Fors
[…] Quid consanguinei Rutuli, quid cetera dicet
Italia, ad mortem si te - Fors dicta refutet!-
prodiderim, natam et conubia nostra petentem? […]
[...] Che penseranno, fratelli di sangue, i Rotuli. e gli Itali
tutti se te alla morte - la Sorte smentisca i miei detti-
consegnerò mentre chiedi la nostra figlia e le nozze? [...]
Fors: Il termine fors ricorre 131 volte nell’Eneide. Questa parola è una vox media, ossia un vocabolo che può avere una valenza sia positiva sia negativa: il suo significato, infatti, oscilla tra quello di “cieco caso” e “sorte”, incentrato sull’idea di pura casualità, e quello talvolta personificato di “buona fortuna”. Da fors deriva il latino “fortuna”, termine che in italiano ha conservato solamente la sua accezione positiva di “buona sorte”.
Orbis
[...]Volat atri turbinis instar
exitium dirum hasta ferens orasque recludit
loricae et clipei extremos septemplicis orbes,
per medium stridens transit femur. [...]
[...]Vola al modo di un turbine fosco
l’asta, recando la morte funesta, e i bordi a lui squarcia
della corazza e al settemplice scudo gli anelli più bassi:
stride e trapassa il femore al centro.[...]
Orbis: Il termine orbis ricorre 68 volte nell’Eneide. Questo vocabolo racchiude in sè una gamma di significati molto ampia: indica tutto ciò che ha forma sferica o rotonda. É utilizzato da Virgilio nelle Georgiche per indicare il Sole e le orbite dei pianeti, ma può anche indicare la Terra o la ruota di un carro. Nell’Eneide la parola è utilizzata soprattutto per indicare lo scudo, ma in questo caso essa indica gli anelli concentrici da cui l’arma era composta. Lo scudo di Turno, infatti, indicato con il termine clipei a cui viene affiancato l’aggettivo settiplicis, era composto, come quello di Enea, da sette cerchi, i più esterni dei quali vengono squarciati dall’asta lanciata dall’eroe Troiano.
Balteus
[…] et iam iamque magis cunctantem flectere sermo
coeperat, infelix umero cum apparuit alto
balteus et notis fulserunt cingula bullis
Pallantis pueri, victum quem volnere Turnus
straverat atque umeris inimicum insigne gerebat. […]
[...]E un poco già, e un po’ di più, lui esitante piegavano quelle
frasi, quando nefasto là in alto sull’omero il balteo
si rivelò (la cinghia rifulse di borchi a lui note)
di Pallante, il ragazzo, da Turno abbattuto, ferito
e finito: portava il trofeo del nemico sugli omeri.[...]
Balteus: Il termine balteus ricorre solo 4 volte in tutto il poema, ma questa cintura di cuoio, pendente dalla spalla destra verso il fianco sinistro, alla quale si sospendeva la spada svolge un ruolo fondamentale nell’ultima scena dell’Eneide.
Nel libro X, quando Turno uccide il giovane Pallante, amico e alleato di Enea, e l’eroe latino si impossessa del balteo del vinto, il poeta si sofferma a descrivere questo oggetto, scelta la cui motivazione risulta chiara leggendo gli ultimi versi del libro XII, in cui Enea uccide il nemico che implora pietà proprio perché nota che Turno indossa il balteo di Pallante e viene colto da una terribile ira che finisce per avere la meglio sulla sua proverbiale pietas. Il “tema del balteo”, quindi, funziona nel racconto come una molla essenziale per l’azione e si intreccia con il filo narrativo della vendetta eroica. Questo sviluppo narrativo si può comparare con il motivo omerico delle “armi di Achille” : strappando queste armi a Patroclo, infatti, Ettore conquista la sua più grande vittoria e al contempo si consegna ad un destino di morte.L’episodio può anche essere visto, quindi, come la realizzazione del modello culturale per cui indossare le armi dei nemici conduce alla morte.
Commento di Servio
Si riportano in seguito alcuni passi utili dal commento scritto da Servio ad Eneide, XII
[940] CUNCTANTEM FLECTERE SERMO COEPERAT omnis intentio ad Aeneae pertinet gloriam: nam et ex eo quod hosti cogitat parcere, pius ostenditur, et ex eo quod eum interimit, pietatis gestat insigne: nam Euandri intuitu Pallantis ulciscitur mortem.
IL DISCORSO INIZIAVA A PIEGARE LUI ESITANTE: ogni sforzo mira alla gloria di Enea: infatti sia viene mostrato come pio dal fatto che ha in animo di risparmiare il nemico sia porta il distintivo della pietas per il fatto che lo uccide: infatti a ben vedere vendica la morte di Pallante figlio di Evandro.
[941] INFELIX BALTEUS nulli domino felix. et sic est dictum 'infelix balteus', sicut “Lacedaemoniosque hymenaeos” . et sciendum, balteum habuisse Turnum ad insultationem et iactantiam, non ad utilitatem, unde est “atque umeris inimicum insigne gerebat" .
INFELICE BALTEO fortunato per nessun padrone. E così viene chiamato “infelice balteo”, così come “canti nuziali Spartani”. E bisogna sapere che il balteo portò Turno allo scherno e alla presunzione, non ad un vantaggio, fatto da cui consegue “ e portava il trofeo del nemico sugli omeri”
[952] VITAQUE CUM GEMITU FUGIT INDIGNATA SUB UMBRAS 'indignata', vel quia post preces veniam non meruerat; vel quia Laviniam fore sciebat Aeneae; vel quia, ut supra de Camilla diximus, discedebat a iuvene. nam volunt philosophi invitam animam discedere a corpore cum quo adhuc habitare naturae legibus poterat: sic Homerus “ψυχὴ δ᾽ ἐκ ῥεθέων πταμένη Ἄϊδόσδε βεβήκει ὃν πότμον γοόωσα, λιποῦσ᾽ ἀνδροτῆτα καὶ ἥβην.”
E LA VITA CON UN GEMITO FUGGE SDEGNATA TRA LE OMBRE ”sdegnata”o perchè dopo le implorazioni non si era guadagnata il perdono, o perchè sapeva che Lavinia sarebbe stata di Enea, oppure perché , come abbiamo detto sopra riguardo a Camilla, si separava da un giovane. Infatti i filosofi sostengono che malvolentieri l’anima si separa dal corpo con il quale fino a quel momento si era potuta trattenere grazie alle leggi della natura: così Omero.