L'isola Pennata è un relitto del cratere del lago Miseno, fa parte del comune di Bacoli, è costituita da tufo giallo e la ricchissima vegetazione e i resti di strutture in laterizio dimostrano che fu una zona densamente popolata, traforata da almeno 14 cavità artificiali, la gran parte delle quali è oggi semi-sommersa, lunga circa 550 m
Il nome "Pennata" è già ricorrente in un documento dell'Imperatore Costantino del IV sec. d.C. Su questo isolotto, essi in alcuni punti arrivano anche a una altezza di mt. 3,5 e sono strutture costruite con tecniche di vario tipo.
Noto come "Punta Pennata" è ciò che rimane di una sottile penisola collegata a Punta del Poggio, che già in epoca greca e successivamente in età romana, fungeva da naturale diga foranea dell'antico porto di Miseno e quindi aveva la funzione di smorzare l'intensità del moto ondoso e magari fungere anche da protezione militare.
L'attuale aspetto, che la resa più simile ad una piccola isola, è dovuto alle conseguenze di una successione di onde anomale generate da un terremoto registratosi nell'inverno del 1967 ma che proprio per effetto dei terremoti e del bradisismo aveva già perso definitivamente tutte le strutture che la caratterizzavano.
Rilievo topografico delle strutture sommerse del porto romano di Miseno in rosso
Infatti, la presenza di numerosi ruderi di epoca romana sommersi e altri sepolti o nascosti dalla vegetazione documentano come quella lingua di costone tufaceo fosse invece "urbanizzata" ovvero organizzata con strutture edili sulle quali si sono sviluppate nel tempo diverse interpretazioni da parte di esperti.
C'è infatti chi vede in quei ruderi i resti di un antica villa patrizia, così come riportato in alcuni estratti letterari, dove si fa riferimento alla Villa di Lucullo e quindi con una destinazione residenziale. Ma altri, invece, hanno interpretato quei residui come parte di una struttura militare riconducibile addirittura alla sede del comando delle legioni ovvero il praetorium misenate.
Quello che è certo lo documentano le tecniche edilizie con le quali sono state realizzate le dette strutture, dove oltre ad alcune più profonde in cementizio si riscontrano tratti in opera laterizia, reticolata e vittata che collocano temporalmente queste costruzioni come realizzate a partire dal I sec. d.C. e con interventi edili di sistemazione riconducibili al II sec. d.C.
Ma che la penisola fosse stata nel tempo adeguata all'utilizzo come diga foranea lo dimostra la presenza di cavità che l'attraversano che sembrano fatte apposta per consentire il normale flusso delle acque al fine di evitare l'accumulo di sabbia all'interno del porto ma che di fatto stanno contribuendo alla lenta erosione del costone tufaceo, oltre che per il passaggio di piccole imbarcazioni come dimostrato dai ritrovamenti archeologici.
Carta archeologica di Misenum (Beloch, 1890)
Immagine fine 800
Grotta del Corallo - il tunnel che attraversa l’isolotto di Punta Pennata, nella sua estremità meridionale, con pareti verticali e volta a tutto sesto, che in epoca romana veniva utilizzata quale via di comunicazione dalle piccole imbarcazioni, le quali potevano evitare di circumnavigare la punta del promontorio. Il tunnel non era dunque destinato al transito pedonale ma alla navigazione poiché, grazie al calcolo delle quote di sommersione, determinate dal bradisismo, si capisce che già in epoca romana la cavità era occupata dal mare. Infatti, in corrispondenza di questo passaggio, si interrompe anche la banchina sommersa ubicata lungo il versante interno del bacino del porto di Misenum, per lasciar posto ad un ampio canale.