"I felici sono felici per il possesso della giustizia e della temperanza e gli infelici, infelici per il possesso della cattiveria." Platone
Il 20 marzo è la Giornata mondiale della felicità, istituita dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2012.
L’Onu riconosce che “la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità” e incoraggia gli Stati e le organizzazioni a “un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone”.
La chiave della felicità potrebbe essere più facile di quanto si creda: risiede in attività semplici, creative e rilassanti come dipingere, scrivere poesie o canzoni, provare una nuova ricetta, lavorare a maglia o all’uncinetto, come dimostra uno studio dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda, pubblicato recentemente sulla rivista The Journal of Positive Psychology. E ci sarebbe anche un’età per la felicità, secondo altri ricercatori californiani, che avrebbero individuato il suo picco dopo i 40 anni, nonostante gli acciacchi e il declino cognitivo.
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Rapporto mondiale sulla felicità (sito)
Richard Easterlin: Il paradosso di Easterlin (cioè i soldi non fanno la felicità) Da Wikipedia: ... "poiché ciascun individuo possiede un certo ammontare di tempo da allocare tra diversi domini monetari e non (quali reddito e beni materiali, famiglia, stato di salute, lavoro, stabilità emotiva, autodisciplina) per aumentare la propria felicità, sarebbe meglio destinare il tempo a quei domini in cui l'adattamento edonico e il confronto sociale sono meno importanti, ad esempio nei beni relazionali o "beni non posizionali".
Samuel Taylor Coleridge, poeta e filosofo inglese (1772-1834)