Vito Lo Re (Taranto, 1906 – Milano, 1973) è stato un musicista italiano.
All'età di un anno dopo la morte del padre si trasferisce a Martina Franca da una zia. Cominciò a suonare molto giovane la tromba divenendo un virtuoso. A 20 anni entrò a far parte della prestigiosa bansa di Squinzano.
Nel 1928 l'incontro con Pietro Mascagni, dei cui lavori Ernesto Abbate aveva curato la trascrizione per Banda. Mascagni seguì molti dei concerti tenuti dalla Banda di Squinzano e rimase particolarmente impressionato dal livello qualitativo della compagine e dal giovane Vito, come anche testimoniato da una foto con dedica datata 10 maggio 1928.
Nel 1930 anche il grande tenore Tito Schipa espresse ammirazione per le doti del solista, di cui magnificò la "bella voce e calda espressione" e si definì "entusiamato" per il livello della Banda. Dopo diversi mesi di inattività dovuti ad una brutta ferita al labbro, nel 1931 iniziò la collaborazione con la prestigiosa Banda di Chieti (di cui Pietro Mascagni nel 1934 dirà "Non c'è in Italia né all'estero una Banda che possa paragonarsi alla Banda di Chieti") per un ingaggio altissimo: 24.000 lire, oltre a ricche diarie e spese di trasferta.
Nel 1932, a soli 26 anni, la fama di Vito Lo Re era così consolidata che percepiva un ingaggio di 28.000 lire, una cifra enorme, per quei tempi; superiore, per dare un termine di paragone, a quella già generosa che il Comune di Squinzano destinava all'intera Banda e addirittura sproporzionata rispetto allo stipendio di qualunque professionista dell'epoca (un medico generico guadagnava poco più di 100 lire al mese).
Tra i numerosi articoli della stampa nazionale e internazionale, spiccano alcune recensioni dell'epoca. Il "Giornale della Liguria Occidentale" scrive di Vito nel 1931: "Il suo strumento ha sospirato, mormorato, riso, pianto, assottigliandosi e quasi volatilizzandosi nelle difficilissime vituosità delle note più acute, spianandosi ed allargandosi quasi a rappresentare da sè solo un'intera falange orchestrale." Il Telegrafo di Livorno nel 1934 scriveva "così si può suonare solo in paradiso". Nello stesso anno il Völkischer Beobachter di Berlino: "Wagner, Schubert e Beethoven avrebbero ascoltato meravigliati (...) e sarebbero andati solleciti dal Maestro a stringergli riconoscenti la mano (...)"
Tenne concerti in sedi prestigiose di tutto il mondo, quali il Metropolitan Opera e la Carnegie Hall di New York e il Teatro alla Scala di Milano. (da Wikipedia)