Sono stato chiamato a pronunciare il discorso ufficiale del Primo Agosto. L'ho fatto, con orgoglio. Ringrazio chi mi ha invitato, ascoltato, e chi mi legge.
Signore, signori, cari ospiti, autorità tutte, cara Sindaca Nicoletta Noi-Togni. Il tuo invito a pronunciare il discorso del Primo Agosto mi ha talmente colto di sorpresa… che ho pensato di non sottrarmi, nel rispetto anche di coloro che negli anni sono stati e saranno più idonei di me a sottolineare ufficialmente questo momento.
Mi esprimo in qualità di direttore della Scuola di Musica del Moesano, nonché da vostro semplice connazionale in cui riecheggia - fra le antiche e popolari espressioni memorizzate anche "Pora Svizzera"!
Non mancano in effetti le occasioni - nel mondo e in Svizzera - di osservare situazioni paradossali, come appunto sembra questa contrapposizione di povertà e ricchezze, di compromessi fra valori morali e pretese materiali.
Celebro dunque il Natale della Patria da persona che fra i richiami alla creanza mette anche quell’espressione, forgiata dalla gente comune nell’epoca che qualcuno ha definito “gli ultimi giorni dell’età del pane”, perché votata all’essenziale dentro e fuori casa propria. Un modo primitivo di sottolineare mancanza di riguardo, atti di egoismo, incapacità di pensare al futuro. Come dire “con questi misfatti, ci va di mezzo una nazione intera”. Pora Svizzera:
L’ho sentito dire da chi ha visto stendere nastri d’asfalto sui campi di patate.
L'ha pronunciato chi ha visto trasformare le stalle in case… e lo dico io vedendo le abitazioni diventare stalli… o stalle che dir si voglia.
Lo diceva chi si lamentava del fumo della Valmoesa, e chi successivamente ha visto l’acciaieria chiudere.
Si potrebbe ripeterlo osservando il tortuoso cammino per l’uguaglianza, che ancora recentemente ha suscitato in Svizzera uno sciopero delle donne.
Ma forse la prima volta l'ho certamente sentito da mia nonna Rina a Lumino. Il suo "biadig" che ero poi io, constatando l'interminabile aprirsi e chiudersi dei cantieri stradali, sentenziò convinto "sai cosa farò da grande: io da grande faccio i buchi e poi li stoppo!". Una carriera economico-politica potenzialmente brillante cui non ho mai dato seguito, forse stroncata da quel PS… cioè… Pora Svizzera.
In tempi più ravvicinati, si poteva pensare varie volte anche in riferimento a San Vittore e agli attacchi al suo territorio (sembrerebbe che per guadagnare terreno… bisogna perdere terra ovunque), come pure davanti ai progetti di chi avrebbe individuato - in barba a qualunque legge fisica - zone energetiche naturali in cui ricaricare un’auto. Che ne sanno questi della Bellinzona-Mesocco, cioè di un trenino che muoveva genti e merci con vera energia locale?
Se banalizziamo il territorio questi diventa snaturato, banalizzando l'energia esplodono i consumi. Banalizzando la vita facciamo scoppiare la gente. Banalizzando il tempo distruggiamo il lavoro.
Esagerare, oltrepassare. Oggi lo chiamano Overshoot Day, il giorno in cui si va oltre le risorse disponibili. L’anno scorso a livello mondiale era proprio il 1° agosto, quest’anno il 29 luglio. In Svizzera, addirittura viviamo a credito delle prossime generazioni dal mese di maggio scorso. È il prezzo che paghiamo per schermarci dalle realtà più tristi. Noi, la nazione che più di altre ha fatto propri adagi tradizionali come stare con i piedi per terra, fare il passo secondo la gamba, non prendere sotto gamba, o ancora chi non ha testa ha gambe.
E qui la scuola, lo Stato, assieme alle famiglie e alle associazioni hanno il compito più arduo, che è quello di formare al nuovo, offrire dei percorsi di crescita personale e collettiva, di smontare gli inganni e gli abusi perpetrati anche dai naviganti della democrazia diretta che, come i pirati sventolano bandiere, riuscirebbero addirittura a cambiarci in bocca le parole del Salmo Svizzero.
Giuseppe Armellini, ispettore scolastico trentino nei primi del ‘900, durante la visita in una scuola in Val di Rabbi riscontrò strabismo in una fetta sproporzionata della popolazione contadina. La causa? Un’antica usanza di accendere un lumino accanto alla culla. I bambini si addormentavano con gli occhi rivolti a quella fiammella che - per esile potesse apparire ai grandi, rovinava permanentemente i piccini.
Cent’anni dopo dico “pora Svizzera” nel constatare gli sguardi sbiechi degli automobilisti persi nell’infinito dei telefonini mentre l’autorità è palesemente incapace di arginare il fenomeno, tra l’altro motore della crescente impulsività. E ancora non conosciamo tutti i danni ai piccoli, danni che paragono a quelli dell’amianto… impagabili e impuniti poiché scoperti dopo una generazione!
Così, mentre una parte di umanità progetta e commercia aspirapolvere iperconnessi che non cadono dalle scale (neanche il genio di Leonardo aveva immaginato tanto), l’altra parte corre verso l’ultima spiaggia. Ai primi si ruba il tempo mentre scordano in giro il proprio futuro, i secondi perdono la vita.
Nel 2020 cui sarà agli onori Beethoven e il suo sguardo disincantato verso l’uomo e la natura dell’ottocento, già contaminata e ben avviata nell’antropocene. Pane per i denti della scuola, e della Scuola di musica evidentemente.
San Vittore ha una splendida Collegiata che sta ancora al centro del villaggio oggi, e un territorio che offre le migliori condizioni di vita, permette cioè alla comunità, ai singoli, di superare se stessi. Non con la realtà aumentata.. ma con reali proposte di crescita. Diventa più facile essere umani, cioè agire, pensare per esempio a quello che chiamerei Gettito ecologico personale, un bilancio oggi indispensabile per vivere nella natura senza fomentare l’incendio che sta divorando la nostra casa comune, per dirla con Greta Thunberg e Papa Francesco.
La Svizzera popolare è fonte di esempi legati alla modestia, all'attenzione per il futuro, al riguardo per i dettagli, alla parsimonia personale, all’espressività composta, all’altru-ego-ismo.
È in questi scenari che si colloca anche la Scuola di Musica del Moesano, sostenuta da un nuovo mandato di prestazioni sapientemente messo a punto da Nicoletta, e sottoscritto da tutti i Comuni. Un atto cui essere riconoscenti, conseguenza intelligente del plebiscito riservato nel 2012 al decreto federale volto ad iscrivere il diritto all’insegnamento musicale approfondito nella nostra Costituzione.
Quanto descritto dimostra l’importanza di tutte le risorse politiche, a qualunque livello. Rilevo anche qui i vostri primati: un Municipio unico nel genere e ben due rappresentanti in Gran Consiglio, nonché altre importanti cariche culturali regionali e cantonali. E non dimentichiamo che appena oltre quel monticello vive la Presidente del Consiglio Nazionale… stavolta nel senso più autentico di PS!
Per me in una parola sola… questa Svizzera è CREANZA, e il Moesano con i suoi abitanti ne è valido testimone, perché predisposto ad esprimere resilienza e capacità a stare nei valori della Democrazia diretta.
Auguro dunque a voi tutti e alla Svizzera intera di saper stimolare e diffondere ancora a lungo i talenti sociali di ciascuno, beni che non conoscono confini, che possono essere replicati a piacimento e che fanno della vita umana la sola cura del mondo possibile.
Cultura, armonia e incanto. Tre piccoli-grandi passi stavolta da fare urgentemente con e per tutta l’umanità.
Elio Felice