La Regione, 25 gennaio 2021
La nuova Ordinanza sulla repressione dei rumori molesti a Bellinzona induce alcune riflessioni: le condivido senza far clamore. Che i rumori siano dannosi è assodato. Fa male addirittura il rumore di fondo, quel fruscìo elettronico. Quali altri disturbi banalizziamo, benché molesti e causa di malessere? Da casa, ascolto e guardo. Che ci fanno dei copertoni su un tetto ondulato, queste ringhiere imbullonate alla buona alla cabina elettrica? Perché questo lampione è cementato in un muretto cresciuto nottetempo? Mi dà fastidio il deposito di scarti vegetali zeppo di palme e di bidoni colmi d’acqua piovana, a un palmo dagli addetti a sradicare piante infestanti e a mettere granellini antizanzare nei tombini. Trovo moleste le auto posteggiate in Golena tutto il giorno, e i dog sitter impossessati dell’ultimo prato. Dice Prevenzione svizzera della criminalità: “Nelle metropoli europee si sono già sviluppate società parallele che si sono ampiamente sottratte al controllo esercitato dagli organi dello stato di diritto. E anche nei villaggi «le persone preferiscono risolvere i problemi tra loro”. Altro che città diffusa!
Bene l'ordinanza sui rumori, ma come pretenderne il rispetto se già ora i disturbi citati non sono nemmeno considerati dalle autorità? Continuerò a tacere sulle smeriglie dei piastrellisti della domenica, sulle auto truccate spara-likes, sugli scooter trasparenti in ciclopista? Credo ci voglia una bella “tolla” a parlare di giardinaggio dopo dieci anni che “non si trovano terreni adatti per degli orti urbani” mentre si trasformano “Le Semine” in salassi (ossia imprese ospedaliere). Ha ragione la Regina di Daro, quando da queste colonne suggerisce a chi di dovere di apprendere a tracciare le “o” con il bicchiere… attività meditativa, arricchente e silenziosa.
Siamo forti, pensiamo agli orti, estirpiamo i tòrti!
Elio Felice, associazione Creanza