Elezioni e lezioni!
(Cantonali 2023)
In questo periodo elettorale, incrocio le mie preoccupazioni di essere umano con quelle di chi desidera… essere eletto.
Ebbene, trovo poche persone sensibili (ma per la reale urgenza direi folgorate) da quelle tematiche che ci stanno già mettendo in ginocchio e che saranno alla ribalta nella prossima legislatura, qui e nel mondo, allo stesso modo in cui la pandemia ha preso il sopravvento nel quadriennio che volge al termine.
Affinché quest’elezione abbia senso, occorrerebbe presagire una legislatura pregna di consapevolezze riguardo alle sfide che ci troviamo giocoforza ad affrontare, che ora appaiono sfocate solo per via di un relativo, molto locale senso di pace. Viviamo un lento atterraggio con all’orizzonte il deserto. Penso alla deglobalizzazione, alla conclamata penuria energetica e di risorse; penso ai movimenti migratori verso lidi fra cui il Ticino rientra solo se si viene dal peggio e non se si vuol vivere nell'eccellenza di relazioni armoniche umane e ambientali.
Allora rivolgo un invito ai candidati, sottoforma di domande per tutti. Perché città come Parigi stanno stimolando la nascita di bioregioni attorno a sé mentre noi spandiamo ancora cemento e bitume a profusione, su quella "Sacra terra del Ticino" che abbiamo solo in custodia? Perché il best seller delle vendite 2022 in Francia è la pubblicazione divulgativa "Un mondo senza fine" di Jean Marc Jancovici? Perché non percorriamo decisi, istituzionalmente, le vie di una sobrietà che finiremo comunque per subire in un contesto disordinato di emergenze (si legga in francese Yamina Saheb)?
Siamo in molti a non accettare modi di vita che mobilitano centinaia di schiavi (umani ed energetici) per produrre, trasformare, estrarre, movimentare, smaltire, separare, rinverdire, investire. La Città Ticino è sorpassata dai fatti, e mentre ancora respiriamo a pieni polmoni i miasmi morbidi di un metabolismo urbano superato (si consulti il Prof. Guillaume Faburel, si rilegga Tita Carloni), ci sfugge la terra da sotto i piedi, e popoli interi perdono l'equilibrio.
Desidero convivere con una politica e con dei politici che sanno fare il passo secondo la gamba, o per non dirla in dialetto, con chi è sensibile alla fragilità e alla vulnerabilità del vivente e agisce in conseguenza, proteggendo con atti, gesti e fatti il Ticino così come sanno fare tante persone comuni. Perché da sempre edificare significa rispettare la vita. Di un prato, di un bosco, di un campo. Senza allungarci le sgrinfie. Da troppo tempo alimentiamo casse malati invece che fondi per la salute. Da troppo tempo edificare non è edificante, e investire significa uccidere.