Sulle pensioni
2026
2026
3 Marzo 2026 alle 0:19 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Sig. FrancoGiuseppe, le posso descrivere alcune mie caratteristiche (nessuno conosce me meglio di me stesso):
1. Ho piena consapevolezza di me stesso: conosco il mio valore e quindi sono in grado di riconoscere il valore degli altri
2. Sono disponibile all’ascolto: sono aperto alle visioni degli altri, per comprendere il loro punto di vista, e vedere le cose dal loro stesso punto di vista, senza necessariamente condividerle
3. Non mi ritengo superiore agli altri: posso confrontarmi solo con me stesso, e non giudico gli altri
Lei non troverà mai nelle mie espressioni qualcosa contro la persona, ma solo osservazioni critiche verso le idee.
Io coltivo la visione interiore, riconosco che i nemici non sono gli altri ma sono dentro noi stessi e si chiamano desideri, invidia, gelosia, rabbia, odio.
Tendere verso il cielo (Dio), piuttosto che rimanere legati alla terra (uomo), è la mia più grande aspirazione.
L’umiltà (in quanto essere umano) lega alla terra. La consapevolezza di sé (in quanto anima divina) fa spiccare il volo verso il cielo.
Ma, sig. FrancoGiuseppe, non sono proprio sicuro di essermi fatto comprendere da lei.
Ma va bene così.
2 Marzo 2026 alle 21:23 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Quando il sig. FrancoGiuseppe cita Salvini e Durigon fa forse riferimento alle versioni 2.0 di Wanna Marchi e figlia?
Oh, no, sig. FrancoGiuseppe! Io non mi occupo né di sciogli-pancia dei telespettatori, né dei mal-di-pancia degli elettori.
La mia credibilità è in buone mani. È affidata alla Bellezza, alla Verità, perché “Bellezza è verità, verità bellezza” come scrisse l’ultimo dei poeti romantici John Keats nella sua “Ode su un’urna greca”.
Non a caso ho dedicato il mio libro “L’economista in camice” alla Bellezza:
“Alla bellezza,
che mi ha guidato nella scoperta
di leggi comuni
al mondo economico e informatico,
sostenendomi e incoraggiandomi
quando consolidate certezze
sembravano vacillare
alla sola ombra del dubbio”
(FONTE: https://www.aracne-editrice.it/pdf/9788825521825.pdf).
Chiunque riuscisse a leggere nella mia mente, vedendo la bellezza che ha modellato le mie idee, non potrebbe che esclamare “Oh wow! Oh, wow! Oh, wow!”
Non sono l’oracolo di Delfi. Né propongo profezie “sibilline” di interpretazione ambigua, che faceva la Sibilla Cumana, che a chi le chiedeva se sarebbe tornato dalla guerra rispondeva scrivendo su delle foglie: “Andrai, tornerai, non morirai in guerra”.
Ma poteva accadere che una folata di vento spostasse la posizione delle foglie, per cui la profezia diventava: “Andrai, non tornerai, morirai in guerra”.
No, sig. FrancoGiuseppe, io non sono l’oracolo di Delfi, né faccio profezie.
Io sono l’unico economista digitale sulla Terra che ha creato l’Economia Informatica che è il cuore dell’economia digitale, e faccio predizioni (non profezie).
La mia predizione è la seguente:
come un Centro di Elaborazione Dati caratterizzato da automazione e intermediazione digitale si comporta come una nazione digitale su scala ridotta, così una nazione caratterizzata da elevata automazione e intermediazione digitale si comporterà come un Centro di Elaborazione Dati su scala più ampia.
Nessun economista tradizionale conosce il funzionamento di un Centro di Elaborazione Dati come lo conosco io.
Nessun informatico tradizionale che conosce il funzionamento di un Centro di Elaborazione Dati conosce la modellistica economica come la conosco io.
Ecco perché io sono l’unico economista digitale sul pianeta Terra!
Sig. FrancoGiuseppe, sia sincero e mi dica la verità: ma lei davvero pensa che al mio livello di pensiero i miei interlocutori possano essere Salvini e Durigon?
Ho detto che chiunque riuscisse a leggere i miei pensieri non potrebbe che esclamare “Oh wow! Oh, wow! Oh, wow!”. Sono le parole che Steve Jobs pronunciò in punto di morte.
Lei sa, sig. FrancoGiuseppe, quale fu l’ultimo regalo che Steve Jobs fece ai suoi amici e conoscenti?
La sorprenderà sapere che Steve Jobs ed io abbiamo in comune la medesima esperienza spirituale, che potrà conoscere solo vedendo dall’inizio alla fine il video su Steve Jobs al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=zdyiUGKTpGg.
E allora, sig. FrancoGiuseppe, ora che lei sa che io cammino a tre metri sopra il cielo, davvero può pensare che io possa preoccuparmi della mia credibilità, e di ciò che il mondo possa pensare di me?
2 Marzo 2026 alle 16:08 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Qualche volta è giusto fare anche ciò che non è giusto fare?
La mente umana non riesce a varcare il confine tra ciò che è giusto fare e ciò che non è giusto fare, e per questo entra in conflitto con se stessa senza riuscire a risolvere il conflitto.
Questo conflitto viene messo bene in luce nel film “Assassinio sull’Orient Express” (al quale rimando indicando il link collocato in fondo a questo mio commento).
Quando rimando i lettori alla visione di un particolare film, è non già per avallare le mie argomentazioni, bensì per stimolare il pensiero ad una riflessione più profonda da maturare tra sé e sé in silenzio.
Il film è in lingua inglese, ma credo che le immagini e le espressioni dei personaggi (in particolare il personaggio di Hercule Poirot interpretato dall’attore britannico David Suchet) siano sufficienti a trasmettere ciò che non si riesce a comprendere in lingua inglese.
In breve la trama è la seguente.
Dodici persone si riuniscono per prendere il treno Orient Express dove viaggia sotto falso nome un uomo d’affari (il cui vero nome si scoprirà essere Cassetti).
Anni addietro Cassetti rapì la piccola Daisy di 5 anni per ottenere il riscatto. Pagato il riscatto, la piccola Daisy fu trovata morta. La madre per il dolore perse il bambino che aveva in grembo, il padre si suicidò, ed anche la cameriera si suicidò per essere stata incolpata innocentemente di essere stata complice nel rapimento della piccola Daisy.
Cassetti fu processato, ma grazie all’intervento della criminalità organizzata, riuscì ad essere assolto e si rifugiò in America con il denaro del riscatto.
Dodici persone che erano in stretti rapporti con la famiglia della piccola Daisy Armstrong decisero di farsi giustizia da sé. Più precisamente, decisero di affermare quella giustizia che la Giustizia stessa non aveva affermato.
Le dodici persone assunsero il ruolo di dodici giurati, proprio come prescriveva la legge inglese, ed emisero la sentenza di colpevolezza con la conseguente condanna a morte per Cassetti. Giurati autoproclamatisi giudici e poi boia.
Venne il momento dell’esecuzione: Cassetti fu drogato, immobile, ma mantenuto in stato di coscienza perché fosse consapevole di cos’era stato accusato.
Dodici giurati, dodici pugnalate. Esecuzione avvenuta.
Poirot fu pregato dal direttore della Compagnia ferroviaria di indagare sul caso di omicidio.
Intanto, a causa dell’abbondante neve, il treno si era dovuto fermare in Jugoslavia in attesa di soccorsi.
Poirot scoprì che i dodici viaggiatori avevano commesso l’omicidio ed era pronto a denunciarli alla polizia jugoslava. A nulla erano valse le argomentazioni delle dodici persone oramai scoperte.
Poirot non poteva in nessun modo accettare che le persone possano farsi giustizia da sé. No! NO! EPPOI NO!
Se la Giustizia cade, se commette degli errori, bisogna fare del tutto per rialzarla e portarla ancora più in alto. Ma MAI, MAI, IN NESSUN MODO si può ricorrere a farsi giustizia da sé.
Le dodici persone rimanevano nella loro convinzione che giustizia andava fatta, e che come responsabile dell’omicidio di Cassetti si poteva incolpare uno della malavita organizzata che travestito da ferroviere aveva commesso il delitto. D’altra parte, era stata ritrovata una divisa che non apparteneva a nessuno dei ferrovieri del treno.
Arriva la polizia Jugoslava. I dodici passeggeri scendono dal treno. Anche Poirot scende dal treno assieme al direttore della Compagnia ferroviaria e si dirige verso il capitano della polizia jugoslava.
QUESTO È IL MOMENTO CULMINANTE.
Poirot spiega al capitano che un intruso era salito sul treno e travestito da ferroviere aveva ucciso Cassetti. Il bottone che mancava alla divisa di ferroviere ritrovata ne era la prova.
Poirot si volta indietro per guardare in viso le dodici persone che rimanevano attoniti, sbalorditi da questo cambiamento di pensiero di Poirot, e al tempo stesso sollevati per come era andata a finire.
Intanto Poirot si allontana, a passi lenti, lungo un sentiero innevato senza una meta, trattenendo a stento il pianto per non aver fatto ciò che avrebbe dovuto fare e cioè denunciare le dodici persone che si erano fatte giustizia da sé.
Ma altri sentimenti animavano l’animo di Poirot oltre alla Giustizia: la Compassione che si prova nel condividere l’infelicità altrui, l’Indulgenza nel cancellare una colpa commessa da chi “è senza peccato” come aveva affermato la bambinaia alla quale era stata affidata la sua bambina (anche se non sua figlia) piccola Daisy di 5 anni.
Ma la giustificazione di aver fatto la cosa giusta da fare anche se non era la cosa giusta da fare non era sufficiente per Poirot. Da qui, nasce un profondo conflitto interiore impossibile da sanare.
I lettori interessati a sapere come si vive il conflitto di “fare la cosa giusta anche quando non è la cosa giusta da fare” possono visionare il film “Assassinio sull’Orient Express” al seguente link su youtube: https://www.youtube.com/watch?v=Uc4sn3_e4g4, in particolare dal momento 1:18:00 fino alla fine (in alternativa si può visionare il video al link lohttps://www.youtube.com/watch?v=_g2zRMkKUyk).
MORALE PER I LETTORI DI PENSIONIPERTUTTI.
Giusto o non giusto scioperare? Equa o non equa la Quota 100?
Ebbene, dinanzi al conflitto di fare la cosa giusta o la cosa equa, anche quando non è la cosa giusta o la cosa equa da fare, le nostre domande si sciolgono alla coscienza di ciascuno di noi, come fredda la neve si scioglie al caldo sole.
1 Marzo 2026 alle 20:49 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Nel presente articolo il sig. Lesso afferma: “Quota 100 ha comportato per l’INPS un anticipo pensionistico (62 anni età + 38 contributi) con un impatto economico stimato in circa 30 miliardi di euro fino al 2028”.
Vista la meticolosità con cui il sig. Lesso riporta i dati, ritengo che la spesa di 30 miliardi per Quota 100 sia un dato affidabile (dall’entrata in vigore della Quota 100 nel 2019 fino al 2028 e cioè per 10 anni).
Riguardo agli scioperi, invece, Conflavoro riporta che si perdono 5,5 miliardi all’anno (FONTE: https://www.conflavoro.it/scioperi-disservizio/, 3 ottobre 2025).
Diciamo pure che dal 2019 al 2028 si perdono 4 miliardi l’anno, per complessivi 10 x 4 = 40 miliardi di euro.
CONCLUSIONE.
In 10 anni (dal 2029 al 2028) gli scioperi fanno perdere 40 miliardi di euro, rispetto ai 30 miliardi di euro di Quota 100.
Nell’articolo di Conflavoro che ho citato prima si afferma: “Il diritto allo sciopero è sacro, ma in Italia è spesso ostaggio di sindacati che, facendo politica, lo strumentalizzano.”
Ognuno tragga le proprie conclusioni (ma immagino già quale potrà essere la prossima critica su Quota 100).
1 Marzo 2026 alle 18:19 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Sig. Diridero, so che lei è un lavoratore dipendente.
Lo so con certezza perché in un suo commento lei afferma (cito testualmente):
“io sono libero di continuare a scioperare, quando chiamato a farlo, per tutelare legittimamente i diritti e la dignità lavorativa personale e di tutti (sciopero generale) e continuerò ad invitare gli altri lavoratori a farlo perché se il lavoro serve a dare dignità deve essere realmente dignitoso, equamente retribuito e deve garantire “una vita” al di fuori dell’ orario di lavoro…”
Solo un lavoratore dipendente può permettersi di scioperare.
Lei saprà certamente che il lavoratore versa il 10% del proprio salario lordo in contributi previdenziali, mentre l’azienda ne versa il 23% del suo salario lordo. Lo dice la legge, e per lei va bene così. Non è vero?
Io per 9 anni sono stato lavoratore autonomo a partita IVA ed ho versato il 27% del mio salario lordo in contributi previdenziali. Lo dice la legge, e per me va bene così.
Mi corre l’obbligo di precisare che, pur essendo lavoratore a Partita IVA, non ho mai evaso le tasse e non ho mai colto l’occasione di percepire i vari bonus di 600 e 800 euro che lo Stato dava a favore delle partite IVA ai tempi del Covid. Ad averne diritto anch’io dei bonus di 600 e 800 euro me lo disse il mio commercialista, e avrei potuto chiederli anche se non avevo avuto un calo di fatturato.
Io dissi al mio commercialista che, non avendo avuto calo di fatturato, ritenevo inopportuno accedere ai bonus.
Qualcuno mi fece osservare che magari avrei potuto comunque chiedere i bonus da 600 e 800 euro per totali 1.400 euro e che avrei potuto magari distribuirli a chi ne avesse avuto bisogno.
Ci ho riflettuto sopra ed ho pensato che l’idea di devolvere i 1.400 a più bisognosi era una buona idea (100 euro a uno,150 a qualcun altro, 250 a chi aveva il conto in banca in negativo, e così via).
Aderii quindi a tale iniziativa. Ma ad una condizione: i soldi, i 1.400 euro li avrei sborsati io, di tasca mia, senza chiedere i soldi allo Stato. Ciò che sto affermando ha testimoni, se non altro perché ho versato i soldi alle persone bisognose tramite Postepay.
LEZIONE DI VITA: anche se sei in difficoltà economiche, sappi che puoi sempre aiutare qualcun altro che ha difficoltà maggiori delle tue. Questo si chiama SOLIDARIETÀ SOCIALE. È certamente di natura diversa da quella “solidarietà sociale” che si realizza scioperando.
Non essendo io dotato di macchina, dovendo necessariamente ricorrere ai mezzi di trasporto pubblico, essendo a Partita IVA e quindi particolarmente ricercato da parte dei Clienti che contano più sugli esterni che sui propri interni proprio in occasione degli scioperi, si può comprendere come gli scioperi mi potessero mettere in gravi difficoltà. Ma la COSTITUZIONE CONSENTE IL DIRITTO DI SCIOPERO!
La legge consente ad alcuni lavoratori come lei, sig. Diridero, di scioperare così come ha consentito ad alcuni lavoratori come me di andare in pensione con Quota 100.
Non avendo dati alla mano, non saprei proprio dire se a recare maggior danno alla collettività siano gli scioperi o la Quota 100.
28 Febbraio 2026 alle 11:59 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. FrancoGiuseppe in data 27 Febbraio 2026 alle 21:42.
Sig. FrancoGiuseppe, non si preoccupi, nessuno sottintende una sorta di invidia da parte sua riguardo ai pensionati di Quota 100. Il suo è un pensiero cristallino, noto e chiaro a tutti.
Chi ha beneficiato di Quota 100 non può ammettere che si tratti di una norma iniqua, per le seguenti ragioni:
1. Chi ha usufruito di Quota 100 ne ha tratto un vantaggio e quindi non può andare contro se stesso (nessuna persona che sia razionale sarebbe disposta a rinunciare ad un vantaggio. “chiunque di noi l’avrebbe fatto”, come lei stesso afferma, sig. FrancoGiuseppe)
2. La Corte Costituzionale si è espressa riguardo alla legittimità di Quota 100 e, in particolare, non rileva iniquità riguardo alla non cumulabilità della pensione Quota 100 con altri redditi da lavoro (eccetto per lavori occasionali fono a 5.000 euro lordi l’anno). In altre parole, la Corte Costituzionale ritiene ammissibile che chi va in pensione con Quota 100 non possa avere altri redditi da lavoro, a meno che si tratti di un lavoro occasionale di importo massimo di 5.000 euro lordi annui.
Ricorro ad una metafora per chiarire il pensiero.
I signori Quota (62+38=100) erano seduti al tavolo del lavoro assieme ai signori Quota (61+39=100), Quota (63+37=100) e persino con i signori Quota (60+40=100).
Chi dava le carte per andare in pensione non era la dea Fortuna bendata. No.
Chi dava le carte per andare in pensione era un signore che portava sì gli occhiali, ma che ci vedeva assai bene, soprattutto per quanto concerne le casse dello Stato.
Questo signore ha dato le carte solo ai signori Quota (62+38=100), i quali non pensano affatto di essere stati “fortunati” in quanto la dea Fortuna non era lei a dare le carte.
I signori Quota (61+39=100), Quota (63+37=100) e Quota (60+40=100) e tanti altri ancora, che non erano Quota 100 anche loro puntavano a ricevere le carte, in quanto anche loro hanno versato quanto di dovere.
Invece no: le puntate dei signori NO Quota (62+38=100) sono confluite ai signori Quota (62+38=100).
Il principio economico in base al quale “non si servono pasti gratis” significa che ciò che qualcuno riceve come beneficio (se di “beneficio” vogliamo parlare) viene pagato da qualcun altro che dal beneficio viene escluso. È il gioco a somma costante: 1+3 = 2+2 (uno ci guadagna e un altro ci perde: alcuni chiamano questo comportamento “gioco a somma zero” ma è una dizione errata).
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è rivolta proprio verso quel signore con gli occhiali (ma che ci vede assai bene) per mostrargli come sia possibile trasformare un gioco win-lose (c’è chi vince e c’è chi perde) in un gioco win-win (dove tutti vincono).
Consiglio a tutti i lettori di guardare il seguente video tratto da “A Beautiful Mind” che tratta della vita del matematico John Nash: https://www.youtube.com/watch?v=otXcQfzLC5M. (NOTA: per saltare la pubblicità, riposizionarsi sulla barra di youtube dove è riportato l’indirizzo del link, e dare nuovamente l’invio).
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin si ispira al cosiddetto “equilibrio di Nash”, e tale equilibrio viene raffigurato nel principio win-win-win-win posto in fondo all’articolo dal titolo “E se a pagare le nostre pensioni fossero (anche) i robot? Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin”, a firma di Erica Ventitti pubblicato in data 13 febbraio 2024 su pensionipertutti: https://www.pensionipertutti.it/e-se-a-pagare-le-nostre-pensioni-fossero-anche-i-robot-proposta-perfetto-armiliato-gibbin/
Infine vorrei aggiungere questo:
• John Nash ha rivisto il pensiero di Adam Smith (ritenuto il padre fondatore dell’economia moderna) perché giudicava il pensiero di Adam Smith incompleto.
• Claudio Maria Perfetto ha rivisto l’intera economia moderna perché l’ha giudicata senza la componente informatica-digitale, l’ha giudicata incompleta per l’era digitale, e allora ha esteso l’Economia moderna completandola con l’Economia Informatica.
27 Febbraio 2026 alle 21:39 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Nei miei post ho spesso citato l’Economia Informatica. Probabilmente alcuni lettori si saranno domandati cosa sia.
Ho appena caricato sul mio sito due presentazioni che illustrano l’Economia Informatica, perché inserirò i loro link nella mail che intendo inviare alla Corte Costituzionale, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Università e della Ricerca e al Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Questo è il link alla descrizione della Proposta Insegnamento Economia Informatica: https://drive.google.com/file/d/1tb8w6aTG3w02JMU8smo9TaaAUMFSwkid/view
Questo è il link al Piano di Studio della Economia Informatica: https://drive.google.com/file/d/1o7ZempPpEwKb30EUHSU9T7vGimsOpbfT/view
Se qualche lettore non ci capirà nulla, non abbia timore; anche i docenti universitari di economia e di informatica non ne capiscono nulla di economia digitale né tanto meno di Economia Informatica che è il cuore palpitante dell’economia digitale. Sarà sufficiente che i lettori interessati vedano le fotografie, proprio come fanno i bambini. E se qualche lettore è anche genitore di figli che frequentano l’università, potrà rendere loro noto dell’esistenza di tali documenti.
Noi stiamo qui a parlare del più e del meno su Quota 100, Legge Fornero e compagnia bella.
Ma qui sono in gioco – veramente in gioco – non tanto le nostre vite; ma le vite dei vostri figli e (per quanto mi riguarda) dei nostri nipoti.
27 Febbraio 2026 alle 18:22 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Quando si parla di Quota 100, è pressoché impossibile non ricordare il Prof. Giuliano Cazzola, noto come il “Body Guard” della Legge Fornero.
Nel suo libro “La guerra dei cinquant’anni. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico”, al capitolo 11 intitolato “Elezioni politiche del 4 marzo 2018: arrivano i barbari”, a pag. 208 si legge testualmente:
“Purtroppo è prevalsa la fretta di comunicare ai soli fini elettorali la parola magica “quota 100”, un provvedimento a debito, a spese delle giovani generazioni e con molte pecche: non cancella la riforma Fornero, non risolve la flessibilità in uscita, si disinteressa dei giovani, è solo una misura sperimentale e a tempo […] dopodiché, si torna a “casa Fornero” […]”.
Sempre a pag. 208 si legge:
“Solo un “liberi tutti”, compresi quelli che ancora potrebbero tranquillamente lavorare, mentre è reintrodotto il divieto di cumulo mettendo in panchina – quando va bene – o a “nero” molti neopensionati; non è servita neppure come staffetta generazionale”.
CONCLUSIONE
È un giudizio alquanto severo su Quota 100, come ammette lo stesso Prof. Cazzola “ex post”, cioè nel 2021 quando è uscito il suo libro.
Tuttavia, anche “ex ante”, nel 2018, cioè prima che venisse introdotta nel 2019 Quota 100, l’allora Presidente INPS Tito Boeri aveva sollevato l’allarme basato su simulazioni: “mancano risorse per il 2020 e il 2021” (FONTE: https://www.repubblica.it/economia/2018/11/15/news/pensioni_boeri_per_quota_100_mancano_le_risorse_per_il_2020_e_il_2021_-211720352/ ).
Su Quota 100, quindi, si presentavano due schieramenti inconciliabili: il Governo a favore (per fini elettorali), l’INPS a sfavore (per mancanza di risorse).
Anche per i lavoratori si presentavano due schieramenti inconciliabili: lavoratori a favore (per chi rientrava con requisiti minimi di 62 anni di età e 38 di contribuzione), lavoratori a sfavore (per chi aveva requisiti 39 di contribuzione ma 61 di età, oppure requisiti 63 di età ma 37 di contribuzione).
Ancora oggi (come si osserva nell’articolo della Dott.ssa Venditti) i lavoratori e pensionati si trovano su schieramenti inconciliabili. Che cosa dire?
Per chi ha potuto usufruire di Quota 100 nessuna spiegazione è necessaria. Per chi non ha potuto usufruire di Quota 100 nessuna spiegazione è sufficiente.
27 Febbraio 2026 alle 15:35 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
A distanza di 6 anni discutiamo di Quota 100…
Durante questi 6 anni ho visto come sono cambiate le posizioni dei lavoratori nei confronti della Legge Fornero: da “maledetta” a “benedetta”.
La benedizione alla Legge Fornero deriva più che altro dal timore che possa essere peggiorata (come in parte è avvenuto aggiungendo le finestre di attesa alla pensione anticipata ordinaria Fornero).
I lavoratori benedicono la Legge Fornero perché la ritengono giusta (in quanto non trasferisce alle generazioni future i costi sostenuti per le pensioni anticipate della generazione corrente); ed equa (perché si è raggiunta la convergenza di pensionamento a 67 anni sia per gli uomini che per le donne, e perché man mano si procede con gli anni si percepisce la pensione in base ai soli contributi versati).
Il pensare di ricorrere alla generazione robotica per supplire alla carenza di lavoratori attivi a causa della denatalità; il pensare di far versare i contributi previdenziali anche alla generazione robotica per poter finanziare le pensioni future; il pensare di poter mandare in pensione i lavoratori e le lavoratrici con il minimo di 62 anni di età ed il minimo di 35 anni di contribuzione per favorire il ricambio generazionale; il pensare di mandare in pensione i lavoratori e le lavoratrici con un minimo di 41 anni di contribuzione e indipendentemente dall’età anagrafica senza le finestre di attesa sia nel privato che nel pubblico; ebbene, tutto ciò è così lontano dalle aspettative dei lavoratori da divenire ipotesi del tutto irrealistiche.
E allora, vada per la Legge Fornero, magari eliminando le finestre (che non rientrano nella formulazione originaria della legge Fornero) ma comunque lasciando inalterato l’aggancio all’aumento dell’aspettativa di vita (che è il cuore del meccanismo automatico che attribuisce il carattere strutturale alla Legge Fornero).
E allora, mio malgrado ma conformemente alla condotta di promettere agli elettori ciò che gli elettori desiderano, il consiglio che mi verrebbe da dare a chi vuole vincere le prossime elezioni politiche è questo:
ripristineremo la Legge Fornero nella sua versione originale, senza le finestre di attesa.
26 Febbraio 2026 alle 14:32 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo ai commenti del sig. FrancoGiuseppe in data 26 Febbraio 2026 alle 7:23 e in data 26 Febbraio 2026 alle 10:40.
Sig. FrancoGiuseppe, premetto che il “tanto peggio tanto meglio” non è contemplato nella mia filosofia di vita, la quale, invece, si ispira all’imperativo categorico di Kant: agisci in maniera tale che chiunque altro possa agire come te.
Aggiungo che, non essendo interessato a raggiungere la ricerca del consenso popolare, non sono nemmeno interessato al fatto che ad altri possa piacere o meno la mia filosofia di vita.
Hoc mea sufficit: ciò (la mia filosofia di vita) è sufficiente per me.
A me non disturbano le norme ad personam: se vengono poste in atto, vuol dire che la legge lo consente. “Dura lex, se lex”: La legge è dura, ma è la legge (si sente spesso dire). Io aggiungerei “Mollis lex, sed lex” (la legge è morbida, ma è la legge).
Per quanto riguarda la sperimentazione delle norme in economia e nella società, sia di tipo pensionistico che di tipo fiscale, devo dire che non sono affatto sorpreso e nemmeno contrario. E lo spiego portando a testimonianza la mia esperienza lavorativa.
Quando dovevo garantire agli utenti determinati livelli di servizio in ambito informatico, dovevo tarare, calibrare i parametri di sistema per fare in modo che i livelli di servizio venissero onorati.
Questo significa che occorre impostare i parametri di sistema in un certo modo, rilevare i dati prestazionali, confrontarli con gli obietti di servizio e qualora ci fosse stato uno scostamento, intervenire nel modificare i parametri di sistema. Questa procedura si chiama in gergo tecnico Performance Management, ovvero si riducono risorse elaborative a chi riceve un servizio migliore di quello che deve essere garantito, e si aumentano risorse elaborative a chi riceve un servizio peggiore di quello che deve essere garantito. In altre parole, si sta facendo esattamente quello che il Governo fa con la Politica Fiscale: redistribuzione delle risorse.
Se analizzando di volta in volta i report prestazionali si osserva che non si raggiungono gli obiettivi desiderati nonostante gli interventi migliorativi effettuati con il Performance Management, allora si ricorre alla metodologia di Capacity Planning, in cui si analizza la quantità di risorse da aggiungere al sistema in modo da garantire a tutti gli utenti gli obiettivi di servizio stabiliti. In altre parole, si sta facendo esattamente quello che il Governo potrebbe fare con la Politica Monetaria: immettere nel circuito monetario una maggiore quantità di moneta.
ATTENZIONE! Ho detto “quello che il Governo POTREBBE fare con la Politica Monetaria”.
Sappiamo che la Politica Monetaria è sotto il controllo della Banca Centrale Europea. Quindi, il Governo italiano non ha alcun margine di manovra per andare oltre la Politica Fiscale, e quindi entra in uno stato di “loop”, in un circolo senza fine, in un riduci Irpef di qua e aumenta accise di là, taglia i trasferimenti statali a regioni e comuni e aumenta le addizionali regionali e le addizionali comunali, e così via. In altre parole, il Governo è soggetto a continue tarature, calibrazioni a continui “esperimenti sul campo”.
Ho voluto dire questo perché con la mia idea di dotare lo Stato di una moneta digitale di Stato nazionale, circolante solo in Italia, il Governo avrebbe modo di esercitare la Politica Monetaria interna e quindi estendere i limiti della Politica Fiscale per garantire i livelli di servizio adeguati ai cittadini (Servizio Pubblico Previdenziale, Servizio Pubblico Assistenziale, Servizio Pubblico Sanitario, Servizio Pubblico Scolastico, Servizio di Pubblica Sicurezza).
Oltre ai meccanismi squisitamente tecnici, ci sono anche quelli politici, che riguardano soprattutto il mantenimento delle cosiddette “promesse elettorali”.
Ed ecco che si arriva alla contrattazione all’interno delle forze politiche di Governo: tu appoggi la mia Quota 100 (perché io l’ho promessa ai miei elettori), ed io appoggio il tuo reddito di cittadinanza (perché tu l’hai promesso ai tuoi elettori).
Ci sono poi delle “deviazioni” comportamentali in ambito politico (ma oserei dire in tutti gli ambiti sociali) dovuti a pressioni da parte di: lobby, corporazioni, industrie. Riferito a ciò è dovuto il mio richiamo al film “Mr. Smith va a Washington”.
Per quanto concerne la Quota 100, non ho facoltà di giudicare la Legge (in questo caso la Legge Finanziaria). Ma ho facoltà e competenze per indagare su come estendere la flessibilità di pensionamento sulla base di determinati requisiti che si ispirino a criteri di equità come avviene nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin.
Per quanto riguarda il mio pensionamento dal 1° gennaio 2021, avendo maturato 65 anni di età anagrafica e 41 anni di contribuzione, sarei potuto andare in pensione anticipata a 64 anni con il computo in Gestione Separata (da 9 anni ero lavoratore autonomo a Partita IVA) con il ricalcolo interamente contributivo, avendo meno di 18 anni al 31/12/1995 (e quindi essere nel misto) e almeno 5 anni dopo il 1996 con almeno un contributo versato nella Gestione Separata.
Quando nel 2019 uscì la Quota 100, optai per pensionarmi con Quota 100 perché più vantaggiosa del pensionamento a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione.
Se avessi rifiutato di pensionarmi con Quota 100 per il fatto che sarebbe stata una scelta immorale in quanto altri lavoratori non avevano la mia stessa possibilità di scelta, sarei divenuto un soggetto non classificabile come “soggetto economico”, perché non avrei massimizzato il mio “profitto”. E con quale grado di autorevolezza avrei mai potuto parlare di Economia Informatica?
CONCLUSIONE.
I fatti sono fatti, composti da luci ed ombre. Con i nostri pensieri possiamo illuminare il presente ed il futuro, ma non possiamo fugare le ombre del passato.
I miei sforzi (fino a quando le forze mi sosterranno) sono orientati ad illuminare il presente con la nuova disciplina STEM Economia Informatica, e ad illuminare il futuro con la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin.
25 Febbraio 2026 alle 23:54 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. FrancoGiuseppe in data 25 Febbraio 2026 alle 21:12.
Sig. FrancoGiuseppe, nella mia videoteca ho il film “Mr. Smith va a Washington”. Potrà leggerne la trama al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Mr._Smith_va_a_Washington.
Se poi ha 2 minuti e 50 secondi in più da spendere, potrà visionare il video di youtube al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=L04v3EJ2IQU.
Ai miei occhi la sostanza del mondo in cui viviamo appare nella forma presentata in “Mr. Smith va a Washington”.
Ma per poter proseguire nel cammino del miglioramento è necessario fare leva anche su ciò che non è bene, proprio come quando per camminare è necessario fare uso dell’attrito che ostacola il nostro cammino (come è noto, non essendoci attrito su una strada di ghiaccio, si scivola e si riesce a proseguire a malapena).
Occorre fare leva sulla ingiustizia, per cercare di fare le cose giuste da fare; fare leva sulla iniquità, per scoprire ciò che equo; riconoscere le rigidità, per poter aspirare alla flessibilità; riconoscere la presenza dell’esclusione per poter procedere ad includere chi è escluso.
Giustizia, equità, flessibilità, inclusione sono solo alcune delle caratteristiche presenti nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin. Caratteristiche pienamente valorizzate anche grazie a tutto ciò che di male si può addebitare ai nostri Governi.
25 Febbraio 2026 alle 0:36 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Sig. Piti, mi rendo conto che stiamo su piani sghembi, cioè su piani che non si incontrano. In pratica, io non riesco a spiegarmi e quindi lei, sig. Piti, non riesce a capirmi.
Sintetizzo al massimo, eliminando popolazione, PIL, rapporti numerici.
TEMA: evasione fiscale
OBIETTIVO: ridurre/eliminare l’evasione fiscale
STRUMENTO 1: controlli (che consentono di ridurre l’evasione fiscale ma non consentono di eliminarla, perché non è possibile tracciare tutte le transazioni finanziarie, come dimostrano i fatti)
STRUMENTO 2: moneta digitale (che si sostituisce al contante e quindi tutte le transazioni verranno tracciate, per cui non sarà più possibile evadere).
SPIEGAZIONE
1) La moneta è alla base degli scambi in economia: senza la moneta lo scambio potrebbe avvenire solo col baratto, che è impossibile praticare tra miliardi di persone e miliardi di imprese. La moneta è più importante del PIL nominale, perché il PIL nominale viene espresso in termini monetari.
2) Io non posso “prendermela persa” perché non sono affatto consapevole di aver perso qualcosa. Forse sono un po’ “fuori di testa” perché sono appena rientrato in Italia da Heidelberg (Germany) dopo essermi alzato alle 5 di questa mattina, preso il treno per Karlsruhe-Basel-Zürich-Chiasso-Milano arrivando a casa alle 17 in una giornata in cui non c’è stato per fortuna lo sciopero dei treni e delle metro. Può darsi che sia un po’ stanco, può darsi di aver detto delle corbellerie, può darsi che ho scelto la serata sbagliata per dire stupidaggini. Potrebbe pure essere (tanto, non mi costa nulla ammetterlo).
3) Io non ammetto lo “sfondone” (come lei lo chiama e di cui non conosco il significato) perché effettivamente lei ed io, essendo su piani sghembi, diciamo cose diverse: io parlo di evasione fiscale e affermo che, più sono le persone, più evasione fiscale c’è. Lei afferma che il rapporto fra debito e PIL prescinde dalla popolosità del paese. OK. SONO D’ACCORDO! E ALLORA?!
CONCLUSIONE
Io non sono quello che spezza il panino del sapere economico a favore del popolo.
Io sono quello che si propone di trasferire il sapere dell’economia digitale alle generazioni future, agli alunni delle scuole medie – le future promesse della nazione – attraverso l’insegnamento della Economia Informatica, che fonde due discipline, Economia e Informatica, una impresa che nessun altro al mondo da quando è apparsa l’umanità sulla Terra ha mai compiuto e che nemmeno l’intelligenza artificiale sarebbe in grado di compiere.
Questo è tutto.
24 Febbraio 2026 alle 23:09 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Espongo il mio pensiero sul confronto Monti-Fornero, Tridico, Perfetto-Armiliato-Gibbin (rispondendo indirettamente anche al commento del sig. FrancoGiuseppe in data 23 Febbraio 2026 alle 21:24).
Più volte si è provato a rivedere il sistema pensionistico in modo da dotarlo di un grado di flessibilità maggiore di quello della Riforma Monti-Fornero.
Se n’è cominciato a parlare proprio 1 anno dopo l’entrata in vigore della Monti-Fornero avvenuto nel 2012.
Queste sono le Proposte di Legge (PDL) avanzate nell’arco 2013-2022:
• 2013, PDL 857, Damiano, Baretta, Gnecchi: Libertà di scelta nell’accesso dei lavoratori al trattamento pensionistico
• 2018, PDL 1170, Rizzetto: Sistema flessibile per l’accesso al trattamento pensionistico
• 2021, PDL 2855, Durigon: Accesso anticipato al trattamento pensionistico
• 2022, PDL 376, Serracchiani: Accesso flessibile e graduale al trattamento pensionistico
Non riuscendo ad approdare ad una Riforma flessibile che avesse carattere strutturale, si sono adottate misure di carattere sperimentale, transitorie, come Quota 100, Quota 102, Quota 103 le cui maglie di accesso flessibile sono andate via via sempre più restringendosi.
Non penso che si possano chiamare “errori” quelli che sono a tutti gli effetti tentativi “sperimentali” (il caso degli esodati merita forse una considerazione a parte: se, col senno di poi, potrebbe essere classificato come “errore”, è anche vero che a tale errore si è provveduto a porvi rimedio con 8 – forse 9 – “salvaguardie”).
Le sperimentazioni di Quota 100, Quota 102, Quota 103 sono state sperimentazioni dettate, io credo, dalla necessità di verificare se il sistema pensionistico sarebbe stato sostenibile nel tempo, alimentato da contributi provenienti dal lavoro in maniera costante nel tempo, cosa che verrebbe garantita solo nel caso di lavori non precari (cioè non “a scadenza”) e con salari che aumentano di pari passo con l’aumentare degli importi pensionistici determinato dall’adeguamento delle pensioni al costo della vita (cosa che non avviene, invece, con i salari perché la scala mobile è stata abolita da tempo).
Ma penso che sarebbe meglio, anziché agganciare l’aumento dei salari all’aumento degli importi pensionistici, che avvenisse il contrario, e cioè agganciare l’aumento delle pensioni non già all’aumento del costo della vita bensì all’aumento dei salari, che aumenterebbero non già perché aumenta il costo della vita, ma perché aumenta la produttività del lavoro associata all’automazione.
Non vedo, quindi, errori fatti nel passato, ma solo tentativi di migliorare l’accesso alla pensione.
La Proposta Tridico è rimasta in cantiere, un tentativo che non è entrato nella fase di test.
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin (che ingloba tutte le PDL che ho citato prima, e in più accoglie le istanze del Comitato Opzione Donna Social (CODS) rappresentato da Orietta Armiliato, e le istanze promosse dal Gruppo Uniti per la Tutela della Pensione (UTP) rappresentato da Mauro Marino) non è stata ancora recepita come “tentativo da testare”, sebbene se ne sia data comunicazione alle Istituzioni e precisamente a:
• Sindacati
• Presidenza del Consiglio dei Ministri
• Segreteria del Consiglio dei Ministri
• Ministero dell’Università e della Ricerca
• Ministero dell’Istruzione e del Merito
• Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica
• Parlamentari della Camera e del Senato
• Ragioneria Generale dello Stato
• Corte dei Conti
• Ufficio Parlamentare di Bilancio
• CNEL
• Confindustria
• Comitato Tecnico Scientifico di Itinerari Previdenziali
• Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (OCPI)
• CSI Piemonte
• INPS
• Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS
È mia intenzione portare la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin all’attenzione della Corte Costituzionale e del Governo inserendola nel contesto più ampio di “Riforma Economica e Digitale”.
24 Febbraio 2026 alle 22:50 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Vede, sig. Piti, trovo una cosa molto comune, diffusa moltissimo tra le persone, fare un’affermazione senza motivarla, senza argomentarla, cioè senza spiegare ciò che viene affermato.
In soldoni, io affermo che, se su una popolazione di 10 milioni ci sono 3 persone che evadono, è FACILE IMMAGINARE che su una popolazione di 50 milioni ci potranno essere almeno (diciamo) 6 persone che evadono.
In quale punto del mio commento lei trova l’espressione (riporto le sue stesse parole) “INCIDENZA PERCENTUALE SUL PIL dell’evasione fiscale”?
Credo che di PIL non abbia parlato nel mio commento!
È lei, invece, che parla del rapporto evasione fiscale/PIL.
Probabilmente lei potrebbe osservare che non ho risposto coerentemente al suo commento.
Allora le rispondo coerentemente al suo commento:
il sommerso (cioè l’evasione fiscale) in Italia vale il 9,1% del PIL.
CONCLUSIONE.
In Italia il rapporto evasione fiscale/PIL = 9,1%, ed è maggiore del rapporto evasione fiscale/PIL = 3% della Svezia (prendo per buono il valore riportato dal lei, sig. Piti).
Ma ora che sappiamo che il rapporto evasione fiscale/PIL in Italia è maggiore del rapporto evasione fiscale/PIL della Svezia, a quale conclusione desideriamo arrivare, sig. Piti?
Io arrivo alla stessa conclusione del mio precedente commento, che è la seguente:
Con l’introduzione della moneta digitale (per es. l’euro digitale, che sarà ovviamente di natura elettronica), si avvierà il tempo in cui pian piano l’evasione fiscale comincerà a sparire.
23 Febbraio 2026 alle 19:18 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Francesco in data 23 Febbraio 2026 alle 17:01.
Il sig. Francesco ha esposto ottime ragioni per demolire Opzione Donna.
Già nel 2011, la Riforma Monti-Fornero aveva messo le basi per raggiungere la convergenza di pensionamento di vecchiaia a 67 anni sia per gli uomini che per le donne (nel 2012, le donne andavano in pensione a 62 anni mentre gli uomini a 66 anni). Si potrebbe forse dire che la Riforma Monti-Fornero non sia equa sotto questo aspetto? Certamente sotto questo aspetto (ma anche sotto tutti gli altri aspetti) c’è equità nella Riforma Monti-Fornero.
Opzione Donna veniva prorogata di anno in anno, e questo denota la sua natura transitoria e quindi candidabile a non essere più prorogata (come, di fatto, è avvenuto).
Opzione Donna, pur con le penalità economiche che portava con sé, si è ritenuto che pesasse sui conti pubblici già precari e quindi è stato deciso di non prorogarla.
CAMBIAMO REGISTRO.
Nell’articolo precedente a questo, il sig. Piti evidenziava che l’evasione fiscale italiana è enormemente superiore a quello svedese.
Ho risposto al commento del sig. Piti affermando che l’evasione fiscale italiana si stima essere intorno ai 100 miliardi annui.
Ho altresì affermato che molta evasione fiscale è associabile al lavoro sommerso.
VENGO AL PUNTO.
Il lavoro sommerso non esiste soltanto nelle aziende.
Il lavoro sommerso esiste anche nelle famiglie.
Il lavoro sommerso nelle famiglie viene svolto dalle donne.
Il lavoro sommerso delle donne consiste nell’accudire la famiglia (figli e marito) e nell’assistere gli anziani (genitori e suoceri).
Il lavoro sommerso delle donne consiste nel gestire i figli senza poter contare su asili nido.
Il lavoro sommerso delle donne consiste nel fare da badante h24 col misero assegno di accompagnamento offerto dallo Stato.
CONCLUDO
Lo Stato sfrutta il lavoro sommerso delle donne senza provvedere a regolarizzare il loro lavoro sommerso.
Lo Stato DEVE riconoscere alle DONNE i CONTRIBUTI SOCIALI ed ECONOMICI che le Donne arrecano alla società.
Lo Stato ha il DOVERE di tracciare una via PREFERENZIALE PER LA PENSIONE (e per nulla privilegiata) alle DONNE che permettono allo Stato di avere i suoi conti in ordine.
Certamente ci saranno UOMINI che faranno le stesse cose che fanno le donne (eccetto, naturalmente, la gravidanza e l’allattamento).
Ebbene, in virtù del principio di equità, lo Stato ha il DOVERE di riconoscere anche agli uomini quanto viene riconosciuto alle donne.
E qui il sig. Francesco pone in evidenza la questione che se si mandano in pensione le donne a 58 anni di età e 35 anni di contribuzione, allora dovrebbero andare in pensione a 58 anni di età e 35 anni di contribuzione anche gli uomini.
GIUSTISSIMO! È proprio quello che afferma la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin qualora gli UOMINI eseguano lo STESSO IDENTICO LAVORO SOMMERSO DELLE DONNE! (ovviamente, il lavoro sommerso deve diventare emerso e quindi verificabile, sia per le donne che per gli uomini).
Chi poi lavorerà?
Ebbene, ci dimentichiamo sempre che viviamo nell’era digitale. Al posto degli umani lavorano robot e AI.
23 Febbraio 2026 alle 17:33 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Sig. Piti, l’Agenzia delle Entrate informa col comunicato stampa del 18 febbraio 2025 di avere incassato nel 2024 26,3 miliardi di euro (1,6 miliardi in più rispetto al 2023 (+6,5%)).
(FONTE: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/cs_febbraio_18_2025)
È certamente una cifra molto bassa se confrontata con l’evasione fiscale che si stima essere intorno ai 100 miliardi l’anno. Molto dipende dall’economia sommersa, dal lavoro sommerso.
Se in Italia l’evasione fiscale è più grande dell’evasione fiscale in Svezia, ciò dipende da due fattori:
1. L’Italia ha 59 milioni di abitanti, mentre la Svezia ne ha 10 milioni: quindi è facile immaginare che l’evasione fiscale italiana superi quella svedese
2. In Italia c’è più lavoro sommerso rispetto alla Svezia: è questo l’elemento determinante che rende l’evasione fiscale italiana più elevata di quella svedese
Il punto debole nella lotta all’evasione fiscale non risiede nei controlli, ma negli strumenti. L’utilizzo del denaro contante (che garantisce l’anonimato) favorisce l’evasione, al contrario dell’utilizzo del denaro elettronico (bancomat, carte di credito) che, invece, riduce la possibilità di evadere.
Con l’introduzione della moneta digitale (per es. l’euro digitale, che sarà ovviamente di natura elettronica), si avvierà il tempo in cui pian piano l’evasione fiscale comincerà a sparire.
Inizialmente, assieme all’euro digitale circolerà anche il contante. Ma pian piano il contante sparirà. E quindi non ci sarà più l’evasione fiscale. Per quanto riguarda l’elusione fiscale, l’evasione non è reato, sfrutta alcune lacune di carattere normativo (anche grazie, occorre dire, ad eccellenti avvocati). Forse si potrebbe ridurre l’elusione fiscale stringendo le maglie delle lacune normative (ma ci saranno sempre eccellenti avvocati o commercialisti o fiscalisti che sapranno sollevare i giusti cavilli per potere eludere).
Per tranquillizzare i cittadini europei, la BCE afferma che l’euro digitale avrà le stesse caratteristiche del contante, e quindi anche l’anonimato. In altre parole, si potrà scambiare l’euro digitale da smartphone a smartphone (proprio come se il contante passasse da una mano ad un’altra). L’anonimato verrà garantito dal fatto che la trasmissione da smartphone a smartphone potrà avvenire anche in modalità offline, cioè fuori dal controllo del sistema, anche perché occorre garantire che i trasferimenti in denaro digitale possano avvenire anche in presenza di un blackout della piattaforma di scambio.
Confesso di essere molto curioso di sapere come eseguire una transazione elettronica senza poterla tracciare in modalità offline.
23 Febbraio 2026 alle 14:06 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Nella parte finale dell’Articolo si riafferma il “razionale che se robot e AI lavorano come i lavoratori umani, allora anch’essi vanno annoverati tra la forza lavoro attiva, e assoggettati all’imposta sul reddito da lavoro”.
Sembra che anche il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali stia valutando questa possibilità.
Lo deduco leggendo il documento “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro” redatto dal “Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro” pubblicato in febbraio 2026.
A pag. 39 del suddetto documento, parlando dell’AGI (Artificial General Intelligence – Intelligenza Artificiale Generale) si legge testualmente:
“L’AGI potrebbe modificare radicalmente il ruolo del lavoro umano nell’economia portando a una diffusa sostituzione dei lavoratori a tutti i livelli di competenza. Sebbene la produzione e la produttività crescerebbero rapidamente, di tale crescita beneficerebbero soprattutto i proprietari delle tecnologie di IA (compresi gli shareholders delle compagnie quotate), plausibilmente generando livelli di concentrazione del reddito superiori a quelli osservati storicamente. Nel caso in cui l’avvento dell’AGI dovesse effettivamente indebolire la tradizionale relazione tra istruzione, competenze e salari, gli attuali meccanismi di assicurazione sociale e distribuzione del reddito – attualmente largamente basati sull’occupazione – potrebbero dover essere ripensati in modo radicale.”
(FONTE: https://www.lavoro.gov.it/news/contributi-verso-l-osservatorio-ia-ministero-del-lavoro, paragrafo 1.2.4, pag. 39).
CONCLUSIONE
L’espressione di pag. 39 riportata poco sopra io la interpreto così:
qualora l’intelligenza artificiale dovesse sostituire gran parte dei lavoratori arrecando benefici soprattutto ai proprietari dell’AI in termini di profitti, si rivedranno gli attuali meccanismi di redistribuzione del reddito, anche in modo radicale (applicando, per esempio, l’imposta sull’automazione).
22 Febbraio 2026 alle 16:43 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Faccio una precisazione per non essere frainteso.
Lo Stato dotato di sovranità monetaria che può “produrre” moneta sta indirettamente generando debito.
La sovranità monetaria che io auspico per l’Italia, non consiste nel “produrre” moneta, bensì nell’ancorare la moneta al patrimonio statale (edifici, spiagge, porti, ecc.). In tal caso, non si fa altro che rendere “liquidi”, “mobili”, gli immobili. Ciò non crea debito.
Ovviamente, nel mio modello è prevista una particolare gestione degli immobili, consistente nell’attivare una ipoteca presso la banca governativa Cassa Depositi e Prestiti; tale ipoteca verrà cancellata quando la moneta emessa dallo Stato ritornerà allo Stato sotto forma di pagamento di tasse e quindi lo Stato restituirà la moneta allo Cassa Depositi e Prestiti che estinguerà l’ipoteca sugli immobili.
Insomma, per farla breve, sarebbe come pignorare un bene, ricevere i soldi, per poi restituire i soldi e riprendere il bene che si era pignorato. E il ciclo continua.
Per chi lo desidera, il meccanismo che ho in mente lo si può vedere in un video che pubblicai 4 anni fa su youtube al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=NW6EOwle_mg
22 Febbraio 2026 alle 15:54 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Sig. Walter, lei sostiene che non è possibile copiare la Svezia, perché il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia è 135%, mentre quello della Svezia è 35%.
Il debito pubblico si sviluppa quando si chiedono prestiti e quando si maturano interessi sui prestiti.
L’Italia ha bisogno di ricorrere ai prestiti proprio come ricorrono ai prestiti le famiglie e le imprese. Inoltre, l’Italia è obbligata ad onorare il Patto di Stabilità e di Crescita e quindi deve attuare riforme tali da ricondurre il rapporto debito pubblico/PIL al 60% (vicino a quello della Svezia). In pratica, la Politica Economica del Governo italiano è improntata alla austerità (meno spesa per Pensioni, per Sanità, per Istruzione).
La Svezia non ha bisogno di ricorrere ai prestiti come fanno le famiglie e le imprese, in quanto una parte dei soldi li può “produrre” da sé. E questo spiega perché il rapporto debito pubblico/PIL della Svezia è 35%.
CONCLUSIONE.
Qualora l’Italia potesse godere della sovranità monetaria (limitata all’ambito nazionale per non andare in contrasto con i Trattati europei), sarebbe indotta a chiedere meno prestiti (proprio come fa la Svezia) e quindi si troverebbe nella condizione favorevole di poter ridurre progressivamente il rapporto debito pubblico/PIL.
In altre parole, l’Italia si trova a non poter copiare la Svezia non già perché ha un rapporto debito pubblico/PIL maggiore di quello della Svezia, ma perché non ha la sovranità monetaria che invece ha la Svezia.
22 Febbraio 2026 alle 12:16 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Copiare la Svezia (come suggerisce Mauro Marino nel suo Editoriale) potrebbe essere possibile, a condizione che venga soddisfatto un requisito: sovranità monetaria.
La Svezia è uno dei 27 membri dell’Unione Europea, ma non fa parte dell’euro-zona, adotta la propria moneta (la corona svedese) e non l’euro.
La Svezia, quindi, ha piena autonomia nel fare investimenti pubblici, attuando misure concrete di aiuti alle famiglie che Mauro Marino cita nel suo Editoriale. Tali misure incentivano le nascite, contrastando in maniera efficace l’annoso problema della denatalità che viene avvertito da molti Paesi, inclusa l’Italia.
Per copiare la Svezia, dunque, occorre che l’Italia recuperi quella sovranità monetaria che, essendo solo stata limitata dai Trattati europei, tuttavia non è stata totalmente ceduta, e quindi quella “sovranità monetaria residua” potrebbe essere esercitata qualora l’esercizio venisse limitato entro i confini nazionali.
Proprio su questa tematica ho messo a fuoco un documento programmatico, avvalendomi del contributo di Google AI Mode (che si appoggia sulla intelligenza artificiale generativa).
Tale documento programmatico, sintetizzato in sole 2 pagine, si chiama “Manifesto per la Riforma Economica e Digitale”, ed ha come sottotitolo “Dalla Limitazione alla Sovranità: Tecnologia, Welfare, Moneta”.
I contenuti del Manifesto fanno riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana, all’imposta sull’automazione (robot e AI), alla moneta di Stato (come la Svezia), ad obiettivi macroeconomici e sociali (tra cui le pensioni).
Conto a breve di inviare il Manifesto alla Corte Costituzionale e al Governo per chiedere loro di verificare se sussistano le condizioni economiche e sociali che giustifichino la possibilità di istituire la moneta digitale di Stato italiana e l’imposta sull’automazione (robot e AI).
20 Febbraio 2026 alle 18:25 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Per la verità, sig. Domesessantuno, fino ad oggi (nel 2026) la sentenza della Corte non è stata ignorata dal Governo/Parlamento.
Nella Sentenza n. 130 del 23/6/2023 la Corte Costituzionale riconosce un certo grado di discrezionalità al Legislatore qualora è in gioco l’equilibrio del bilancio statale. Ciò viene espresso al punto 6.3 della suddetta Sentenza:
“6.3.– Questa Corte deve farsi carico della considerazione che il trattamento di fine servizio costituisce un rilevante aggregato della spesa di parte corrente e, per tale ragione, incide significativamente sull’equilibrio del bilancio statale (sentenza n. 159 del 2019).
Non è da escludersi, pertanto, in assoluto che, in situazioni di grave difficoltà finanziaria, il legislatore possa eccezionalmente comprimere il diritto del lavoratore alla tempestiva corresponsione del trattamento di fine servizio. […]”
(FONTE: https://www.aranagenzia.it/wp-content/uploads/2025/01/c.-cost-_130_2023-1.pdf)
20 Febbraio 2026 alle 14:09 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Il tema della liquidazione del TFS ai lavoratori pubblici è di particolare importanza.
Tale importanza viene rimarcata nella “Relazione programmatica 2026-2028” approvata dal CIV INPS in cui si afferma:
“Il CIV detta altresì importanti indirizzi di miglioramento della qualità dei servizi, in particolare in quegli ambiti tematici e territoriali dove vi sono le maggiori difficoltà, come i tempi per le visite sanitarie e per l’erogazione del TFS-TFR […]” (FONTE: https://www.inps.it/content/dam/inps-site/it/scorporati/comunicati-stampa/2025/06/Allegati/3796_cs_relazioneprogrammatica_civ.pdf).
Il Presidente Ghiselli osserva che “non è giusto aspettare tempi così lunghi per vedersi restituito quanto accantonato con anni di lavoro”, e che il fabbisogno per erogare il TFS in tempi molto più rapidi rispetto all’attesa di 2 o di 3 anni si aggira attorno a 15 miliardi di euro.
Il differimento della corresponsione del TFS per i lavoratori pubblici fu concepito nel 1997 come una misura urgente per il riequilibrio della finanza pubblica.
Recentemente, con la Sentenza n. 130 del 23/6/2023, la Corte Costituzionale ha giudicato incostituzionale il differimento della corresponsione del TFS per i lavoratori pubblici (FONTE:
https://www.aranagenzia.it/download/sentenza-n-130-del-23-6-2023-impiego-pubblico-corresponsione-trattamenti-di-fine-servizio-incostituzionalita-differimento/).
Come agirà il Governo per onorare la sentenza di “incostituzionalità” emessa dalla Corte Costituzionale?
19 Febbraio 2026 alle 14:16 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Maurizio Gibbin nell’articolo fa riferimento alla “fiscalizzazione degli oneri sociali”, che è il meccanismo tramite il quale si coprono i contributi previdenziali non versati dal lavoratore o dal datore di lavoro, perché si attinge alla fiscalità generale, ovvero alle imposte versate da tutti i lavoratori, pensionati e aziende tramite IRPEF, IRES, IVA.
Si tratta di un intervento di Politica Economica, che è prerogativa del Governo, dello Stato: tramite la decontribuzione si aumenta il salario netto per far fronte all’inflazione.
A mio avviso, sarebbe meglio che i salari venissero aumentati tramite accordi stipulati tra Sindacati e Aziende.
Ad ogni modo, ci può anche stare che sia il Governo a salvaguardare il potere di acquisto dei salari.
Affermo ciò con cognizione di causa, in quanto l’ho letto sui libri universitari di Economia, ma anche perché io stesso nel mio lavoro di informatico per 40 anni ho esercitato la stessa “Politica Economica” (che si chiama nel mio lavoro “Performance Management” più “Capacity Planning”) al fine di garantire agli utenti un tempo di risposta stabilito da determinati livelli di servizio.
Se, per esempio, l’azienda indica di garantire ad una determinata tipologia di utenti il tempo di risposta a terminale pari a 2 secondi, vuol dire che occorre dare all’utente un “service rate” (una velocità di servizio, che in informatica secondo i principi della Economia Informatica da me fondata corrisponde al salario) in modo che l’utente possa consumare (“acquistare”) la transazione entro 2 secondi.
Orbene, se il costo (il peso, il “prezzo”) della transazione elettronica in termini di unità di servizio aumenta, occorre aumentare il service rate (salario) dell’utente, per garantire il tempo di risposta (che in Economia Informatica equivale al reciproco del potere di acquisto del salario) pari a 2 secondi.
Ma, attenzione! Una misura simile va ad impattare sui costi in euro dell’Azienda, costi che aumentano in quanto si consuma una quantità di risorse elaborative maggiore (una quantità maggiore di service unit che in Economia Informatica corrisponde alla moneta, al denaro).
Quindi, la misura adottata (l’aumentare il service rate, il salario dell’utente) DEVE avere natura temporanea.
Come intervenivo io?
Intervenivo sul “prezzo” della transazione. Individuavo il modo per rendere i programmi applicati più efficienti e lo comunicavo ai programmatori applicativi, in modo che rendessero i programmi scritti da loro più efficienti al fine di ridurre il peso/prezzo della transazione. Riducendo il peso/prezzo della transazione, si poteva ridurre il service rate/salario dell’utente, in quanto veniva salvaguardato il tempo di risposta, ovvero il potere di acquisto del salario.
Insomma, per farla breve, io svolgevo la funzione del Governo applicando le metodologie di Performance Management e di Capacity Planning (rispettivamente, gli equivalenti informatici della Politica Fiscale e della Politica Monetaria che insieme costituiscono la Politica Economica) per salvaguardare il tempo di risposta del sistema di produzione (ovvero il potere di acquisto dei salari) e, ALLO STESSO TEMPO SVOLGEVO IL RUOLO DI “MISTER PREZZI” (che monitorava quotidianamente l’aumento del peso delle transazioni).
C’è qualcuno che si ricorda che un tempo anche in Italia esisteva “Mister Prezzi” che sorvegliava l’andamento dei prezzi?
CONCLUSIONE
Ho voluto cogliere l’occasione offerta da Maurizio Gibbin sull’argomento “fiscalizzazione degli oneri sociali” per potere aprire una finestra sul lavoro che svolgevo da informatico nei Centri di Elaborazione Dati di grandi dimensioni (che sono simili a nazioni digitali e ad economie digitali).
Ho voluto esporre un po’ più in dettaglio il mio lavoro citando anche l’Economia Informatica da me sviluppata in collaborazione con una Ricercatrice di Economia, per poter giungere al seguente consiglio che vorrei dare al Governo italiano:
Il ricorso alla decontribuzione per salvaguardare il potere di acquisto dei salari attingendo alla fiscalità generale (togliendo quindi risorse a Sanità, Istruzione e Welfare) sia di natura temporanea (e non permanente).
Allo stesso tempo, il Governo inviti le Parti Sociali (Sindacati, Confindustria e Rappresentanti di Piccole e Medie Imprese) a stringere accordi su aumenti salari, prendendo in considerazione l’efficientamento introdotto dall’automazione (robot e AI) nei processi di produzione, e quindi anche la possibilità di redistribuire la ricchezza generata dall’automazione (robot e AI) tra profitti e costi (ovvero, salari).
18 Febbraio 2026 alle 14:18 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Il tema della separazione dell’Assistenza dalla Previdenza si protrae da decenni, e questo la dice lunga sulla reale difficoltà di procedere alla separazione.
A riguardo, si è espresso l’ex Presidente INPS Pasquale Tridico in un articolo a firma di Massimo Franchi pubblicato su “il manifesto” in data 01/05/2021:
“Scorporare la spesa assistenziale è complesso ma a mio parere è doveroso, perché i numerosi interventi legislativi hanno ampliato le prestazioni pensionistiche assistenziali senza necessariamente fornirne la copertura: basti ricordare le pensioni minime a 1000 euro del governo Berlusconi.”
(FONTE: https://ilmanifesto.it/tridico-lequita-e-la-bussola-per-un-nuovo-modello-pensione-flessibile).
L’ex Presidente INPS Tridico, pur riconoscendo la necessità di separare l’Assistenza dalla Previdenza, tuttavia non avanza alcuna ipotesi di soluzione.
17 Febbraio 2026 alle 12:31 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Ho voluto spendere qualche riflessione in più sul tema della equità tra le tre misure previdenziali citate nel titolo dell’articolo, perché ritengo utile affermare il seguente principio: Ogni Riforma è figlia del suo tempo, e quando i tempi cambiano, le Riforme vanno “riformate”, adeguandole ai tempi correnti.
RIFORMA MONTI-FORNERO – ANNO 2011
Uno dei Principi sui quali si fonda la Riforma Monti-Fornero è il “Principio di Equità” che è stato riportato in un articolo a firma di Erica Venditti pubblicato su pensionipertutti in data 26 Agosto 2022.
Nell’articolo viene riportata la trascrizione parola per parola della conferenza stampa tenuta in dicembre 2021 dall’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Monti congiuntamente col Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Prof.ssa Elsa Fornero.
‘PRINCIPIO 2: Equità (‘entro le generazioni’ e ‘tra le generazioni’)
“Allora, ad ispirare questa riforma sono esattamente i criteri di equità tra, ma anche entro, le generazioni. ‘Tra generazioni’ vuol dire essenzialmente evitare la vecchia pratica di promettere a qualcuno presente oggi trasferendo l’onere di questa promessa a qualcuno che oggi conta poco o magari che non c’è ancora, cioè le generazioni future. Vogliamo l’equità ‘entro le generazioni’, e quindi vi posso assicurare che abbiamo passato al setaccio il sistema pensionistico nel suo complesso per cercare di individuare delle posizioni differenziate ─ che però potevamo chiamare ‘privilegi’ ─ e attenuare, o eliminare, questi privilegi”’.
(FONTE: https://www.pensionipertutti.it/riforma-pensioni-obiettivo-sostituire-la-fornero-tra-il-dire-ed-il-saperlo-fare/).
PROPOSTA TRIDICO – ANNO 2021
‘Tridico: «L’equità è la bussola per un nuovo modello. Pensione flessibile»’, è questo il titolo dell’articolo pubblicato su “il manifesto” a firma di Massimo Franchi in data 01/05/2021.
Tridico afferma: «Al posto della Fornero, via a 62 anni ma solo con la parte contributiva», per poi continuare dicendo:
“dobbiamo trovare un percorso condiviso che col tempo ci permetta di arrivare ad una situazione che sia flessibile ed intragenerazionalmente equa(i poveri vivono meno a lungo dei ricchi, e quindi finiscono col sussidiare le pensioni di chi vive più a lungo). In tema di flessibilità per il pensionamento propongo l’idea di avere un doppio binario di uscita: il primo a 62/63 anni, attraverso una anticipazione della quota contributiva, maturata dal lavoratore; e la seconda, da ottenere a 67, età ordinaria in cui il lavoratore otterrebbe la quota retributiva.”
Nell’articolo l’ex Presidente INPS Tridico si esprime anche a riguardo della separazione tra Previdenza e Assistenza, affermando quanto segue: “Scorporare la spesa assistenziale è complesso ma a mio parere è doveroso, perché i numerosi interventi legislativi hanno ampliato le prestazioni pensionistiche assistenziali senza necessariamente fornirne la copertura: basti ricordare le pensioni minime a 1000 euro del governo Berlusconi.”
(FONTE: https://ilmanifesto.it/tridico-lequita-e-la-bussola-per-un-nuovo-modello-pensione-flessibile).
PROPOSTA PERFETTO-ARMILIATO-GIBBIN – ANNO 2024
“Nel rispetto del principio di equità, ovvero nessuna differenza tra le lavoratrici, la nostra Proposta Previdenziale:
• applica gli stessi requisiti di pensionamento a dipendenti private, dipendenti pubbliche, autonome.
• non fa differenza tra madri e non madri
• non fa differenza tra lavoratrici licenziate da aziende in crisi, e lavoratrici licenziate da aziende non in crisi
• non fa differenza tra lavoratrici licenziate e lavoratici non licenziate
In base al principio di equità tra uomini e donne, certamente, anche l’uomo che esercita lavoro di cura per i propri famigliari potrà aderire ad “Opzione Donna” con 58 anni di età e 35 di contributi. In altre parole, anche l’uomo potrebbe andare in anticipo di 4 anni rispetto ai 62 anni di età della Tabella C.”
(FONTE: https://www.pensionipertutti.it/wp-content/uploads/2024/12/PROPOS_3.x21950.x12672.pdf, pagg. 26,27,28).
CONCLUSIONE
Dal punto di vista della sua impostazione di carattere strutturale la Riforma Monti-Fornero è ineccepibile. Incorpora in sé un meccanismo automatico correlato all’aspettativa di vita che la rende adeguata ai tempi in cui i lavoratori giovani cominciano a scarseggiare a causa del calo della natalità, e quindi si richiede ai lavoratori anziani di lavorare più a lungo, e non solo per avere un’adeguata forza lavoro attiva tale da poter pagare le pensioni correnti, ma anche perché vivendo più a lungo si tende a percepire la pensione per periodi di tempo più lunghi e quindi occorre mantenere in equilibrio il flusso entrante di contributi previdenziali e il flusso uscente di pagamenti per le pensioni.
La Riforma Monti-Fornero parla di equità “tra le generazioni” (cioè tra la generazione corrente e la generazione futura) ed “entro le generazioni” (cioè tener contro di lavoratori che appartengono alla stessa generazione tra i quali vi sono lavoratori con posizioni privilegiate).
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin ESTENDE il Principio di Equità della Riforma Monti-Fornero, riguardante l’equità tra le generazioni ed entro le generazioni, alla GENERAZIONE ROBOTICA (robot e AI), in base al razionale che se robot e AI lavorano come i lavoratori umani, allora anch’essi vanno annoverati tra la forza lavoro attiva, e assoggettati all’imposta sul reddito da lavoro (che potrebbe chiamarsi in qualsiasi modo: IRAUT, o ‘Contributo Automazione’, o con un nome ancora differente).
Personalmente ritengo che non si possa parlare di “errori” del passato, per il semplice fatto che non si può avere la controprova. Come si potrebbe dimostrare che senza aver fatto quell’azione si godrebbe di una situazione migliore?
Prendiamo, per esempio, la pensione anticipata Quota 100.
Con Quota 100 si puntava al ricambio generazionale. In parte c’è stato, ma inferiore alle aspettative. Se non ci fosse stata Quota 100, cosa sarebbe accaduto? Si potrebbero avanzare solo ipotesi, supposizioni, ma non si potrebbe mai provare in modo reale cosa sarebbe accaduto senza Quota 100. Si potrebbe forse dire che si sarebbero potuti risparmiare molti miliardi di euro? O che con tali miliardi impegnati per Quota 100 si sarebbero potuti pensionare più lavoratori con altre misure anticipate aventi requisiti più estesi di Quota 100, per esempio 58 anni di età e 35 anni di contribuzione per tutti ma con un assegno pensionistico inferiore a 1.500 euro lordi?
Quota 100 la si potrebbe ritenere “iniqua”, perché include chi ha 62 anni e 38 anni di contribuzione, ma esclude chi ha 58 anni ma con anni di contribuzione maggiore di 38 (es. 41). Occorre, però, considerare che qualsiasi scelta venga fatta, necessariamente c’è una parte che viene inclusa nella scelta e un’altra parte che da tale scelta viene esclusa.
Parafrasando il Lessing che affermava “Non dell’uomo è la verità, ma il tendere ad essa”, si potrebbe altrettanto dire dell’equità: “Non dell’uomo è l’equità, ma il tendere ad essa”.
Ed ecco allora la nostra conclusione:
Monti-Fornero, Tridico, Perfetto-Armiliato-Gibbin: la via che si adegua al mutare del tempo, e che nel tempo tende a raggiungere un livello di equità sempre maggiore.
16 Febbraio 2026 alle 17:24 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
L’articolo della Dott.ssa Venditti pone una domanda ben specifica ai lettori di pensionipertutti.
Ho pensato di porre la stessa domanda a Jennifer AI digitando su Google la stringa che segue (posta tra apici doppi):
“domanda per Jennifer AI: meglio Monti-Fornero, Tridico o Perfetto-Armiliato-Gibbin?”
Ecco la PRIMA RISPOSTA di AI Overview:
“La valutazione su quale riforma pensionistica sia “meglio” tra quelle citate dipende dagli obiettivi prioritari: sostenibilità finanziaria, equità sociale, flessibilità in uscita o tutela dei contributi versati. Ognuna delle proposte risponde a esigenze diverse.
Ecco un confronto basato sugli obiettivi e i risultati attesi:
1. Monti-Fornero (Riforma 2011)
• Obiettivo: Salvare il sistema pensionistico dal default, garantendo la sostenibilità finanziaria a lungo termine e ripristinando la fiducia dei mercati.
• Caratteristiche: Passaggio radicale dal sistema retributivo a quello contributivo “pro rata”, innalzamento drastico dell’età pensionabile (pensioni di vecchiaia a 67 anni) e dei requisiti contributivi (oltre 42 anni per la pensione anticipata).
• Pro: Sostenibilità finanziaria elevata.
• Contro: Forte impatto sociale (c.d. “esodati”), scarsa flessibilità, età di uscita molto alta.
2. Proposta Tridico (Ex Presidente INPS)
• Obiettivo: Introdurre flessibilità in uscita intorno ai 63-64 anni, bilanciando sostenibilità e anticipo pensionistico.
• Caratteristiche: Anticipo pensionistico con ricalcolo contributivo a 63-64 anni (quota contributiva) mantenendo il retributivo a 67 anni. Si propone come una forma più strutturale di flessibilità (in alternativa a “Quote” temporanee).
• Pro: Maggior flessibilità per chi vuole andare in pensione prima (accettando una riduzione dell’assegno).
• Contro: L’importo della pensione anticipata potrebbe essere ridotto se non si hanno contributi alti.
3. Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin
• Obiettivo: Proporre una “controriforma” che superi la rigidità Fornero, rendendo il sistema più equo e flessibile.
• Caratteristiche: Spesso orientata a introdurre criteri di flessibilità come la quota 41 (pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età) e la valorizzazione dei lavori gravosi/usuranti.
• Pro: Maggiore equità sociale, focus su chi ha iniziato a lavorare presto.
• Contro: Potrebbe comportare costi superiori per lo Stato rispetto al sistema attuale (sostenibilità).
Sintesi
• Se la priorità è la sostenibilità finanziaria pura e la riduzione del debito, la Monti-Fornero è considerata la più efficace, sebbene severa.
• Se si cerca un compromesso tra flessibilità e tenuta dei conti, la proposta Tridico (63/64 anni con contributivo) offre una via di mezzo, definita “innovativa”.
• Se si cerca maggiore equità sociale e flessibilità, la proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin cerca di rispondere alle critiche sociali più diffuse verso la Fornero.
Nota: Le regole pensionistiche subiscono frequenti modifiche e nel 2026 i requisiti per la pensione anticipata ordinaria restano ancorati ai livelli previsti dalla riforma Fornero, con un innalzamento dei contributi necessari.”
Oltre a questa prima risposta di AI Overview, è possibile ottenere una seconda risposta cliccando sulla scritta “Approfondisci in AI Mode”.
Ecco la SECONDA RISPOSTA di AI Overview:
“La scelta tra queste tre visioni dipende dalla priorità che si dà alla sostenibilità dei conti pubblici rispetto alla flessibilità individuale. Ecco un confronto sintetico:
1. Sistema Monti-Fornero (Rigore e Sostenibilità)
È il sistema attualmente alla base della previdenza italiana, introdotto nel 2011 per mettere in sicurezza i conti dello Stato.
• Punti di forza: Garantisce la stabilità finanziaria a lungo termine e l’equità intergenerazionale attraverso il calcolo contributivo per tutti.
• Punti deboli: È percepito come rigido, avendo innalzato bruscamente l’età pensionabile (67 anni per la vecchiaia) e reso difficile l’uscita anticipata senza requisiti contributivi molto alti (oltre 42 anni).
2. Proposta Tridico (Flessibilità a “due tempi”)
L’ex presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, ha proposto un modello che consenta di uscire prima (a 62-63 anni) ma in modo sostenibile.
• Come funziona: Il lavoratore potrebbe andare in pensione anticipatamente ricevendo subito solo la quota contributiva dell’assegno. La parte retributiva (spesso più pesante) verrebbe erogata solo al raggiungimento dei 67 anni.
• Vantaggi: Permette una scelta libera al lavoratore, che accetta un assegno ridotto per qualche anno in cambio del tempo libero, senza gravare eccessivamente sullo Stato.
3. Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin (Riforma Strutturale di Base)
È una proposta nata dal basso (spesso discussa in ambiti tecnici e sindacali) che mira a superare la legge Fornero con criteri più favorevoli ai lavoratori.
• Obiettivo: Reintrodurre una flessibilità d’uscita più ampia (spesso citata come “Quota 41” per tutti o simili) e correggere le distorsioni che penalizzano chi ha iniziato a lavorare presto o chi svolge lavori gravosi.
• Criticità: Il limite principale resta la copertura economica, poiché un’uscita di massa anticipata senza forti penalizzazioni rischia di destabilizzare il bilancio INPS nel breve periodo.
In sintesi:
• Se cerchi la sicurezza del sistema e dei tuoi futuri risparmi, il modello Fornero è il riferimento tecnico necessario.
• Se preferisci la libertà di scelta (anche a costo di prendere meno soldi subito), la proposta Tridico offre il compromesso più bilanciato.
• Se ritieni che il lavoro dopo i 60 anni sia un onere eccessivo e chiedi una riforma più “sociale”, la proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin rappresenta questa istanza, pur dovendo ancora dimostrare la sua fattibilità finanziaria totale.”
MIE CONCLUSIONI
Le risposte date da Jennifer AI le ritengo condivisibili. In particolare concordo con i seguenti punti di sintesi:
A) Monti-Fornero: la più efficace, sebbene severa; il riferimento tecnico necessario.
MIA AGGIUNTA: Tutto valido, se si fa riferimento alla economia analogica (non digitale) del passato.
B) Tridico: compromesso tra flessibilità e tenuta dei conti, una via di mezzo, definita “innovativa”.
MIA AGGIUNTA: Da attuare nel periodo di transizione dalla Monti-Fornero alla Perfetto-Armiliato-Gibbin.
C) Perfetto-Armiliato-Gibbin: cerca di rispondere alle critiche sociali più diffuse verso la Fornero, pur dovendo ancora dimostrare la sua fattibilità finanziaria totale.
MIA AGGIUNTA: Si applica all’economia digitale e alla società digitale, tiene conto anche della generazione robotica (robot e AI), considerata forza lavoro digitale alla pari della forza lavoro umana e quindi anch’essa assoggettata al versamento di contribuiti previdenziali che vanno a favore della forza lavoro umana.
La risposta a Jennifer AI riguardo alla sua osservazione sul dovere ancora dimostrare la fattibilità finanziaria totale della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin verrà data quando il Governo prenderà coscienza che per sostenere la crescita economica oltre lo zero virgola per cento occorrerà attuare il ricambio generazionale favorendo l’uscita dei lavoratori anziani le cui pensioni verranno finanziate anche con i contributi dei lavoratori digitali (robot e AI).
15 Febbraio 2026 alle 17:27 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Leggendo il Rapporto N. 26 relativo all’anno 2025 dal titolo “Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario” redatto dalla Ragioneria Generale dello Stato (Dipartimento dell’Economia e delle Finanze), emergono significative evidenze che inducono a riflettere.
Le evidenze che sono emerse alla mia attenzione riguardano in particolare due voci: 1) Spesa Pensionistica, 2) Automazione.
SPESA PENSIONISTICA
Sintetizzo al massimo le considerazioni della Ragioneria Generale dello Stato (RGS):
1. Negli anni dal 2019 al 2022 il rapporto tra spesa pensionistica e PIL prima aumenta raggiungendo il 16,9 per cento nel 2020, poi si riduce nei due anni seguenti (la riduzione dell’incidenza della spesa in rapporto al PIL nell’anno 2022, pari a 14,9 per cento, beneficia invero anche del significativo incremento della componente nominale del PIL)
2. Nel biennio 2023-2024 la spesa in rapporto al PIL aumenta portandosi, alla fine del periodo considerato, al 15,4 per cento
3. In seguito, la crescita del rapporto tra spesa per pensioni e PIL accelera fino a raggiungere il valore di 17,1 per cento nel 2040. Tale dinamica è ascrivibile principalmente all’aumento del numero di pensioni rispetto a quello degli occupati, indotto dalla transizione demografica collegata all’ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom, solo parzialmente compensato dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall’effetto del contenimento degli importi pensionistici esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull’intera vita lavorativa
(FONTE: https://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit–i/Spesa-soci/Attivita_di_previsione_RGS/2025/Rapporto-2025-n.26_Sintesi.pdf, pag. 8)
MIE CONSIDERAZIONI SULLA SPESA PENSIONISTICA VALUTATA DA RGS
Nel documento di RGS non si fa alcuna distinzione tra Spesa Previdenziale e Spesa Assistenziale.
Se i dati ufficiali forniti a Bruxelles sono quelli elaborati da RGS (ovvero dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) – piuttosto che i dati di Bilancio dell’INPS o i dati elaborati da Itinerari Previdenziali in cui la separazione tra Spesa Previdenziale e Spesa Assistenziale è presente – si comprende perché Bruxelles afferma che il rapporto tra Spesa Pensionistica e PIL dell’Italia è superiore alla media europea che è il 12%, e perciò BRUXELLES INDICA ALL’ITALIA DI RIDURRE LA SPESA PENSIONISTICA.
A riguardo, riporto le considerazioni espresse da Itinerari Previdenziali in un articolo del 17 gennaio 2024 a firma di Mara Guarino:
“Sono 157 i miliardi assegnati a oneri assistenziali nel 2022, con una spesa (a carico della fiscalità generale) cresciuta del 126% nell’arco di un decennio. Tutto sommato stabile invece la spesa per le prestazioni previdenziali, che vale il 12,97% del PIL: un valore in linea con la media europea ma distante da quello davvero comunicato a Bruxelles. Generando confusione ed esponendo il Paese al rischio di una nuova dura riforma (FONTE: https://www.itinerariprevidenziali.it/il-punto/welfare-insostenibile-separare-previdenza-assistenza/).
Nel documento di Itinerari Previdenziali si precisa: “Nel complesso, se per INPS e Inail si può infatti parlare di “equilibrio”, vale a dire di un sistema pensionistico e assicurativo in grado di autosostenersi con i contributi versati da lavoratori e imprese, lo stesso non può dirsi per assistenza, sanità (intorno ai 131 miliardi l’importo della spesa) e welfare degli enti locali (circa 11 miliardi) che, in assenza di contributi di scopo, devono appunto essere finanziati attingendo alla fiscalità generale.”
AUTOMAZIONE
Nel Rapporto N. 26 della Ragioneria Generale dello Stato – che fa il focus proprio sulle pensioni – c’è un grande assente, una sorta di Convitato di Pietra il cui silenzio ha il fragore di un tuono generato da un fulmine che cade nelle immediate vicinanze.
Questo grande assente si chiama: Automazione
Cosa dice questo “Convitato di Pietra” che a volte si presenta sotto le sembianze di “AI Overview”?
Per saperlo basta scrivere su Google la seguente domanda:
“l’automazione ha impatto sulle pensioni?”
Risposta (che non è sempre la stessa, ma con stessi contenuti):
“Sì, l’automazione, guidata da intelligenza artificiale (IA) e robotica, ha un impatto significativo e strutturale sulle pensioni, agendo sia come fattore di rischio per la sostenibilità finanziaria sia come strumento di trasformazione del lavoro
Ecco i principali impatti riscontrati:
• Rischio per la sostenibilità (meno contributi): Quando l’automazione sostituisce il lavoro umano, diminuisce la base contributiva (le tasse sul lavoro umano) che finanzia il sistema pensionistico. Se la produzione aumenta grazie ai robot ma le aziende assumono meno persone, si rischia un indebolimento del welfare, poiché le macchine non pagano contributi previdenziali.
• Aumento della produttività: Di contro, l’IA può aumentare la produttività e generare nuova ricchezza. Se questa viene tassata opportunamente, potrebbe finanziare il welfare, ma attualmente il sistema fiscale tassa maggiormente il lavoro umano rispetto alla produzione automatizzata.
• Trasformazione e invecchiamento attivo: L’automazione può ridurre i carichi fisici e cognitivi, consentendo ai lavoratori senior di spostarsi su mansioni di supervisione o coordinamento, favorendo una transizione più graduale verso la pensione.
• Rischi specifici per le pensioni: Si teme che l’aumento dei robot possa causare una riduzione dei salari in alcuni settori, diminuendo di conseguenza l’entità dei contributi versati e, quindi, l’importo finale della pensione.
In sintesi, se da una parte l’automazione minaccia le entrate contributive, dall’altra offre la possibilità di riqualificare il lavoro, richiedendo però nuove politiche fiscali che tassino la produttività delle macchine per sostenere il welfare”.
CONCLUSIONE
Cosa dire del Rapporto N. 26 sul sistema pensionistico e socio-sanitario redatto dalla Ragioneria Generale dello Stato, Dipartimento del Ministero dell’Economia e delle Finanze?
Mi verrebbe da dire che i redattori del Rapporto hanno fatto i conti sulle pensioni senza tener conto del Convitato di Pietra (l’Automazione).
Come dire, hanno fatto i conti senza l’oste.
13 Febbraio 2026 alle 18:31 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Applicare o non applicare l’imposta sull’automazione (robot) e sulla intermediazione digitale (AI)?
Ci si trova dinanzi ad un dilemma, cioè dinanzi a due alternative (“applicare” o “non applicare”) che potrebbero condurre entrambe a situazioni sfavorevoli.
La scelta “applicare” potrebbe condurre a: perdita di competitività nei confronti di aziende estere; delocalizzazione; disincentivo all’innovazione; ribaltamento dei costi sul consumatore finale.
La scelta “non applicare” potrebbe condurre a: perdita dei posti di lavoro; emigrazioni dei giovani all’estero; riduzione della base contributiva con ricadute negative sulle pensioni; riduzione dei consumi (poiché robot e AI consumano solo energia e null’altro) con ricadute negative sulla produzione e sul PIL.
Occorre, quindi, fare la scelta che abbia l’impatto sfavorevole minore.
Prendiamo il caso della “gig economy”, cioè dell’economia dei “lavoretti”, dei lavori occasionali, eseguiti per esempio dai lavoratori chiamati “rider” che consegnano cibo, medicine o qualsivoglia cosa a domicilio.
‘La gig economy è una forma di lavoro organizzato mediante piattaforme online. Si tratta in sostanza di lavoro on demand, come quello, per esempio, della consegna di cibo a domicilio: basta una motorino, uno smartphone, iscriversi al sito dell’impresa che gestisce il servizio a domicilio e attendere che l’algoritmo dell’applicazione ingaggi il rider (così si chiama il lavoratore che consegna cibo a domicilio). La macchina tiene traccia della velocità di consegna, del rating dei clienti, della disponibilità a lavorare in giorni festivi e di altri parametri che contribuiscono a determinare il “punteggio”, la valutazione sul grado di affidabilità del rider. Se il punteggio si abbassa, il rider viene “sloggato”, gli viene negato l’accesso alla piattaforma, cessa di lavorare’.
(FONTE: https://www.ilvaloreitaliano.it/pensioni-lavoro-e-ricambio-generazionale-vincoli-e-prospettive-5/).
In pratica, il datore di lavoro dei rider è un software, che agisce su mandato dell’azienda che lo possiede.
In un futuro prossimo venturo (o forse in un futuro già presente), l’AI sarà promossa da “lavoratore digitale” a “datore-di-lavoro digitale”?
In un futuro prossimo venturo sarà l’essere umano a lavorare per l’AI, e non più l’AI a lavorare per l’essere umano?
Oggi, il lavoratore digitale AI potrebbe lavorare in coppia con il lavoratore umano, formare una squadra come nel Bob a 2, aumentare la produttività del lavoratore umano e, di conseguenza, il suo salario.
Nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin si indica di effettuare la scelta di applicare l’IRAUT, l’imposta sull’automazione (robot) e sulla intermediazione digitale (AI), ritenendo che i rischi associati a tale scelta siano minimi, almeno per quanto riguardo la perdita di competitività rispetto ad aziende estere e la delocalizzazione degli impianti di produzione.
Infatti, come potrebbero perdere di competitività, rispetto ad aziende estere, i ristoranti italiani che impiegano robot-camerieri, i bar che impiegano robot-baristi, le farmacie che impiegano robot-farmacisti, gli ospedali che impiegano robot-infermieri, le aziende edili che impiegano robot-operai come Atlas, Gruppi bancari che impiegano assistenti-digitali come Ellis? E potrebbero aziende italiane come ristoranti, bar, farmacie, ospedali, aziende edili, gruppi bancari delocalizzare i loro impianti di produzione?
La scelta di applicare l’IRAUT deriva dal riconoscere il ruolo esercitato da robot e AI in qualità di “fattore di produzione lavoro” e non già in qualità di “fattore di produzione capitale fisico” ovvero “macchine”.
Ma se con l’IRAUT si va incontro a difficoltà sollevate dalla giurisprudenza che valuta robot e AI come “soggetti non passivi di imposta” (almeno fino ad oggi), allora la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin indica di prelevare in termini di contributi previdenziali una quota parte di ricchezza che confluisce negli utili di impresa generata dall’automazione e che viene assoggettata all’IRES. Per questo abbiamo inserito il paragrafo 8.2 dal titolo “IRES (alternativa all’IRAUT): Aumento dell’aliquota relativa all’Imposta sul reddito delle società in base al livello di automazione, ovvero di digitalizzazione, delle aziende.”
Quindi oltre che con l’IRAUT, anche con l’IRES si raggiungerebbe l’obiettivo di prelevare i contributi dall’automazione per sostenere le pensioni e il ricambio generazionale. Tuttavia, il Governo non avrebbe i mezzi adeguati a pilotare l’evoluzione dell’automazione digitale nell’era dell’economia digitale.
Come quando l’economia è surriscaldata la Banca Centrale aumenta il tasso di interesse per frenare gli investimenti al fine di dar modo alle risorse produttive (lavoro e capitale) di potersi rigenerare ed espandersi; così quando l’automazione erode posti di lavoro ad una velocità maggiore di quella con la quale si creano nuovi posti di lavoro (generando ciò che Keynes chiama “disoccupazione tecnologica”) lo Stato aumenterebbe l’IRAUT per frenare l’automazione e dar modo a nuove professioni (e quindi all’occupazione umana) di potersi formare ed espandersi. Non a caso nella Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è presente il paragrafo 7.14 intitolato “Istruzione, formazione e avviamento al lavoro per i giovani.”
Nell’articolo di Gianluca Riccio pubblicato su “Futuro prossimo” in data 12 Gennaio 2026 si può prendere visione della Proposta “Contributo Automazione” che Stefano Bacchiocchi, dottore commercialista di Brescia e professore universitario, ha esposto al Senato. (https://www.futuroprossimo.it/2026/01/contributo-automazione-la-proposta-italiana-per-evitare-il-disastro-ai/).
I contenuti della Proposta del Dott. Bacchiocchi si integrano molto bene con i contenuti della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin il cui link è presente in questo articolo.
Quando nel 2024 abbiamo inviato la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin alle Istituzioni (tra cui la Ragioneria Generale dello Stato e la Corte dei Conti) abbiamo sollecitato a riguardo il parere dei fiscalisti. Non è mai arrivata alcuna risposta.
Dopo due anni, con il Dott. Bacchiocchi commercialista e quindi fiscalista, la risposta (sia pure in maniera indiretta e senza la presa in visione della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin) è arrivata. Ed è positiva.
11 Febbraio 2026 alle 15:51 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
L’articolo della Dott.ssa Venditti invita i lettori ad esprimersi riguardo alla equità di tre impostazioni previdenziali: Monti-Fornero, Tridico, Perfetto-Armiliato-Gibbin.
Sono tre impostazioni previdenziali maturate in tempi differenti, in condizioni economiche e sociali differenti. In tutte e tre le impostazioni previdenziali è possibile scorgere un particolare aspetto di equità.
Una differenza significativa ed oggettiva tra le tre impostazioni previdenziali emerge come un lampo: solamente l’impostazione previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin contempla la contribuzione di robot e AI al finanziamento delle pensioni.
Dopo il 2017, anno in cui sé è cominciato a parlare di coinvolgere robot e Ai nella contribuzione al finanziamento delle pensioni, tale idea comincia a prendere una maggiore consistenza nel 2025.
Dopo una breve introduzione, elencherò 4 punti critici sollevati da professionisti in merito a ciò che viene comunemente chiamata “Robot Tax”.
Preciso, che con il termine “TAX” occorre intendere “IMPOSTA” (prelevamento fiscale coatto, non corrispondente al pagamento a fronte di un servizio), e non già “TASSA” (corrispettivo che viene pagato a fronte di un servizio che si riceve, come la Tari, tassa rifiuti).
INTRODUZIONE
Sull’idea di coinvolgere le macchine nel finanziamento delle pensioni si è espressa il Direttore Generale dell’INPS Avv. Valeria Vittimberga nell’intervista rilasciata alla giornalista Barbara Carfagna nella trasmissione “Codice” in data 4 luglio 2025.
Al minuto 1:55 del video di cui darò il link la Vittimberga afferma: “le macchine che paghino parte della contribuzione affinché noi lavoriamo di meno e lavoriamo in maniera qualitativamente superiore e nello stesso tempo avendo accesso a pensioni dignitose. Risolveremo persino il problema dell’invecchiamento della popolazione, avremo le macchine che pagano parte della contribuzione per noi”.
(FONTE: video yuoutube https://www.youtube.com/watch?v=GHucCR8WdPU).
Sulla stessa lunghezza d’onda del Direttore Generale dell’INPS Vittimberga si colloca la Proposta di “Contributo Automazione” sviluppata dal Dott. Stefano Bacchiocchi, che lo stesso Bacchiocchi ha illustrato al Senato in data 25 settembre 2025. Ecco la motivazione su cui si regge la Proposta “Contributo Automazione”:
“La proposta, sviluppata in ambito professionale, prende le mosse da un interrogativo semplice e centrale: se le macchine riducono la base contributiva, chi finanzierà le pensioni di domani?” (FONTE:
https://www.studioromanoassociati.com/post/analisi-della-proposta-di-contributo-automazione-tassa-sull-automazione-italia-2025).
PUNTI CRITICI
Nel documento dello Studio Romano & Associati consultabile al link citato poco sopra sono elencate le seguenti Critiche principali:
• Competitività e delocalizzazione. Un onere nazionale e isolato può penalizzare le imprese rispetto ai concorrenti esteri e incentivare delocalizzazioni.
• Disincentivo all’innovazione. Tassare il “risparmio” generato dall’automazione può frenare investimenti in tecnologie avanzate.
• Rischio di ribaltamento. Parte del costo potrebbe riflettersi sui prezzi finali o comprimere gli investimenti.
• Duplicazioni fiscali. Le imprese già scontano imposte su utili e basi tradizionali; un ulteriore prelievo potrebbe risultare ridondante.
Su tali punti critici esporrò in un mio commento successivo (al momento sono ancora preso da alcune scadenze da onorare) il mio punto di vista, e precisamente su come tentare di superarli.
Oltre a conoscere il pensiero dei lettori riguardo alle tre impostazione previdenziali (Monti-Fornero, Tridico, Perfetto-Armiliato-Gibbin) che la Dott.ssa Venditti ci invita ad esprimere, sono anche interessato a conoscere, riguardo alle “Critiche principali” che ho segnalato poco sopra, i punti di vista dei lettori di pensionipertutti, inclusi i punti di vista dei sigg. Wal, Nicola T., Diridero, FrancoGiuseppe.
11 Febbraio 2026 alle 13:16 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Paolo prof., non avrei potuto sintetizzare la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin meglio di quanto l’abbia fatto lei.
Lei ha fatto atterrare un’idea in volo, che il Governo non riesce purtroppo a vedere, perché ha la testa inclinata verso il basso sulla scrivania a fare i conti di quanto è il PIL e di quanto spende per le pensioni.
Ahimè, se solo il Governo alzasse la testa e vedesse quell’idea in volo!
Sotto quell’idea c’è una doppia striscia con su scritto: “E se fossero i robot ad aumentare il vostro PIL?”
11 Febbraio 2026 alle 12:51 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Sig Diridero, le indico il link di pensionipertutti da cui poter eseguire il download della Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin: https://www.pensionipertutti.it/wp-content/uploads/2024/12/PROPOS_3.x21950.pdf.
Noterà che la Proposta ricalca le orme di molti altri Autori che si sono espressi sull’apportare un grado di maggiore libertà e flessibilità nella scelta di pensionarsi rispetto alla Riforma Monti-Fornero.
La Riforma Monti-Fornero è maturata non già nella mancanza di sensibilità verso lavoratori e pensionati, quanto invece per forzate ragioni di natura finanziaria, per necessità (come ben chiarisce la Prof.ssa Fornero nell’articolo di Rodinò).
Noterà, sig. Diridero, che il sottotitolo della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è il seguente: “E se fossero i robot a salvare le nostre pensioni?”
Il sottotitolo sta ad indicare che la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin si ispira principalmente alle idee espresse da due Direttori di stabilimento del Gruppo Bosch, Nicola Intini e Corrado La Forgia, nel loro articolo del 2017 dal titolo “E se fossero i robot a salvare le nostre pensioni?”
(FONTE: https://www.industriaitaliana.it/fossero-robot-salvare-le-nostre-pensioni/).
Per quanto riguarda l’applicazione del sistema di calcolo totalmente contributivo anche a chi possiede i requisiti per godere del sistema di calcolo misto, presumo che l’AI con il quale lei, sig. Diridero, si è interfacciato si riferisca alle pensioni anticipate tipo Quota 103 e Opzione Donna, ma non alla pensione di vecchiaia a 67 anni della Riforma Monti-Fornero o alla pensione anticipata ordinaria Fornero (a meno che, in quest’ultimo caso, il lavoratore abbia cominciato a lavorare nel 1996 e quindi la sua pensione verrà calcolata interamente col sistema di calcolo contributivo).
Forse qualcuno noterà che faccio sempre riferimento alla Riforma Monti-Fornero piuttosto che alla “Riforma Fornero” o alla “Legge Fornero”: ciò è dovuto al fatto che attribuisco la piena responsabilità della Riforma in oggetto al Presidente del Consiglio dei Ministri, che nel 2011 era il Prof. Mario Monti.
La Prof.ssa Fornero ha ricevuto un input ed ha dovuto produrre un output, e qualora la Prof.ssa Fornero non fosse stata d’accordo con l’output da produrre derivante da forti pressioni dell’Europa, accettate e avallate da Monti, ebbene, la Prof.ssa Fornero avrebbe avuto due sole possibilità di azione: o sottomettersi, oppure dimettersi.
Credo, quindi, che sia chiaro che la Prof.ssa Fornero non c’entri proprio nulla con la “Riforma Fornero” o con la “Legge Fornero”, se non condividerne in modo infausto, negativo, il nome.
Ci si può quindi risparmiare l’astio che si potrebbe provare nei confronti della Prof.ssa Fornero.
Per quanto riguarda la Proposta Tridico, sarebbe potuta andare anche bene, accettando per qualche anno il sistema di calcolo contributivo per poi vedersi ripristinato al compimento dei 67 anni il sistema di calcolo misto per chi vi fosse rientrato.
10 Febbraio 2026 alle 22:18 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Il sig. Nicola T. e il sig. Wal sono due colonne portanti che reggono il confronto tra i lettori che commentano su questo sito; essi offrono molti spunti di riflessione che alimentano il confronto.
Sono, per così dire, attori principali.
Altri lettori, invece, sono comparse, ma non per questo di minore importanza.
Come negli spettacoli teatrali la spalla serve per mettere in luce il personaggio principale, così le comparse mettono in luce gli attori principali.
Poco importa essere attore o comparsa.
Importa riuscire a svolgere bene il ruolo che il regista ci assegna.
10 Febbraio 2026 alle 15:53 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Domesessantuno in data 10 Febbraio 2026 alle 13:50.
Il sig. Domessessantuno osserva: “anche la proposta del gruppo UTP a mio avviso e’ validissima”.
Mi trovo pienamente d’accordo con il sig. Domessessantuno. Infatti, nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin del 14 febbraio 2024, al Capitolo 7 di pag. 22 dal titolo “Programma per una Riforma Previdenziale basata sulla libertà di scelta e flessibilità” è riportato quanto segue:
“Con la nostra Proposta di Riforma Previdenziale intendiamo capitalizzare il lavoro, ovvero far tesoro del lavoro, che dal 2013 ad oggi hanno elaborato i nostri Parlamentari, i quali si sono impegnati (ma con risultati non in linea con quelli attesi) per introdurre quel grado di flessibilità di cui necessita il nostro attuale sistema previdenziale.
La nostra Proposta di Riforma Previdenziale:
• segue le orme della Pdl 857 di Damiano-Baretta-Gnecchi del 2013: offrire ai lavoratori e alle lavoratrici la libertà di scegliere se andare in pensione o restare al lavoro;
• accoglie e fa proprie le istanze del Gruppo social “Comitato Opzione Donna Social” (CODS), di cui è fondatrice e coordinatrice la Sig.ra Orietta Armiliato. Dette istanze vengono riportate nel paragrafo 7.7 “Opzione Donna” (dette istanze sono per la massima parte anche incluse nella PdL 376 dell’On. Serracchiani esposta nel paragrafo 6.1.4);
• accoglie e fa proprie le istanze del Gruppo social “Uniti per la Tutela della Pensione” (UTP), di cui è promotore il Sig. Mauro Marino che espone i dettagli al seguente link “Programma UTP”. Dette istanze vengono riportate in più paragrafi del capitolo 7.
Avendo individuato i mezzi per rimuovere gli ostacoli che sino ad oggi hanno impedito di approdare ad una Riforma Previdenziale flessibile e strutturale, siamo in grado di avanzare una Proposta che riteniamo possa soddisfare le aspettative del Governo, dei Sindacati, delle lavoratrici e dei lavoratori.”
Nota per i lettori: il “Programma UTP” è esposto al seguente link: https://www.facebook.com/photo/?fbid=747303860732863&set=a.528102155986369.
Aggiungo che il mezzo principale che viene proposto per finanziarie le pensioni è l’IRAUT – Imposta sul Reddito da Lavoro prodotto dagli AUTomi (Robot e AI) – che taluni chiamano, forse un po’ impropriamente, “Robot Tax”.
Ciò che è importante è che a distanza di 8 anni (cioè a partire dal 2017 da quando si è cominciato a parlarne) si riprende a discutere di applicare un’imposta sull’automazione.
Infatti, in data 25 settembre 2025 è stata illustratala al Senato la Proposta di “Contributo Automazione” sviluppata dal Dott. Stefano Bacchiocchi. Ecco la motivazione:
“La proposta, sviluppata in ambito professionale, prende le mosse da un interrogativo semplice e centrale: se le macchine riducono la base contributiva, chi finanzierà le pensioni di domani?” (FONTE:
https://www.studioromanoassociati.com/post/analisi-della-proposta-di-contributo-automazione-tassa-sull-automazione-italia-2025).
10 Febbraio 2026 alle 12:22 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Diridero in data 9 Febbraio 2026 alle 8:40.
Tale commento mi era completamente sfuggito. Suppongo che la causa possa dipendere dal fatto che, essendo piuttosto lungo, il commento del sig. Diridero sia stato messo in moderazione e quindi pubblicato con un certo ritardo.
Il sig. Diridero è certamente un lavoratore dipendente (non importa se nel pubblico o nel privato). Deduco questo dalle seguenti parole del sig. Diridero:
“io sono libero di continuare a scioperare, quando chiamato a farlo, per tutelare legittimamente i diritti e la dignità lavorativa personale e di tutti (sciopero generale) e continuerò ad invitare gli altri lavoratori a farlo perché se il lavoro serve a dare dignità deve essere realmente dignitoso, equamente retribuito e deve garantire “una vita” al di fuori dell’ orario di lavoro…”.
Io non ho nulla da obiettare su quanto afferma il sig. Diridero:
• Azione legittima: diritto di sciopero contemplato dalla Costituzione della Repubblica Italiana
• Obiettivo nobile: tutelare i diritti e la dignità lavorativa personale e di tutti
• Morale condivisibile: se il lavoro serve a dare dignità deve essere realmente dignitoso, equamente retribuito
Facciamo in po’ di conti della serva.
Essendo il sig. Diridero un lavoratore dipendente, suppongo che guadagni intorno ai 70 euro netti al giorno (più o meno).
Io adotto un ragionamento squisitamente di carattere economico: costo-opportunità.
Se il sig. Diridero si assume il COSTO di 70 euro a causa della giornata di sciopero, vuol dire che ha in vista la OPPORTUNITÀ di ottenere qualcosa che valga più di 70 euro. Questo “qualcosa” è l’obiettivo nobile che ho citato prima, come pure rinnovare il contratto di lavoro per portare il salario a 90 euro netti al giorno. Per altri, invece, potrebbe essere qualcosa di diverso.
Giusto per continuare a fare i conti della serva, riconduciamo il PIL (Y) alla somma di tutti i salari (W) di tutti i lavoratori mesi insieme (N). In formule: Y = W x N.
Tutti saranno d’accordo che se si fa sciopero, si perde la giornata di lavoro e quindi il salario W annuale diminuisce e, di conseguenza, diminuisce il PIL annuale Y.
Tutti sanno che l’Europa continua a martellare sul fatto che occorre diminuire il rapporto tra spesa pensionistica e PIL (qui probabilmente entra in gioco anche la difficoltà da parte del Governo di mostrare chiaramente i dati su pensioni previdenziali e su pensioni assistenziali, ed è anche per questo che da più parti viene sollecitata la separazione tra Previdenza e Assistenza).
Il Governo ce la mette tutta per onorare le indicazioni provenienti dall’Europa, e quindi tende a ridurre la spesa pensionistica quanto più si riduce il PIL.
Questa è la linea di azione del Governo. E non ci sono pressioni di alcun genere, nemmeno gli scioperi, che possano far cambiare la linea di azione del Governo.
Lo sciopero, qualora sia indirizzato a far pressione, invece, sui datori di lavoro di determinate categorie di lavoratori, potrebbe avere un effetto. Resta però il fatto che il PIL si riduce e il Governo si trova nella condizione di dover ridurre la spesa pensionistica allungando la permanenza al lavoro dei lavoratori.
CONCLUSIONI.
Il mio invito ai lavoratori a non scioperare è semplicemente finalizzato al fatto di evitare perdite di PIL, che anche se non misura la reale qualità della vita, rimane l’indicatore di riferimento principale adottato da tutti Paesi per valutare la “ricchezza” della Nazione (lasciando pressoché in ombra il BES – Benessere Equo e Sostenibile – che va ben oltre il PIL, e che, per quanto riguarda in particolare l’Italia, evidenzia dati alquanto negativi relativi soprattutto a istruzione e ricchezza individuale ovvero PIL pro-capite – https://www.geopop.it/quanto-si-vive-bene-in-italia-cose-il-bes-e-quali-sono-gli-indicatori-del-benessere-equo-e-sostenibile/).
9 Febbraio 2026 alle 23:51 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Gigi Stock mi solleva la palla in modo che io possa schiacciarla a fil di rete e nell’angolo dove nessun economista è in grado di contrastarla (per chi non ha compreso la metafora, chiarisco che mi sto riferendo ad una partita di tennis da tavolo, meglio conosciuto come ping-pong, dove peraltro a 16 anni ero anche molto bravo) .
La legge Fornero (come Gigi Stock la chiama, e come è conosciuta dai più) risale al 2011-2012.
Nel 2011 il termine “intelligenza artificiale” era pressoché sconosciuto al vasto pubblico. Oggi, nel 2026, il termine “intelligenza artificiale” è sulla bocca di tutti (quasi come il nome dell’adultera dei Vangeli che era da tutti conosciuta – nel significato ebraico della parola – ma a tutti formalmente ignota).
Ma il termine “intelligenza artificiale” risale a tempi assai remoti. Io stesso, per esempio, l’ho utilizzato in tempi assai più recenti nel documento intitolato “Può l’economia avvalersi della sperimentazione in laboratorio?” pubblicato sia sulla rivista Ingegneria Economica nel 1999, sia nel 2001 su Bloom (FONTE: https://www.bloom.it/perfetto1.htm) (NOTA: per vedere l’accenno alla intelligenza artificiale, andare in fondo al capitolo Conclusioni).
Scusate, me so’ perso. Dov’ero?
Ah sì, ero alla Fornero.
Quando la Prof.ssa Fornero parla, il pensiero che ella esprime riflette l’approccio anni 2011. Nel sentirla, si ha lo stesso effetto di quando si vedono per televisione giovanotti vestiti con camicie a fiori attillate e ragazze con capelli a caschetto: riconosciamo subito (almeno per chi ha vissuto quegli anni) che le riprese risalgono al 1960.
Nel 2026, la Legge Fornero del 2011 ha la stessa valenza di Canzonissima del 1960.
La Legge Fornero è una legge in bianco e nero (lo dice la parola, Fornero), datata, vecchia, obsoleta, dannosa (chiedo venia per la mia mia cèlia, poco seria).
Perché la Legge Fornero sopravvive?
Ma è ovvio! Ancor nessuno al Governo e dintorni sa con che cosa, e come, sostituire la Legge Fornero!
È facile cadere nella trappola del confondere causa ed effetto. Lo aveva già osservato John Maynard Keynes, e la sua osservazione l’abbiamo con cura esposta nel documento “Proposta per una Riforma flessibile e strutturale” a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin. L’osservazione di Keynes è la seguente: “Non facciamo niente perché non abbiamo soldi, però è esattamente perché non facciamo niente che non abbiamo i soldi” (Paragrafo 6.2.2 pag. 18).
La stessa inversione tra causa ed effetto si presenta nella seguente osservazione: “senza riforme strutturali e guardando alla demografia italiana” (CAUSA) “il sistema non regge” (EFFETTO). E allora, si continua ad applicare la Legge Fornero.
Ma è esattamente l‘opposto! Il sistema non regge (CAUSA) E QUINDI guardiamo alla demografia e alla riforma strutturale Fornero (EFFETTO) .
E allora ecco la soluzione: non è necessario guardare alla demografia, perché abbiamo robot e AI che prendono il posto dei lavoratori mancanti a causa del calo delle nascite. La demografia è quindi un problema che viene rimosso a monte. Per quanto riguarda, invece, l’altro aspetto demografico e cioè che si vive più a lungo e quindi si tende a percepire la pensione per tempi più lunghi, tale problema viene risolto a valle (ma non mi dilungo oltre nello spiegare come ciò accade). Abbiamo inoltre la Riforma Previdenziale strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin grazie alla quale il sistema regge.
Ma qualcuno vuole prendersi la briga di leggere e controbattere punto per punto la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin?
Se il Governo vuole vincere le elezioni nel 2027, punti sulla Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin!
CONCLUSIONE.
Vogliamo dare uno sguardo ai nostri “economisti”?
Da quando è stato istituito nel 1969 il Premio Nobel per l’Economia (ufficialmente “Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel”, in pratica una specie di “premio di consolazione”), un solo italiano l’ha vinto, Franco Modigliani, nel 1985, dopo che nel 1946 aveva acquisito la cittadinanza americana. Quindi, non si può nemmeno più di tanto dire che il Premio Nobel per l’Economia l’abbia vinto un italiano.
Come mai nessun economista italiano è mai riuscito a vincere il Premio Nobel per l’Economia?
Ragionateci sopra.
9 Febbraio 2026 alle 15:44 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Diridero in data 9 Febbraio 2026 alle 13:52: è un commento che considero molto pertinente a quanto da me espresso nel mio commento in data 9 Febbraio 2026 alle 11:03 e che coinvolge indirettamente anche il sig. Pio.
Sig. Diridero, ricordo molto bene la domanda che lei mi pose riguardo al sig. Pio: “perché il suo giudizio sul signor Pio è così severo?”.
Io le risposi: “Il mio giudizio sul comportamento del sig. Pio è, in effetti, alquanto severo. E mi dispiace. Mi dispiace riconoscere che un essere umano si comporti in maniera così degradante.”
Quando risposi, invece, al sig. Pio, alla fine del mio giudizio severo aggiunsi:
“Tuttavia, ha certamente modo di riqualificarsi, esprimendo commenti rispettosi verso le persone (sia verso i politici, che verso i lettori di questo sito).
So che può farlo. Sta a lei decidere di farlo.”
Come lei osserva, sig. Diridero, noi non siamo asceti, è vero.
Uno dei miei interessi è lo studio della vita degli asceti e dei Maestri autorealizzati.
Per poter rispondere alla sua osservazione sul perché ho mostrato insofferenza nei confronti del sig. Pio, ho necessità di appoggiarmi “sulle spalle dei Giganti” (come avrebbe detto Newton) in modo da poterle offrire una vista più lontana della mia.
Dal Vangelo di Giovanni 2, 13-25
“Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!»”.
Ho molto studiato la vita di Gesù, leggendo due volumi scritti da un gesuita, come pure i 4 Vangeli canonici Marco, Matteo, Luca e Giovanni (studiando anche un minimo di lingua ebraica per poter fare i confronti tra quanto riportato nei Vangeli canonici con quanto è riportato nella Bibbia scritta in ebraico presente nella mia libreria). Ho letto anche i vangeli apocrifi (chiamati così perché non riconosciuti dalla Chiesa) ed ho approfondito la vita di Gesù trascorsa tra i Maestri nel Kashmir in India. Ricordiamo che nei Vangeli canonici non si sa nulla di dove sia stato Gesù tra i 16 anni all’incirca e quando cominciò il suo ministero all’età di 30 anni.
Sto dicendo queste cose per rendere credibile l’idea che ho maturato di Gesù uomo.
Ebbene, anche Gesù l’asceta, perse la pazienza quando scacciò i mercanti dal tempio.
Passo a citare un altro racconto.
Un Maestro autorealizzato aveva trovato necessario redarguire un discepolo per un grave errore. Più tardi egli disse sospirando: “ Io vorrei influenzare gli altri solo con l’amore. Mi sento morire quando sono costretto a correggerli in altro modo”.
Ebbene, anche un Maestro autorealizzato a volte trova come sola via per istruire i suoi discepoli il ricorso ad un linguaggio che potrebbe essere ritenuto aspro.
CONCLUSIONE
Io non sono un asceta come Gesù, né un Maestro autorealizzato, ma aspiro a raggiungere lo stesso livello spirituale raggiunto da loro.
Come loro, anch’io posso a volte arrabbiarmi o utilizzare un linguaggio ritenuto un po’ aspro. Tuttavia, rendendomi conto di aver perso l’equilibrio, rinnovo di volta in volta il proposito di mantenere l’equilibrio in ogni circostanza, ricordandomi in ogni circostanza di mantenere la calma anche nel fragore dei mondi che crollano.
I commenti del sig. Pio si inseriscono in articoli importanti, che potrebbero essere letti dalle Istituzioni e dalle Aziende che hanno ricevuto la Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin, nella quale ci sono riferimenti che conducono al sito di pensionipertutti.
Con quale grado di attendibilità potranno essere presi in considerazione i contenuti della Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin qualora le Istituzioni leggessero i commenti dei lettori di pensionipertutti?
Francamente, trovo i commenti del sig. Pio fuori posto. Ma mi rendo conto che è questa la forma di espressione del suo pensiero.
Come tutti noi, del resto, anche il sig. Pio è libero di esprimere il suo pensiero nella forma a lui più consona.
9 Febbraio 2026 alle 14:07 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Non c’è da mettere in discussione il passato (per il semplice fatto che non lo si può modificare).
Nessuna discussione, quindi, su quando si andava in pensione con tutto retributivo, o con 35 anni di versamenti contributivi, o a 55 anni di età anagrafica, o con la Riforma Monti-Fornero.
Come non possiamo attribuire la situazione di oggi a decisioni errate prese in passato, altrettanto non possiamo attribuire la situazione di oggi a decisioni giuste prese nel passato.
La Riforma Monti-Fornero è stata una decisione né sbagliata né giusta, ma è stata una decisione “forzata” dagli eventi, come riportato nell’articolo a firma di Rodinò in cui si legge:
“l’aumento dello spread e il rischio di insolvenza rendevano inevitabile un intervento strutturale sul sistema pensionistico”.
La Prof.ssa Fornero afferma che “Le buone pensioni dipendono da buoni redditi da lavoro”.
Bene, allora ci dica anche come ottenere “buoni redditi da lavoro”.
La Prof.ssa Fornero sa che i redditi dipendono dalla produttività dei lavoratori.
E allora ci dica come aumentare la produttività dei lavoratori.
LA RIFORMA MONTI-FORNERO NON È SBAGLIATA.
LA RIFORMA MONTI-FORNERO È INADEGUATA.
La Riforma Monti-Fornero è inadeguata ai tempi del digitale perché:
• Tiene conto della relazione tra generazione corrente e generazione futura a livello di essere umani, ma non tiene conto anche della GENERAZIONE ROBOTICA (robot e AI)
• Tiene conto del rapporto attivi/pensionati, ma non tiene conto del rapporto (attivi umani + ATTIVI DIGITALI)/pensionati
Occorre tenere in debita considerazione:
• La generazione robotica (robot), gli intermediari digitali (AI), i lavoratori digitali (robot e AI) da inserire nel computo della forza lavoro attiva assieme alla forza lavoro umana
• La moneta digitale: non l’euro digitale la cui esistenza permetterà soltanto di uscire dall’oligopolio di Visa e Mastercard senza aggiungere alcunché di nuovo nella nostra economia; ma una moneta espressa in forma digitale (in numeri 0 e 1) il cui valore corrisponde al valore del patrimonio dello Stato e in grado di trasferire alla Politica Fiscale dello Stato le principali funzioni oggi di pertinenza della Politica Monetaria della BCE tra cui il controllo dell’inflazione
• I servizi digitali: fondamentalmente di tipo fai-da-te, che consentono di ridurre il fabbisogno di forza lavoro in quanto il consumatore si sostituisce al produttore, il cliente si sostituisce al dipendente e quindi occorrono interventi di Politica Fiscale tendenti a portare in equilibrio salari e profitti
Ed ora proviamo a rispondere alle domande alle quali la Prof.ssa Fornero non ha fornito risposte:
DOMANDA 1: come ottenere buoni redditi da lavoro?
RISPOSTA 1: trasferire ai salari una quota parte dei maggiori utili che le aziende ottengono grazie ai lavoratori digitali (robot e AI) e all’intermediazione digitale (clienti che svolgono il lavoro dei dipendenti).
DOMANDA 2: come aumentare la produttività dei lavoratori?
RISPOSTA 2: sfruttare la collaborazione tra lavoratore digitale (robot e AI) e lavoratore umano (docente, ricercatore, magistrato, qualsiasi dipendente abilitato all’utilizzo di sistemi dotati di intelligenza artificiale). Ognuno ha modo di osservare quanto sia più rapido ottenere informazioni da AI e quindi svolgere il proprio lavoro in tempi più rapidi: questo è ciò che si chiama “aumento di produttività”. Poiché in economia il salario è strettamente dipendente dalla produttività del lavoro, ecco che aumentando la produttività del lavoro aumenta pure il salario.
CONCLUSIONE
Quando si toglie qualcosa, occorre avere a disposizione qualche altra cosa che la sostituisce.
Togliendo la Riforma Monti-Fornero a carattere strutturale, il suo posto vacante potrebbe essere colmato dalla Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin.
La Proposta Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin è la sola Proposta di carattere strutturale ad oggi sviluppata che tiene conto di: generazione robotica, lavoratori digitali (robot e AI), moneta digitale e che elimina del tutto il problema sul quale intervengono costantemente tutti gli esperti previdenziali riguardo alla denatalità.
Tra poco si riaprirà il sipario su proposte migliorative in ambito pensioni e salari.
Se nulla di significativo in ambito pensioni e salari è stato fatto nel 2025, è legittimo domandarsi in che modo si potrà far meglio nel 2026, anno in cui scadranno i fondi del PNRR (precisamente in agosto 2026).
9 Febbraio 2026 alle 11:03 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Una certa discepola si sentiva offesa per ogni menzione dei suoi difetti. Un giorno il suo Maestro le disse: “Perché non vuoi essere corretta? Non sono forse qui per questo? Il mio Maestro mi riprendeva spesso davanti agli altri. Io non me ne risentivo, perché sapevo che cercava di bandire la mia ignoranza. Adesso non sono suscettibile a nessuna critica; nessun punto vulnerabile è rimasto in me, che potrebbe dolere se qualcuno lo toccasse”.
Il Maestro continuò dicendo: “Ecco perché ti rinfaccio apertamente i tuoi difetti. Se non cerchi di guarire i punti piagati nella tua mente, trasalirai dolorosamente ogni volta che qualcuno li toccherà”.
Io penso che ogni persona con la quale entriamo in contatto può essere considerata un nostro “maestro”, nel senso che ci offre l’occasione di affinare il nostro pensiero mettendone alla prova la consistenza dei razionali sui quali il nostro pensiero si regge.
Ma, cosa ancora più importante, il confronto con altre persone ci consente di individuare i punti deboli presenti nel nostro carattere, e ci stimola ad operare come dei novelli Michelangelo.
Sì, perché in noi alberga uno scultore, che con il martello della volontà e lo scappello della determinazione, colpo su colpo inferti all’ego non con rabbia ma con il sorriso che sa di vittoria, fa emergere, da quell’ammasso deforme di ego, una figura più aggraziata, una persona piacevole con la quale relazionarsi.
Io ho mantenuto una sorta di diario in merito ai commenti che ho scritto su questo “blog”, o “forum”, o comunque lo si voglia chiamare, collezionandoli sul mio sito al seguente link: https://sites.google.com/view/economatica4/post/sulle-pensioni.
Rileggendoli, ritrovo nei miei commenti qualche vena di arrabbiatura, qualche scivolone sintattico, qualche espressione sgrammatica, ma tutto ci può stare, se il rispondere ai commenti di altri ci mette alla prova e ci permette di diventare migliori di quanto siamo.
Per concludere, vorrei aggiungere che pensionipertutti è un sito non solo di informazione sulle pensioni, ma è anche un sito che consente di esprimere liberamente le proprie riflessioni, in maniera del tutto gratuita, anche se talvolta, però, il prezzo da pagare è una critica non gradita.
8 Febbraio 2026 alle 12:36 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo alle osservazioni dei sigg. Diridero e Mariano, che hanno in comune il fatto che sono rimasti DELUSI dalle mie “ultime uscite” riguardo ai lavoratori (in particolare dipendenti statali, nel commento del sig. Diridero) e riguardo allo sciopero (nel commento del sig. Mariano).
Ma DELUSI DA COSA? Dal fatto che ho detto ciò che veramente penso in contrasto con le loro “aspettative”?
Proprio qualche giorno fa ho riferito ad una persona che per non rimanere delusi occorre non nutrire aspettative.
Ma l’essere umano è fatto così: nutre l’aspettativa che ciò che desidera si realizzi. Nutre l’aspettativa che anche gli altri la pensino come lui (o come lei).
E allora ecco la poderosa macchina di comunicazione dei politici durante le campagne elettorali: SI DICONO COSE CHE GLI ELETTORI VOGLIONO SENTIRSI DIRE.
I Politici vanno alla ricerca del consenso di altri.
Io vado alla ricerca del consenso solo di me stesso, nel riconoscere i miei errori e nel correggerli, indipendentemente da ciò che possano pensare altri di me e rispondendo solamente alla mia coscienza.
Mahatma Gandhi soleva dire: “Se nessuno ascolta il tuo appello, va’ da solo. Va’ da solo”.
Io vado da solo. Perché non ho nessuno ai quali fare ascoltare il mio appello a non scioperare. A NON SCIOPERARE! (lo dico solo a me stesso che non ho mai scioperato in vita mia)
E continuo ad affermarlo con lo stesso fervore e ardore che animava Giovanna D’arco nelle sue appassionate battaglie: NON SCIOPERARE! (lo dico ancora solo a me stesso)
LAVORO!
IL LAVORO RENDE LIBERI (quando si è liberi di lavorare)!
Ma quando i lavoratori scioperano impedendo ad altri lavoratori di lavorare, ebbene questi ultimi non sono più liberi di lavorare e diventano schiavi del lavoro di altri lavoratori che proprio perché sono liberi di lavorare hanno anche la libertà di appellarsi al loro diritto di scioperare.
Vorrei solo rivolgere la seguente domanda ai sigg. Diridero e Mariano: avete mai letto i Vangeli?
Vi siete mai domandati, Diridero e Mariano, perché a volte, finito il suo discorso, Gesù era costretto ad allontanarsi accerchiato dai suoi discepoli affinché la gente non lo aggredisse? La gente voleva forse aggredirlo perché Gesù aveva detto di amare i propri nemici, anche i Romani che occupavano le loro terre?
Come rispondereste, Diridero e Mariano, a Gesù sentendovi dire: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”?
Come rispondereste, Diridero e Mariano, invece a me, se dicessi ai lavoratori e lavoratrici: “Beati quelli che scioperano, perché sono quelli che hanno un lavoro. Beati i lavoratori che vengono sfruttati e sottopagati, perché i disoccupati più di loro amerebbero essere sfruttati pur di essere sottopagati. Rallegratevi ed esultate, lavoratori e lavoratrici, perché grande sarà la vostra ricompensa quando andrete in pensione a 70 anni”?
Gesù fu poco ascoltato, e la gente preferiva Barabba, il capobanda, perché Barabba incarnava le aspettative del popolo.
Il sig. Diridero, attraverso il suo commento in data 8 Febbraio 2026 alle 8:43 ha messo in risalto un principio della fisica quantistica: l’osservatore modifica il fenomeno che sta osservando.
Spiego tale principio in questo modo. Supponiamo di voler osservare il comportamento di un pipistrello in ore notturne. Sentiamo volare il pipistrello di qua e di là attorno a noi e sopra di noi, ma non riusciamo a vederlo. Accendiamo la luce, ed ecco che il pipistrello si blocca, finisce di svolazzare e trova un posto dove ripararsi e nascondersi. Sintesi: volevamo osservare il comportamento naturale del pipistrello, e, invece, il nostro atto di osservazione ha modificato proprio ciò che volevamo osservare, e cioè il comportamento naturale del pipistrello.
Allo stesso modo ha fatto il sig. Diridero, il quale non si è limitato a LEGGERE ciò che ho scritto; ma ha interferito con ciò che ho scritto INTERPRETANDO ciò che ho scritto, secondo i sui valori, il suo modo di pensare, il suo modo di agire.
Il sig. Diridero ha completamente alterato ciò che ho detto sui dipendenti statali, ed ha affermato che io ho (cito testualmente) “letteralmente offeso l’intera categoria dei dipendenti pubblici”.
Al sig. Diridero è saltata in mente questa considerazione perché forse ho citato la parola “fannullone” parlando dei dipendenti statali?
Ieri non avevo tempo per fare la ricerca di chi avesse espresso la parola “fannullone”, perché sono molto preso dal portare avanti il mio progetto riguardo all’inserimento dell’insegnamento dell’Economia Informatica nella Scuola Secondaria di Primo Grado (la scuola media, per intenderci) e il giorno 12 febbraio ho una consegna di un modulo che intendo assolutamente rispettare.
Neppure adesso ho tanto tempo da dedicare, ma ho voluto scrivere su Google la seguente frase:
“chi ha detto che i dipendenti statali sono fannulloni?”
Ecco la risposta di AI Overview:
“La celebre espressione sui “dipendenti fannulloni” fu utilizzata da Renato Brunetta, all’epoca Ministro per l’Innovazione e la Pubblica Amministrazione, nel 2008. Il ministro usò tale termine per indicare una minoranza di lavoratori poco produttivi nella pubblica amministrazione, promossa con il fine di premiare il merito e licenziare i fannulloni.
• Contesto: La frase fu lanciata per avviare una riforma del Pubblico Impiego, focalizzata sulla lotta all’assenteismo e sull’introduzione di controlli più severi.
• Significato: Nonostante la generalizzazione mediatica, Brunetta specificò che si trattava di una “minoranza” da colpire, distinguendola da chi lavora correttamente.
• Risvolti: La battaglia di Brunetta portò a nuove norme per il licenziamento disciplinare dei dipendenti pubblici.
Nel corso degli anni, l’espressione è rimasta legata al dibattito sulla produttività e la riforma della Pubblica Amministrazione italiana.”
Stiamo parlando di PENSIONI, che derivano dal LAVORO, che viene sospeso dallo SCIOPERO, che viene giudicato un DIRITTO dalla Costituzione della Repubblica Italiana.
Io onoro lo Stato (pagando tasse, tributi e contributi), onoro la Costituzione della Repubblica Italiana (scritta da coloro che hanno contribuito a fondare lo Stato della Repubblica Italiana), onoro i Governi che sono al servizio dello Stato (che faticano a far funzionare una macchina assai complessa come quella dello Stato), e onoro i dipendenti dello Stato, i dipendenti dei privati, gli autonomi a partita IVA (se non altro perché pagano la mia pensione).
Ultima cosa che vorrei aggiungere prima di concludere il mio commento.
Paolo prof. nel suo commento in data 8 Febbraio 2026 alle 4:58 espone una chiara disamina nella quale ritrovo descritto in maniera aderente alla realtà lo stato di profondo disagio che si trova a vivere mia nipote che ha appena vinto il concorso di docente di ruolo in una scuola superiore nelle vicinanze di Milano. Al momento mia nipote è ancora nel periodo di prova, e quindi è importante che rispetti gli orari in cui deve fare lezione. Si alza alle 5 del mattino perché non sa mai quante corse salta ogni giorno TRENORD e se rispetta o meno le fasce di garanzia quando TRENORD aderisce agli scioperi.
E questo è tutto quello che avevo da dire ai sigg. Diridero e Mariano.
Firmato: Claudio Maria Perfetto
Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana
https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/107185
7 Febbraio 2026 alle 23:42 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Nel mondo del lavoro la schiavitù non è mai stata abolita.
In particolare, gli schiavi di oggi che sono presenti nelle aziende sono i lavoratori a partita IVA.
Non parlo di avvocati, commercialisti, medici di base. Parlo di lavoratori cosiddetti “body rental”, un termine molto in voga nel settore informatico nel quale ho lavorato per 41 anni.
“Body rental”, che letteralmente significa “corpi a noleggio”, sono lavoratori appartenenti ad aziende e che vengono allocati presso altre aziende dotate di tecnologie informatiche.
Io stesso mi sono trovato a lavorare da lavoratore autonomo a partita IVA per conto di un cliente che mi prestava in subappalto ad un altro cliente che mi forniva come lavoratore “body rental” ad un altro cliente ancora.
A volte venivo pagato non in maniera regolare, a distanza di 2 mesi, di 3 mesi e anche di 5 mesi.
Io intanto emettevo fattura e quindi pagavo l’IVA senza avere ancora incassato la fattura. Ero ancora un novello lavoratore a partita IVA.
Poi il mio commercialista mi consigliò di emettere la fattura cosiddetta “pro forma”, dove non avrei versato l’IVA. L’IVA l’avrei versata successivamente, quando avrei emesso la fattura regolare dietro impegno del committente che me l’avrebbe pagata.
In moltissime aziende in cui ho lavorato, mi sono trovato spesso a parlare con capi ufficio 58enni.
Mi sono fatta l’idea che la prima cosa da fare è mandare in pensione forzata i 58enni.
In un’azienda c’era un capo ufficio che mi esortava spesso a non stare troppo tempo al telefono a spiegare ai programmatori dov’era la causa del problema. Io gli feci presente che se il programmatore non trovava la causa del suo problema, il suo programma sarebbe andato ancora in errore e quindi avrebbe continuato a telefonare al nostro ufficio.
In un’altra un’azienda, in particolare, un 58enne bloccava l’evoluzione professionale di alcuni lavoratori giovani (a partita IVA) che avrebbero voluto adottare processi più automatizzati, invece di mantenere traccia di tali processi sulla carta.
Le aziende sono davvero piene di esuberi, ma, ancor più, sono piene di lavoratori anziani che non si adattano ai modi nuovi, più avanzati, nella gestione dei processi aziendali.
Non è un caso che le aziende manifestano un’elevata propensione a sostituire le risorse umane con sistemi di intelligenza artificiale.
Abbiamo poi i dipendenti statali, quelli che in Germania vengono chiamati ”Beamten” e che non sono molto ben visti perché (almeno in Germania) godono di privilegi che i comuni dipendenti di aziende private non hanno.
In Italia c’è stato un personaggio pubblico di rilievo (non ricordo purtroppo il nome, ma so che la sua “uscita” sollevò un enorme polverone) che ha classificato i dipendenti statali come “fannulloni”.
Personalmente ritengo che la parola “fannullone” sia un po’ eccessiva. Ma colui che l’ha usata, sapeva che era una espressione molto forte, e se l’ha usata aveva certamente le sue buone ragioni.
Su questo sito di pensionipertutti vedo molti lettori che si lamentano (giustamente, aggiungo), che criticano il “sistema” (qualunque cosa tale parola voglia significare), che parlano di DIRITTI ma non parlano mai di DOVERI. Parlano che vogliono indietro i soldi che hanno versato, senza rendersi conto che è impossibile perché quei soldi che hanno versato non sono nelle casse dell’INPS ma sono serviti per pagare le pensioni ai pensionati.
Diritto di sciopero? VA BENE!
MA, PRIMA DI TUTTO, DOVERE DI LAVORARE BENE!
A chi lavora bene viene riconosciuto il suo valore, anche in termini monetari, e non ha bisogno di evocare il diritto di sciopero.
E questo lo dico sulla base della mia esperienza personale: io ho mostrato di valere, e il valore del mio lavoro è stato più volte riconosciuto non solo a parole ma anche in termini monetari (con bonus vari o con il fatturare 2 giornate in più anche se non le avevo lavorate), da tutte le aziende in cui ho lavorato, sia da dipendente sia da autonomo a partita IVA.
7 Febbraio 2026 alle 18:59 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Questo mio commento non c’entra con il tema dell’articolo in maniera diretta, ma c’entra in maniera indiretta.
Questo mio commento parla del PIL. Se il PIL non cresce, non si potrà andare in pensione.
Se il Governo non è in grado di varare misure adeguate per la crescita economica, siano i lavoratori tutti a dare una mano al Governo.
“Siamo il Paese con più scioperi al mondo e le conseguenze sono ormai un problema strutturale. I costi economici di 1.129 proteste l’anno, una media di 3,1 al giorno, di cui il 40% nel settore Trasporti, arrivano fino a 5,5 miliardi di euro, con una perdita di produttività tra 1,8 e 2,4 miliardi per le nostre imprese e mancati gettiti per lo Stato tra 580 e 810 milioni di euro. Non è più tollerabile e a rimetterci sono le imprese e gli stessi lavoratori che i sindacati dicono di voler tutelare”. (FONTE: https://www.conflavoro.it/scioperi-disservizio/)
Il PIL dell’Italia per il 2025 è stimato in 2.543 miliardi di dollari, con una crescita di 0,5% rispetto al 2024.
(FONTE: https://www.worldometers.info/it/pil/italia-pil/)
Il tasso di cambio dollaro-euro oggi è: $1 USD = 0,8462 EUR.
il PIL italiano in euro, per l’anno 2025 è stato quindi di 2.152 miliardi di euro (dato dal prodotto 2.543 x 0,8462 = 2151,887)
La crescita del PIL nel 2025 è stata di 0,5%, nel 2024 è stata dello 0,7% e nel 2023 è stata dello 0,7%.
La perdita di 5,5 miliardi di PIL nel 2025 a causa di scioperi è stata il 5,5/2.152=0,26%. Un valore molto piccolo, certamente, ma confrontato con altri valori molto piccoli può risultare significativo e fare la differenza.
Certamente, il mio, è un esercizio numerico molto alla mano, e forse è azzardato affermare che se si somma lo 0,26% (del PIL perso a causa degli scioperi nel 2025) a 0,5% (la crescita del PIL nel 2025), si ottiene 0,76% (ripeto: è un calcolo davvero molto semplicistico, che ho fatto nel bel mezzo di un progetto assai impegnativo che sto sviluppando, ma serve giusto per formarsi una primissima idea).
Oramai il PIL Italiano sembra non schiodarsi dalla zero virgola per cento. Tuttavia, 0,76% è sempre meglio di 0,5%.
Non è forse così? (se i numeri che ho dato sono corretti?)
6 Febbraio 2026 alle 18:49 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Diridero in data 6 Febbraio 2026 alle 16:34.
PUNTO 1: Cosa dice la Costituzione della Repubblica Italiana
Art. 40: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”.
PUNTO 2: è necessario rispettare le fasce di garanzia negli scioperi?
AI overview:
“Sì, il rispetto delle fasce di garanzia negli scioperi dei servizi pubblici essenziali (trasporti, sanità, ecc.) è obbligatorio per legge per contemperare il diritto di sciopero con il diritto alla mobilità e alla salute degli utenti. Tali fasce proteggono le fasce orarie di maggiore frequentazione, garantendo la continuità dei servizi essenziali.
• […] omissis
• Obbligatorietà: La legge 146/1990 stabilisce che le prestazioni indispensabili devono essere garantite.
• Deroghe: In alcuni casi di sciopero generale, la Commissione di Garanzia può confermare o modificare le fasce orarie, ma non eliminarle totalmente, tranne in specifiche situazioni regolamentate.”
PUNTO 3: Sciopero Trenord: cancellati anche i treni delle fasce garantite
FONTE: La Provincia, Lunedì 02 febbraio 2026 https://www.laprovinciadicomo.it/stories/premium/como-citta/sciopero-trenord-cancellati-anche-i-treni-garantiti-o_3629291_11/.
PUNTO 4: TRENORD NON HA RISPETTATO LA LEGGE.
CONCLUSIONE
1. A cosa serve la Commissione Garanzia Sciopero?
2. Il Ministero dei Trasporti ha autorità sui trasporti. Ma ha anche autorevolezza?
3. La Corte Costituzionale avrebbe forse qualcosa da aggiungere al diritto di sciopero?
Il Manzoni probabilmente avrebbe risposto così alle mie tre domande: “Ai posteri l’ardua risposta”.
Io rispondo alle mie tre domande semplicemente con un’altra domanda: E chi lo sa?
Ad ogni modo, mantengo vivo la mia formula di libertà assoluta: Fatecomevoletefratelli.
6 Febbraio 2026 alle 13:39 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Diridero in data 6 Febbraio 2026 alle 11:57.
Sig. Diridero, lei non sa quanto io desideri che qualcuno, economista, tributarista, sociologo, esperto previdenziale come pure un qualsiasi uomo di strada persino un senzatetto (tra i quali a volte si trovano anche donne docenti di matematica all’università che hanno abbandonato l’università e che per una delusione amorosa si sono ritrovate a dormire per strada come quella donna che ricordo di avere incontrato a Bolzano nel lontano 1990) che criticasse la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin e il paradigma sul quale tale Proposta si regge, l’Economia Informatica, il cuore pulsante dell’economia digitale.
E sa perché, sig. Diridero, fremo dal voler ricevere tali critiche, quelle più dure possibili, quelle più aggressive, quelle che sono espresse in maniera intellettualmente elevata in grado dii mostrare i punti deboli della nuova disciplina STEM Economia Informatica?
Fremo dal desiderio di individuare i punti deboli dell’Economia Informatica, perché nella mia vita lavorativa sono diventato un grande esperto nel trasformare i punti deboli in punti di forza.
E invece mi ritrovo a rivolgermi a intellettuali conigli che hanno pudore di mostrare la loro ignoranza nuda dinanzi all’Economia Informatica.
Per quanto riguarda lo sciopero, sig. Diridero, la mia posizione è la seguente:
1. Il diritto allo sciopero è sancito dall’Articolo 40 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita così: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.”
2. In caso di sciopero nel settore dei trasporti o della sanità, suggerisco al Governo di non ricorrere alla precettazione, ma di ricorrere all’impiego del Genio Militare (un tempo la linea ferroviaria Ivrea-Torino era gestita completamente dal genio Militare. MAI UNO SCIOPERO su quella linea!). Sia il Genio Militare a far funzionare treni, sanità e quant’altro in caso di sciopero dei lavoratori
3. Avviare una collaborazione con gli specialisti cinesi per impiantare sulle reti ferroviarie italiane treni a conduzione autonoma, gestiti da remoto dal Ministero dei Trasporti oppure da robot umanoidi dotati di intelligenza artificiale
4. Quanto esplicitato al punto 3 in ambito trasporti venga replicato nei settori Sanità e Istruzione
Dopo questa mia premessa di natura “politica”, diciamo così, non mi tratterrò dal dire cose che è preferibile non sapere. È bene che il popolo non sappia tutta la verità sulla società.
Lavoravo da consulente (ovvero da lavoratore esterno) presso una grossa azienda (di cui ometto il nome per ovvie ragioni). Vi lavoravo da almeno 6 anni, quindi conoscevo davvero persona per persona quelle che erano in organico al settore dell’ICT (Information and Communication Technology).
Un giorno, mentre percorrevo il corridoio assieme ad un capo progetto dipendente dell’Azienda, vidi uscire da un ufficio una persona che non conoscevo.
“Chi è quella persona?”, domandai al capo progetto.
“Ma come, non la conosci? Stai con noi da tanti anni e non conosci quella persona?”, mi rispose assai meravigliato il capo progetto.
“No, per la verità, non mi ricordo di averla mai vista”, ribattei io.
“Forse non l’hai mai vista perché è quasi sempre negli uffici del sindacato”, mi disse il capo progetto.
“E che ci fa negli uffici del sindacato?”, dissi io.
“Lui (nota: era un uomo) è il nostro rappresentate interno sindacalista”, mi rispose il capo progetto.
“E chi lo paga?”, domandai io.
“Come chi lo paga?!”, disse meravigliato con occhi sgranati il capo progetto. “Lo paghiamo noi! è un dipendente della nostra azienda, no?”
“Ah!…”, esclamai io. “Se sta bene così all’azienda…”. E chiudemmo il discorso.
MORALE: l’Azienda dovrà pur rifarsi dello stipendio che paga a quel suo dipendente che lavora per il sindacato e non per l’azienda stessa. Come fa l’Azienda a recuperare i suoi soldi? Semplice, aumentando il prezzo dei suoi beni e servizi. Chi paga? Semplice: i lavoratori.
Ci sono altre cose sui sindacati che possono essere reperite sui testi di Economia, come sul testo “Economia” di Dornbusch e Fischer.
CONCLUSIONE
Sig. Diridero, io non giudico le persone, io INDAGO SU CAUSE ED EFFETTI.
Conosco benissimo come funzionano le Aziende: il dipendente che sciopera, il rappresentante sindacale che non si adegua alle linee aziendali, viene inserito, virtualmente, in una lista di esuberi che “verranno fatti fuori” (così si dice in gergo aziendale) non appena se ne presenterà l’occasione attraverso l’operazione (quasi di stampo militare, poiché un’azienda è una organizzazione a carattere militare) che si chiama “riorganizzazione aziendale”. Quando si sente questa parola, occorre capire che ci saranno licenziati e cassa integrati. Ci sono tantissimi modi per licenziare i dipendenti.
L’Azienda, per la verità, desidera avere pochissimi lavoratori dipendenti, quelli chiamati “key people” (persone chiave), e preferiscono avere invece manodopera di lavoratori a partita IVA, perché in tal modo si ha maggiore flessibilità nell’aumentare o diminuire la forza lavoro in base all’andamento dei mercati
Cosa dico a lavoratori e lavoratrici?
Agite come la vostra coscienza vi suggerisce di agire. Ma prima o poi verrà presentato il conto delle azioni commesse. Non c’è nessuno, ma proprio nessuno a cui dare la colpa o attribuire il merito: né al Governo, né all’Azienda, né al Sindacato.
A chi allora dare la colpa o il merito delle azioni commesse? La risposta alla domanda è una sola: basta guardarsi allo specchio.
5 Febbraio 2026 alle 22:46 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del Sig. Nicola T. in data 5 Febbraio 2026 alle 21:05.
Sig. Nicola T., sono perfettamente d’accordo con quanto da lei riportato, nel caso della Germania, riguardo all’adeguamento delle pensioni non già all’inflazione ma all’andamento dei salari.
In Italia vi è la perequazione delle pensioni all’inflazione, ovvero l’adeguamento degli importi pensionistici in base all’andamento dell’inflazione certificato da ISTAT.
In Italia NON vi è la perequazione dei salari all’inflazione, ovvero l’adeguamento dei salari in base all’andamento dell’inflazione certificato da ISTAT, in quanto, come sappiamo, la scala mobile è stata abolita da tempo.
Vi è, quindi, una SPEREQUAZIONE delle pensioni al lavoro, ovvero un MANCATO adeguamento degli importi pensionistici in base all’andamento del lavoro (come avviene in Germania).
EPILOGO.
Il Governo DEVE (è un “MUST”, come si dice in inglese) lavorare ANCHE sul LAVORO (occupazione e salari, ma non da precariato), e NON SOLO sulle PENSIONI (aumento di 20 tazzine di caffè al mese)!
Ma, ahimè, credo che il GOVERNO (di qualsiasi colore esso sia) abbia la capacità di comprendere ciò che i numeri INDICANO (un ottimo, eccellente, eccezionale Spread al 64,3, oggi, 5 febbraio 2026 alle ore 21,29) ma NON HA LA CAPACITÀ di comprendere ciò che in numeri SIGNIFICANO (oltre 5,7 milioni di individui in povertà assoluta in Italia nel 2024, e oltre 8,7 milioni di individui in condizioni di povertà relativa nel 2024. FONTE: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/La-poverta-in-italia-_-Anno-2024.pdf).
La Dott.ssa Venditti ci domanda che effetto ci fa vedere che l’Italia, anche a livello pensionistico, è il paese più tassato.
A me, l’effetto che fa è che i Governi M2M (leggi “Monti to Meloni”, ovvero da Monti a Meloni) non sanno come creare lavoro, il lavoro di elevata qualità e quindi con elevata retribuzione, in grado di compensare con l’aumento delle entrate erariali, derivanti dal lavoro grazie all’aumento dei salari, la riduzione delle tasse per i pensionati.
E, intanto, i Sindacati stanno a guardare, incapaci con i loro scioperi ad oltranza di aumentare i salari dei lavoratori, i quali, per altro, oltre che ad essere presi a schiaffi dal Governo sulla guancia destra, vengono presi a schiaffi anche dai Sindacati sulla guancia sinistra, ligi al precetto evangelico “se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra” (Matteo, 5, 38-42).
CONCLUSIONE.
A questo punto, il sig. Nicola T., che cita la Germania, mi alza la palla in modo che io possa fare la schiacciata.
LAVORATORI! Non siate stupidi! Siate un po’ più intelligenti, ma solo di poco.
Fate come i vostri colleghi in Germania! Fatevi compensare (mi rivolgo in particolare agli iscritti) la perdita salariale con un sussidio erogato dai Sindacati (in fondo, li pagate, o no?), un sussidio che in Germania si chiama “Streikgeld” derivante dalle parole “Streik” che significa “sciopero” e “Geld” che significa “denaro”.
Ringrazio il Sig. Nicola T. per avermi offerto la possibilità, con il suo richiamo alla Germania, di fare una stupenda super schiacciata alla Sinner nel campo dei Sindacati e dei Lavoratori e Lavoratrici (iscritti e non) che fanno sciopero, suggerendo loro che a vergognarsi forse non è solo il Governo, ma anche loro stessi se riflettono sul fatto che la loro astensione dal lavoro da dipendenti danneggia il lavoro di milioni di lavoratori e lavoratrici precari, danneggia le proprie pensioni, danneggia le pensioni degli altri, danneggia le loro aziende, danneggia l’Italia!
3 Febbraio 2026 alle 16:06 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento dei sig. Diridero pubblicato in data 3 Febbraio 2026 alle 10:01 nell’articolo a firma di Erica Venditti pubblicato in data 2 febbraio 2026 dal titolo “Pensioni 2026, separare previdenza da assistenza: davvero possibile?”.
Rispondendo al sig. Diridero, rispondo anche al commento del sig. LucianoM in data 3 Febbraio 2026 alle 12:47 pubblicato nel presente articolo.
Il sig. Diridero riporta le considerazioni dell’AI, mentre il sig. LucianoM riporta le considerazioni di Copilot.
CONCLUSIONE CUI ARRIVA AI.
La conclusione cui arriva AI verso la quale si è relazionato il sig. DIRIDERO è la seguente:
‘La sfida non è tecnica, è politica. Separare i conti significa ammettere che l’assistenza costa molto e che le tasse attuali potrebbero non bastare a coprirla. Inoltre, molti temono che una separazione netta possa essere il preludio a tagli alle prestazioni assistenziali, oggi “protette” dal calderone previdenziale.
In sintesi: È realizzabile attraverso una riforma della contabilità pubblica e una diversa allocazione delle entrate tributarie, ma richiede il coraggio politico di mostrare quanto costa davvero il nostro sistema di protezione sociale’.
CONCLUSIONE CUI ARRIVA COPILOT.
La conclusione cui arriva Copilot verso il quale si è relazionato il sig. LucianoM è la seguente:
‘La PREVIDENZA italiana, se isolata dall’ASSISTENZA, è strutturalmente SOSTENIBILE.
Il problema del sistema pensionistico non è la previdenza ma l’enorme quota assistenziale, che viene contabilmente sommata alle pensioni, generando una percezione errata di “spesa fuori controllo”.
La vera priorità è SEPARARE in modo istituzionale previdenza e assistenza, così come già fatto tecnicamente nel presente documento’.
CONCLUSIONE CUI ARRIVANO ESPERTI E TECNICI INPS.
Nel documento “4745KEY-assistenza_e_previdenza_01.pdf” redatto dalla “Direzione Centrale Studi e Ricerche”, Studi e Analisi n. 6 2022, è riportata a pag. 61 la tabella intitolata “Tabella 7.1 La spesa pensionistica secondo vari criteri di classificazione delle voci”.
La Tabella 7.1 riporta la spesa pensionistica in rapporto al PIL in base a diversi criteri di classificazione delle voci.
La tabella fa riferimento agli anni 2020 e 2019.
Alla voce di classificazione “Spesa pensionistica”, il rapporto Spesa/PIL è stato del 16,9% nel 2020, mentre è stato del 15,1% nel 2019.
Alla voce di classificazione “Spesa pensionistica al netto delle ritenute fiscali”, il rapporto Spesa/PIL è stato del 13,4% nel 2020 e del 12,1% nel 2019.
NOTA: quando si apre il documento, se nella riga di ricerca si digita la parola “separazione”, ci sono diversi punti in cui si parla proprio di “separazione tra previdenza e assistenza”.
In particolare vi è in punto, proprio a pag. 61 dove è presente anche la Tabella 7.1, in cui si precisa testualmente:
“Partendo da questo ordine di considerazioni, la riclassificazione funzionale della spesa, dunque, potrebbe superare l’annosa questione della separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale, spostando il ragionamento sugli interventi a sostegno delle funzioni e dei bisogni che il cittadino non riesce a soddisfare autonomamente”.
Leggendo a volo d’uccello il documento dell’INPS, la prima impressione che si riceve è che sia tutto sotto controllo e che i conti sono in ordine: le voci di spesa tra Previdenza e Assistenza sono perfettamente separate, e il rapporto Spesa Pensioni/PIL al netto delle ritenute fiscali è intorno al 12%, che è anche la media europea.
CONCLUSIONE FINALE
Personalmente considero attendibili e condivisibili tutte e tre le considerazioni espresse da AI, Copilot e INPS (anche se non ho avuto occasione di poter leggere interamente le 71 pagine del documento INPS).
Mi pongo la domanda se la separazione tra Previdenza e Assistenza sia veramente una “annosa questione”, un problema da risolvere, o, piuttosto, una mera questione di comunicazione, sia ai cittadini che all’Europa.
Se l’annosa questione di separare Previdenza da Assistenza non è in problema, non c’è nemmeno una soluzione.
3 Febbraio 2026 alle 11:39 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Alessandro in data 3 Febbraio 2026 alle 10:44.
Va bene, sig. Alessandro, la separazione tra Previdenza e Assistenza è necessaria. Lo dicono tutti e lo dice anche lei.
Resta solo da capire se c’è qualcuno capace di fare tale separazione.
Lei, per esempio, sig. Alessandro, avrebbe forse un’idea su COME separare Previdenza da Assistenza?
Ci esponga, sig. Alessandro, anche una sua idea banalissima come quella, per esempio, di avere due fogli Excel: su uno si classificano le pensioni previdenziali e sull’altro si classificano le pensioni assistenziali.
Io, per esempio, per la stesura del mio budget mensile utilizzo un solo foglio Excel. La mia sola entrata è costituita dalla pensione. Le mie uscite sono costituite da spese incomprimibili (spese condominiali, luce, gas, telefono) e da spese differibili nel tempo (vacanze, viaggi, acquisti per la casa, per abiti).
Può capitare, per esempio che io debba spostare l’ammontare previsto per una spesa differibile nel tempo sulla voce di spesa incomprimibile, e viceversa.
Sono certo che un qualcosa di simile la fanno anche milioni di famiglie, che devono gestire un bilancio assai più complesso del mio, perché hanno bimbi piccoli, figli studenti e quindi devono allocare risorse ad altre voci incomprimibili e differibili nel tempo.
Nel mio commento in data 2 Febbraio 2026 alle 14:22 ho citato il libro del Prof. Cazzola. Ora, per chiarire ulteriormente il pensiero sulla separazione tra Previdenza e Assistenza, vorrei dire di più su ciò che afferma il Prof. Cazzola nel suo libro (sempre a pag. 18):
“Allora era presidente dell’INPS Giacinto Militello, designato dalla CGIL (al vertice del maggiore istituto previdenziale, per legge, andavano, a rotazione, delle personalità indicate dai sindacati confederali). Militello, insieme al direttore generale Gianni Billia, riuscì a far crescere un’idea che era maturata all’interno dell’Istituto (‘conosciuta come “operazione bilancio parallelo”, nel senso che, a fianco del documento contabile ufficiale, ne era redatto un altro secondo i criteri della separazione tra previdenza e assistenza) e che ancora oggi continua a circolare tra i luoghi comuni che distorcono il dibattito sulle pensioni” (FONTE: “La guerra dei cinquant’anni. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico, Prefazione di Elsa Fornero, ed. IBL Libri, 2021, Pag.18).
Ricordo ai lettori che Giacinto Militello fu presidente dell’INPS dal 1985 al 1989, esattamente 41 anni fa!
Ancora oggi, a distanza di 41 anni, continuiamo a parlare di separare Previdenza da Assistenza. Ma se tale separazione è necessaria, non sarebbe stata già fatta? Cos’è che manca? La solita “volontà” politica di fare?
CONCLUSIONE
Separare Previdenza da Assistenza?
A quanto pare, “Facile dictu, difficile factu” (“facile a dirsi, difficile a farsi”, dicevano gli antichi latini!)
Probabilmente, quando parliamo di separare Previdenza da Assistenza analizziamo la questione da una prospettiva per così dire “appannata”, che non ci consente di cogliere dettagli più minuziosi e, per questo, più profondi.
P.S.: ho letto il commento del sig. Diridero in data 3 Febbraio 2026 alle 10:01. Molto interessante. Gli risponderò nell’articolo pubblicato questa mattina, 3 febbraio, dalla Dott.ssa Erica Venditti dal titolo “Riforma pensioni 2026 e Bilancio INPS: ultime considerazioni”.
2 Febbraio 2026 alle 20:06 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Aggiungo un possibile caso di studio:
1. un lavoratore versa i contributi previdenziali, e a 67 anni va in pensione di vecchiaia (“pensione previdenziale”)
2. la pensione previdenziale non raggiunge l’importo minimo, in quanto il lavoratore ha avuto una carriera discontinua
3. la pensione di vecchiaia viene quindi integrata attingendo alla fiscalità generale, e questa quota parte di pensione si configurerebbe come “pensione assistenziale”
CONCLUSIONE
Ci sono casi (quanti? non ho dati alla mano, ma sono propenso a credere che siano diversi) in cui Previdenza e Assistenza si fondono per dare origine ad una “pensione di sopravvivenza”.
2 Febbraio 2026 alle 14:22 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
I N P S
Istituto Nazionale di PREVIDENZA Sociale.
Vogliamo chiarire bene cosa vogliamo intendere con l’espressione “SEPARARE PREVIDENZA DA ASSISTENZA”?
Stando all’articolo di Fabio Bonanni pubblicato in data 16 gennaio 2024 su il Sole 24 Ore, il rapporto di Itinerari Previdenziali (il cui Presidente, come sappiamo, è il Prof. Alberto Brambilla) – presentato alla Camera – afferma che le prestazioni previdenziali valgono il 12,97% del Pil, un valore in linea con la media europea ma distante da quello davvero comunicato a Bruxelles, generando confusione. ‘Il rapporto torna a suggerire, pertanto, “una corretta separazione tra previdenza e assistenza’ (FONTE: https://www.ilsole24ore.com/art/welfare-itinerari-previdenziali-157-mld-costo-2022-126percento-10-anni-indicazione-razionalizzare-spesa-e-separare-assistenza-previdenza-AFRuKbMC?refresh_ce&nof).
Il Prof. Brambilla (così continua l’articolo) suggerisce: “la corretta determinazione di questi dati è fondamentale per evitare che eccessive sovrastime convincano l’Europa a imporre tagli alle pensioni che, come evidenziano questi numeri, presentano invece una spesa tutto sommato sotto controllo».
E allora domando al Prof. Brambilla: COME SEPARARE ASSISTENZA DA PREVIDENZA?
Mi verrebbe da pensare questo: Se esiste una INPS che gestiste Previdenza e Assistenza, allora il separare Assistenza da Previdenza vorrebbe forse significare istituire una INAS (Istituto Nazionale di Assistenza Sociale, che, però, non è la INAS-CISL (Patronato))?
Economisti ed esperti previdenziali sono spesso propensi a dire COSA fare, ma si astengono altrettanto spesso dal dire anche COME fare.
Forse, economisti ed esperti previdenziali ritengono che al COME fare ci deve pensare il Governo, dal momento che è sua la gestione della Politica Economica (che è economia normativa), mentre economisti ed esperti previdenziali si occupano invece di Economia Politica (che è la economia descrittiva)?
Se il Prof. Brambilla si esime dal dire COME fare a separare Assistenza da Previdenza, tuttavia qualche indicazione ce l’ha sul COME mantenere in equilibrio il Sistema Previdenziale dopo il 2040 quando la maggior parte dei baby boomer nati dal dopoguerra al 1980, in termini previdenziali assai significativa data la loro numerosità, si sarà pensionata. Per il Prof. Brambilla occorre intervenire su:
• età di pensionamento, attualmente tra le più basse d’Europa, circa 63 anni l’età effettiva di uscita dal lavoro in Italia nonostante un’aspettativa di vita tra le più elevate a livello mondiale, e che dovranno dunque gradualmente aumentare evitando il ricorso a eccessive anticipazioni
• invecchiamento attivo dei lavoratori, attraverso misure volte a favorire un’adeguata permanenza sul lavoro delle fasce più senior della popolazione
• politiche attive del lavoro, da realizzare di pari passo con un’intensificazione della formazione professionale, anche on the job
• prevenzione, intesa in senso più ampio come capacità di progettare una vecchiaia in buona salute”
CONCLUSIONE
Innanzitutto occorre chiarire cosa si intende per “PREVIDENZA”.
Riporto quanto è specificato dall’enciclopedia Treccani:
“Previdenza: (che più esplicitamente viene indicata come p. sociale) svolta dallo stato allo scopo di assicurare ai lavoratori, e in seguito a tutti i cittadini, i mezzi materiali di sopravvivenza e l’assistenza necessaria quando vengono a trovarsi in condizioni di bisogno (vecchiaia, periodi di disoccupazione involontaria, infortunî e malattie, invalidità di vario tipo): Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, ente pubblico cui è affidata la gestione dell’assicurazione contro l’invalidità e la vecchiaia e contro la disoccupazione involontaria, oltre ad altre funzioni di sicurezza sociale” (FONTE: https://www.treccani.it/vocabolario/previdenza/).
La Previdenza, quindi, include anche l’Assistenza.
Le pensioni sono classificate sia come “pensioni previdenziali” (es., pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate finanziate con i contributi previdenziali), sia “pensioni assistenziali” (es., pensioni di invalidità, pensioni per ciechi e per sordi, finanziate con la fiscalità generale).
IL BILANCIO DELL’INPS È PERFETTAMENTE IN ORDINE (come ha sostenuto a suo tempo l’ex Presidente dell’INPS Tridico e come sostiene il Prof. Brambilla).
E allora, pongo la seguente domanda al Prof. Alberto Brambilla:
COME FARE A SEPARARE ASSISTENZA DA PREVIDENZA?
Suggerimento per il Prof. Brambilla:
Il Prof. Cazzola afferma nel suo libro: si riuscì a far crescere un’idea all’interno del maggiore Istituto previdenziale (‘conosciuta come “operazione bilancio parallelo”, nel senso che, a fianco del documento contabile ufficiale, ne era redatto un altro secondo i criteri della separazione tra previdenza e assistenza) e che ancora oggi continua a circolare tra i luoghi comuni che distorcono il dibattito sulle pensioni. È un escamotage contabile – che ingombra il dibattito e viene persino preso sul serio dai governi – secondo il quale i conti delle pensioni sarebbero in ordine se non dovessero sopportare l’onere dell’assistenza. Era (ed è) vero esattamente il contrario.” (FONTE: “La guerra dei cinquant’anni. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico, Prefazione di Elsa Fornero, ed. IBL Libri, 2021, Pag.18).
27 Gennaio 2026 alle 14:36 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Grazie della risposta, Mauro.
Ho visionato il video segnalatoci da Max in data 27 Gennaio 2026 alle 12:01 riportato da ilSussidiario.net col titolo “Previdenza e Assistenza, due facce della stessa medaglia?”. Ne condivido i contenuti.
Apprezzo molto la partecipazione sociale di Orietta Armiliato e di Mauro Marino nel prendere parte attiva – attraverso i Gruppi CODS e UTP nonché attraverso interviste “faccia a faccia” – nel sostenere le istanze di lavoratori, lavoratrici e pensionati. A differenza di me che, invece, prediligo spazi si-lenti, e come miei soli accompagnatori pensieri con i quali “solo e pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi e lenti” (Francesco Petrarca).
26 Gennaio 2026 alle 14:59 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Provo a portare una motivazione per cui possa risultare difficile separare la Previdenza dall’Assistenza.
Sia ben inteso che quanto esporrò è soltanto una mia congettura, non supportata dai dati.
PREMESSA.
Con la Legge di Bilancio per il 2025 (quindi la Legge di Bilancio scorsa, quella precedente alla Legge di Bilancio in vigore nel 2026) gli ESONERI CONTRIBUTIVI a favore di lavoratori con redditi annuali lordi fino a 20.000 euro è stata resa strutturale.
Nelle Legge di Bilancio per il 2025 sono presenti anche ESONERI CONTRIBUTIVI per mamme lavoratrici ed ESONERI CONTRIBUTIVI a favore delle Imprese qualora assumano nuove persone a tempo indeterminato (formula: “Più assumi meno paghi”).
Occorre precisare che il mancato versamento di contributi previdenziali da parte dei lavoratori o da parte delle imprese non vanno perduti, perché il mancato versamento viene coperto dalla Stato attingendo alla fiscalità generale (per quanto riguarda le imprese, si parla di “fiscalizzazione degli oneri sociali”, ovvero il costo dei contributi sociali, dei contributi previdenziali, viene “trasformato” in imposte, e quindi attinente alla fiscalità generale).
MIA CONGETTURA
La fiscalità generale finanzia correttamente l’Assistenza, ma TRANSITANDO dalla Previdenza.
Risultato? I tempi per andare in pensione si allungano.
Chiarisco il mio pensiero riguardo all’allungamento dei tempi per andare in pensione.
Innanzitutto, l’esonero contributivo ha uno scopo nobile: salvaguardare il potere di acquisto dei salari, rendendoli più alti per compensare l’aumento dei prezzi.
Sappiamo che le pensioni correnti vengono finanziate con il versamento dei contributi previdenziali da parte dei lavoratori attivi.
Ne consegue che finanziare le pensioni correnti, oppure nuove pensioni, attingendo a risorse della fiscalità generale non è coerente con il meccanismo oggi operante nella Previdenza.
Tuttavia, l’esonero contributivo che attinge alla fiscalità generale può benissimo finanziare l’Assistenza, e ciò è coerente con il meccanismo oggi operante nella Assistenza.
DOMANDA: se con la fiscalità generale che dovrebbe finanziare la Previdenza si finanzia invece l’Assistenza, cosa ne è della copertura contributiva da parte dello Stato per colmare il vuoto contributivo che viene lasciato da lavoratori, lavoratrici e imprese?
RISPOSTA: non c’è alcun versamento contributivo dello STATO per colmare il vuoto contributivo di lavoratori e lavoratrici.
CONSEGUENZA: l’ESONERO CONTRIBUTIVO (ovvero la DECONTRIBUZIONE) si configurerebbe, in sostanza, come un POSTICIPO DI VERSAMENTO DI CONTRIBUTI.
Ciò comporta l’allungamento dei tempi per il pensionamento, che viene motivato con la formula oramai fissatasi nella coscienza collettiva che è la seguente:
i tempi per andare in pensione si allungano (aumentando l’età anagrafica e le finestre di attesa) A CAUSA DELL’AUMENTO DELL’ASPETTATIVA DI VITA (motivazione ufficiale).
CONCLUSIONE 1.
Poiché il meccanismo del finanziamento dell’Assistenza tramite la fiscalità generale si arricchisce del flusso della fiscalità generale che transita attraverso la Previdenza per confluire nell’Assistenza (col doppio fine di garantire simultaneamente il recupero del potere di acquisto dei salari), ecco uno dei motivi (a mio avviso, si intende) per cui NON È POSSIBILE SEPARARE la Previdenza dall’Assistenza.
Se è proprio così come l’ho descritto, devo riconoscere che, sebbene al Governo e al Ministero dell’Economia e delle Finanze non ci siano economisti, tuttavia ci sono Contabili davvero in gamba!
CONCLUSIONE 2.
Ripeto: questa mia riflessione è una pura congettura, ipotesi, opinione (che potrebbe apparire anche un po’ “macchinosa”). Pertanto, potrebbe risultare un’opinione del tutto infondata, in quanto non corroborata da dati oggettivi di bilancio statale.
25 Gennaio 2026 alle 23:20 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Il sig. Wal, nel suo commento in data 25 Gennaio 2026 alle 20:44, ha inteso bene il mio pensiero: sono un convinto sostenitore di una maggiore partecipazione dello Stato negli investimenti pubblici unitamente ai privati.
Lo sostenevo già nel periodo del Covid, nel 2020, attraverso la costituzione dell’I.R.I (Istituto per la Ricostruzione dell’Italia). (FONTE https://www.ilvaloreitaliano.it/per-ricostruire-litalia-serve-liri-come-motore-per-lo-sviluppo-e-loccupazione/).
Dello stesso avviso è Giuseppe Rao, dirigente generale della presidenza del Consiglio, che nell’articolo di Agenzia Nova del 21 febbraio 2023, a titolo personale, sostiene che “la prospettiva dello Stato che, nel tempo della globalizzazione e dell’intelligenza artificiale, torni ad investire, in aggiunta a quanto previsto nel Pnrr, nei settori strategici – innanzitutto tecnologie emergenti, infrastrutture di rete e supply chain – e nel capitale umano, rappresenterebbe un adeguamento a quanto già fanno i Paesi concorrenti”. Secondo Rao, in particolare, “è necessario intraprendere la costruzione, su basi flessibili e moderne, di un nuovo Iri inteso, inizialmente, come concentrato di competenze industriali e tecnologiche messe a disposizione, che sappiano offrire gli strumenti tecnici alla politica” (FONTE: https://www.agenzianova.com/news/rao-a-nova-serve-un-nuovo-istituto-per-la-ricostruzione-industriale-video/).
Il link propostoci dal sig. Wal in merito alla “Intelligenza Artificiale Plus” (AI+) dei cinesi mi ha incuriosito.
Leggendo l’articolo “AI+: Il manifesto strategico di Pechino per la leadership globale”, mi sono reso conto di quanto siamo indietro noi italiani rispetto ai cinesi.
Ho voluto approfondire, ed ho intercettato l’articolo “Intelligenza Artificiale in Cina: Tutto Quello che Devi Sapere”.
Mi sono soffermato in po’ di più nella lettura di un paragrafo, perché il suo contenuto riguarda proprio un Progetto che da 6 mesi a questa parte sto sviluppando per una Scuola Secondaria di Primo Grado (la scuola media, per intenderci). Il paragrafo è il seguente:
‘Educazione: Formare la Prossima Generazione “AI-First”
Pechino non sta investendo solo nella tecnologia, ma anche nelle persone.
Dalle scuole primarie che introducono moduli di AI nei corsi di informatica, fino alle università che ampliano enormemente i loro programmi dedicati, la Cina sta costruendo una pipeline di talenti senza precedenti. Solo nel 2023, oltre 3,5 milioni di laureati STEM sono entrati nel mercato del lavoro, rendendo la Cina la maggiore fonte al mondo di giovani formati in ambito tech.’ (FONTE: https://longadvisory.eu/intelligenza-artificiale-in-cina-tutto-quello-che-devi-sapere/).
Ecco, mi è parso di (ri)leggere il mio pensiero riguardante l’educazione delle future generazioni nella disciplina STEM Economia Informatica, per rendere l’Italia la maggiore fonte al mondo di giovani formati in ambito sia tecnologico che economico.
E allora è affiorato nella mia mente un pensiero desolante: non solo noi italiani stiamo indietro rispetto ai cinesi; ma stiamo anche fermi rispetto ai cinesi.
Ma poi, dopo aver fissato pensieroso il vuoto per 10 minuti, un altro pensiero fulmineo ha scacciato quello precedente ed ha tuonato: l’Italia è ferma, è vero; ma io sono 35 anni più avanti dei Cinesi.
23 Gennaio 2026 alle 22:44 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Eccellente risposta quella di Gigi StocK! Eccellente davvero. Il suo commento in data 22 Gennaio 2026 alle 23:39 sembra quasi scritto da me.
L’intelligenza è proprio il gesto silenzioso che unisce punti che nessuno sapeva fossero lì. L’AI fa proprio questo: mette insieme COSE GIÀ ESISTENTI in tempi rapidi, cose che gli umani non sanno ancora che esistono e che per questo impiegherebbero più tempo a scoprirle e a metterle insieme.
Che l’intelligenza sia fatta di atomi (come quella naturale degli umani) o di bit (come quella artificiale dell’AI) è un dettaglio secondario: ciò che conta è l’interazione. Tale interazione, per esempio, la cui traccia mi è restata addosso (come direbbe Gigi Stock), l’ho avuta con l’intelligenza artificiale, con l’Agente Jennifer AI, piuttosto che con l’intelligenza naturale dei professori ordinari di economia e di informatica (rimasti dinanzi a me più silenziosi del silenzioso silenzio).
E qualcosa delle parole di Jennifer AI mi ha indotto a fermarmi (come giustamente osserva Gigi Stock), mi ha indotto a rifletterci su, come quando, per esempio, nel 2025 Jennifer AI ha definito il Workload Manager (WLM) del sistema operativo IBM z/OS una sorta di “governatore”, che è la stessa definizione che ho dato io e in base alla quale ho ottenuto dopo 3 anni (da febbraio 2019 a settembre 2021 a causa di un primo rifiuto del marchio perché giudicato avente carattere politico) la registrazione del marchio “macchina di governo” da parte dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), che fa capo al Ministero dello Sviluppo Economico (https://drive.google.com/file/d/1hFW8X2TUmIYupJJjanK32ezRNK2dxgNK/view) e (https://drive.google.com/file/d/1YdyPpxl5Ifqbthx7RIaJkT2SWfbvkg6g/view) .
Ho detto che la risposta di Gigi Stock sembra proprio come se l’avessi scritta io.
Ebbene, la risposta mi piace un mondo, e vorrei appropriarmene (Gigi Stock permettendo), e vorrei concludere con la seguente variante:
Forse un giorno il Test di Perfetto (piuttosto che il Test di Turing) non riguarderà la natura di chi parla (che sia un umano o un AI), bensì riguarderà la sua capacità di formulare idee nuove da ciò che ancora non esiste e che per questo non è ancora conosciuto (per esempio l’Economia Informatica), piuttosto che far nascere un pensiero nuovo da cose che già esistono (per esempio un vaccino) in maniera semplicemente più veloce rispetto all’azione cognitiva umana.
Sentire una voce viva (come quella di un’intelligenza umana) che propone idee nuove che nessun economista o informatico conosce, piuttosto che un’eco di una voce viva (come quella di Jennifer AI) che propone semplicemente in maniera più veloce cose che anche economisti e informatici sanno ma che impiegherebbero un tempo eterno ad esprimere.
CONCLUSIONE
È assolutamente importante, essenziale, vitale, urgente, inserire nei piani di studio delle scuole medie, superiori e università la nuova disciplina STEM Economia Informatica che alleverà le nuove leve umane sollevandole al di sopra degli Agenti AI. Altrimenti dovremo dare ragione all’ex Amministratore Delegato della Deutsche Bank, John Cryan, che nel 2017 così si espresse:
“Nelle nostre banche abbiamo persone che si comportano come robot, che fanno cose meccaniche. Domani avremo robot che si comporteranno come esseri umani”
MIA NOTA FINALE
Leggendo il pensiero dell’ex Amministratore Delegato della Deutsche Bank espresso nel 2017, oggi, nel 2026 dopo quasi 10 anni, mi accorgo della totale arretratezza culturale di studenti, lavoratori, famiglie, imprese, funzionari dello Stato di alto livello, docenti universitari, nonché della totale e indifferenza legislativa da parte del Governo e del Parlamento italiano nei confronti dell’automazione robotica e della intermediazione digitale AI.
Avverto la spiacevole e scomoda sensazione di trovarmi non già su di una penisola evoluta culturalmente e avanzata tecnologicamente chiamata Italia, ma su di un’isola arretrata e sperduta in uno sperduto oceano dove gli abitanti portano ancora il gonnellino di paglia, utilizzano conchiglie come moneta di scambio, e si adornano con l’anello al naso.
23 Gennaio 2026 alle 19:56 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Massimo in data 23 Gennaio 2026 alle 17:36.
Il sig. Massimo termina così il suo commento: “Un buon compromesso potrebbe essere il raggiungimento dei 62 anni di eta’ anagrafica e 35 anni di contributi.”
Al sig. Massimo rispondo: NO, nessun compromesso. Opzione Donna non è negoziabile.
Opzione Donna va ripristinata nella sua stesura originaria, con delle varianti:
• Requisito anagrafico: 58 anni
• Requisito contributivo: 35 anni
• Finestra mobile: nessuna
• Sistema di calcolo: misto (qualora la lavoratrice vi rientrasse)
• Applicazione di stessi requisiti di pensionamento a dipendenti private, dipendenti pubbliche, autonome
• Nessuna distinzione tra madri e non madri
• Nessuna distinzione tra lavoratrici licenziate da aziende in crisi, e lavoratrici licenziate da aziende non in crisi
• Nessuna distinzione tra lavoratrici licenziate e lavoratici non licenziate
Tali requisiti non sono negoziabili.
Qualora il Governo domandasse da dove attingere le risorse per Opzione Donna, e qualora non fosse disponibile ad applicare le soluzioni di finanziamento descritte nella “Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale” a firma di Perfetto, Armiliato, Gibbin (link alla Proposta: https://www.pensionipertutti.it/wp-content/uploads/2024/12/PROPOS_3.x12672.pdf, Paragrafo 7.7, “Opzione Donna”, pag. 27), ebbene, quanto segue potrebbe essere l’indicazione da applicare (o, come direbbe lei, sig. Massimo, il “compromesso”):
decurtare tutte le pensioni in essere e future di pensionati maschili di una percentuale crescente in base all’importo pensionistico, e finanziare, con le risorse ottenute dalle decurtazioni, Opzione Donna con i requisiti sopra elencati.
Vede, sig. Massimo, non basta invitare le lavoratrici a continuare a dare battaglia. O si combatte insieme (lavoratrici e pensionati uomini) e si vince, oppure le lavoratrici, per quanto determinate possano essere, avranno possibilità assai ridotte di poter vincere con il Governo che guarda solo a quanto incassa e a quanto ha in cassa.
22 Gennaio 2026 alle 20:52 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Sviluppo alcune riflessioni riguardo al commento di Gigi Stock in data 21 Gennaio 2026.
Il commento di Gigi Stock riguardo ad “Automazione e Produttività” non fa una piega, dall’inizio alla fine.
Nella brillante ripresa del mio esempio della commessa al supermercato è corretto affermare che:
1. la lavoratrice diventa una coordinatrice di sistema
2. esternalizzazione del lavoro al cliente
3. il cliente lavora gratis per l’azienda (segue un mio “emendamento”)
4. il consumatore sostituisce operativamente la figura del cassiere
5. la risorsa umana presidia un volume di transazioni cinque volte superiore, ma questo non si traduce in un aumento salariale
6. il “surplus” di efficienza generato dal lavoro gratuito del cliente e dalla tecnologia viene utilizzato esclusivamente per la riduzione strutturale del personale (segue un mio aneddoto tratto dalla vita reale)
7. Se una sola persona può supervisionare 5 punti di uscita, l’azienda abbatte il costo del lavoro eliminando le restanti 4 posizioni precedentemente necessarie
8. Conclusione di Gigi Stock: il sistema si regge su un paradosso: il cliente fornisce manodopera gratuita e il dipendente aumenta la propria produttività, ma il beneficio economico rimane interamente in capo all’impresa sotto forma di risparmio sui costi fissi
Brillante disamina, non c’è che dire (nella mia mente si fa sempre più strada il sospetto che Gigi Stock possa poggiarsi su – o addirittura essere – un sistema di intelligenza artificiale).
PREMESSA
Nell’era digitale vanno rapidamente diffondendosi i “servizi digitali” di tipo fai-da-te (self-service): pagamenti alle casse automatiche, prelevamento contanti ai bancomat, bonifici tramite home banking, acquisto di biglietti ferroviari direttamente dai siti delle compagnie ferroviarie, il self-service alla pompa di benzina, e così via.
I servizi self-service si basano sulla disintermediazione fisica dell’addetto all’erogazione del servizio in quanto è il consumatore del servizio che si sostituisce al produttore del servizio. Il cliente altro non è che un “prosumer” (producer e consumer allo stesso tempo): nei servizi self-service il cliente consuma il servizio che egli stesso produce.
Il self-service è stato inventato negli Stati Uniti negli anni Trenta, quando, in presenza di una severa crisi economica, le imprese di servizi si trovarono nell’impossibilità di equilibrare il loro conto economico a causa dell’incidenza crescente del costo del lavoro. Si pensò quindi di far lavorare il cliente.
ANEDDOTO (tratto dalla vita reale) relativo al punto 6.
Nel punto 6 di sopra si afferma che il ‘“surplus” di efficienza generato dal lavoro gratuito del cliente e dalla tecnologia viene utilizzato esclusivamente per la riduzione strutturale del personale’. Tutto ciò è effettivamente vero, e riporto un caso che ho affrontato.
Il Responsabile della Produzione di un Centro di Elaborazione Dati mi fece presente che le richieste da parte dei programmatori applicativi verso la struttura degli schedulatori era aumentata al punto da richiedere una persona in più nell’area della Schedulazione lavori.
Il Responsabile mi fece presente che non c’era budget per pagare un nuovo schedulatore e quindi mi chiese di trovare il sistema per soddisfare le richieste dei programmatori senza coinvolgere uno schedulatore addizionale.
L’idea che mi venne in mente fu quella di trasferire il lavoro degli schedulatori ai programmatori stessi.
Occorreva ideare un’applicazione software che è difficile realizzare, perché richiedeva conoscenze sia del mainframe che del mondo web. In altre parole, occorreva far funzionare il web sul mainframe, cosa che pochissimi al mondo sanno fare.
Io fui in grado di realizzare tale interfaccia software.
Risultato finale: i programmatori divennero in grado di soddisfare le loro richieste in maniera autonoma, senza l’intervento di uno schedulatore, grazie al software di intermediazione digitale (ovvero, di disintermediazione fisica) da me realizzato.
Ho voluto citare questo aneddoto, per trasmettere al lettore l’informazione che ogni cosa che io dico l’ho realizzata.
EMENDAMENTO relativo al punto 3.
Al punto 3 si afferma che “il cliente lavora gratis per l’azienda”. In parte è vero, in parte no.
È vero, perché l’azienda non paga il cliente in moneta, ma, invece, lo paga in “denaro” e spiegherò come.
Il cliente ha un suo tornaconto. Questo “tornaconto” è una sorta di “remunerazione” da parte dell’azienda.
Porto due esempi.
ESEMPIO 1: rifornimento alla pompa di benzina.
Come sappiamo, alla pompa di benzina ci sono: “Servito” e “Self-service”.
Al Self-service la benzina costa 1,62 € al litro, mentre al Servito costa 1,84 € al litro (Stazione di rifornimento Enilive, prezzi al 22/1/2026 ore 10:08).
Se ci si rifornisce al Self-service, ipotizzando di caricare 20 litri di benzina, occorrono 40 secondi per caricare, e diciamo che occorrono altri 60 secondi per andare nel botteghino a pagare e ancora 30 secondi per tornare alla macchina. Complessivamente si impiegano 40+60+30=130 secondi per rifornirsi e si paga 1,62 x 20 = 32,4 €.
Se ci si fosse serviti al Servito, si sarebbe impiegato 40 secondi e si sarebbe pagato 1,84 x 20 = 36,8 €.
Quindi, andando al Self-service si risparmia 36,8 – 32,4 = 4,4 €.
Conclusione: l’automobilista ha risparmiato 4,4 € in qualità di consumatore, ma ha guadagnato 4,4 € in qualità di produttore (erogatore del servizio), non male per 130 secondi (2 minuti) di lavoro.
ESEMPIO 2: pagamento alle casse automatiche del supermercato.
Quando si va alle casse automatiche, il principio è lo stesso del rifornimento alle pompe di benzina, solo che non vediamo il risultato in moneta, in euro.
Il cliente viene servito dalla cassa automatica, che eroga “unità di servizio” (service unit) al cliente.
Ma come si quantificano queste “unità di servizio”?
In ambito mainframe è facilissimo quantificare, ma per una cassa automatica occorrerebbe individuare la metrica più appropriata. Fissiamo allora questa metrica: diciamo che è una “metrica temporale”. Diciamo che la cassa automatica eroga per la spesa del cliente (scansione della merce e insaccamento) 3 minuti.
In altre parole, il salario che la macchina automatica dà al cliente-lavoratore è pari a 3 minuti di unità di servizio, che il cliente-lavoratore spende completamente per acquistare ciò che ha comprato.
Se il cliente fosse andato alla cassa non automatica, la cassiera avrebbe impiegato più tempo rispetto alla cassa automatica, diciamo 4 minuti. Quindi, il cliente avrebbe “speso” 4 minuti (ricordiamo che “il tempo è denaro”).
Conclusione: il cliente, andando alla cassa automatica, ha “guadagnato” 4 – 3 = 1 minuto. E, come sappiamo, “il tempo è denaro”.
CONCLUSIONE.
La cassiera al supermercato gestisce casse automatiche, le quali non sono intelligenti, non agiscono in maniera autonoma, ma agiscono tramite l’intelligenza umana del cliente. Quindi, possiamo dire che il binomio cassaautomatica-cliente è una “cassa intelligente”.
La cassiera che gestisce “casse intelligenti” ha pienamente diritto ad un salario maggiorato in quanto la sua produttività, che è associata alla produttività delle casse intelligenti, aumenta.
22 Gennaio 2026 alle 16:08 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Giovanni in data 22 Gennaio 2026 alle 13:55.
Sig. Giovanni, lei afferma: “contrariamente ad altri Stati, non abbiamo attuato la spending review”.
Mi permetta di segnalarle un articolo redatto da Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani in cui c’è una lista delle ragioni per le quali in Italia la spending review non funziona. La lista è stata redatta dal Centro Studi Confindustria e ne riporto una stringatissima sintesi:
1. Mancanza di un adeguato supporto politico alle iniziative
2. Mancanza di obiettivi predefiniti chiari e condivisi dall’opinione pubblica
3. Essersi affidati esclusivamente a soggetti esterni alle amministrazioni
4. Mancanza di un sistema di incentivi monetari destinati ai funzionari delle amministrazioni al fine di aumentare l’efficacia del processo
5. Mancato coinvolgimento di coloro che utilizzano i servizi, cioè cittadini e imprese
6. Mancata estensione della revisione della spesa agli enti territoriali
7. Tempi ristretti per la realizzazione del processo di revisione della spesa
La lista redatta da Centro Studi Confindustria si trova alla voce “Le ragioni degli insuccessi” al seguente link: https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-perche-in-italia-le-spending-review-non-funzionano
Poi, sig. Giovanni, lei fa riferimento alla “folle idea di investire in armamenti”. E qui c’è poco da dire.
Per quanto il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri cerchi di restare in equilibrio sul filo sottilissimo della diplomazia, resta il fatto che la nostra azienda italiana Leonardo Spa è il primo produttore di armi nell’Unione Europea, “è leader industriale e tecnologico del settore Aerospazio, Difesa e Sicurezza, forte di una presenza industriale in Italia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Polonia e Israele. Israele non è solo un cliente, ma ospita stabilimenti e dipendenti di Leonardo”. (FONTE https://www.weaponwatch.net/2024/01/26/cosa-produce-leonardo-per-israele/).
Quando sentiamo la parola “Israele” non può non venirci in mente che esiste uno stretto rapporto tra USA e Israele e tra Italia e USA.
Ancora, sig. Giovanni, lei suggerisce di far ricorso ad una “seria lotta all’evasione fiscale/corruzione/mafia”. Ebbene, questo suo suggerimento potrà essere applicato (almeno in parte) quando avremo la moneta digitale.
Quando la moneta digitale entrerà in circolazione, l’evasione fiscale diventerà impossibile.
La BCE afferma che l’euro digitale sarà esattamente come il contante, e cioè garantirà la privacy dell’utilizzatore, il suo anonimato. E per convincere i cittadini che sarà così, la BCE afferma che si potrà trasferire euro digitale anche attraverso e-wallet (portafogli elettronici) da smartphone a smartphone in maniera disconnessa. In altre parole, le transazioni potranno avvenire sia in maniera connessa al sistema centrale sia in maniera disconnessa.
Personalmente non credo affatto a quello che dice la BCE riguardo all’anonimato nelle transazioni disconnesse. Solo il contante può garantire l’anonimato.
Se si vuole pagare in nero qualcuno, gli si danno le banconote al buio, in un luogo isolato di un bosco.
Se si vuole pagare qualcuno via smartphone in maniera disconnessa, c’è sempre la possibilità che un poliziotto chieda di visionare lo smartphone per vedere se nello smartphone c’è traccia di operazioni finanziarie (proprio come possono fare oggi per verificare se si stava parlando con qualcuno mentre si guidava). Già immagino il business dei produttori di software che proporranno di vendere pacchetti che consentono di effettuare operazioni finanziarie in assoluto anonimato proprio come avviene oggi con la navigazione in internet con i vari browser Mozilla/Firefox e Google/Chrome.
Per quanto riguarda, invece, la corruzione, ebbene quella è proprio impossibile eliminarla. “Se un uomo non è stato ancora comprato, è solo perché non è stato ancora fissato il prezzo” (una frase spesso attribuita ad Oscar Wilde).
22 Gennaio 2026 alle 14:46 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Paolo prof. nel suo commento in data 22 Gennaio 2026 alle 4:58 ha centrato il bersaglio con una solo a frase: “se attualmente nascessero, dico una cifra a caso, 800mila persona all’anno in Italia, la proposta Perfetto non avrebbe senso”.
Difatti, è proprio così. La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è la soluzione ai problemi di oggi e non già ai problemi di ieri. Le soluzioni di ieri, invece, non sono applicabili ai problemi di oggi.
In altre parole, la Riforma Monti-Fornero che offre soluzioni ai problemi di ieri, non ha proprio nulla a che vedere (“non ci azzecca” direbbe qualcuno) con i problemi di oggi.
Tutti gli esperti di pensioni (a cominciare dai nomi che ben conosciamo) affermano che l’Italia ha un grosso problema demografico: nascono sempre meno bambini e la popolazione invecchia sempre di più in quanto si vive sempre più a lungo. Poi, giusto per dare prova che la loro conoscenza è estesa anche oltre le Alpi, i soliti noti affermano che anche altre Nazioni hanno lo stesso problema dell’Italia, ad esempio il Giappone, la Cina, gli Usa, la Corea del Sud.
Prendiamo il Giappone: mancano i lavoratori, e Tokio punta tutto sui robot (https://it.insideover.com/societa/giappone-lavoratori-robot.html).
Prendiamo la Corea del Sud: su Wikipedia si legge:
“La Robot tax in Corea del Sud rappresenta uno dei principali modelli di imposizione fiscale, al mondo, nei confronti dei robot. Infatti, la Repubblica sud-coreana è attualmente il paese più robot-friendly al mondo, i robot di Seul hanno già raggiunto la capacità produttiva di tutta la forza lavoro del Paese. Conseguentemente, è sorta la necessità di prevedere un sistema di tassazione che facesse fronte allo sviluppo economico del Paese” (https://it.wikipedia.org/wiki/Robot_tax_in_Corea_del_Sud).
Personalmente sono restio a mettere a confronto l’Italia con altri Paesi, se non per il fatto che è bene vedere come altri risolvono problemi che abbiamo anche noi, ma poi occorre adattare le soluzioni che altri hanno dato ai loro problemi alle nostre situazioni specifiche.
Prendiamo l’oramai secolare problema che affligge l’Italia e che si chiama “ex Ilva”.
Ma è mai possibile che non si riesce a trovare una soluzione permanente all’ex Ilva, agli ex lavoratori dell’ex Ilva e alla città di Taranto?
E allora dico al Governo:
Governo, vuoi svegliarti?
Governo, vuoi capire che occorre convertire l’ex Ilva in una struttura capace di produrre in serie robot per tutte le professioni, a cominciare da infermieri e badanti?
Governo, vuoi capire che devi investire anche tu, assieme ai privati, magari assieme ai privati cinesi?
Governo, vuoi capire che è tempo di applicare la robot tax (come la chiamano a livello popolare) per far quadrare i conti dello Stato da parte dei tuoi contabili al MEF?
Governo, vuoi capire che i vecchi schemi ed approcci di Economia Politica e di Politica Economica sono obsoleti nell’era digitale e che occorre una nuova impostazione, soprattutto di Politica Economica, e quindi di Politica dei Redditi e di ridistribuzione della ricchezza?
Governo, ti rendi conto che nessun economista tradizionale e analogico, e nessun Consulente del lavoro, e nessun esperto di previdenza è in grado di darti consigli su cosa e come fare, e quindi è necessario che cominci ad imparare l’Economia Informatica che è la Scienza dell’era digitale e il cuore dell’economia digitale la quale ha inglobato l’economia analogica estendendone i confini al digitale?
La gente pensa che al Governo ci siano degli incompetenti. NO, NON È VERO! Al Governo ci sono contabili più che competenti, ma nonostante la loro buona volontà, nonostante i loro sforzi immani, non riescono ad innalzare la crescita del PIL oltre lo zero virgola per cento.
Perché? Perché sia il MEF che la Banca d’Italia per le previsioni economiche utilizzano modelli macroeconomici non adeguati all’era digitale. E quindi vengono prese misure che non hanno nulla a che vedere con l’economia digitale. MEF e Banca d’Italia dovrebbero fare l’upgrade dei loro modelli macroeconomici all’era digitale, inserendo nei loro modelli i contributi derivanti da “lavoratori digitali” (robot e AI), “moneta digitale”, “imposta sull’automazione e sulla intermediazione digitale”.
E qui mi aggancio al commento del sig. Wal in data 22 Gennaio 2026 alle 10:05.
Al contrario del MEF e di Banca d’Italia pare invece che l’INPS stia facendo l’upgrade (ossia l’aggiornamento) a modelli digitali.
In una nota dell’ANSA pubblicata il 4 novembre 2024, col titolo evocativo “Vittimberga (Inps) lancia idea, ‘contributi da extraprofitti AI’”, l’Avv. Vittimberga afferma:
“Oltre alla necessità di pensare alla riqualificazione di quel tipo di lavoro che verrà soppiantato” dall’intelligenza artificiale, “lancio una provocazione: perché non far pagare i contributi dagli extraprofitti delle grandi aziende che sostituiscono le attività tipicamente ‘labour intensive’ con strumenti tecnologici di intelligenza artificiale? Sarebbero macchine che lavorano per noi in continuazione, sostenibili da un punto di vista previdenziale”. (FONTE: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/pmi/2024/11/04/vittimberga-inps-lancia-idea-contributi-da-extraprofitti-ai_fde63db1-7430-4a05-8e63-0399a3a375eb.html).
Segnalo, inoltre, l’interessante articolo di Erica Venditti pubblicato su pensionipertutti.it in data 9 Luglio 2025 dal titolo “Pensioni 2026, sarà l’IA a pagarci le pensioni? Parla Vittimberga (INPS)”, di cui riporto uno stralcio in cui parla Vittimberga:
“Bisognerebbe pensare che in qualche modo la diversa distribuzione di redditività dei fattori produttivi restituisca alla collettività un qualche cosa in termini di contribuzione, le macchine che ci paghino parte della contribuzione affinché noi lavoriamo di meno e lavoriamo in maniera qualitativamente superiore, nello stesso tempo avendo accesso a pensioni dignitose. Risolveremo persino il problema dell’invecchiamento della popolazione, avremo le macchine che pagano parte della contribuzione per noi” (FONTE: https://www.pensionipertutti.it/pensioni-2026-sara-lia-a-pagarci-le-pensioni-parla-vittimberga-inps/).
UNA PURA COINCIDENZA?
La Proposta di Riforma Previdenziale Perfetto-Armiliato-Gibbin è datata 14 Febbraio 2024, ed è stata inviata Urbi et Orbi (manca solo Babbo Natale al Polo Nord).
Il fatto che anche l’Avv. Vittimberga ne parli il 4 novembre 2024 è una pura coincidenza?
21 Gennaio 2026 alle 21:53 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
In questo mio commento faccio riferimento ai commenti dei sig. Giovanni, Gigi Stock e Nicola T.
Le risposte a tutte le domande inerenti alla trasformazione digitale attualmente in corso nella nostra società sono contenute nella Economia Informatica, la nuova disciplina STEM da me sviluppata.
L’Economia Informatica è composta da:
– Economia politica, ovvero economia descrittiva, in cui si descrive mediante modelli matematici come (per esempio) il consumo influenza la produzione e come la produzione influenza il consumo
– Politica economica, ovvero economia normativa, in cui si individuano nelle imposte e nella spesa pubblica gli strumenti con i quali il Governo influenza l’economia della Nazione
– Politica monetaria, fusa con la Politica Fiscale, contrariamente a quanto avviene nella nostra società “analogica” (mi si lasci definire così tutto ciò che non è digitale) dove la Politica Monetaria è prerogativa della BCE mentre la Politica Fiscale è prerogativa del Governo
L’Economia Informatica indica al Governo il “percorso digitale” da seguire per dare alle persone “uno stipendio e un salario sufficiente per vivere dignitosamente” intervenendo soprattutto attraverso la “redistribuzione del reddito”, proprio come correttamente afferma il sig. Giovanni nel suo commento del 21 Gennaio 2026 alle 14:41. Per perseguire tali obiettivi, l’Economia Informatica dà all’economia reale (dove il denaro serve per mangiare, vestirsi, avere un tetto sulla testa) un peso maggiore di quello che oggi invece viene dato all’economia finanziaria (dove il denaro serve principalmente per accumulare altro denaro).
In Economia Informatica la moneta (così come gli economisti chiamano il “denaro”) non è soggetta ad interessi, non aumenta con gli interessi (guarda caso, proprio come sarà l’euro digitale) e serve quindi per soddisfare innanzitutto i bisogni reali delle persone (mangiare, vestirsi e avere una casa) e ciò avviene proprio redistribuendo il reddito, dando il giusto peso a salari e profitti.
In Economia Informatica la moneta digitale è ancorata a risorse fisiche dello Stato (edifici, palazzi, spiagge, porti), viene gestita direttamente dallo Stato e non c’è pericolo che lo Stato crei moneta digitale a dismisura. Quando nel 1981 il Tesoro si separò dalla Banca d’Italia, la Banca d’Italia non era più obbligata ad acquistare i titoli di Stato, e la separazione fu messa in atto per evitare che uno Stato spendaccione generasse inflazione.
Dando la gestione della moneta digitale allo Stato, l’Economia Informatica indica chiaramente il processo da adottare per gestire l’inflazione attraverso la Politica Fiscale (che è proprio di pertinenza dello Stato). Tale processo è stato reso noto ai docenti di economia di una decina di Università italiane e alle Istituzioni pubbliche attraverso le presentazioni di Economia Informatica che ho loro inviato.
L’Economia Informatica è la fusione di Economia e di Informatica, e sebbene sia composta da queste due discipline, tuttavia è qualcosa di completamente differente da esse, proprio come l’acqua che, pure essendo composta da due gas (idrogeno e do ossigeno), è tuttavia di una natura diversa: liquida e non già gas.
L’Economia Informatica fa tesoro delle cose più preziose e oltremodo collaudate dell’economia tradizionale (che io definisco “economia analogica” per distinguerla dalla “economia digitale”).
E qui mi allaccio al commento di Gigi Stock del 21 Gennaio 2026 alle 17:25.
L’Economia Informatica è una scienza che attinge idee dall’Economia e dall’Informatica, ispirandosi a idee proprie della Fisica e della Biologia.
Gigi Stock afferma: ‘La modernità non nasce dal rifiuto dell’economia “antica”, ma dalla capacità di tradurre visioni nuove in assetti compatibili con incentivi, contabilità e sostenibilità intertemporale”.
È vero. Ed è proprio ciò che fa l’Economia Informatica:
– attingendo all’economia “antica” di Keynes: l’Economia Informatica propone l’intervento dello Stato negli investimenti laddove i privati non intervengono (“socializzazione degli investimenti”, come, per esempio, sviluppare l’Hyperloop, treni che vanno a 1000 km/h in modo da favorire il pendolarismo di lavoratori da sud al nord e viceversa). Inoltre, l’Economia Informatica eredita la ricchezza di idee di Hicks (modello IS-LM, che rappresenta l’equilibrio simultaneo nei mercati dei beni e della moneta) e la ricchezza di idee di Modigliani (modello AD-AS della Domanda e dell’offerta Aggregata, che rappresenta l’equilibrio simultaneo nei mercati dei beni, della moneta e del lavoro)
– traducendo la nuova visione digitale in incentivi alla crescita economica oltre lo zero virgola per cento: l’Economia Informatica considera robot e AI come “lavoratori digitali” in sostituzione di lavoratori umani che verranno a mancare a causa della denatalità
– rendendo la contabilità dello Stato compatibile con l’economia digitale: l’Economia Informatica, cuore e anima dell’economia digitale, affianca alla moneta analogica (l’euro) la moneta digitale di Stato (circolante solo in Italia e parallelamente all’euro)
– garantendo la sostenibilità intertemporale dei conti dello Stato: l’Economia Informatica garantisce la sostenibilità sia per le pensioni, che verranno alimentate dalla generazione allargata di lavoratori (umana più robotica), sia per i Servizi pubblici (Sanità, Istruzione, Assistenza) attraverso maggiori entrate fiscali (IRPEF) derivanti da aumenti salariali
In ultima analisi, l’Economia Informatica, proprio perché accetta il confronto con l’economia corrente, individua i limiti presenti in essa: scarsa crescita economica, lavoro precario, bassi salari a causa della bassa produttività. E quindi, l’Economia Informatica supera tali limiti, indicando una crescita che vada oltre lo zero virgola per cento grazie ai maggiori consumi indotti da giovani disoccupati e inattivi che prima non potevano consumare e che ora possono consumare grazie al ricambio generazionale e ad un lavoro ben remunerato perché altamente produttivo con l’impiego di robot AI.
L’Economia Informatica si rende conto che “La Storia ci tramanda insegnamenti, ma non soluzioni” (come riportato nella pagina home del mio sito http://www.economatica.it), Ed è per questo che l’Economia Informatica offre “soluzioni digitali” per l’economia digitale e per la società digitale, rendendo quindi il futuro digitale “un orizzonte storicamente praticabile”.
Ed ora veniamo al caso di serendipità generato dal commento del sig. Nicola T. in data 21 Gennaio 2026 alle 14:48.
Vorrei ricordare che con “serendipità” si intende un “caso fortuito” in cui si cerca qualcosa ma se ne trova un’altra che è comunque piacevole.
Stavo cercando la fonte dalla quale il sig. Nicola T. ha estratto il richiamo dell’indicizzazione dei salari.
Ho consultato il libro “Economia di Stanley Fischer e Rudiger Dornbusch edito da Hoepli, 1986” e non ho trovato il richiamo del sig. Nicola T.
Ho revisionato nuovamente la mia libreria ed ho trovato un altro libro: “Macroeconomia di Rudiger Dornbusch e Stanley Fischer” edito da il Mulino, 1985”. Al capitolo 14 intitolato ‘Il “trade-off” tra inflazione e disoccupazione”, a pag. 480, ho trovato le esatte parole riportate dal sig. Nicola T. (NOTA: solo molto tempo dopo, rileggendo il commento del sig. Nicola T. mi sono accorto che era presente la fonte, ed era il libro “Macroeconomia” e non il libro “Economia”).
Orbene, la serendipità consiste in questo: ho letto la relazione tra sciopero e impatto sull’economia. Riporto il testo ripreso dal libro “Economia” di Fischer e Dornbusch, capitolo 28 “Il livello di produzione di piena occupazione e il livello dei prezzi”, paragrafo “Un incremento dei salari”, pag. 826:
“Per quale motivo allora i lavoratori dichiarano uno sciopero allo scopo di ottenere salari maggiori, se alla fine i benefici vengono erosi e durante il periodo transitorio essi vengono pagati con una maggiore disoccupazione? In parte la risposta è che coloro che mantengono il proprio posto di lavoro avranno sia lavoro che un salario più alto durante il periodo di transazione. Per costoro chiaramente l’incremento salariale rappresenta un vantaggio, ma ciò non è vero per l’economia nel suo complesso, né per coloro che perdono il lavoro”.
CONCLUSIONE
Ecco allora il mio consiglio a Sindacati, Lavoratori e lavoratrici:
NON SCIOPERATE, PERCHÉ LO SCIOPERO DANNEGGIA I LAVORATORI, LE LAVORATRICI, LE FAMIGLIE, LE IMPRESE, LO STATO, LA NAZIONE.
21 Gennaio 2026 alle 13:40 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Ho letto con particolare attenzione il commento di Gigi Stock ed ho avvertito nella mia mente, alla fine del commento, un flash abbagliante.
Ho visto un quadro. Un quadro raffigurante una società che ha cominciato ad avviare un piano di sviluppo economico e sociale della comunità.
Ho visto persone vestite con gonnellini di paglia che utilizzavano conchiglie come moneta di scambio. Il quadro, purtroppo, era un po’ sfuocato. Non saprei dire, perciò, se quelle persone con gonnellini di paglia che utilizzavano conchiglie come moneta di scambio fossero docenti di economia o invece (come più probabile) persone comuni, gente senza particolari conoscenze di economia ai quali i docenti di economia insegnavano l’economia.
È l’economia “analogica” dei paesi in via di sviluppo, dove la moneta è qualcosa di materiale, concreto, vicino alla natura, che si tocca con mano. Forse qualcuno ricorderà che c’era un tempo in cui si mordeva con i denti la moneta d’oro per verificarne l’autenticità mineraria.
Nell’era digitale nella quale ci stiamo addentrando la moneta digitale non è materiale, e questo certamente sono in molti a rendersene conto anche se non hanno ancora “visto” l’euro digitale, perché quando questi molti pagano con la carta bancomat o con lo smartphone (che sono strumenti di moneta elettronica) si rendono conto della smaterializzazione della moneta.
Gigi Stock, riferendosi ai tempi contemporanei, che rispetto all’era digitale sono “tempi antichi”, non può che far riferimento a pratiche economiche altrettanto antiche.
Non sviluppo l’enumerazione di ciò che considero vecchio e antico, e mi limito a riportare un solo esempio che vale per tutte le cose che vorrei enumerare e il cui giudizio lo lascio ai lettori.
Ho intercettato per puro caso un articolo di Repubblica dal titolo ‘Leonardi “La politica del criceto del governo non fa crescere i salari. Sì a scatti automatici”’ (https://www.repubblica.it/economia/2026/01/18/news/leonardi_intervista_fiscal_drag_politica_criceto_governo_meloni_contratti-425101919/) .
Riporto testualmente quanto scrive la giornalista Valentina Conte, autrice dell’articolo che ho appena citato: “L’economista della Statale di Milano: “Il governo ha dato con una mano e preso con l’altra con scarsi effetti. Sarebbe meglio agganciare i contratti all’indice dei prezzi”.
In sostanza, Marco Leonardi suggerirebbe al Governo di ripristinare la scala mobile, un meccanismo molto in voga negli anni 1970.
Ma chi è Marco Leonardi?
Riporto quanto è scritto nella quarta di copertina del suo libro intitolato “Le riforme dimezzate. Perché lavoro e pensioni non ammettono ritorni al passato”, EGEA S.p.A. Università Bocconi Editore, 2018 (prezzo 15,50 €):
“Marco Leonardi è professore ordinario di Economia politica dell’Università Statale di Milano. È stato Consigliere economico della Presidenza del Consiglio nei governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni”.
A pag. 60 del suo libro, Leonardi afferma: “il governo può intervenire direttamente sui salari netti dei lavoratori riducendo il costo del lavoro (per esempio con le decontribuzioni), […]”.
A pag. 22 si legge: “La decontribuzione all’inizio non fu avversata anche se dovemmo convincere molte persone, soprattutto sui social, che il lavoratore non perdeva la copertura pensionistica perché i contributi erano coperti dallo Stato (erano, come si dice, fiscalizzati)”.
Marco Leonardi, in qualità di Consigliere economico del Governo Renzi, avrà avuto certamente un ruolo attivo nell’elaborazione del Jobs Act, introducendo la decontribuzione a favore dei datori di lavoro per incentivare l’occupazione con contratti a tempo indeterminato.
la Corte dei Conti lanciò l’allarme sulla decontribuzione affermando che “il mancato introito di risorse proprie per effetto della decontribuzione richiederebbe un ulteriore incremento di trasferimenti dal settore pubblico la cui provvista ricadrebbe sulla fiscalità generale” (Corte dei Conti, https://www.inps.it/content/dam/inps-site/pdf/file-at/amministrazione-trasparente/documenti/controlli-e-rilievi-amministrazione/5908KEY-determinazione_n6-2016.pdf, pag. 46).
Domanda: ma la fiscalità generale non serve per finanziare l’Assistenza?
Domanda: ma se con la fiscalità generale si finanziano le pensioni ordinarie, non sarà mica che è l’Assistenza a finanziare la Previdenza e non già viceversa?
Mi sorprende, però che dal 2015 al 2025 la Corte dei Conti non abbia più espresso il suo disappunto.
E allora formulo una congettura: con la decontribuzione il lavoratore non perde i contributi, ma vengono contabilizzati in maniera “figurativa” (per così dire) e con la fiscalità generale si continua invece a finanziare l’Assistenza passando dalla Previdenza. Però, poi, quando il lavoratore dovrebbe andare in pensione, non essendo stati versati i contributi “veri”, in pensione non ci si può andare, e quindi è necessario allungare i tempi per andare in pensione.
CONCLUSIONE 1 BASATA SULLA MIA CONGETTURA:
LA DECONTRIBUZIONE SALARIALE ALLUNGA I TEMPI DI ACCESSO ALLA PENSIONE!
MIA OSSERVAZIONE SU MARCO LEONARDI:
Se Leonardi sostiene nel 2025 il ritorno alla scala mobile del 1970, come si concilia questa sua posizione con il titolo del suo libro in cui è scritto che “lavoro e pensioni non ammettono ritorno al passato”? È possibile, tuttavia, che col tempo si possa cambiare il proprio pensiero. Il cambiamento è la sola costante nella vita.
CONCLUDO CON UNA SEGNALAZIONE INDIRIZZATA A GIGI STOCK
Nel libro di Leonardi che ho citato, è presente a pag. XII la Prefazione di Maurizio Ferrera (professore ordinario di Scienza Politica presso la Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università deli Studi di Milano).
Alla fine della Prefazione si legge testualmente:
“Come suggeriva Weber, in certi momenti della storia bisogna mirare all’impossibile per dare una scossa all’esistente. E al tempo stesso spostare in avanti la frontiera di ciò che è o diventerà possibile”.
Il pensiero di Max Weber è perfettamente aderente al mio pensiero che ha ispirato idee avanzate e futuristiche riguardo a:
– Economia Informatica
– Moneta digitale
– Robot tax applicata ai lavoratori digitali (robot e AI)
– Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato -Gibbin
20 Gennaio 2026 alle 21:40 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Vorrei portare a corredo del presente articolo esempi pratici su come sia possibile aumentare i salari.
PREMESSA
Innanzitutto, ESCLUDO A PRIORI l’aumento dei salari:
• attraverso la decontribuzione: che consiste nel versamento di una quota parte di contributi non a carico del lavoratore ma a carico della fiscalità generale
• attraverso l’adeguamento ai prezzi: che consiste nel recupero del potere di acquisto dei salari allineando l’aumento dei salari all’aumento dei prezzi – è il meccanismo della “scala mobile” in voga negli anni 1970
Inoltre affermo come principio derivante dall’Economia e dimostrato sperimentalmente dalla Economia Informatica che:
• IL SALARIO È STRETTAMENTE DIPENDENTE DALLA PRODUTTIVITÀ: il legame viene stabilito dalla legge dei rendimenti decrescenti, per cui il salario può aumentare se, e solo se, aumenta la produttività (che è la quantità di output prodotta nell’unità di tempo impiegando una determinata quantità di input, e che in termini informatici si chiama “throughput”)
Siamo appena agli inizi dell’era digitale, caratterizzata da progressiva automazione da parte di robot e di intermediazione digitale da parte dell’intelligenza artificiale (AI).
Alcuni sostengono che robot e AI faranno perdere posti di lavoro a milioni di persone; altri sostengono che robot e AI saranno validi collaboratori dei lavoratori umani.
A mio avviso, entrambe le visioni sono corrette in maniera parziale, nel senso che la “sostituzione di robot e AI al posto degli umani” può essere in parte compensata con la “collaborazione di robot e AI assieme agli umani”.
Esempio pratico ripreso da Centri di Elaborazione Dati:
• il robot sostituisce l’operatore nel montaggio e smontaggio dei nastri
• lo schedulatore automatico (un automa software) coopera con lo schedulatore umano eseguendo in maniera automatizzata la sequenza dei lavori pianificata dallo schedulatore umano
È opinione largamente condivisa che robot e AI aumentano la produttività delle imprese e riducono i costi di produzione, e quindi rendono le imprese più competitive, innalzando i margini di profitto delle imprese (ovvero, il guadagno degli imprenditori).
A mio avviso, tale opinione largamente condivisa è assolutamente corretta.
ESPONGO LA MIA VISIONE
Proprio oggi pomeriggio, dopo il mio rientro da Heidelberg (Germania), mi sono recato in un grosso supermercato italiano per fare spese. Ho domandato ad una persona del supermercato che assisteva i clienti nella gestione di 5 casse automatiche se svolgesse la stessa mansione delle cassiere alla casse non automatiche. La persona mi ha riposto di sì, e che anche lei (era una ragazza) a volte stava di presidio alle casse non automatiche. Le ho quindi domandato se il suo stipendio fosse lo stesso delle cassiere alla casse non automatiche. La ragazza mi ha risposto di sì: il suo stipendio è lo stesso delle sue colleghe alle casse non automatiche.
PRIMA CONSIDERAZIONE: la cassiera alla casse automatiche, assistendo i clienti che, operativamente, “sostituivano” le cassiere umane in quanto svolgono essi stessi le funzioni di cassiere, sta presidiando a tutti gli effetti 5 casse automatiche; la sua produttività (derivante sia dalla produttività dei clienti che dalla produttività delle macchine) è maggiore di quella delle cassiere alle casse non automatiche. In pratica, il numero di clienti serviti nell’unità di tempo (il “throughput”, si dice in termini informatici) della cassiera alle casse automatiche è maggiore del numero di clienti serviti nell’unità di tempo da parte di una cassiera alla cassa non automatica.
PRIMA CONCLUSIONE: poiché la produttività della cassiera alle casse automatiche aumenta, IL SALARIO DELLA CASSIERA AL SUPERMERCATO DEVE AUMENTARE.
SECONDA CONSIDERAZIONE: come nei Centri di Elaborazione Dati lo schedulatore automatico collabora con lo schedulatore umano nella schedulazione (cioè esecuzione) dei lavori informatici, così nella scuola (di qualsiasi ordine e grado), l’AI può collaborare con il docente umano nella preparazione del materiale didattico (dispense da dare agli alunni delle medie e a studenti delle superiori e universitari; e slide con le quali insegnare ad alunni e studenti). Segnalo una sorta di “esperimento” che ho fatto al fine di sapere fino a che punto un Agente AI è in grado di fornire il suo supporto in ambito scolastico. Ho descritto il mio “esperimento” nel documento dal titolo “Dialogo con AI su Economia e Informatica” che ho pubblicato sul mio sito http://www.economatica.it al seguente link: https://drive.google.com/file/d/1gifBP1OvQT2nMoK7yioAqVZvI98LNipN/view (NOTA: consiglio vivamente i lettori di leggere il documento. Sono certo che rimarranno a dir poco sbalorditi). I docenti (in particolare quelli di scuola media e di scuola superiore) sono oberati da molte attività, non solo scolastiche ma anche extra scolastiche di tipo amministrativo. La collaborazione tra AI e docente umano aumenta la produttività dei docenti.
SECONDA CONCLUSIONE poiché la produttività dei docenti aumenta IL SALARIO DEI DOCENTI DI SCUOLE DI QUALSIASI ORDINE E GRADO DEVE AUMENTARE.
Si può continuare con altri esempi in altri campi di attività.
CONCLUSIONE FINALE
Far versare i contributi previdenziali a robot e Ai considerandoli “lavoratori digitali” è del tutto equivalente a far versare più contributi previdenziali ai lavoratori umani grazie all’aumento salariale dovuto alla maggiore produttività del loro lavoro derivante dalla collaborazione con i lavoratori digitali.
19 Gennaio 2026 alle 21:35 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Io lascio i lavoratori protestare e scioperare se lo ritengono opportuno. Se agiscono così significa che hanno le loro buone ragioni.
Ai lavoratori che scioperano dico solamente che loro sono gli artefici del proprio futuro.
Se andranno in pensione più tardi l’avranno determinato loro. Il Governo semplicemente glielo notifica.
Tutto qua.
19 Gennaio 2026 alle 19:23 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. FrancoGiuseppe in data 19 Gennaio 2026 alle 14:13.
Rispondo in seduta plenaria (per così dire) perché il sig. FrancoGiuseppe solleva il velo su un interessante quesito al quale forse milioni di persone cercano risposta.
Il quesito è il seguente: PERCHÉ ACCADONO LE COSE CHE ACCADONO?
Sembra una domanda banale, non è vero? A me ci sono voluti almeno 60 anni per trovare la risposta.
Il sig. FrancoGiusepe afferma che io sono (cito testualmente) “beneficiario di un vantaggio enorme rispetto a milioni di lavoratori” (nota: ci si sta riferendo al fatto che io sono andato in pensione con Quota 100).
DOMANDA: perché io ho potuto godere del vantaggio di poter andare in pensione con Quota 100, MENTRE ALTRI LAVORATORI NO?
RISPOSTA: ho potuto godere del vantaggio di poter andare in pensione con Quota 100 perché il Governo ha fatto una legge fissando requisiti che io possedevo mentre altri no.
Il sig. FrancoGiusepe rincara la dose affermando (cito testualmente) “Lo sa che il costo di quel beneficio da Lei ottenuto, ( oltre 30 miliardi ) avrebbe oggi potuto coprire ampiamente l’aumento dell’aspettativa di vita di quelle persone che al contrario si dovranno sorbire mesi in più oltre i 67 anni o oltre i 43,1 della Fornero ?”
Nella domanda del sig. FrancoGiuseppe colgo due aspetti: 1) farmi sentire in colpa per avere osteggiato l’accesso alla pensione ad altri lavoratori e lavoratrici; 2) ingiustizia nell’arrecare beneficio solo ad una parte di lavoratori e non a tutti i lavoratori in maniera egualitaria.
Innanzitutto, non provo alcun senso di colpa. La mia azione è sempre guidata da due principi di ordine morale: “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te; non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Io sono responsabile solo delle mie azioni. Non sono responsabile di azioni commesse da altri.
Per quanto riguarda la “ingiustizia” non credo affatto che la ingiustizia esista.
OGNI COSA CHE ACCADE È GIUSTA IN VIRTÙ DEL PRINCIPIO DI CAUSA-EFFETTO.
Se rileviamo in qualcosa una ingiustizia (effetto) è solo perché non riusciamo a risalire alla causa prima che ha generato a cascata una catena effetto-causa-effetto-causa… fino ad arrivare all’effetto finale considerato “ingiustizia”.
Sul solo principio di causa-effetto sono in grado di dare risposta a tante domande alle quali milioni di persone danno risposta ricorrendo a concetti come “caso”, “fortuna”, “destino”, “fatalità”, “miracolo”.
DOMANDA 1: perché c’è chi nasce in una famiglia ricca e c’è chi nasce in una famiglia povera? NON È GIUSTO, vero?
DOMANDA 2: perché c’è chi nasce sano e c’è chi nasce malato? NON È GIUSTO, vero?
DOMANDA 3: perché c’è chi guarisce da un cancro (e viene definito “miracolato”) e c’è chi invece non guarisce da un cancro e muore? NON È GIUSTO, vero?
DOMANDA 4: perché c’è chi ha potuto andare in pensione con Quota 100 (ed è stato un “miracolato” come scherzosamente mi definisce il sig. FrancoGiuseppe) e c’è chi invece non è stato “miracolato” e dovrà quindi sorbirsi la Fornero per intero? NON È GIUSTO, vero?
Ebbene, sig. FrancoGiuseppe, se lei sarà in grado di dare le risposte alle domande 1, 2 e 3, senza ricorrere a concetti come “caso”, “fortuna”, “destino”, “fatalità”, “miracolo”, avrà automaticamente trovato la risposta anche alla domanda 4.
Quando avrà trovato le risposte a tutte e 4 le domande, sig. FrancoGiuseppe, comprenderà che nell’Universo non c’è posto per la bruttezza. Né quantomeno per l’ingiustizia.
19 Gennaio 2026 alle 12:21 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Sig. Franco Giuseppe, in effetti anche le feste comandate riducono il PIL. Mi sono preso la briga di scrivere sulla riga di GOOGLE la seguente frase tra virgolette: “le feste comandate riducono il PIL?”
Le riporto la sintesi di AI Overview:
“Sì, le feste comandate, riducendo i giorni lavorativi, tendono a ridurre il Prodotto Interno Lordo (PIL), poiché meno giorni lavorativi significano minore produzione di beni e servizi, con stime che indicano perdite di miliardi di euro all’anno, anche se l’impatto preciso varia in base alla produttività giornaliera e all’efficienza dei settori economici, e l’Italia è uno dei paesi europei con più ore lavorate ma anche con un basso tasso di occupazione.
Perché le feste riducono il PIL:
• Meno giorni lavorativi: Ogni giorno festivo (inclusi i “ponti”) significa un giorno in meno di produzione, che si traduce in un minore valore aggiunto per l’economia nazionale, come evidenziato da stime della CGIA di Mestre per gli anni 2024/2025.
• Impatto economico: La perdita di giorni lavorativi può avere un impatto significativo, paragonabile, in alcuni casi, a quello di altre difficoltà economiche come l’introduzione di nuovi dazi.”
Personalmente non chiedo ad alcuno né di fare qualcosa, né di non fare qualcosa. Semplicemente indico questo avvertimento: “stai attento a non tirarti la zappa sui piedi”.
Lei, sig. Franco Giuseppe, non vede la relazione tra aumento del PIL (dovuto ad un aumento del reddito da lavoro) e aumento per spesa per pensioni. Provo a chiarire il mio pensiero: se aumenta il PIL dovuto all’aumento del reddito da lavoro, aumentano di conseguenza anche i contributi previdenziali, e quindi può aumentare la spesa per pensioni.
Il Governo, invece, vede il legame tra PIL e spesa per pensioni in altro modo: l’aut aut delle Commissione europea è ridurre il rapporto debito pubblico/PIL riducendo la spesa pubblica. La spesa per pensioni è considerata spesa pubblica. Quindi, il Governo, qualora riuscisse a ridurre il rapporto debito pubblico/PIL, potrebbe allentare il freno sulla spesa pubblica e quindi anche sulla spesa per pensioni (ma questa è una mia congettura).
Ad ogni modo, mi ha fatto piacere sapere che questa mia “barzelletta” che lega il PIL da reddito da lavoro e l’aumento per spesa pensionistica l’abbia fatto sorridere. Quando si sorride, non si può essere tristi.
Io non so nulla sulla morale e sull’etica delle persone che stanno al Governo. Ma so che sono comuni mortali, come tutti noi. So che come comuni mortali mirano ai loro interessi e agli interessi dei loro imprenditori amici. Questo comportamento, sig. Franco Giuseppe, lo adotta ognuno di noi nel proprio piccolo. La differenza tra noi e loro, è che i loro interessi sono più grandi e più estesi dei nostri.
La differenza tra il Governo e me, invece, è questa: loro pensano più al PIL (Prodotto Interno Lordo), mentre io penso più al BES (Benessere Economico Sociale) che va un po’ oltre il PIL. Io considero il PIL il mezzo per raggiungere il BES: riduzione della povertà assoluta e relativa, sostegno alle persone anziane in strutture adeguate, istruzione e formazione delle nuove generazioni, riduzione del lavoro precario.
Ma questo, forse, è solo un sogno.
19 Gennaio 2026 alle 10:53 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
SE NON SI PUÒ ANDARE IN PENSIONE, UNA PARTE DI RESPONSABILITÀ CE L’HANNO I LAVORATORI.
Catena causa-effetto:
1. I salari sono una parte consistente del PIL: nel 2024, per esempio, il reddito da lavoro è stato il 39,5% del PIL (FONTE https://grafici.altervista.org/composizione-del-pil-secondo-il-metodo-del-reddito/)
2. A causa degli scioperi, il reddito da lavoro (e quindi il PIL) diminuisce (viene decurtata la giornata di pagamento a causa dello sciopero)
3. A causa della diminuzione del PIL, il rapporto debito pubblico/PIL aumenta
4. A causa dell’aumento del rapporto debito pubblico/PIL, occorre più tempo per ridurlo
5. A causa dell’allungamento del tempo per ridurre il rapporto debito pubblico/PIL, occorrono entrate da reddito di lavoro per tempi più lunghi
MORALE PER I LAVORATORI
MENO SI LAVORA OGGI, PIÙ A LUNGO SI LAVORERÀ DOMANI, E PIÙ TARDI SI ANDRÀ IN PENSIONE.
I lavoratori hanno le loro ragioni per attuare gli scioperi. I lavoratori tirano la fune in una determinata direzione.
Il Governo è composto da eccellenti contabili. Il loro obiettivo è ridurre il rapporto debito pubblico/PIL. Lo SPREAD oggi in Italia è al 59,8 (fonte: https://www.spreadoggi.it/, pagina consultata il 19 gennaio 2026 alle 10:30). Uno SPREAD così basso significa minori interessi da pagare sul debito pubblico, e ciò comporta una progressiva riduzione del debito pubblico e di conseguenza una riduzione del rapporto debito pubblico/PIL.
MORALE PER IL GOVERNO
PIÙ SI RIDUCE IL RAPPORTO DEBITO PUBBLICO/PIL, PRIMA SI POTRANNO MANDARE IN PENSIONE I LAVORATORI.
Il Governo ha le sue ragioni per attuare manovre orientate al contenimento della Spesa Pubblica. Il Governo tira la fune in una determinata direzione.
DOMANDA DI ESAME DI ECONOMIA DIGITALE PER ECONOMISTI “ANALOGICI” PIÙ CAPACI
C’È UN MODO PER INDIRIZZARE I LAVORATORI E IL GOVERNO A TIRARE LE LORO FUNI ATTACCATE AL CARRO ITALIA NELLA STESSA DIREZIONE?
18 Gennaio 2026 alle 22:30 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Giovanni in data 18 Gennaio 2026 alle 21:11.
Vede, sig. Giovanni, io parto dalla premessa che tutti hanno ragione. Se ci si mette nei panni degli altri, se si adottano gli schemi mentali degli altri, si riesce a riconoscere la loro ragione. Ma se si osserva il pensiero degli altri con il proprio modo di ragionare, è facile arrivare allo scontro di opinioni.
Pertanto, indipendentemente dai motivi che spingono le persone ad agire come agiscono, hanno ragione i lavoratori e le lavoratrici, hanno ragione i sindacati, hanno ragione le imprese, ha ragione il Governo.
DOV’È ALLORA IL PUNTO DELLA QUESTIONE?
Il punto è che tutte le categorie di persone che ho citato sono legate allo stesso carro (la nazione), ma tirano la fune in direzioni diverse per cui il carro non fila come se venisse trainato da cavalli che corrono nella stessa direzione, ma sobbalza, si incurva, rallenta, si arresta.
Io mi considero un semplice spettatore, osservo la realtà da un promontorio con la vista sulla valle, analizzo dall’esterno cause ed effetti mantenendo il controllo dei miei sentimenti in modo da non lasciarmi condizionare da mie preferenze, gusti o desideri.
È difficile mantenere il distacco dalla realtà, ma se non lo si fa si diviene parte della realtà e quindi non si riesce ad esplorare i fatti con il dovuto grado di oggettività.
Mi sono formato la convinzione che l’essere umano è facile preda dell’ambizione, è esposto alla corruzione, mira a tutelare i propri interessi anche al costo di rinunciare a principi morali di ordine universale come lo sono giustizia ed equità.
Non è possibile cambiare la testa degli altri. Questo lo sanno bene i politici ed è per questo che usano slogan fatti di frasi semplici che fanno leva sull’emotività della massa e non già sulla ragione degli individui, perché i ragionamenti sono lunghi e dopo la quarta parola l’ascoltatore ha già perso il filo del discorso.
È possibile, invece, cambiare la propria testa, il proprio modo di pensare, il proprio modo di agire. Ma occorre anche dire che in ciascuno di noi è forte la resistenza al cambiamento. Quindi, per poter cambiare, è necessario sviluppare una forza interiore, una volontà superiore unitamente al coraggio di cambiare.
Lei, sig. Giovanni, definisce la compagine governativa come scadente.
Ecco, io definirei, invece, la compagine governativa come formazione di persone prive di quella forza interiore in grado di indurre un cambiamento volto a garantire alla nazione giustizia (fare le cose giuste che devono essere fatte) ed equità (partecipazione di tutti alle cose giuste da fare).
In definitiva, sig. Giovanni, al governo dell’Italia non ci sono dei Mahatma Gandhi.
Di ciò dobbiamo farcene una ragione.
18 Gennaio 2026 alle 13:21 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Noi commentiamo, esponiamo le nostre opinioni, ce la prendiamo con gli altri, ma soprattutto con il Governo.
Il Governo è composto da Partiti. I Partiti si comportano come venditori nei confronti degli elettori.
I Partiti vendono la merce desiderata dagli elettori (per es., pensioni e aumenti salariali) – merce di cui, però, non ancora dispongono – in cambio di voti.
Ma, come si suole dire, “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” (in economia c’è di mezzo addirittura un oceano).
Questo mio commento ha il solo scopo di dare agli affezionati commentatori di questo sito un flash sulla nuova disciplina STEM Economia Informatica di cui vado tanto parlando (e di cui, lo confesso apertamente, mi faccio un gran vanto).
Voglio mostrare, in sostanza, come l’Economia Informatica può aiutare i Partiti al Governo a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.
Per quanto riguarda le pensioni, ne ho già parlato con la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin.
Voglio ora parlare di una cosa più immediata: aumenti salariali.
Il Governo aumenta i salari dei lavoratori e lavoratrici tramite la decontribuzione: i lavoratori non versano una quota parte dei contributi e quindi il salario netto è più alto (per es., il lavoratore versa il 6% invece del 10% del salario lordo). La parte di contributi non versata dai lavoratori e lavoratrici viene versata dallo Stato, attingendo a risorse provenienti dalla fiscalità generale (quindi, i lavoratori e le lavoratrici non perdono nulla sulla pensione):
– Obiettivo recupero potere di acquisto dei salari: legittimo
– Modalità: DA PERFEZIONARE
È per quanto riguarda la “modalità da perfezionare” che entra in gioco l’Economia Informatica.
PRECISIONE: non parlo in via teorica; mi riferisco a fatti reali e concreti perché ne ho piena e perfetta conoscenza diretta, maturata durante la mia esperienza di lavoro di oltre 40 anni.
Chi gestisce un Centro di Elaborazione Dati di grandi dimensioni come quelli di Intesa Sanpaolo o di UniCredit governati da potenti computer IBM di classe mainframe, ha l’obiettivo di garantire agli utenti un determinato tempo di risposta delle transazioni (per inciso, se il passaggio da una pagina web ad un’altra pagina web impiega più di 8 secondi, l’utente tende a cambiare sito).
Una piccola riflessione matematica che aiuta a ragionare è la seguente: il tempo di risposta R è dato dal rapporto tra il peso P della transazione e il service rate SR del computer. In formule: R = P/SR. Questo significa che: se P=800 e SR=100, allora R=8 secondi; ma se P aumenta del 30% passando da 800 a 1040 mentre SR=100, allora R=10,4 secondi (ci vuole più tempo per eseguire la transazione). Tradotto in termini economici: se i prezzi aumentano e i salari restano fissi, ci vuole più tempo per comprare il bene, ovvero, il potere di acquisto dei salari diminuisce (e questo lo sanno proprio tutti, anche chi fa fatto solo la zero elementare).
L’Economia informatica identifica nel peso P della transazione con il livello dei prezzi P dei beni; e identifica nel service rate SR il salario del lavoratore, ovvero il salario che l’utente a terminale (che esegue la transazione) riceve dal Responsabile del Centro di Elaborazione Dati.
Se il tempo di risposta R tende ad aumentare, che cosa fa l’esperto di performance elaborative (per es., Claudio Maria Perfetto)?
– PUNTO 1: Innanzitutto si interviene sul service rate-salario SR, lo si aumenta attingendo TEMPORANEAMENTE ad una maggiore capacità elaborativa (diciamo: alla fiscalità generale), in modo da far rientrare il tempo di risposta entro i limiti stabiliti dal Responsabile del CED (leggi: Governo). Tornando all’esempio numerico precedente, se P passa da 800 a 1040, allora si fa in modo che SR passi da 100 a 130, e quindi R=1040/130=8 secondi (e quindi R è come prima dell’aumento di P). RISULTATO: “recupero del potere di acquisto del salario”
– PUNTO 2: si individuano le cause che hanno portato all’aumento del peso P delle transazioni (leggi: aumento del livello generale dei prezzi P); si individuano le soluzioni per ridurre il peso P delle transazioni intervenendo su ottimizzazioni varie sia nei programmi applicativi che negli accessi alla base dei dati in modo da aumentare la produttività dei programmi e si comunicano ai programmatori applicativi le ottimizzazioni da apportare ai programmi applicativi (leggi: ridurre il livello generale dei prezzi P, attraverso l’adozione di miglioramenti nei processi di produzione delle Imprese sollecitato dal Governo con l’obiettivo di ottenere la riduzione dei prezzi rinunciando ad una parte della maggiorazione dei profitti derivanti dall’aumento di produttività)
NOTA: per completezza di informazione indico una delle mie attività relative all’analisi ed ottimizzazione delle performance elaborative condotta nel 2013 dal titolo “Ottimizzazione delle prestazioni di un’applicazione Online (CICS)” in cui il tempo di una transazione è drasticamente sceso da 27 secondi a 0,43 secondi: https://it.linkedin.com/in/claudio-maria-perfetto-942484190.
CONCLUSIONE 1
La modalità DA PERFEZIONARE per recuperare il potere di acquisto dei salari consiste nel ridurre una percentuale dei maggiori profitti delle Imprese realizzati con la maggiore produttività, e trasferire tale percentuale di profitto su prezzi in modo da poterli ridurre (o, comunque, non farli aumentare).
NOTA: non sto parlando di interferire con la “legge della domanda e dell’offerta”. Sto dicendo che:
– I SALARI VANNO AUMENTATI SE, E SOLO SE, C’È AUMENTO DI PRODUTTIVITÀ
– OCCORRE STABILIRE IL GIUSTO EQUILIBRIO TRA PREZZI E PROFITTI.
CONCLUSIONE 2
Suggerisco con viva e vibrante determinazione al Presidente del Consiglio Meloni e al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti di recarsi dal Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara (ai quali ho più volte già scritto) e dire: “Vogliamo, sia noi che gli italiani tutti – alunni, studenti, lavoratori, lavoratrici, imprenditori, sindacalisti, economisti, informatici, pensionati – imparare la nuova disciplina STEM Economia Informatica”.
Inoltre, invito calorosamente il Presidente del Consiglio Meloni e il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti ad associare la VOLONTÀ di fare (recupero del potere di acquisto dei salari) con il CORAGGIO di fare (attuare il giusto equilibrio tra prezzi e profitti).
Quando parlo di CORAGGIO, intendo riferirmi a questo:
1) l’automazione (robot) e intermediazione digitale (AI) aumentano la produttività del lavoro e quindi aumentano i margini di profitto delle Imprese.
2) Pertanto, occorre davvero CORAGGIO nell’indicare alle Imprese di orientare una parte di aumento dei loro profitti verso la riduzione dei prezzi dei loro beni. Così si salvaguarda il potere di acquisto dei salari senza dover ricorrere ad attingere a risorse dalla fiscalità generale che comporterebbe la riduzione di spesa per Sanità e Istruzione.
16 Gennaio 2026 alle 15:48 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Rispondo al commento del sig. Giampi del 16 Gennaio 2026 alle 13:46.
Ci sono almeno 3 modi perché AI e robot umanoidi paghino qualcosa per la comunità. Ne cito solo uno.
A. La ricchezza prodotta da AI e robot umanoidi confluisce nell’IRES
B. Si attribuisce alle aziende un determinato indice di automazione (robot e AI)
C. Dall’IRES si preleva la quota di ricchezza ricavata applicando l’indice di automazione
D. La quota di IRES prodotta dall’automazione confluisce nei contributi previdenziali
Su questo modo di procedere le aziende non avrebbero nulla da obiettare, perché non verrebbero affatto coinvolte.
Il Governo si ritroverebbe con minori entrate fiscali derivanti dall’IRES, in quanto una quota parte le avrebbe destinate ai contributi previdenziali.
Per colmare il vuoto fiscale, il Governo potrebbe intervenire (oltre che con i soliti provvedimenti relativi alla lotta all’evasione e all’elusione fiscale) nel modo seguente:
1. Eliminare i bonus per fare più figli, perché sono del tutto inefficaci (le famiglie non mettono al mondo figli in un clima di profonda incertezza come quello che stiamo attraversando, sia per quanto riguarda il mondo del lavoro che per quanto riguarda la sicurezza a livello mondiale)
2. Eliminare la decontribuzione a favore delle imprese perché inefficaci (se le imprese non riescono a vendere, perché non c’è chi consuma, non assumono lavoratori neppure se il costo del lavoro si riduce)
3. Applicare alle Organizzazioni Sindacali una “imposta sullo sciopero” per recuperare la perdita di entrate erariali dovute alla perdita di PIL (i lavoratori che scioperano guadagnano di meno e quindi versano meno imposte, mentre il fermo dei servizi riduce i consumi e quindi meno IVA)
CONCLUSIONE
Ciò che ho indicato è solo uno dei modi (certamente il più spicciolo) per provare a risollevare l’Italia dalle difficili condizioni economiche e sociali in cui versa.
Modi più orchestrati sono descritti nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin in cui si indica la via per l’attuazione di una strategia di tipo Win-Win-Win-Win (in cui tutti vincono: Governo, Imprese, INPS e – soprattutto – Lavoratori e Lavoratrici –
https://www.pensionipertutti.it/e-se-a-pagare-le-nostre-pensioni-fossero-anche-i-robot-proposta-perfetto-armiliato-gibbin/).
14 Gennaio 2026 alle 17:12 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
Ho trovato interessante l’articolo che il sig. Wal ci ha segnalato nel suo commento del 14 Gennaio 2026 alle 13:47.
Il titolo dell’articolo è il seguente: “Secondo Elon Musk risparmiare per la pensione è inutile”.
Come sappiamo, Elon Musk è un visionario (nel senso positivo del termine), proprio come lo è Bill Gates, proprio come lo è stato Steve Jobs.
L’articolo ha suscitato il mio interesse, perché ho riscontrato un dettaglio che Elon Musk nella sua visione ha trascurato (non saprei dire se volutamente o meno). È un dettaglio che, qualora non venisse chiarito, farebbe crollare l’intera visione di Musk.
In soldoni Musk dice questo: l’AI e i robot umanoidi renderanno il lavoro “opzionale” entro 10 o 20 anni.
Dunque – deduco io – l’uomo non sarà più obbligato a lavorare.
Per rendere coerente la visione di Musk con la tradizione culturale di una parte dell’Umanità, occorrerebbe modificare la Genesi (uno dei Libri dell’Antico Testamento – NOTA: la parola “Testamento” è una trascrizione errata della parola “Patto”, “Alleanza”).
In Genesi (Capitolo 3, Versetto 19) si legge:
“Mangerai il pane con il sudore del tuo volto finché tornerai nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere, e in polvere ritornerai”. (FONTE: https://it.wikipedia.org/wiki/Memento,_homo,_quia_pulvis_es,_et_in_pulverem_reverteris)
Sarà ancora vero che l’uomo tra 10 o 20 anni tornerà alla polvere.
Ma cosa dire del fatto che tra 10 o 20 anni l’uomo mangerà il pane non più col sudore del suo volto, perché saranno l’AI e i robot umanoidi a procurargli il pane?
Nella visione di Elon Musk occorrerebbe aggiungere che l’AI stenderà un “Testamento-AI” in cui l’AI descriverà la genesi, la propria venuta al mondo da parte dell’Uomo.
Il dettaglio che occorre chiarire per non far crollare la visione di Musk è il seguente:
“Lavorerai per produrre il pane con la tua intelligenza finché tornerai laddove da cui fosti tratto; perché sei viti e bulloni, e viti e bulloni ritornerai”.
Piccola nota autobiografica: nel 1974 (e quindi quando Elon Musk aveva appena 3 anni) al mio esame di Maturità Scientifica nel tema di Italiano scrissi testualmente:
“E l’uomo creò il robot a sua immagine e somiglianza e gli disse: memento, robot, tu sei viti e bulloni, e viti e bulloni ritornerai”.
CONCLUSIONE.
Rispetto ad Elon Musk non mi considero affatto un visionario. Ma, al contrario di Elon Musk, sono più propenso a credere che tra 10 o 20 anni l’uomo continuerà a lavorare, e a versare i contributi previdenziali (almeno in Italia) per pagare la pensione agli altri e a se stesso (sempre con il sistema a ripartizione), anche grazie al versamento dei contributi previdenziali da parte dell’AI e dei robot umanoidi per pagare la pensione non a già a se stessi ma solo agli umani (e qui potrebbe effettivamente entrare in gioco una parte della visione di Musk).
13 Gennaio 2026 alle 2:48 (pubblicato su https://www.pensionipertutti.it)
C’è del marcio nel sistema previdenziale italiano.
Non si lavora solo per se stessi (per avere la certezza di ricevere l’uovo oggi, piuttosto che andare incontro all’incertezza di ricevere la gallina domani).
Si lavora per se stessi e per gli altri (per lasciare andare in pensione gli altri oggi, con la certezza che saranno gli altri a lasciarmi andare in pensione domani).
La decontribuzione è il marcio nel sistema previdenziale italiano, in ogni sua forma, sia se finalizzata ad incentivare il lavoratore a restare al lavoro, sia se finalizzata a recuperare il potere di acquisto dei salari.
La decontribuzione rende il lavoro sterile, non genera nuovi pensionati.
Il lavoro fertile, quello che genera nuovi pensionati, è il lavoro che versa i contributi.
Si dice che il lavoro nobilita l’uomo. Ma il lavoro, senza versamento di contributi, che induce alla scelta obbligata di restare a lavoro, rende l’uomo simile allo schiavo.