Pietas
Il termine ricorre 8 volte all’interno dell’Eneide, mentre dell’aggettivo pius, sempre accostato al nome dell’eroe Enea, si possono rilevare 21 occorrenze. Fin dal decimo verso del proemio dell’opera virgiliana è possibile individuare il termine nella perifrasi “insignem pietate virum” con cui si allude al protagonista.
La pietas è una delle cinque principali virtù del mos maiorum romano. Essa rappresenta anzitutto la devozione e l’obbedienza verso gli dei, necessaria per garantire una pax deorum cioè la concordia tra la comunità dei cittadini e le divinità. Già Cicerone nel De partitione oratoria tuttavia accosta a questa pietas erga deos anche la pietas erga parentes: in questo caso il vocabolo assume dunque l’accezione di obbedienza, affetto, amore, attaccamento. Questa è la virtù che traspare in Enea quando rischia la vita per salvare dalle fiamme il padre Anchise, il figlio Ascanio e la moglie Creusa.
In ultimo luogo è possibile conferire al termine anche il significato di rettitudine, virtù, giustizia e senso del dovere. Proprio da questa accezione è possibile comprendere come l’atteggiamento pius di Enea nel poema diventi inevitabilmente specchio del comportamento pacificatore che Augusto adotta nella politica imperiale e religiosa.
Commento di Servio
Si riportano in seguito alcuni passi utili dal commento scritto da Servio ad Eneide, XII
[57] per si quis amatae tangit honos animum si, quia te regina rogat, tuam commovet mentem: sic in septimo “siqua piis animis manet infelicis Amatae gratia” .
SE UN QUALCHE RISPETTO PER AMATA TOCCA L’ANIMO se, poichè la regina te lo chiede, si agita la tua mente: così nel settimo libro “se una qualche benevolenza dell’infelice Amata rimane negli animi devoti”.
[175] tum pius Aeneas stricto sic ense precatur hic prior precatur, quia hic mavult fieri foedus. 'stricto' autem 'ense' iuxta quendam iuris iurandi morem ait.
ALLORA IL PIO ENEA SGUAINATA LA SPADA COSI’ PREGA questo per primo prega, poichè questo preferisce che sia fatto un patto. “Sguainata” infatti “la spada” subito dopo dice di una certa usanza di prestare giuramento.
[323] Aeneae vulnere hic proprie: est enim huic contrarium “et nostro sequitur de vulnere sanguis” . iactavit autem aut adeo fortis Aeneas et metuendus; aut adeo impium nefas visum est.
RIGUARDO LA FERITA DI ENEA soprattutto questo: è infatti di fronte a questo che “dalla nostra ferita fuoriesce sangue”. SCAGLIO’ CON FORZA, ma o Enea fu forte e temibile; o piuttosto l’atto illecito sembrò empio.
[465] nec pede congressos aequo pedestres: quae est pugna aequa. at ubi inter equitem et peditem pugna est, <ait> “et urguetur pugna congressus iniqua” . nec tela ferentes insequitur id est nec fugientes, nec contra stantes dignatur occidere. et magna Aeneae ostenditur pietas, qui nec vulneratus irascitur, ut velit contra legem foederis in bellum moveri.
NE’ GLI SCONTRI A PIEDI CON UGUAL PIEDE: e questa è una battaglia equa. Ma quando c’è una battaglia tra un cavaliere e un fante, <dice> “e l’incontro si avvicina a una battaglia non equa”. NE’ INCALZA COLORO CHE PORTANO LE ARMI cioè non si degna di uccidere nè i fuggitivi, nè coloro che stanno di fronte. Ed è mostrata la grande pietà di Enea, che nè inizia ad adirarsi se ferito, nè vuole essere indotto alla guerra contro la legge dell’alleanza.
[940] cunctantem flectere sermo coeperat omnis intentio ad Aeneae pertinet gloriam: nam et ex eo quod hosti cogitat parcere, pius ostenditur, et ex eo quod eum interimit, pietatis gestat insigne: nam Euandri intuitu Pallantis ulciscitur mortem.
IL DISCORSO INIZIAVA A PERSUADERE COLUI CHE TEMPOREGGIA: tutta l’attenzione è diretta verso la gloria di Enea: infatti sia dal fatto che pensa a risparmiare il nemico, è mostrato pio, sia dal fatto che lo uccide, mostra segno di pietà: infatti vendica la morte di Pallante con la premura per Evandro.