Data di pubblicazione: 30 ottobre 2020
Sono una cattiva maestra, decisamente: spesso l'efficacia non eguaglia neanche lontanamente l'entusiasmo. Almeno in prima. Avere una prima è l'incubo che ricorre ad ogni inizio d'anno.
Nelle mie fantasie privatissime Napoleone rimane un nanetto insopportabile, l'Angelica ariostesca un'isterica. Non riesco ad appassionarmi alla classificazione dei dinosauri e il ciclo dell'acqua è inaffrontabile, come le mille mogli di Enricottavo.
Mi intrigano i no ragionati, l'intelligenza divergente, tutte le passioni genuine. Persino quella di realizzare sculture di carta e nastro adesivo durante le mie lezioni.
Poche cose mi fanno sorridere più dell'ansia da "risposta completa" degli undicenni, personcine sfiancanti a settembre, che litigano con il colore della penna e soccombono al moltiplicarsi dei volumi scolastici.
Sbocciano spesso nei mesi invernali, i pargoli, quando le penne dai colori improbabili cominciano a vergare segni sempre meno ortodossi sui libri e sui quaderni, quando gli sguardi cominciano ad accendersi e con fatica, molta fatica, le risposte cominciano ad abbandonare i cliché. Quando i cuccioli diventano orrendi per i colleghi più diligenti.
Decisamente tollerante quanto ad esiti, sono però teutonica rispetto al metodo. IL METODO è la mia personalissima ossessione. Il metodo è la chiave paziente che apre tutte le porte. Ma vallo a spiegare tu a questi!