Iniziare e finire, breve introduzione al sito
La Fine dell'Eroe
Iniziare e finire, "Arma virumque cano Troiae qui primis ab oris", (v. 1 Libro I) "vitaque cum gemitu fugit indignata per umbras” (v. 952 Libro XII), questi gli esametri che suggellano l'incipit e la conclusione dell'Eneide virgiliana.
Quale la via migliore per incantare le orecchie degli ascoltatori, tenerli con il fiato sospeso sino all'ultima sillaba, è una questione complessa e forse mai risolta: Virgilio sceglie un'anticonformista rivendicazione di poetica e un'anima che scende nell'Ade indignata, allibita dall'orrore della guerra, dalla scelta di un eroe considerato pius, ma pur sempre umano.
Iniziare e finire, e la fine non sempre è comprensibile, la storia talvolta s'abbatte sui mortali e presto sunt lacrimae rerum, fra una ciocca bionda recisa e guance rubiconde di fanciulla, rondini in cielo e l'ombra del sogno di una parva Troia. Seguendo le orme di Omero, ma danzando su note latine.
Se il primo libro ritrae un popolo in fuga dalle fiamme distruttrici, l'incendio di Ilio evidenzia sin da subito la pietas di Enea che non esita a portare il padre sulle spalle e seguire il volere degli dèi fino all'ultimo verso. Enea è destinato a dare origine ad una nuova civiltà, una genia che però sarà fondata su una pietas bagnata di sangue. Lo sdegno dell'anima di Turno, quasi controfigura di Enea, che scende fra le ombre anticiperà la morte di Remo, fratello "antagonista" di Romolo: di nuovo il superamento di un limes punito con l'omicidio, la hybris di Turno che indossa il balteo del giovane Pallante e Romolo che osa oltrepassare il confine sacro.
Iniziare e finire, e classici come Virgilio non esauriranno mai il proprio vigore finché ispireranno in noi sogni e riflessioni, un uomo che canta di armi e mortali, ed un eroe in bilico fra una vera pietas e un'imperfetta umanità.
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