17/04/24
"La scuola non è una gara" è il titolo di un convegno che si terrà durante il prossimo weekend e al quale - ahimè - non posso partecipare.
Il sito del CPP e lo staff di Daniele Novara presentano l'evento con queste parole:
"Nonostante i tanti sforzi per cambiare, modificarsi e aggiornarsi, la scuola appare ancora fortemente dominata dalla dimensione del controllo e del giudizio, che ne pervade le modalità procedurali e didattiche ostacolando una motivazionprofonda negli alunni e nelle famiglie verso la necessità della formazione e dell’apprendimento. [...]
Una scuola, soprattutto nelle secondarie di primo e secondo grado, ancora fortemente basata su metodi frontali che implicano un ascolto sostanzialmente passivo da parte degli alunni. Il giudizio diventa l’anticamera di una scuola vista come gara, come competizione tra chi arriva primo e chi arriva secondo.
Gli indici scolastici italiani, che rivelano tassi di dispersione altissimi, il numero più basso di laureati in Europa e una percentuale considerevole di Neet – ragazzi che non studiano e non lavorano – oltre a un’incidenza preoccupante di neurocertificazioni, lasciano intendere senza mezzi termini che questo modello è arrivato al capolinea senza più avere alcuna possibilità di rispondere alle necessità di una società complessa e avanzata come quella italiana."
Ebbene: "la scuola non è una gara" è una sintesi che condivido profondamente. Però capisco come sia tutt' altro che inconsueta una lettura diversa: quella per cui, vivendo in una società spietatamente competitiva, bisogna crescere i ragazzi allenandoli alla competizione.
Ecco, come smontare questo ragionamento? Come dimostrarne l'inutilità?
💀Questo modo di intendere la convivenza è darwinismo sociale ed è disumano.
Può essere tipico dei vincenti (forse, meglio, dei "parvenu") che ne coglieranno la disumanità al primo fallimento o alla prima seria difficoltà, magari di una persona cara. Può, ugualmente, essere espressione della disperazione di chi è stato schiacciato dalla ruota.
La scuola, tuttavia, ha anche un compito "sociale", formando i membri della società può contribuire a renderla più umana o essere complice del suo degrado.
❤️ Il reddito e il prestigio sociale non sono la formula magica per la felicità: lo sono, invece, l'autostima, l'autoefficacia, la possibilità di seguire le proprie inclinazioni, di creare relazioni significative, di interagire efficacemente con la comunità. Questo deve "produrre" la scuola, deve costruire persone integrate, libere, che amano se stesse, che hanno cura di sé, della comunità e del mondo.
No, la competitività non aiuta.