Cos'è
La parola agli studenti
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Avete partecipato a un progetto, un evento, un incontro e volete raccontare la vostra esperienza? Inviate il vostro contributo a ecodelvico@liceovico.edu.it Nel frattempo trovate tutte i racconti dello scorso anno nella sezione a.s. 21/22
RACCONTI DAI BANCHI DI SCUOLA
“Il ragazzo dai pantaloni rosa” è la storia di un gesto di libertà spezzato dal bullismo e dall’omofobia. Lunedì 4 novembre la classe 3A è andata all'anteprima cinematografica: cliccando sulla freccia, potrete leggere il loro interessante contributo.
Lunedì 4 novembre, accompagnati dalla Prof.ssa De Felice, abbiamo avuto l'opportunità di assistere alla proiezione dell’anteprima de “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, un film finalizzato a sensibilizzare sulla tematica del bullismo e del cyberbullismo.
Nella nostra società esiste ancora un pericoloso retaggio che trasforma la diversità in solitudine, il coraggio in vulnerabilità. Questa è la storia di un ragazzo, il ragazzo dai pantaloni rosa, che ha pagato un prezzo altissimo per il solo fatto di aver voluto essere sé stesso.
Andrea aveva scelto dei pantaloni rosa per esprimere chi era, per uscire da quella linea anonima su cui, ogni giorno, sembrava camminare inosservato. Rosa, un colore che per lui rappresentava libertà, identità, e forse, anche un segnale di sfida alla monotonia grigia di una scuola in cui il giudizio scattava troppo spesso in maniera gratuita. Quel gesto di apparente normalità è bastato per trasformarlo in un bersaglio di insulti, sguardi sprezzanti e risatine soffocate che, giorno dopo giorno, si accumulavano come macigni; gli stessi che hanno finito per schiacciarlo dando spazio al silenzio che diventa assordante per chi rimane in vita e non riesce ad accettare la triste verità.
La storia del ragazzo dai pantaloni rosa non deve e non può lasciarci indifferenti perché Andrea rappresenta ognuno di noi in cerca della propria essenza e del proprio posto nel mondo. Questo film ci tocca profondamente perché parla di fragilità, di incomprensioni e di solitudine, temi universali che ci accomunano. Andrea, come molti di noi, cercava la sua strada, un modo per esprimere chi era davvero in un mondo che spesso giudica e stigmatizza chiunque tenti di uscire dagli schemi.
Se solo Andrea avesse trovato il coraggio di aprirsi con sua madre e di confidarsi con lei forse avrebbe trovato conforto e sostegno nella gestione di una situazione che ha finito per schiacciarlo. La mancanza di dialogo è spesso un muro invisibile che divide; Andrea potrebbe aver avuto paura di non essere compreso, di deludere le aspettative o di non essere accettato fino in fondo. Emerge con preponderanza il peso del non detto e del non ascoltato. La storia di Andrea ci ricorda quanto sia importante coltivare relazioni di fiducia in cui ci si possa sentire accolti senza timore di giudizio.
Occorre sensibilizzare scuola, famiglie e istituzioni, affinché episodi analoghi a quello di Andrea Spezzacatena non si trasformino in tragedie silenziose. Ogni individuo ha il diritto di essere riconosciuto per ciò che è, senza che la sua sofferenza, frutto della mancata accoglienza, venga relegata a “problema personale”.
Il film ci ha ricordato l’importanza di utili strumenti quali il dialogo, il confronto, la comprensione e l'accettazione nella lotta contro bullismo, cyberbullismo e discriminazioni di ogni genere.
La classe 3^A – Liceo scientifico Vico - Corsico
RACCONTI DAI BANCHI DI SCUOLA
A inizio ottobre le classi prime hanno partecipato alla consueta gita organizzata dal Vico per permettere ai ragazzi e alle ragazze di conoscersi tra loro trascorrendo del tempo insieme lontano dai banchi di scuola. Lorenzo Messina di 1D ci racconta questa giornata. Cliccate sulla freccia per leggerlo!
Per le classi prime, la scuola ha organizzato una gita che ha permesso a noi ragazzi e ragazze di conoscerci in un contesto extrascolastico.
I bus incaricati di scortarci nella gita ci hanno raccolto davanti scuola attorno alle 8:00 di mattina. La nostra destinazione era Bellano, un paese sulle sponde della ramificazione orientale del lago di Como. Dopo un’ora e mezza di viaggio, hanno accolto la nostra vista le montagne velate dalle basse nuvole che cingevano il lago, con i loro boschi fitti e precipizi pittoreschi. Un paesaggio davvero pieno di meraviglia.
Una volta lì, ci siamo immediatamente recati alla stazione ferroviaria locale, attendendo un treno che ci avrebbe portato all’inizio del percorso stabilito. Attesa che però non è mai stata ripagata, poiché, dopo un’intera ora, siamo venuti a conoscenza del fatto che si era verificato un guasto sulla linea e che tale treno non sarebbe mai arrivato. Così, leggermente irritati ma per nulla sconfortati, ci siamo incamminati per il relativamente breve tratto che si separava dall’inizio del percorso stabilito. Il sentiero, che un tempo era stato battuto dai pellegrini medievali, si arrampicava sulla montagna, immerso nel bosco, sebbene desse anche spazio a vedute mozzafiato del lago e delle montagne. Finalmente, dopo molti minuti passati incespicare nel verde, siamo sbucati accanto a una strada asfaltata che ci ha condotto alla nostra destinazione finale: la chiesa di Santa Maria assunta, ormai chiusa alle funzioni religiose.
Come ricompensa per le nostre fatiche, abbiamo cominciato a consumare il pranzo al sacco, chiacchierando spensieratamente. Dopodiché siamo tornati sui nostri passi, per poi dirigerci all’Orrido di Bellano, un grande solco nel terreno, scavato dall’acqua nella roccia friabile sotto il paese. Il posto aveva del fantastico, come se fosse scaturito dalle pagine pregne d’inchiostro di libro d’avventura: passerelle di metallo arrugginito attraversavano il canalone, mentre l’umidità ci permeava la pelle e il fragore delle cascate ci riempiva le orecchie.
Sfortunatamente, abbiamo presto dovuto dirigerci ai bus, non prima di una pausa in una piazzetta adiacente la sponda del lago, e infine siamo tornati a casa, meravigliati della magnifica esperienza appena vissuta.
RACCONTI DAI BANCHI DI SCUOLA
Marco Erba - IL MALE CHE HAI DENTRO
Mercoledì 20 novembre, le classi 1A, 1D, 1F, 2B, 2C, 2G, 3B, 3E, 3F, hanno avuto il piacere di conoscere e incontrare lo scrittore Marco Erba che ha parlato con loro di letteratura e soprattutto di vita. I ragazzi hanno partecipato con attenzione e hanno interagito con lo scrittore chiedendo dettagli sulla carriera scelta e sulle storie vissute o ascoltate, che hanno influenzato i suoi romanzi, così vicini agli adolescenti.
Pubblichiamo le foto dell'incontro e alcuni post prodotti dalla classe 1A.
"Marco Erba è un professore del Liceo e uno scrittore che nei suoi libri parla di come capire se stessi. Oggi abbiamo ragionato anche sulle “maschere” che ognuno può indossare per nascondere le proprie difficoltà e sentirsi più forte."
racconti dai banchi di scuola
Un laboratorio di scrittura ispirato al celebre brano de "I Promessi Sposi" ha permesso a Gabriele Diaferia di 2B di salutare una persona a lui molto cara... Cliccate sulla freccia per leggere il tema!
IL MIO “ADDIO MONTI”
Addio Gabri, ormai non ti riconosco più, ti sto quasi dimenticando perché oggi “Gabri” non c’è più, è stato sostituito da “Diafe”, che non sempre somiglia alla persona di pochi anni fa…
Addio bambino capelluto, sorridente, giocherellone, aggettivi che mi si addicono sempre meno, che come vecchie fotografie sbiadiscono sempre più dalla mia personalità in continuo cambiamento e tutta ancora da scoprire. Eri così pacato, timido, mammone… oggi un po’ meno.
Avevi gli occhi chiari, ridenti e pieni di vita; dove sono finiti oggi? Dentro hanno solo un mare di lacrime sempre pronto a trasformarsi in burrasca. Adesso non si possono più nascondere tra le braccia della mamma perché ora sei tu che le devi tendere una mano. Niente più coccole nel lettone super comodo tra mamma e papà o sul divano, mentre guardavamo i cartoni della Disney o mentre ripassavamo le tabelline. E’ finito il tempo dei fumetti e dei “Diari di una schiappa”, solo mattoni assegnati dalla prof…
Quanto mi manca tutto ciò! E che tristezza nel ricordare il periodo più spensierato della mia vita! Quanto vorrei essere di nuovo Gabri, prendendo qualunque cosa con leggerezza e non essere così serio, forse talvolta anche troppo.
Addio parco giochi, teatro di tante partite con gli amici, dove tutto era concesso: spintoni, felpe ammassate sul prato come fossero pali, esultanze euforiche copiate da nostri idoli e festicciole e merende con i compagni, che oggi vedo solo per studiare… E come dimenticarsi del mio passatempo preferito: passare ore e ore ad aprire bustine di figurine Panini in cerca dei giocatori della squadra del cuore da poi incollare sull’album che mai finivo di sfogliare!
Quelli sì che erano bei tempi! Maledetta crescita!
In poche parole, addio infanzia, addio fanciullezza, addio Gabri, e buona fortuna Diafe, il ragazzo diventato ormai giovane adulto che con infinita malinconia si volta a rispolverare il passato, il suo passato. Ma in fondo spero che tutto questo non sia solo un grande addio con gli occhi lucidi, ma un ARRIVEDERCI, confidando che un giorno Diafe possa ritornare ancora bambino e rivivere l’ultima volta quelle emozioni e sorridere, senza provare più nostalgia e senza badare a cosa potrebbero pensare gli altri di me e del mio aspetto, com’ero bravo a fare da piccolo.
Gabriele Diaferia 2B
PROGETTO INTERNAZIONALE DI MAIL ART
Classe 1M
Il Cibo nutre il Corpo e la Mente è il titolo del progetto internazionale di Mail Art proposto dall'Associazione “il filo lilla” che ha pensato a questa iniziativa per sensibilizzare i ragazzi e le ragazze sui Disturbi del Comportamento Alimentare. La Mail Art è una pratica artistica che promuove, attraverso canali postali mondiali, la circuitazione di opere di piccola dimensione (disegni, grafica, cartoline, ecc..) realizzate da artisti collegati fra loro da iniziative libere o a tema. A questa interessante iniziativa, proposta dalla loro docente di Scienze Umane Eleonora Canetta, hanno risposto gli studenti e le studentesse della classe 1M; I lavori sono stati esposti, insieme a quelli arrivati da tutte le parti del mondo, il 9 marzo a Varese ed ora anche a Palermo. Gli elaborati prodotti dalla classe 1M sono visibili all'interno del pdf qui pubblicato, mentre è possibile visionare tutte le opere al link: http://www.ilfilolilla.it/2023/11/21/progetto-internazionale-di-mail-art-il-cibo-nutre-la-mente/
racconti dai banchi di scuola
Lo scorso 6 febbraio la classe 3M è andata al Teatro Carcano per assistere alla rappresentazione in scena dell'opera del grande filosofo greco. Cliccando sulla freccia, il testo scritto dai ragazzi e dalle ragazze della classe.
Il giorno 6 febbraio, accompagnati dalla Prof.ssa De Felice e dalla Prof.ssa Degiovanni, abbiamo assistito, presso il Teatro Carcano, alla rappresentazione teatrale de "La Repubblica", un’opera filosofica in forma di dialogo scritta tra il 380 e il 370 a. C. dal filosofo greco Platone.
In questo dialogo utopico il filosofo affronta questioni di natura politica analizzando la natura dell’uomo, la sua educazione, la formazione spirituale e l’essenza della giustizia e dell’essere giusto fino a delineare la sua concezione di Stato ideale.
Nella rappresentazione teatrale non sono mancati i riferimenti ai regimi totalitari, come il nazismo e il comunismo.
Ci sembra doveroso ricordare che il nazismo è stato un complesso ideologico attuato dal 1933 al 1945 da Hitler imperniato sul concetto di superiorità e di tutela della razza ariana.
Nell’ambito della trattazione platonica si fa spazio la necessità di preservare una “razza” sana attraverso l’eliminazione di coloro che, per difetti genetici, fisici e psichici, non costituivano un elemento di utilità ai fini del corretto funzionamento dello Stato.
La convinzione sottesa al regime nazista rimanda all’Eugenetica, a cui lo stesso Hitler si era ispirato, ovvero un insieme di teorie e di pratiche finalizzate alla procreazione di sole persone sane.
In tale ottica non possiamo non ricordare l’emanazione delle leggi di Norimberga, tutte finalizzate a preservare la purezza della razza ariana vietando i matrimoni misti e la procreazione con persone disabili.
Il rimando ad una forma di “comunismo platonico” affonda le sue radici nella convinzione che l’unione di ricchezza e di potere possa rappresentare uno dei mali principali della polis.
In tale ottica sarà dunque necessario eliminare ogni forma di proprietà privata ed introdurre, di contro, una condivisione di beni e di affetti.
Ma se nello stato ideale di Platone viene assegnato un ruolo determinante alle donne, a cui vengono riconosciute le medesime possibilità degli uomini, al giorno d’oggi la strada per il raggiungimento della parità di genere prevede ancora importanti tappe da conquistare.
Nella consapevolezza di dover rassicurare gli abitanti del suo Stato ideale, Platone comprende di doverli ricompensare con ciò che non è possibile garantire nella vita terrena.
Ecco dunque il riferimento alla responsabilità morale nei confronti del proprio destino dopo la morte e alla sua concezione dell’immortalità dell’anima; quest’ultima è rappresentata mediante il mito del soldato Er che, resuscitato dalla morte sul campo di battaglia, riferisce ai suoi commilitoni della possibilità per l’anima di scegliere autonomamente il corpo in cui reincarnarsi.
La visione di questo spettacolo è risultata interessante e proficua ai fini dell’apprendimento anche perché veicolata da una rappresentazione attualizzata, coinvolgente e a tratti comica dell’opera.
I rimandi ad eventi storici non molto lontani dalla nostra realtà o dal nostro recente passato ci hanno dato modo di riflettere e di approfondire, anche in classe, tematiche storiche e sociali che sviluppano nello spazio dinamico tra buon governo e libertà in senso lato.
racconti dai banchi di scuola
Riprendendo una traccia dell'Esame di Stato 2023, tratto da Marco Belpoliti, "Elogio dell’attesa nell’era di WhatsApp" (la Repubblica, 30 gennaio 2018), Carlotta Maria Gola di 5E ha scritto un tema in classe che la prof.ssa Casazza, docente di Lettere, ci ha inviato per la pubblicazione. Complimenti a Carlotta! Cliccate sulla freccia per leggerlo!
La società moderna è sempre più determinata dallo sviluppo tecnologico, dalla rapidità, dall'efficienza intesa come capacità di produrre risposte che siano simultanee rispetto alle domande e ai desideri. Questa necessità di 'tutto subito' ha tolto alle persone, e, alle generazioni più ‘giovani’ in particolare, la capacità di attendere. È possibile comprendere il significato profondo del verbo attendere ricorrendo alla sua etimologia latina di 'ad-tendere' cioè 'rivolgere l'animo verso', da cui emerge l'importanza e il significato del tempo di attesa che non è una somma di istanti vuoti che ci separano dall'ottenimento di ciò cui aspiriamo, ma è tempo di vita, di crescita, di edificazione; basti pensare alla gestazione che è un'attesa necessaria affinché da poche cellule si costruisca un essere umano. Il concetto di attesa è strettamente legato a quello di tempo, perché 'l'attesa si compie nel 'tempo'. Gli antichi greci utilizzavano due termini distinti per indicare il tempo, Chronos, inteso come lo scorrere degli istanti e Kairos che indica la capacità di fare la cosa giusta al momento opportuno: l'attesa di colloca esattamente tra queste due nozioni e rappresenta il 'tempo del compimento'.
La nostra società, basata sull'efficienza, sull'interpretazione più biecamente consumistica del 'carpe diem' oraziano, sull'ossessiva ricerca di risposte e soddisfazioni immediate, ha completamente svilito il valore produttivo ed edificante dell'attesa e ha perduto il valore della pazienza, ma i semi continueranno ad avere necessità del loro tempo per germinare e i frutti per maturare, quindi è fondamentale educare ed educarsi al valore dell'attendere, in modo garbato e rispettoso, cosa che i grandi comunicatori della nostra epoca, abituati a messaggi sguaiati ed urlati, non sanno più fare.
La modalità e la pazienza con cui ciascuno attende, con cui impiega il tempo che lo separa dalla risposta al suo bisogno, al suo desiderio, alla sua aspirazione, lo definiscono, dicono chi è. Infatti l'attesa, come affermava Nietzsche, è un tempo gravido di significato e di possibilità, e l'atteggiamento stesso con il quale lo si vive esprime il nostro io, perché l’attendere è una dimensione costitutiva dell'animo umano: tutti attendiamo qualcosa perché la nostra natura stessa ci porta oltre il limite della contingenza.
La letteratura è ricchissima di opere che esprimono la bellezza o l'angoscia di un’attesa.
Un esempio emblematico di tale atteggiamento è descritto nella Commedia dantesca, in cui l’attesa acquista un ruolo decisivo per le anime che si trovano nel purgatorio. Esse infatti, dopo aver peccato in vita ed aver raggiunto lo stadio del pentimento, dopo la morte sono costrette a aspettare la completa espiazione della propria colpa per poter raggiungere il Paradiso. Nell’ottica del conseguimento dell’obbiettivo finale, l’attesa diviene determinante perché dà senso a tutto ciò che segue. L’aspettare delle ombre non è vuoto, privo di significato, ma rende ancora più apprezzabile l’arrivo a Dio nel Paradiso, poiché si è in una condizione di totale appagamento della tensione che ha caratterizzato l’attesa.
Cesare Pavese dà voce, invece, all'agitazione interiore del cuore e del mondo nella sua celebre poesia 'You Wind of March' nella quale afferma ‘E le cose nel cielo e nel cuore soffrono e si contorcono dell’attesa di te’, a simboleggiare che attendere può divenire motivo di sofferenza, perché accettare che il proprio desiderio o il proprio bisogno necessitino di tempo per trovare compimento, significa assumersi il rischio che durante questo tempo la possibilità di realizzazione diminuisca o addirittura si annulli.
Nell'epoca di Whatsapp, dove la doppia spunta blu quasi obbliga chi ha visualizzato ad una risposta immediata, indipendentemente dall'opportunità di trovarsi nella circostanza giusta per farlo, c'è ancora chi canta 'ti giuro che l'attesa aumenta il desiderio' e i Boombadash, controcorrente rispetto all'invito e alla tendenza, del nostro mondo, a consumare 'tutto subito', richiamano la società moderna e soprattutto i giovani a ‘rispettare' il tempo di ogni cosa.
'Com’è grande il pensiero che veramente nulla a noi è dovuto. Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?' (Cesare Pavese), in un mondo dove, non solo i beni materiali, ma anche i sentimenti e i rapporti sono sviliti dal consumismo imperante, nessuna delusione può estirpare l'innata aspettativa di pienezza e di felicità che dimora nel cuore di ciascuno, bambino, giovane, adulto o anziano che sia, perché l'uomo stesso è promessa di compimento e quindi l'attesa è un tempo privilegiato e ricco di costruzione, di cammino, di crescita, che nessuna tecnologia potrà mai toglierci.
Carlotta Maria Gola, 5E
24.10.2023
racconti dai banchi di scuola
Ambra Fiore e Manuela Stetco di 3^G ci raccontano lo spettacolo a cui hanno assistito al Teatro Carcano il 16 gennaio 2024, alla scoperta del santo qui interpretato da Giovanni Scifoni. Cliccando sulla freccia a destra, si potrà leggere il testo scritto dalle due spettatrici.
Nella gelida serata del 16 gennaio, al Teatro Carcano di Milano, c’è stata la messa in scena di uno spettacolo su san Francesco, uno dei più conosciuti santi italiani; spettacolo a cui noi alunne abbiamo avuto occasione di assistere e dal quale, sinceramente parlando, siamo rimaste profondamente sorprese.
La problematica principale delle rappresentazioni teatrali su san Francesco, come ha esplicitato l’attore Giovanni Scifoni, è essere banali. Quest’attore, però, con il suo spettacolo intitolato “FRA’- San Francesco, la superstar del Medioevo”, è riuscito a raccontare e a far emergere, in maniera originale e imprevedibile, un ritratto esauriente di questo celebre santo.
Siamo arrivate a teatro ignare dell’originalità della rappresentazione e forse con un pizzico di pregiudizi tipici della nostra generazione, secondo cui il teatro è monotono e noioso.
Però, nel momento in cui il sipario si è aperto e le luci si sono affievolite, noi spettatori ci siamo immobilizzati e siamo rimasti ammutoliti, con gli occhi puntati sul palcoscenico, curiosi e pieni di aspettative.
Tali aspettative sono state superate in quanto Giovanni Scifoni, oltre ad essere riuscito a mettere in scena uno spettacolo dinamico e innovativo, è riuscito a coinvolgere gli spettatori recitando, disegnando, cantando, creando un’atmosfera serena, non asfissiante, e utilizzando battute, slogan moderni che hanno strappato grandi risate al pubblico, coinvolgendolo. Ad aver creato una buona atmosfera è anche la melodia medievale riprodotta da strumenti antichi, suonati da Luciano Di Giandomenico, Maurizio Picchiò e Stefano Corloncelli.
Insomma, possiamo dire che in questo spettacolo Scifoni ha unito la riflessione su Francesco, colui che sposa Madonna Povertà – soffermandosi sui suoi problemi di ego, sulle tentazioni che deve aver avuto, ovvero potere, piacere e successo, e sul loro superamento –, con la risata.
In conclusione, vi invitiamo a partecipare a queste iniziative che la scuola offre, in quanto potrebbero stupirvi, come questo spettacolo ha fatto con noi.
Ambra Fiore e Manuela Stetco di 3^G
racconti dai banchi di scuola
La Token Economy è un esempio di pratica educativa che ci viene raccontata dalla 4^M - Scienze Umane. Si realizza attraverso due momenti, il patto educativo iniziale e il rinforzo: cliccate sulla freccia per leggere il testo scritto dalle studentesse e dagli studenti della classe.
La token economy, “economia a gettoni”, è una tecnica di educazione basata sui criteri della psicologia comportamentale e si realizza attraverso due momenti importanti: il patto educativo iniziale e il rinforzo.
Solitamente viene utilizzata per gestire e rinforzare il comportamento di un singolo bambino, che spesso soffre di disabilità o di difficoltà di comportamento e attenzione.
Questa tecnica viene suddivisa in tre fasi:
- la prima fase consiste nel definire con chiarezza (attraverso l’utilizzo di un cartellone, disegni o foto) quali sono i comportamenti corretti e quali quelli scorretti. Attraverso questa prima fase, gli obiettivi da raggiungere appaiono chiari al bambino.
- la seconda fase prevede che venga stabilito un patto educativo tra l’educatore e il bambino: per ogni comportamento corretto, il bambino riceverà un gettone e gliene verrà tolto uno per ogni comportamento scorretto. Il bambino riceverà un premio (= rinforzo positivo) al raggiungimento di un numero di gettoni prestabilito.
Il cartellone contiene gli obbiettivi stabiliti, le caselline dove andranno inseriti i gettoni guadagnati e il premio. In questo modo il bambino è più incentivato a raggiungere gli obbiettivi perché potrà vedere quanti gettoni gli mancano per ottenere il premio.
La 4M ha deciso di applicare la tecnica educativa della Token Economy alla classe, allo scopo di testarne in modo empirico la sua efficacia.
L’esperimento della Token Economy nella nostra classe presentava il problema di come organizzare il cartellone per 22 alunni. Abbiamo deciso di attribuire ad ogni obbiettivo una stellina (che corrisponde al gettone!) di colore diverso; ogni settimana si valuterà il raggiungimento di ogni obbiettivo e verrà corrisposta ad ogni alunno la stellina meritata.
Il premio finale verrà guadagnato solo quando tutti gli alunni avranno guadagnato il numero di stelline stabilito.
Gli obiettivi del patto educativo che si è data la 4M sono:
1. mantenere la classe pulita
Premio: cartoleria dalla prof Argenzio e foto creative con il prof Astore)
2. avere tutti la sufficienza nelle verifiche di scienze umane e scienze naturali
Premio: apericena a casa dell’Argenzio con torta della prof Salati
3. portare il materiale di educazione fisica
Premio: dolci e gioco deciso dalla classe con il prof Cavallaro
4. essere tutti presenti nei giorni di valutazione e nel giorno precedente
Premio: stelline da parte dell’Argenzio e visione del film “Interstellar” con la prof Veronesi
5. essere tutti puntuali
Premio al bar con la Falzone, film con il Picoco e sorpresa del Tenchini
Questo lavoro ci spinge a sentirci tutti responsabili nei confronti della classe e ad impegnarci a raggiungere tutti gli obbiettivi. Ci aspettiamo quindi maggiore collaborazione e aiuto tra di noi e, di conseguenza, ad essere più uniti.
racconti dai banchi di scuola
I ragazzi e le ragazze della 4M sperimentano il ruolo del gioco nello sviluppo e apprendimento. Cliccando sulla freccia, l'articolo di Arianna Volpi e Matilde Vecchio che spiega l'esperienza laboratoriale messa in atto dalla prof.ssa Argenzio
Nella giornata del 27 ottobre, gli alunni della classe 4M insieme alla professoressa Argenzio hanno rispolverato dalla cantina i giochi della loro infanzia in occasione di una lezione di scienze umane. Tornati per un'ora bambini, gli studenti hanno proposto un'analisi in chiave pedagogica riguardo le funzioni del gioco in età infantile.
In un dialogo con la classe, ad uno ad uno i ragazzi hanno raccontato del ricordo di quelle emozioni appartenenti a un mondo che fino a poche ore prima sembrava cristallizzato nel tempo, ma che ora riprendeva vita fra i banchi di scuola. Tramite questa attività, il gruppo ha potuto constatare come il gioco non sia solo una attività ricreativa, ma un mezzo fondamentale per lo sviluppo emotivo, cognitivo, sociale e motorio del bambino; esso, promuove la strutturazione della personalità infantile e svolge un ruolo molto importante anche nell’ambito sociale. Il gioco, infatti, ha sempre avuto un ruolo importante fin dai primi esordi della storia dell’uomo e per questo molti filosofi e pedagoghi hanno riflettuto sull’argomento, cercando di definirne le particolarità.
Partendo da Aristotele, il quale riteneva il gioco un’attività e un’esperienza utile per lo sviluppo della personalità e per l’allenamento della sfera cognitiva, si arriva a evidenziare la funzione di sviluppo cognitivo del gioco con studiosi come Piaget e Vygotskij. Con il primo, si sottolinea come nel contesto ludico i bambini manipolino la realtà esterna adattandola al proprio mondo interiore, così da acquisire fiducia in se stessi. Successivamente, Vygotskij aggiunge delle riflessioni inerenti ai risvolti affettivi del gioco, ritenendo che esso abbia alcune funzioni emancipatorie: si presenta come atto di mediazione tra i propri bisogni e la realtà contingente, aprendo una "zona prossimale di sviluppo" nella quale il bimbo, giocando, compie azioni diverse da quelle quotidiane favorendo così il proprio sviluppo.
Il ripercorrere questi momenti ha permesso agli studenti di classificare in più settori i giochi che hanno colorato la loro infanzia, seguendo la visione del sociologo Roger Caillois il quale, nel saggio I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine, suddivide le tipologie di gioco in base alle modalità espressive, alle finalità e ai contenuti di quest'ultimo, al fine di poterne meglio comprendere il risvolto educativo.
Innanzitutto, Callois parte dall'analisi di due macro-categorie di gioco: paidia, nella quale rientrano giochi spontanei e liberi da schemi istituzionali (quali, per esempio, nascondino e la corda) e ludus, dei giochi strutturati nei quali l'euforia e la turbolenza si trasformano in energia (come le costruzioni o i puzzle).
Successivamente, egli opera un'ulteriore suddivisione sulla base di come sono strutturati i giochi e del ruolo che essi ricoprono nello sviluppo di un particolare aspetto caratteriale del bambino. Nel dettaglio, queste categorie sono: agon (gare nelle quali vince il migliore), alea (giochi che si basano sulla sorte nei quali rientra il gioco d'azzardo), mimicry (giochi di simulazione, di ruolo) e ilinx (giochi di percezione, come il dondolarsi su un'altalena o il salire su una giostra).
Durante la classificazione dei giochi fatta in classe, tuttavia, è emerso come fosse limitante inserire uno di questi in una sola fra le diverse categorie, dati i più significati che ciascuno gli aveva attribuito in base al proprio vissuto e alla propria percezione.
Il gioco, dunque, non è solo una semplice e pura attività ricreativa, in quanto rappresenta un'opportunità di apprendimento e di sviluppo di più aspetti del carattere della persona.
SCIENZE UMANE
Continua l'esperienza dei Booktalk in cui gli studenti e le studentesse, nel presentare dei saggi specialistici, si esercitano nella comunicazione efficace sperimentando fra le altre capacità di sintesi, e di interessare gli ascoltatori. Al termine delle loro recensioni la classe è invitata a dare un feedback sulla base di una griglia di valutazione prestabilita, quindi il booktalk diventa anche un'esperienza in cui il processo di valutazione avviene fra pari.
Nella pagina "Racconti dai banchi di scuola" è presentato il video del booktalk realizzato da Diego Lo Bello, 4M, sul testo dell'antropologo Marc Augè "Le nuove paure"; sempre in questo mese si aggiunge la recensione del testo del sociologo Zygmunt Bauman "Oltre le Nazioni" curata da Alessio Massaro della 5F. In 2F infine Mathias Trivella espone "Un antropologo su Marte" dello psichiatra Oliver Sacks.