CARAMIA chier. GIOVANNI

Il chierico Giovanni Stefano Caramia nato nel 1630 e morto a Martina Franca il 3 febbraio 1698 è sepolto nella chiesa di san Martino ed era figlio di Cesare e Caterina Simonetta.

(Nella foto a fianco una delle sue opere: "Il trionfo di san Cataldo" che si trova nel duomo di san Cataldo a Taranto.)

Giovanni Stefano Caramia , un pittore dimenticato, di cui gli storici hanno fornito scarse notizie, nonostante la presenza di tre suoi quadri in edifici sacri, frequentati da fedeli e visitati da numerosi turisti.
A Martina Franca si trovano due dei suoi tre dipinti: il primo, che ha bisogno di un urgente intervento di restauro, è nella Chiesa del Monte Purgatorio e raffigura La Madonna della Grazia, San Michele Arcangelo e le Anime del Purgatorio (cm 233x178); l’altro, nella chiesa del Carmine, propone La Madonna della Libera, San Michele Arcangelo e Sant’Eligio, (cm. 223 x 143) ed è datato 1660.
Nel Duomo di Taranto, invece, si trova l’ultimo: Il Trionfo di San Cataldo a Taranto, (cm. 276 x 450), firmato e datato 1675.
Queste tre opere sono quanto rimane della vita e di un’attività non ancora documentate, visto che nessuno degli storici locali del passato accenna a questo pittore, se si esclude la breve citazione riportata nel manoscritto Brevi notizie di Martina, databile al 1726, il cui anonimo estensore annotò: … l’ingegnoso chierico Gianstefano Caramia, peritissimo in più arti liberali, ottenne la croce di cavaliero dello Speron d’Oro.
Giuseppe Stefano Caramia, pittore di famiglia martinese facoltosa, nelle sue tele, si mostra consapevole del suo valore, ostenta con scritte in latino la sua cultura e il titolo di cavaliere. Con le sue opere porta, da clerico, un contributo ricco di cultura teologica alla pittura sacra e s’inserisce con originalità nel filone della grande decorazione barocca.
  La sua pittura rende  visibili in immagini elaboratissime: il rogo del Purgatorio e la luce del Paradiso, le apparizioni di San Michele Arcangelo e la rivelazione a Sant’Eligio, il trionfo di Gesù Bambino e della Vergine, la Grazia di Dio e la guida dello Spirito Santo, i miracoli e il trionfo di San Cataldo, la devozione della confraternita, il ringraziamento dell’artista nobile, colto e devoto, l’origine apostolica della Chiesa di Taranto. 
Giovanni Stefano Caramia con i suoi tre dipinti dà una risposta dotta e magniloquente alle esigenze di catechesi  della Chiesa e dei fedeli con dipinti, che costituiscono una decorazione sontuosa degli edifici religiosi. Grande è l’attenzione per i tessuti, i paramenti sacri, i gioielli, le armature, le guarnizioni che contrastano con la nudità e la sofferenza delle anime purganti, dei poveri e degli infermi. 
E’ l’immagine celebrativa della chiesa trionfante delle processioni e degli apparati devozionali. 
Gli aspetti formali delle immagini sono curati sia per i ricercati equilibri compositivi tra figurazione e formato del dipinto,  figure e sfondo, primo piano e prospettive illusionistiche, intero e particolare, posture, movimenti e gesti, luci e ombre, linee e volumi, che per  la tensione delle figure fino ai limiti della deformazione lineare ed espressiva alla Botticelli, la rifinitura lenticolare dei dettagli alla fiamminga, il gusto scenografico da spettacolo barocco.
Un pittore dotto, di grande forza espressiva, che vale la pena conoscere per conservarne le opere con maggiore consapevolezza.  (Francesco Semeraro)