Con Il sole, stupefacente prova di un rigoroso studio dei valori dell'ottica, Pellizza supera, in questo capolavoro di modernità, i risultati di quel sapiente connubio tra realismo e idealismo che lo avevano impegnato fin dall'inizio degli anni novanta. "Bisogna volgersi a Pellizza - scriveva Primo Levi nel 1906 - per sentirsi illuminati da un sole che sembri davvero quello dell'avvenire". Tra il 1903 e il 1904, l'autore infatti sembra voler sfidare la fonte naturale di quella luce tanto studiata, rincorsa nelle albe del paesaggio circostante, aspettando il sorgere del sole sulle colline intorno a Volpedo, e lavorando sempre dal vero.
In un'opera tecnicamente perfetta, un emozionato e emozionante Pellizza riesce finalmente a realizzare quell'estremo tributo alla natura che solo qui, nel simbolo dello scorrere della vita, assume il tono di quella che lui stesso definì "glorificazione". Il dialogo con la natura sopravvive, parallelamente alla realizzazione di soggetti più complessi, in una serie di tele dalla resa pittorica sempre raffinata, mai ripetitiva: vedute e paesaggi caratterizzati da cromie sofisticate, mai ripetitive, derivate da studi rigorosi, dalle riflessioni di un artista che percepiamo sempre coerente.