Santa Maria del Suffragio, detta anche delle Anime Sante, uno dei migliori esempi di barocco aquilano, fu costruita a partire dal 1713, in ricordo delle vittime del terremoto del 1703 e restaurata, dopo il 2009, grazie al contributo del Governo Francese.
La chiesa si trova nella piazza del Duomo e venne originariamente realizzata come sede della confraternita del Suffragio, eretta nel 1645. Il prospetto su piazza Duomo fu realizzato nel quinquennio 1770-75.
La facciata concava di ispirazione borrominiana, progettata da Giovan Francesco Leomporri è in pietra concia di Poggio Picenze. Di notevole altezza, è suddivisa orizzontalmente in due livelli, l'ultimo dei quali culmina in una calotta concava cassettonata. Al portale con timpano curvilineo, e al soprastante finestrone con medaglione, si affiancano quattro nicchie con statue di santi.
Il concio di chiave reca nel mezzo un'incisione con la data 1755, anno di completamento della facciata. Due doppi ordini di paraste corinzie si staccano dal coronamento e la suddividono verticalmente in tre settori. In quello centrale è il portale d'ingresso, opera di Filippo Zughi, che presenta un timpano con inserito, al suo interno, uno scheletro rappresentante la morte e recante l'iscrizione: IUVETUR MORTUUS NON LACRYMIS, SED PRECIBUS, SUPPLICATIONIBUS, ET ELEMOSYNIS. S.Chrys (Ai morti non giovano le lacrime, ma preghiere, suppliche ed elemosine).
L'interno è a croce latina ad aula unica che si conclude con un'abside rettangolare. La navata è scandita da tre gruppi di lesene con quattro cappelle; la prima di sinistra, conserva un dipinto di Teofilo Patini: il SantAntonio.
Nelle cappelle sono presenti due grandi altari in marmo, opera di F. Ferradini e P. Petrilli del 1701, qui trasferiti dalla precedente chiesa del Suffragio, mentre l'altare maggiore è opera dì F. Bedeschini.
Nel 1803 fu realizzata la cupola neoclassica, attribuita al grande architetto Giuseppe Valadier. La struttura interna è scandita da lacunari fiorati e reca, sui pennacchi, i Profeti, opera di Alessandro Terzani.