Conosco un artigiano che aggiusta tromboni, corni e bombardini abbinando capacità artistiche, doti manuali e forse anche sciamanismo. Fatto sta che gli basta percuotere con un dito la campana di qualunque strumento in ottone e ascoltarne la risonanza per individuare una saldatura, difettosa di fabbrica o a causa di improvvide riparazioni.
Allo stesso modo il Grande e potente vasaio, in qualche fase della Genesi e certamente prima dell’invenzione della ruota, suggerì di qualificare come “fessa” quella creazione incapace di contenere i beni per i quali è stata costruita. Chi metterebbe del vino in una caraffa bucata? Chi affiderebbe i propri segreti a un chiacchierone, i propri risparmi a un noto scialacquatore?
Eppure è sempre più facile fare fesserie, ossia trovarsi in situazioni che si riveleranno scellerate, ma di cui non si hanno sufficienti competenze per giudicare le conseguenze generali.
Proprio in questi frangenti tornerebbe utile l’insieme delle esperienze delle generazioni, quel bagaglio di insegnamenti ricevuto da chi ci ha preceduti, e che ciascuno integra riflettendo sulle proprie esperienze. Da sempre disponiamo del supporto a questo tipo di dati, dell’elemento emittente e ricevente. Anche il protocollo è ampiamente collaudato. Bisogna solo mantenere il sistema in attività, avere occhio attento, orecchio affinato e soprattutto l’esperienza del vasaio, che non si stanca di far girare la ruota e di affinare la propria arte… smerciando ai fessi i prodotti mal riusciti!