di Bonifica della Conca di Agnano” classificato di bonifica integrale.
A seguito dell’aggregazione dei territori dei Bacini Flegrei disposta con decreto del Presidente della Giunta Regionale Campania n°764 del 13 novembre 2003 pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania n°58 del 9 dicembre 2003, emesso in applicazione alla L.R. n.4/2003, il comprensorio consortile è stato ampliato ad ha 5.594, modificando così anche la denominazione dell’Ente in “Consorzio di Bonifica della Conca di Agnano e dei Bacini Flegrei”.
Schema di costruzione del "traforo" che svuotò l'invaso del lago di Agnano. Circa 1500 metri la lunghezza di cui 1200 in galleria con un’altezza di 2,5 metri e una larghezza di 1,5 m. Una larghezza che consentiva il lavoro di un solo uomo per volta. Per il ricambio dell’aria numerosi furono i pozzi di ricambio dell’aria
Oggi le terme di Agnano sono una realtà a beneficio non solo degli abitanti dei Campi Flegrei, ma anche di una moltitudine di turisti, attratti dalla bellezza della struttura e dalla possibilità di fare un tuffo nel passato, ammirando i resti archeologici dei tempi antichi.