Signum e Ales
His aliud maius Iuturna adiungit et alto
dat signum caelo, quo non praestantius ullum
turbavit mentes Italas monstroque fefellit;
namque volans rubra fulvus sacer ales in aethra
litoreas agitabat avis turbamque sonantem
agminis aligeri, subito cum lapsus ad undas
cycnum excellentem pedibus rapit inprobus uncis.
Signum: Ai versi 244-250 Virgilio descrive un prodigio: l’apparizione di un’aquila che cattura un bellissimo cigno. Il termine signum è ricollegabile alla radice del verbo seco, “taglio”. È, secondo tale etimologia, un’incisione, un marchio. Sant’Agostino, riprendendo Cicerone, propone questa definizione di signum: “Segno è cosa che, oltre all’aspetto che mostra ai sensi, fa venire alla mente qualcos’altro a partire da sé; così come vista una traccia, pensiamo che sia passato un animale di cui quella è la traccia; e visto il fumo, capiamo che là sotto c’è il fuoco; e udita la voce di una persona, capiamo il suo stato d’animo, e al suono della tromba i soldati sanno di dover o avanzare o ritirarsi e fare altro che la battaglia richieda”. Questa parola può anche essere intesa come “presagio”, dunque un segno dell’avvenire: nell’antichità era diffusa infatti la credenza che il futuro fosse già fissato e gli dei ne avessero perfetta conoscenza e di questa mettessero a parte gli uomini attraverso signa, i quali dovevano essere interpretati da intermediari professionisti, gli indovini. Il volo degli uccelli era per i Romani un signum fondamentale per ottenere informazioni sul futuro. Nell’Eneide il termine signum compare 40 volte, molto spesso tuttavia, in particolare nella sezione iliadica del poema, esso è legato all’ambito bellico col significato di “segnale” (Libro VII 637: classica iamque sonant, it bello tessera signum) e, al plurale, di “insegne” (Libro X 258: principio sociis edicit signa sequantur).
Ales: Ales, itis è uno dei termini con cui i Romani indicavano gli uccelli e può essere usato sia come aggettivo (“alato”) sia come sostantivo (“uccello”): in questo caso risulta un aggettivo a cui è riferito l’aggettivo sacer e indica l’aquila, animale sacro a Giove (infatti alcuni editori del poema virgiliano riportano Iovis ales). È interessante come in questo passo siano presenti varie parole di questo campo semantico: per esempio avis e aligeri. Nell’Eneide ales compare 6 volte: in particolare si trova anche al verso 862 del libro XII (alitis), quando la Dira mandata da Giove, nella forma di un uccello, forse riconducibile al gufo o alla civetta, si accanisce stridendo sul volto di Turno, sbattendo le ali contro il suo scudo.
Hirundo
Nigra velut magnas domini cum divitis aedes
pervolat et pennis alta atria lustrat hirundo
pabula parva legens nidisque loquacibus escas
et nunc porticibus vacuis, nunc umida circum
stagna sonat: similis medios Iuturna per hostis
fertur equis rapidoque volans obit omnia curru,
iamque hic germanum iamque hic ostentat ovantem
nec conferre manum patitur, volat avia longe.
Hirundo: La similitudine della rondine presente ai versi 473-480 non ha precedenti in Omero, dunque la sua invenzione dovrà essere ascritta alla fantasia virgiliana. Hirundo è un termine molto raro che presenta complessivamente due occorrenze nelle Georgiche e soltanto una nell’Eneide, in cui peraltro assume un significato particolare: la rondine nera qui svolge una funzione sinistramente ominosa e rappresenta, nello specifico, il destino dei morti anzitempo, come appunto Turno si avvia a essere. La similitudine si apre con l’aggettivo nigra e il sostantivo hirundo compare solo alla fine del verso successivo, in una tensione lunghissima: il carattere infausto dell’animale viene dunque amplificato dall’aggettivo. I due versi che separano le due parole concordate vedono una macchia nera, indefinita, che attraversa volando la casa dell’uomo ricco, fra le colonne del portico: quando, finalmente, questa macchia-epiteto si riaggancia al suo sostantivo, hirundo, l’impressione di “nero” è già troppo profondamente marcata in chi legge.
Commento di Servio
Si riportano in seguito alcuni passi utili dal commento scritto da Servio ad Eneide, XII
[245] ET ALTO DAT SIGNUM CAELO ut religio alia religione solvatur. PRAESENTIUS efficacius.
E DALL’ALTO CIELO PRESENTA UN SEGNO affinché la superstizione venga dissolta con altra superstizione. CON PIÙ EFFICACIA in modo più valido.
[246] MONSTROQUE FEFELLIT bene ‘fefellit’: namque hoc augurium nec oblativum est nec inpetrativum, sed inmissum factione Iuturnae, quod carere fide indicat sedes negata: nam ubicumque firmum introducit augurium, dat ei firmissimam sedem, ut “ipsa sub ora viri caelo venere volantes et viridi sedere solo”, item “ante sinistra cava monuisset ab ilice cornix”. In hoc autem augurio liberatum cycnum cecidisse in aquam dicit, quam instabilem esse et infirmam manifestum est.
E ILLUSE CON UN PRODIGIO bene illuse: e infatti questo augurio non è né spontaneo né facile da ottenere, ma causato da un ordine di Giuturna, augurio che la sede negata dimostra essere privo di autenticità: infatti dovunque presenti un augurio forte, gli dà una sede molto salda, come “vennero a volo nel cielo proprio davanti al suo sguardo per posarsi sul verde suolo”, parimenti “se una cornacchia da un cavo leccio a sinistra non mi avesse prima ammonito”. Tuttavia in questo augurio dice che il cigno liberato cadde nell’acqua, che è chiaro sia instabile e malferma.
[248] LITOREAS AGITABAT AVES palustres: nam litus dicitur omnis terra aquis vicina, ut “viridique in litore conspicitur sus”.
SCOMPIGLIAVA GLI UCCELLI DEI LIDI palustri: infatti è detta lido ogni terra vicina alle acque, come “e si vede una scrofa in un lido verdeggiante”.
[250] EXCELLENTEM magnum, sicut in exercitu magnus est Turnus.
ECCELLENTE grande, come Turno è grande nell’esercito.
[474] PERVOLAT per magnas aedes volat: nam more suo verbo dedit detractam nomini praepositionem.
VARCA VOLANDO vola per grandi stanze: infatti per suo stile diede al verbo la preposizione tolta al nome.
[475] NIDISQUE LOQUACIBUS ESCAS ordo est ‘escasque <nidis loquacibus legens>'.
CIBO AI SUOI NIDI LOQUACI l’ordine è ‘e cogliendo cibo ai suoi nidi loquaci’.
[476] VACVIS magnis, ut “vacua atria lustrat saucius”.
VUOTI grandi, come “gli atri vuoti attraversa ferito”.
[477] SIMILIS pro ‘similiter’.
SIMILE per similmente.
[480] NEC CONFERRE MANUM cum Aenea: nam alios persequitur. AVIA ab ea scilicet parte, qua veniebat Aeneas.
NÈ ATTACCARE BATTAGLIA con Enea: infatti insegue altri. LONTANA evidentemente da quella parte dalla quale veniva Enea.
[862] COLLECTA ex nimia scilicet furiae magnitudine.
RANNICCHIATA chiaramente dall’eccessiva grandezza della Furia.