Tesi di laurea:
§ Comba C. 1937, La Val Germanasca, Tesi di Laurea.
§ Genre A. 1968-1969, La fonologia della parlata di Prali, Tesi di laurea in filologia romanza, Università degli Studi di Torino, rel. D’Arco Silvio Avalle.
§ Manavella P. 1971, L'andamento demografico della Val San Martino e dell'Inverso Val Perosa durante gli ultimi decenni del sec. 17. e del sec. 18. Tesi di Laurea.
§ Carpignano M. 1978-1979, Ordinamenti della Val Pragelato nel medio evo, dattiloscritto, tesi di laurea, Università degli Studi di Torino, anno acc. 1978-79.
§ Baret E. 1982, La toponomastica del comune di Pomaretto. Tesi di Laurea.
§ Dal Verme A. 1984, Lo sfruttamento pastorale della Val Germanasca nel Basso Medioevo, Tesi di Laurea.
§ Rochon E. 1986, Lavoro minerario e rapporti sociali in una comunità della Val Germanasca, Tesi di laurea.
§ Tron E. D. 1987, Giustizia e relazioni sociali nella Val San Martino (Val Germanasca) nel 18. sec. (1746-1780). Tesi di laurea.
§ Battistoni M. 1992, Comportamenti di confine. Famiglie cattoliche e valdesi nella Val San Martino del secolo XVIII. Tesi di Laurea.
§ Cattanea W., Dindo S. 1992, Le strade e le cave della Valle dei Marmi: industria estrattiva e territorio nella Germanasca, Tesi di laurea, Politecnico di Torino, Facolta di Architettura, rel. L. Re.
§ Battistoni M. 1992, Comportamenti di confine: famiglie cattoliche e valdesi nella Val San Martino del secolo XVIII, Tesi di laurea.
§ Cencini C. 1995, Popolazione e cultura nelle valli occitane e valdesi: il caso della val Germanasca. Tesi di Laurea.
§ Trentin R. 2019, Consolidamento di versanti in roccia: Progetto e fasi operative. Il caso di Ponte Rabbioso (Provincia di Torino). Tesi di Laurea Magistrale, Politecnico di Torino.
§ Pivaro T. 2004, Cattolici e Valdesi in val Germanasca: opinioni linguistiche a confronto. Tesi di Laurea.
§ Roccati V., Romano E. 2020, I mulini ad acqua in Val Germanasca. Analisi del paesaggio idraulico e ipotesi di recupero del mulino Fassi. Tesi di Laurea Magistrale, Politecnico di Torino.
§ Rosso G. 2021-2022, Archeologia dei paesaggi in Val Germanasca. La Vallis Sancti Martini alla fine dei secoli altomedievali, Tesi di Laurea Magistrale in Archeologia e Storia Antica, Universita di Torino, rel. P. de Vingo.
§ Salengo D. 2021-2022, La chiesa di San Martino di Perrero (TO). Analisi storico-archeologica, Tesi di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, Politecnico di Torino, tutores P. Demeglio e M. Gomez Serito.
§ Piergiovanni C. 2023, Geografie e strategie di vivibilità nel contesto alpino (Campolasalza), Tesi di Laurea.
Lettere, relazioni, manoscritti, etc.:
INDICE
Prefazione di Aline Pons............................................................5
Introduzione di Graziella Tron................................................ 11
Lupo mannaro. Gennaio 1573..................................................19
Loup garou. Janvier 1573........................................................29
Loup ravart. Gënìe 1573..........................................................38
Inquisitor. Febbraio 1298.........................................................47
Inquisitor. Février 1298............................................................50
L’ënquizitour. Bëlìe 1298.........................................................52
La neve. Marzo 1904...............................................................55
La neige. Mars 1904................................................................59
La néou. Mars 1904.................................................................62
La guerra di Bovile. Aprile 1848.............................................65
La guerre de Bovile. Avril 1848...............................................70
La guèro d’Bouvìël. Abrìël 1848.............................................74
La lettera. Maggio 1690...........................................................77
La lettre. Mai 1690...................................................................81
La lëttro. Mai 1690..................................................................84
Il mercato. Giugno 1296..........................................................87
Le marché. Juin 1296...............................................................95
Lou marchà. Junh 1296..........................................................102
Racconti Dodici mesi.indd 169 02/07/24 10:58
Castel del lupo. Luglio 1593..................................................109
Castel del Lupo. Juillet 1593................................................. 112
Châtèl dâ Loup. Lulh 1593.................................................... 115
Un savio. Agosto 1925........................................................... 117
Un sage. Août 1925................................................................121
Un sagge. Oout 1925..............................................................124
L’elefante. Settembre 218 a.C................................................127
L’éléphant. Septembre 218 av. J.-C.......................................131
L’elefant. Ëstëmbre 218 a. C..................................................134
L’osteria. Ottobre 1887..........................................................137
La taverne. Octobre 1887.......................................................141
L’osto. Otobbre 1887.............................................................144
Il cinghiale. Novembre 1296..................................................147
Le sanglier. Novembre 1296..................................................152
Lou sanglìe. Nëvëmbre 1296.................................................156
Il Cataro. Dicembre 1213.......................................................159
Le Cathare. Décembre 1213..................................................163
Lou Catare. Dëzëmbre 1213..................................................166
La neve - Marzo 1924
Daniel ama la neve.
In ogni momento, in ogni luogo, in ogni occasione cerca il contatto con la neve. Se nevica di notte, il suo sonno si interrompe, apre la finestra e nonostante il borbottare del fratello che si lamenta del freddo, rimane ore ad osservare l’ombra dei fiocchi a segnare il buio. Durante il giorno ogni momento libero è destinato a lei, sentirla scricchiolare sotto gli scarponi, vederla cadere farinosa dai rami degli alberi, salirla e scenderla nei canaloni all’inizio dell’estate.
Daniel ama la neve.
E la rispetta perché la conosce, sente la sua consistenza, il suo odore, la sua trama, il suo divenire. Da quasi due anni è minatore nelle gallerie del Beth. Entra volentieri in miniera, il buio rotto dalle fiammelle delle lampade ad acetilene non lo spaventa, non vede demoni o mostri nelle ombre dei cunicoli più stretti. Tre ore fa, assieme agli altri della sua squadra, è uscito dalla galleria. Appena fuori ha alzato una mano nella nevicata e si è sfregato sul viso i fiocchi raccolti sul palmo. Si guarda attorno e osserva. Nevica ormai da oltre tre giorni e il manto nelle ultime ore è aumentato a dismisura, folate di neve turbinano in ogni dove.
Daniel ama la neve.
Rimane fuori delle baracche, pupazzo bianco e sorridente, con in mano la lampada non ancora spenta. Lo chiamano, e di malavoglia raggiunge gli altri nel fabbricato del refettorio. L’afrore di un centinaio di corpi mal lavati, mescolato all’odore del carburo e dell’esplosivo, lo colpisce violentemente. Per un attimo vorrebbe tornare fuori a respirare la neve. Tutti gridano, si agitano, a muso duro espongono la loro volontà. Quasi tutti vogliono provare a scendere, pochi propongono di sistemarsi al sicuro all’interno delle gallerie e aspettare che la situazione migliori. Daniel si fa largo verso il centro della discussione, alza la voce “Non dobbiamo scendere, è troppo rischioso, le valanghe hanno deciso di scendere a valle”. È coperto di sguardi, in essi paura, rabbia, derisione, disprezzo. Le voci si alzano, insulti e bestemmie lo ricoprono.
Daniel ama la neve.
Si affaccia nuovamente alla porta della baracca, volge lo sguardo verso la montagna che incombe, gonfia di neve, e ascolta. Nel ringhio della tormenta percepisce la tensione che corre lungo le bancate nevose, i cristalli che gemono, il peso immane che cerca una nuova condizione di stabilità. È un attimo sospeso, ma tutto è pronto. Si ricorda ancora perfettamente di quando, lui bambino, suo nonno gli raccontava la morte di 12 uomini, al ritorno dall’aver lavorato nelle vigne in fondo alla valle, travolti dalla valanga della Maiera. Non vuole nuovi morti, bisogna avere pazienza e aspettare. Rientra, ma ormai è troppo tardi per far cambiare idea ai suoi compagni. La decisione è presa, si prova a raggiungere il fondovalle. Poche cose nello zaino e si comincia a scendere, divisi in tre gruppi. Giovane e forte, vent’anni appena compiuti, Daniel è tra i primi a battere la pista. Lui sa come spostarsi nella neve alta, con delicatezza e fermezza, cerca di scegliere il percorso più sicuro lungo il pendio. È inutile, lo sa perfettamente, le linee di frattura ormai corrono veloci, quando si uniranno sarà la fine. Un pensiero comincia a stringergli lo stomaco “Perché non ho insistito? Perché non ho urlato in faccia a tutti che saremmo morti se fossimo scesi a valle?”.
Daniel ama la neve.
Alza gli occhi al cielo, i cristalli impazziti trascinati dal vento che precede la valanga feriscono gli occhi, sfregiano la pelle del volto, si infilano sotto i vestiti, ghiacciano le mani. Con sforzo cerca di sollevare le palpebre, gli sembra di intravvedere per un attimo il disco del sole.
Tutto diventa buio.
Daniel amava la neve.