" l'architettura è fatta di concerto con lo spazio che conforma, la vita interna si travasa con naturalezza in quella esterna"
Nel corso dei secoli si è andato sempre nella direzione della ricerca di una concezione spaziale più funzionale e più accessibile a tutti i fruitori, cambiando molte volte il paradigma.
Il tema fondamentale non risulta più la vicinanza con qualcosa di tangibile o l'attenzione ad un oggetto in quanto tale, ma l'esasperazione della conoscenza ha fatto sì che succedesse una crisi, che ha portato al riconcepimento della natura stessa della materia, e non in quanto unica ma in quanto esistente in un contesto specifico. Attenzione particolare la vorrei dare al mondo artistico, dove la "bellezza" raccontata risulta essere quasi sempre più discretizzata, fatta di forme pure e di intrecci determinati da impulsi che sembrano istintivi ma tavolta anche molto ragionati, e così anche nel mondo dell'architettura.
Si pone attenzione a quello che si è composto, e non creato, avendo una visione generale del complesso. Le forme sono anche vuoti, vuoti generati da un'intreccio di epoche e di pensieri che convogliano ad un risultato ben specifico e talvolta anche razionale.
"Le 'brown areas' o aree dismesse, rappresentano un campo fondamentale di opportunità e non deve stupire che esista una ricerca estetica ad esse congruente e conseguente."
Questa riflessione di Antonino Saggio mette in luce uno degli aspetti chiave del rinnovamento architettonico contemporaneo: il passaggio da una concezione tradizionale dello spazio urbano a una visione che trasforma le aree industriali dismesse in nuove possibilità di rigenerazione sociale e culturale. L'architettura, in questa visione, non è più semplicemente la risposta estetica alle esigenze funzionali della città, ma diventa lo strumento attraverso cui si ridefinisce il rapporto tra uomo, ambiente e tecnologia. Come l'artista Rachel Whiteread quello che viene concepito come vuoto prende forma, ha una sua dimensione e una sua esistenza perchè determinato dal suo intorno, e non deve essere concepito in secondo piano, ma deve esistere come congruenza tra parti, l'intero è formato da vuoto e pieno, come ancher desumibile dal principio di figura e sfondo della Gestalt.
L'epoca della società dell'informazione ha cambiato radicalmente le regole del gioco, spostando il focus della produzione economica dai grandi spazi industriali alle reti di informazione e ai centri del terziario. Questo cambiamento ha liberato porzioni immense di territorio urbano un tempo occupate da fabbriche e infrastrutture pesanti, aprendo nuove possibilità per un'architettura che deve fare i conti con l'eredità del passato industriale ma, allo stesso tempo, guardare avanti verso forme più complesse di interazione spaziale e sociale.
Saggio sottolinea come il superamento delle tradizionali categorie tipo-morfologiche che dominavano l'analisi urbana nel XX secolo sia ormai necessario. Le vecchie strutture concettuali, incentrate sulla rigidità della zonizzazione e sulla separazione tra le diverse funzioni della città, risultano inadeguate di fronte alla complessità della città post-industriale. L'architettura contemporanea si trova a dover rispondere a una città che non può più essere concepita come un insieme di spazi definiti e distinti, ma come un intreccio dinamico di flussi, interazioni e stratificazioni che richiedono nuovi strumenti di analisi e progettazione.
L'influenza delle arti contemporanee, come quelle di Burri, Rotella o Pollock, esprime proprio questa tensione verso la complessità e la residualità. L'architettura non può più essere vista come un'arte autoreferenziale, ma deve farsi carico delle stratificazioni storiche e culturali del territorio, utilizzando il preesistente come materiale di progetto, in un'ottica di continuo interscambio tra nuovo e vecchio. Questo approccio, che può sembrare frammentario o disordinato, in realtà risponde a una logica profonda di integrazione e riconciliazione tra passato e futuro.
Il concetto di "spazio sistema" diventa quindi centrale. Non si tratta più di progettare edifici isolati che rispondano unicamente alle esigenze funzionali dell'interno, come avveniva nel modernismo, ma di concepire lo spazio architettonico come parte di un insieme più vasto e fluido, in cui l'interno e l'esterno si fondono, e l'architettura diventa parte integrante della vita urbana. Questo approccio sistemico non solo arricchisce l'esperienza spaziale, ma riflette anche i profondi cambiamenti sociali ed economici della nostra epoca, in cui la comunicazione e l'informazione ridefiniscono i confini della città e della comunità.
La "fluidità" diventa così una parola chiave della nuova architettura, non solo come qualità formale, ma come metafora della trasformazione continua delle informazioni, dei flussi urbani e delle relazioni sociali. La città contemporanea non è più un insieme statico di edifici, ma un organismo vivente in cui ogni parte è interconnessa e in costante mutamento. La capacità dell'architettura di dialogare con questi flussi, di sfruttare le potenzialità delle tecnologie informatiche e di adattarsi alle nuove esigenze della società, è ciò che segnerà il futuro della disciplina.
In questa prospettiva, la "rivoluzione informatica" non è solo un cambiamento tecnologico, ma una trasformazione profonda del nostro modo di concepire lo spazio e l'architettura. L'architettura diventa un campo di sperimentazione, dove l'informatica non è solo un mezzo per progettare, ma una forza che cambia il modo stesso in cui pensiamo e viviamo gli spazi urbani. La città post-industriale, in questa visione, non è più un luogo diviso e separato, ma un sistema complesso e interattivo, in cui l'architettura gioca un ruolo fondamentale nel creare spazi che siano in grado di rispondere alle nuove sfide sociali, ecologiche e tecnologiche.
"Il tempo nuovo è una realtà; esiste indipendentemente dal fatto che noi lo accettiamo o lo rifiutiamo... Quel che importa non è il 'che cosa' ma unicamente e solo 'il come'." (Mies Van Der Rohe )
Questo invito a concentrarsi sul "come" riflette l'essenza stessa della riflessione architettonica contemporanea, che non può limitarsi a riprodurre modelli del passato, ma deve trovare nuove modalità di espressione e intervento per affrontare le complessità del presente e del futuro.
APPROFONDIMENTI:
RACHEL WHITEREAD
Untitled (Stairs),2001
Chicken Shed, 2017
“Volevo preservare il quotidiano, volevo dare autorità alle cose più dimenticate”
PRINCIPI GESTALT
Principio di Figura e Sfondo
La mente separa ciò che è figura (ciò che viene percepito come oggetto principale) dallo sfondo (il contesto o lo spazio negativo). Questo principio è chiaramente visibile nell'illusione del vaso di Rubin, dove la mente può alternare tra vedere i volti o il vaso come figura principale.
Principio della Chiusura
La nostra mente tende a "chiudere" o completare automaticamente le figure incompiute, percependo forme intere anche quando alcuni elementi sono mancanti. Ad esempio, un cerchio quasi chiuso viene percepito come un cerchio completo.
Triangolo di Kanizsa