Data di pubblicazione: 6 giugno 2020
VIDEOLEZIONI
Tre mesi, un'eternità on line. Per un terzo dell'anno scolastico siamo stati in contatto continuato con alunni e colleghi, abbiamo videospiegato, videoprodotto, videoesercitato, videoorganizzato, videocorretto. E tutto ciò è accaduto in diretta nazionale.
MA PRIMA?
Ma davvero pensavate che fossimo rimasti al calamaio? Improvvisamente avete scoperto i techno-prof, che, per quanto possano non esservi piaciuti, sono entrati nelle vostre case, hanno interagito con i vostri figli, hanno lavorato sotto i vostri occhi.
Senza una strumentazione di competenze e dispositivi che ci è costata anni di preparazione, spesso a nostre spese, il figliolo non sarebbe stato interrogato in fisica, la ragazzina non avrebbe ricevuto le mappe di storia, il più piccolino non avrebbe rivisto i suoi compagni di scuola per tre mesi. Con tutti i limiti che ciò ha comportato.
LA SCUOLA ERA PRONTA?
Sì e no. La realtà a fine febbraio era oltremodo diversificata. Ma i prof sì, erano pronti. Quasi tutti, o almeno la gran parte. Avevano strumenti, connessione e dimestichezza con le piattaforme.
TRE MESI DI D.A.D
Oggi ho salutato in Meet in miei alunni.
Dopo tre mesi di Dad.
Mai prima d'ora, dopo oltre vent'anni di insegnamento, mi ero sentita così smarrita al momento dei saluti, mai mi ero commossa così tanto. Mi sono chiesta il perché di un'emozione così intensa: come al solito, ho avuto bisogno di razionalizzare.
IL TEMPO A SCUOLA
Il tempo: si è fatta meno "scuola", ma la classe mi ha assorbito, in modi diversi, ventiquattr'ore al giorno per tre mesi. Digitalizzazione dei materiali, elaborazione di attività, mail, condivisioni e whatsapp senza soluzione di continuità... la rete non ha limiti spazio-temporali e lo scambio con colleghi e alunni è diventato pervasivo. Non mi ha infastidito, anzi (non ho avuto un solo momento di noia durante la chiusura, mi ritengo fortunata), ma mi ha totalmente assorbito. Ho avuto nottate molto "creative" 😂. Se, però, qualcosa prende così tanto di te, quando se ne va ti senti vuoto,anche se si trattava di una fatica.
AVATAR
I ragazzi: i "miei" ragazzi. Ho sofferto molto quando mi sono trovata a parlare ai fantasiosi "avatar" che proponevano. Mi sono inutilmente ribellata all'idea di non poter imporre la telecamera accesa. Ma io, lì dietro la webcam spenta, li avvertivo. Immaginavo gli sbadigli di fronte alla presentazione di analisi logica, intuivo la simulazione del freez dello schermo ad una domanda difficile, percepivo le chat parallele di whatsapp. Non era forse come scovare uno scambio di bigliettini in classe?
UN FILO INVISIBILE
La didattica: tutte le volte in cui ho dovuto whatsappare ad un alunno "sbrigati, manchi solo tu", tutte le volte che ho silenziosamente imprecato per l'impossibilità di leggere nei loro occhi se un concetto era chiaro o no, tutte le volte che un compito postato in ritardo mi rivelava una fatica o un microfono silenzioso una distanza siderale, tutte le volte un filo invisibile tra me e loro veniva tirato. Un filo fatto magari di noia, di rifiuto, di demotivazione, di bisogno, ma un filo. E quando finalmente sentivo una voce, quando compariva una testa scarmigliata o un visino serio e concentrato annuiva, allora era come un raggio di luce, che dava consistenza a quel filo invisibile.
I MIEI RAGAZZI
Oggi, ad una classe, ho detto che potremo vederci anche fuori, ma che per me non sarà la stessa cosa, perché "fuori" - fuori aula, fuori Meet - non sono più proprio "miei".
Questo stramaledetto e benedetto Internet è davvero una rete, che lega, collega, raccoglie, cattura. Che sa creare - o conservare - perfino una sua intimità non virtuale.
Insomma, dopo tanta fatica condivisa "alla pari", mai mi ero così commossa nel salutare i ragazzi, mai avevo così intensamente desiderato ritrovarli presto, in carne ed ossa.
Credo che loro stessi, prima o poi, si renderanno conto di aver condiviso, in questi mesi, qualcosa di importante con i loro insegnanti .