Per capire quale sia il valore del termine latino pietas è necessario risalire alla sua radice indoeuropea. Svolgo questo passo perché è ben evidente nella vita comune di tutti i giorni come sia variato il significato di questa parola rispetto alla parlata latina, la quale significava “devozione verso gli dèi” quando oggi la moderna pietà viene definita dal vocabolario Treccani come: “Sentimento di affettuoso dolore, di commossa e intensa partecipazione e di solidarietà che si prova nei confronti di chi soffre.”
Capiamo quindi come la parola sia nata, come si sia evoluta e come sia vista oggi nella cultura moderna.
Consultando il dizionario indoeuropeo curato dal professore universitario di Venezia, Franco Rendich, la radice indoeuropea di pietas è pi, e assume il valore di “purificazione [p] continua [i]”. La radice appare invariata in latino con un significato che rientra nell’insieme degli elementi ieratici come il piator, “sacerdote che compie il sacrificio”, e il pius, “puro di cuore”. Perciò la pietas è l’atteggiamento di chi è puro di cuore e che sacrifica al dio; Enea è l’antonomasia di questo modus agendi per eccellenza.
Ma come può la parola pietas essere tradotta in italiano come pietà, quando la pietà in senso moderno in latino si diceva miseratio?
C’è stata una mediazione cristiana, poiché anche in ambito teologico il significato di pietà è lo stesso di quello latino, ma diretto verso Dio e non verso gli dèi; tuttavia, nel contesto è probabile che l’accezione italiana di pietas sia derivato dalla comune espressione che per un uomo pio, ovvero devoto, sia un dovere mostrare compassione e misericordia verso le creature di Dio. Nella società laica di oggi si può ben affermare che l’accezione di pietà non sia più legato al contesto spirituale, ma piuttosto alla mera compassione che un cuore umano prova verso un altro essere vivente che soffre, cioè la miseratio.
Nella Religione Cristiana
Prendiamo come riferimento la Vulgata latina. Si possono trovare riferimenti alla pietas dal latino prendendo in considerazione direttamente i salmi biblici:
Salmo 9.6
Increpasti gentes, perdidisti impium;
nomen eorum delesti in aeternum et in saeculum saeculi.
Hai punito i popoli, hai dannato i malvagi;
hai cancellato il loro nome per sempre e per il secolo dei secoli.
La parola impium è ripetuta anche nel Salmo 10.2 con lo stesso significato, cioè quello designato per chi non è devoto a Dio, ma allo stesso tempo che usa un comportamento aggressivo nei confronti degli ìmpari.
Salmo 17, 8-9
Custodi me ut pupillam oculi,
sub umbra alarum tuarum protege me
a facie impiorum, qui me afflixerunt.
Custodiscimi come la pupilla di un occhio,
proteggimi sotto l’ombra delle tue ali
e dalla vista dei malvagi che mi affliggono.
Qui il fedele sta pregando Dio che lo protegga da coloro che sono impii, qui intesi come dei nemici violenti che fanno uso dell’iniquitas (Salmo 17.3, 6.9), cioè dell’iniquità di potere tra due parti, dove il più forte tormenta debole che è il fedele che, dal significato delle parole, è visibilmente più fragile: infirmus sum (Salmo 6.3).
Si potrebbe affermare che già nella Bibbia la parola pietas inizi ad avere l’accezione moderna, tanto che impius è stato tradotto come “malvagio” da molti traduttori; ma dato il fatto che l’impius èsempre un soggetto aggressivo che conturba i fedeli di Dio, si può ben osservare che nella morale cristiana per essere pius bisogni venerare Dio e saper provare misericordia verso gli esseri senzienti. Questo in definitiva è il concetto di pietas nella Bibbia.
Nella cultura italiana
Il manifesto della pietà moderna si trova lucidamente nel sonetto primo di Petrarca, circa del 1374:
Petrarca, Canzoniere, Sonetto 1
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva’l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’io sono, 4
del vario stile in ch’io piango e ragiono
fra le vane speranze e’l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà nonché perdono. 8
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
Favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesimo meco mi vergogno; 11
et del mio vaneggiar vergogna è’l frutto,
e’l pentersi, e’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo è breve sogno. 14
In questo primo sonetto, che assume il ruolo di proemio del Canzoniere di Petrarca, l’autore invoca l’attenzione del lettore ad aver pietà di lui, cioè compassione, assunta con il valore di un sentimento simile a quello che è affermato nel dizionario Treccani.
La parola pio in italiano è ancora sinonimo di devoto, basti pensare al vasto numero di pontefici che assunse il nome di Pio, oppure all’epiteto tassiano di eco virgiliana, nel 1581, nella Gerusalemme Liberata, “Il pio Buglione” (1.35.6, 3.67.6, 3.74.1, 5.61.8), il capo della crociata cristiana per la liberazione di Gerusalemme, persona molto nota per la sua sincera devozione. L’epiteto è un calco di quello virgiliano “Pius Aeneas”. Tasso nella Gerusalemme Liberata scrisse:
Torquato Tasso, Gerusalemme Liberata, Libro IV, ottava 68
vv. 537-544
S’in servigio di Dio, ch’a ciò n’elesse,
non s’impiegasser qui le nostre spade,
ben tua speme fondar potresti in esse
e soccorso trovar, non che pietade;
ma se queste sue greggia e queste oppresse
mura non torniam prima in libertade,
giusto non è, con iscemar le genti,
che di nostra vittoria il corso allenti
La parola “pietà” è menzionata una sola volta nell’ottava, ma l’intero significato verte a spiegarci quale sia il significato di questa parola in un contesto religioso come la prima crociata. Infatti, il Pio Buglione sta ricusando la richiesta di aiuto di una pseudo-principessa della Siria di nome Armida che afferma di essere in grave pericolo poiché suo zio le ha usurpato il trono, che legittimamente spetterebbe al lei, e che per di più da quello è minacciata di morte. La pietas di Goffredo di Buglione sta nel sacrificio dei valori cavallereschi originali per il “servigio di Dio” che da lui è considerato molto più importante delle regole della cavalleria stesse che prescriverebbero di intervenire in aiuto della principessa. Però la “pietade” che appare al v. 4 è riferita ad Armida e in questo caso si riferisce a quel sentimento commosso di solidarietà verso chi prova dolore di cui ci parla anche il dizionario Treccani.
Perciò, non descrivendola, si parla della devozione nel vero senso latino di pietas, nominandola, si intende il sentimento della compassione. Si noti l’ambivalenza del concetto della pietas nella cultura occidentale.
Negli ultimi anni, nella produzione artistica si può riconoscere il moderno significato di pietà, che è spesso distaccato dalla religione, per esempio:
Federica Carta, Dopotutto (2017)
Le cose che non hanno mai pietà
Ti vengono a cercare senza darti tregua
Ivana Spagna, Con il tuo nome (2000)
E a volte capita che ami chi non ha
Per te nessuna pietà
Francesco Guccini, La Locomotiva (1972)
Che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore
(Clicca sui titoli per ascoltare la canzone!)
Questi sono stralci di testi di canzone di alcuni artisti moderni, ma è inevitabile negare che dappertutto oggi, chi pensa alla pietà, non sia pervaso dalla forte emozione di un cuore compassionevole più che dal sentimento di un cuore devoto.